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Economia
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Scritto da Guglielmo Forges Davanzati
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Venerdì 18 Maggio 2012 16:57 |
Perché l'austerità incentiva la criminalità
[in "MicroMega online" del 18 maggio 2012]
Dopo un lungo silenzio, il Piano per il Sud voluto dal Ministro Barca riaccende i riflettori sulla mai risolta “questione meridionale”[1]. I problemi dell’economia meridionale si sono notevolmente accentuati a seguito della crisi in corso e delle politiche di austerità che hanno significativamente contribuito ad aggravarli. Fra questi, quello che dovrebbe destare maggiore preoccupazione (e sul quale si sono spese troppe poche parole, e nulla, fin qui, si è fatto) riguarda l’espansione dell’economia irregolare e, ancor più, dell’economia criminale. L’ufficio studi di Unimpresa ha recentemente rilevato che la criminalità organizzata dispone di circa 150 miliardi di euro da riciclare. Un capitale monetario di ingenti proporzioni che trova due destinazioni: prestiti a usura a imprese e famiglie. Si stima, a riguardo, che – per l’Italia nel suo complesso – il sovra indebitamento delle famiglie in Italia, a marzo 2012, è aumentato del 219,9% rispetto allo stesso mese del 2011 e che, in larga misura, questo aumento deriva dalla crescita – stimata nell’ordine del 150% - dei prestiti usurai. A ciò si aggiunge che il debito medio delle famiglie italiane si aggira intorno ai 43.000 euro e che il debito medio delle piccole imprese è di poco inferiore ai 64.000 euro. Le conseguenze di questo fenomeno sono facilmente prevedibili, dal momento che, di norma, il debito con tassi di interesse usurai diventa progressivamente insostenibile, generando il fallimento di imprese (e l’insolvenza delle famiglie), e la loro acquisizione da parte della criminalità organizzata.
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Recensioni
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Scritto da Gianluca Virgilio
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Venerdì 18 Maggio 2012 11:10 |
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[ne "Il Paese Nuovo" di venerdì 18 maggio 2012]
Qualche tempo fa l’inviato de “La Repubblica” Bernardo Valli, in un caffè di Parigi, ebbe modo di cogliere tutto il disappunto di Milan Kundera e di sua moglie Eva, che, sfogliando Le Monde, alla vista di titoli evocanti la possibilità dell’uscita dall’Europa della Grecia (La Grèce est-elle un pays européen?), si chiedevano com’era possibile che la culla dell’Europa, la patria di Platone e Aristotele, fosse abbandonata a se stessa in nome di un pareggio di bilancio che chissà se mai sarebbe venuto (vedi “La Repubblica” del 18 novembre 2011).
Il ricordo di questa istantanea parigina, che riassume bene lo stato d’animo dell’intellighenzia europea, almeno di quella non prona ai diktat dei mercati, mi accompagna nello spoglio dei due tomi della rivista Rudiae. Ricerche sul mondo classico, 22-23, pp. compl. 806, pubblicata nei primi mesi del 2012 da Congedo Editore per conto del Dipartimento di Filologia Classica e di Scienze Filosofiche dell’Università del Salento; e insieme al disappunto di Kundera, mi accompagna il quotidiano rumore dei giornalisti che da mesi ci avvertono della catastrofe greca, dell’uscita dall’euro, del ritorno alla dracma, lo spread che sale ecc.
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Aldo Vallone
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Giovedì 17 Maggio 2012 11:31 |
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DIVINA COMMEDIA: INFERNO - COMMENTO CANTO II
in

Aldo Vallone e Silvio Pasquazi, nella prestigiosa cornice della biblioteca Vallicelliana di Roma, commentano il Canto II dell`Inferno. Nell`invocazione alle Muse, che apre il canto, si ravvisa il tema, ricorrente, della "memoria storica", ossia delle insicurezze e dei timori di Dante, che ha paura di non riuscire a rappresentare fedelmente ciò che ha visto nel viaggio. A questo tema si collega quello della "viltà", o meglio della sfiducia di Dante in se stesso, del suo non sentirsi più all`altezza di fronte al compito assegnatogli. Perché proprio a lui la possibilità di visitare l`aldilà? Il suo viaggio risponde ad un disegno provvidenziale, ad un volere divino. Solo grazie al conforto di Virgilio e alle rassicurazioni delle tre donne celesti, la Madonna, Santa Lucia e Beatrice, Dante ritroverà la sicurezza che gli serve. Anche nel Paradiso, preannunciano i commentatori, l`avo Cacciaguida sarà orgoglioso che Dante, suo discendente, sia stato prescelto per l`alto compito.
