Open day e nuovo Anno Accademico
Il Consiglio direttivo dell’Università popolare Aldo Vallone, nella riunione del 4 settembre 2017, ha deliberato l’organizzazione di un Open Day per presentare e promuovere tutte le attività... Leggi tutto...
Il teatro ci prende e ci sorprende BIS
La calorosa accoglienza che mercoledì 31 maggio il nostro pubblico ha riservato allo spettacolo di fine anno del nostro Laboratorio teatrale diretto dal maestro Michele Bovino e la generosa... Leggi tutto...
Questionario di gradimento
Con l'avvicinarsi della chiusura dell'Anno Accademico, noi del Consiglio Direttivo abbiamo pensato di proporre a tutti i soci e ai partecipanti alle attività della nostra Associazione un... Leggi tutto...
Attività Mese di Maggio (con appendice a Giugno)
Per comodità degli utenti del sito, si pubblica qui per esteso il programma delle attività per il mese di maggio (con una piccola appendice a giugno), incluso comunque tra gli allegati, insieme... Leggi tutto...
Da Virgilio a Beatrice
Cari utenti del sito, per un'Associazione intestata a un dantista come Aldo Vallone, questo passaggio di consegne da (Gianluca) Virgilio a Beatrice (Stasi) non può che essere di buon auspicio.... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Iscrizioni, Open Day gite culturali. PDF Stampa E-mail
Scritto da Beatrice Stasi   
Mercoledì 20 Settembre 2017 20:36

In occasione del nostro Open Day, programmato per giovedì 21 settembre presso il Chiostro del Palazzo della Cultura a partire dalle ore 17,30, gli interessati potranno iscriversi o re-iscriversi alla nostra Associazione Culturale per l’A.A. 2017-18. Rispetto al costo standard, invariato rispetto agli anni precedenti (50 euro), chiunque si iscriva durante l’Open Day potrà farlo al costo ridotto di 45 euro. Un’ulteriore agevolazione è prevista per le iscrizioni di persone appartenenti allo stesso stretto nucleo familiare (40 euro a testa), estesa quest’anno a ogni “vecchio socio” che si iscriva contestualmente con un nuovo socio (40 euro a testa).

 

Per promuovere e illustrare tanto l’Open Day quanto i quattro laboratori programmati per il prossimo Anno Accademico sono poi state elaborate le locandine qui allegate, frutto della creatività e della passione dei docenti responsabili dei Laboratori stessi (Michele Bovino, Simone Giorgino, Roberta Lisi e Marinella Olivieri) e, per quella relativa all’Open Day, della grande disponibilità e professionalità del prof. Mario Fasano, docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico A. Vallone di Galatina e nostro referente per il progetto di Alternanza Scuola-Lavoro concordato tra la nostra Associazione e questa istituzione scolastica.

In occasione dell’Open Day saranno poi presentate alcune delle nostre attività per il mese di Ottobre: si comincerà lunedì 2 Ottobre con La Festa dei Nonni, pensata come momento d’incontro tra diverse generazioni utile a valorizzare il prezioso patrimonio di umanità ed esperienza di quella più anziana, per poi proseguire con conferenze e cineforum (quest’anno in genere programmati nei pomeriggi di lunedì e giovedì). Sarà anche il momento per saperne di più sulla prima delle nostre gite culturali, fissata per domenica 22 ottobre: un percorso tracciato e raccontato da una guida d’eccezione come Paolo Sansò materializzerà davanti agli occhi dei partecipanti Il miracolo dell’acqua, così com’è possibile riconoscerlo e inseguirlo in alcuni dei nostri paesi, da Cutrofiano a Castrignano de’ Greci, da Carpignano a Torre dell’Orso a Torre Sant’Andrea, per arrivare ai Laghi Alimini. Si ricorda a questo proposito che a partire da quest’anno accademico (e dunque da questa gita) saranno previste delle tariffe agevolate per i soci, anche se l’invito e dunque la partecipazione sono come sempre aperti a tutti gli interessati.