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Incontro con l'autore (a.a. 2011-2012)
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Giovedì 17 Maggio 2012 11:18 |
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Università Popolare "Aldo Vallone" di Galatina, mercoledì 16 maggio 2012
Con un intervento di Loredana Viola
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Critica letteraria
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Scritto da Antonio Prete
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Mercoledì 16 Maggio 2012 15:06 |
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Abitato da una inestinguibile passione per la biblioteca, per i territori sconfinati del libro, per la mappa disordinata e complessa dei saperi. E, allo stesso tempo, teso a cercare nel sapere la possibilità dell’azione, nell’erudizione la premessa per le scelte di vita, nella scrittura la gioia dell’affermazione di sé insieme all’esplorazione del mondo. Giovanni Papini rappresentò per più di cinquanta anni la pulsione dell’intellettuale a viversi in pubblico, ad essere sempre in scena: così trasformò la sua formazione di lettore onnivoro in predicazione morale, la sua ricerca interiore in racconto esemplare. Fece della sua strenua avventura di autodidatta un romanzo, delle sue quotidiane contraddizioni uno spettacolo, della sua passione politica un esercizio di scrittura. Ma a differenza di D’Annunzio, questo suo essere in scena non si colorò di eroicità, rimase nei confini di un’azione intellettuale: la rivista fu il suo vero teatro, la confessione in pubblico il suo strumento, la polemica il suo stile. Rivendicò il diritto a contraddirsi, a esporsi e sottrarsi, a schierarsi e convertirsi.
La prima metà del Novecento letterario italiano fu segnata dalla presenza di Giovanni Papini. E tuttavia, quando lo scrittore fiorentino morì settantacinquenne, nel 1956, la distanza dal suo mondo culturale, dalle sue passioni, dal suo stile, dalle sue polemiche, era già fortissima. Vittorini aveva mostrato un altro modo di essere intellettuali: privo di esibizioni, con lo sguardo rivolto davvero al mondo degli uomini, alle loro tragedie, alla loro povertà, ai loro sogni. Con un’idea del rapporto tra scrittura e azione fondata sulla messa in questione dello stesso ruolo intellettuale. E Pasolini aveva già delineato un altro modo ancora di vivere la parola: l’attenzione alle radici corporali del linguaggio, la necessità di non separare la parola dalla sua ferita, la funzione intellettuale dall’indignazione, la meditazione dalla denuncia. Oggi può apparire bizzarro chiedersi quanto, dietro il nuovo modo di intendere la funzione intellettuale, avesse influito la generazione delle riviste, quella generazione del primo Novecento che ebbe appunto in Papini la figura più attiva e sollecitante, più instancabile e irrisolta. Eppure questa domanda eviterebbe di osservare la nostra storia letteraria secondo schemi convenzionali, secondo la borsa-valori del momento.
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Ecologia
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Scritto da Ferdinando Boero
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Lunedì 14 Maggio 2012 06:36 |
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[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 14 maggio 2012]
Ho letto con interesse l’articolo di Domenico Mennitti sugli intellettuali e la politica. Intervengo raccontandovi una storia. La premessa è che, anche se questo non è accettato nel nostro paese, gli scienziati sono intellettuali: “L’origine delle specie” di Darwin ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo molto più di qualunque altro libro. E se non basta, aggiungo “L’origine dell’uomo”. Non c’è partita.
Ecco la storia: gli ecologi americani, una ventina d’anni fa, si resero conto del disastro a cui va incontro il pianeta per scelte politiche dissennate, e quindi decisero di intervenire e intrapresero una strategia di comunicazione nei confronti dei politici, per convincerli della gravità della situazione. La strategia ebbe un grandissimo successo e arrivò alla candidatura alla Casa Bianca di un politico perfettamente convinto delle ragioni degli ecologi: Al Gore. Gore, nello stesso anno, vinse il premio Nobel e il premio Oscar. Ma perse le elezioni. Al suo posto vinse G.W. Bush, un signore che dichiarò guerra a uno stato senza essere in grado di trovarlo su una carta geografica.
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Economia
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Scritto da Guglielmo Forges Davanzati
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Sabato 12 Maggio 2012 11:50 |
Gli ostacoli alla crescita
[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 12 maggio 2012]
L’Italia, assieme alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, è il Paese OCSE più “feudale”, se con questo termine si intende connotare un assetto istituzionale nel quale è massimo il grado di immobilità sociale. In sostanza, chi nasce da una famiglia di operai è destinato a diventare operaio, così come chi nasce da una famiglia di imprenditori è destinato a diventare imprenditore, salvo eccezioni che – come rileva l’ISFOL – tendono a diventare sempre più rare.
Chi cerca lavoro, e ci si riferisce soprattutto ai giovani nella fascia d’età compresa fra i 25 e i 35 anni, lo fa essenzialmente attraverso il ricorso ad agenzie private, a fronte del fatto che – soprattutto per la carenza di fondi e la riduzione dell’intervento pubblico in economia – la partecipazione a concorsi pubblici costituisce un percorso del tutto marginale per l’accesso al mercato del lavoro: nel 1997, un individuo su tre otteneva un impiego con concorso pubblico, ad oggi la percentuale si é ridotta a meno del 6% degli inoccupati. L’ISFOL registra un considerevole aumento del ricorso alla cosiddetta intermediazione informale (“amici, parenti e conoscenti”), pressoché uniformemente distribuito sul territorio nazionale.
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Recensioni
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Scritto da Gianluca Virgilio
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Venerdì 11 Maggio 2012 16:24 |
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Pubblicata da Donzelli Editore l’ultima raccolta di versi di Antonio Prete
["Il Paese Nuovo" di venerdì 11 maggio 2012]
Un verso di Paul Celan, E’ tempo che la pietra fiorisca, fornisce il titolo alla seconda raccolta poetica di Antonio Prete, Se la pietra fiorisce, Donzelli Editore, Roma, 2012, pp. 118, che giunge a cinque anni dalla pubblicazione di Menhir (Donzelli, 2007) con cui lo studioso di Copertino aveva esordito come poeta. L’opera del narratore, saggista e traduttore continua, dunque, nella forma della meditazione poetica, inframmezzata in questo caso da undici brevi prose che si aprono entro la scansione dei versi.
Ora, chi scrive, dovendo scegliere, nello spazio breve della recensione, se dare un ragguaglio sommario dell’intera raccolta, oppure commentare una meditazione del poeta e proporla come specimen dell’insieme, preferisce seguire questa seconda strada. E che Prete voglia proporci una meditazione poetica, secondo la formula principale della sua riflessione critica su Leopardi, il pensiero poetante, lo si capisce bene già nelle parole del primo componimento - sul quale, dunque, mi soffermerò - intitolato Dissonanza: “Disloca il punto d’osservazione, / porta il pensiero fino all’orlo di una nuvola, / e ancora più oltre, di là dal cerchio lunare: …”.
La raccolta poetica si apre con l’invito al lettore a dislocare lo sguardo, guadagnando un luogo abbastanza alto da consentire una visione quanto più ampia è possibile del mondo; intendendo per mondo tutti gli infiniti universi nei quale sembra riflettersi la storia della terra, in un gioco di rispondenze (così si intitola la poesia di p. 75) che rimanda il lettore dal cielo alla terra, e viceversa. “Congiungere il visibile e l’estremo” (p. 105), come vedremo, sarà una delle costanti della poesia di Prete.
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Ecologia
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Scritto da Ferdinando Boero
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Giovedì 10 Maggio 2012 07:11 |
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[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 10 maggio 2012]
Dopo l’anticultura di una certa televisione e di certi giornali nei confronti delle cose della natura, che non mi stanco di denunciare dalle colonne del “Quotidiano”, finalmente un raggio di sole. Ve lo racconto, perché questa storia mi ha colpito. Domenica 6 maggio sono andato a votare, in una delle tante scuole di Lecce. Un vecchio edificio, ma tenuto abbastanza bene, in una bella posizione, vicino alla Villa Comunale. Lo stato delle scuole è una buona misura di civiltà, e devo dire che, mediamente, le scuole di Lecce fanno fare buona figura alla città.
Ho guardato i muri e lo stato dell’intonaco, e i pavimenti, gli infissi delle finestre, i banchi. Qualche scrostatura c’è... ma la mia ansia critica è stata cancellata da quel che ho trovato appeso al muro del corridoio che porta alla mia sezione: vecchie foto di pescatori salentini, testimonianza di una vita semplice e vera. E poi c’è la storia della devastazione delle dune, con foto di manifestazioni degli anni settanta, quando qualche frangia marginale della popolazione “scese in piazza” per manifestare contro i devastatori. Con poco successo, ovviamente. E poi ci sono le foto delle ville sulla spiaggia, della furia del mare che butta giù i muri, vendicando le dune sbancate. C’è la spiegazione di come si forma una duna, con la sua vegetazione.
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