Open day e nuovo Anno Accademico PDF Stampa E-mail
News Università Popolare
Scritto da Beatrice Stasi   
Mercoledì 06 Settembre 2017 07:59

Il Consiglio direttivo dell’Università popolare Aldo Vallone, nella riunione del 4 settembre 2017, ha deliberato l’organizzazione di un Open Day per presentare e promuovere tutte le attività della nostra Associazione. La data è giovedì 21 settembre, il luogo il Chiostro del Palazzo della Cultura, l’orario d’inizio è stato fissato alle ore 17,30. In presenza delle Autorità cittadine, un breve discorso introduttivo della Presidente, Beatrice Stasi, darà il benvenuto a tutto il pubblico, che potrà poi seguire un percorso tra gli archi e le volte del Chiostro lungo il quale “incontrare” i Laboratori programmati per l’A.A. 2017-18, come sempre aperti a tutti gli interessati, dal Laboratorio d’Inglese gestito da una docente di pluriennale esperienza come la prof.ssa Marinella Olivieri a quello di Poesia guidato dal dott. Simone Giorgino, uno dei coordinatori del Centro di ricerca PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture, istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento; dal Laboratorio di Pittura Artistica, animato dalla creatività e dalla perizia tecnica di Roberta Lisi a quello di Teatro coordinato dal carisma discreto del Maestro Michele Bovino.

Cineforum e conferenze, rappresentazioni teatrali e gite culturali completano poi il quadro delle attività programmate dalla nostra Associazione per il prossimo Anno Accademico e presentate all’Open Day da alcuni dei suoi protagonisti. A partire dal 2017-18 tale offerta sarà articolata seguendo alcuni percorsi tematici selezionati sulla base di un sondaggio effettuato tra i nostri soci e simpatizzanti, che si sono mostrati particolarmente interessati verso argomenti quali la Riscoperta del territorio salentino, ma anche il complesso nodo Legalità, Costituzione e  Violenza; se il ciclo d’incontri Corpore sano è pensato per rispondere alla sempre crescente sensibilità salutistica del nostro pubblico, dopo il successo negli anni passati naturale è apparsa la riproposizione del Calendagrario, mentre il desiderio di coinvolgere le nuove generazioni ha suggerito la programmazione di conferenze riservate a dei Relatori in erba, e cioè studenti universitari o addirittura liceali che potranno presentare pubblicamente i loro lavori di ricerca. Anche l’attivazione di un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro col Liceo Scientifico Vallone di Galatina mira a creare utili sinergie tra generazioni diverse, in grado di arricchire e ravvivare le esperienze culturali offerte dalla nostra Associazione.

Per il carattere promozionale dell’Open Day, abbiamo previsto alcune agevolazioni per tutti coloro che vorranno iscriversi all’Associazione in questa occasione. Tale iscrizione comporterà, a partire dal prossimo A.A., non solo le consuete riduzioni previste per le iscrizioni ai Laboratori, ma anche delle condizioni privilegiate per la partecipazione alle gite (tariffe scontate e priorità nelle prenotazioni).

Un piccolo buffet chiuderà convivialmente la serata, che speriamo rappresenti un momento sinergico e motivazionale d’incontro per attivare e ravvivare gli interessi e le curiosità intellettuali presenti nel nostro territorio.


Il teatro ci prende e ci sorprende BIS PDF Stampa E-mail
News Università Popolare
Scritto da Beatrice Stasi   
Mercoledì 05 Luglio 2017 13:21

La calorosa accoglienza che mercoledì 31 maggio il nostro pubblico ha riservato allo spettacolo di fine anno del nostro Laboratorio teatrale diretto dal maestro Michele Bovino e la generosa disponibilità dell'Amministrazione Comunale, che ha messo a nostra disposizione il Chiostro del Palazzo della Cultura, hanno suggerito e reso possibile una nuova performance dei nostri apprendisti attori: giovedì 13 luglio, alle ore 20,30, sarà dunque possibile assistere a una replica di Il teatro ci prende e ci sorprende, Prova Aperta in due parti, che prevede la lettura di Nostalgie d'amore e altre storie (testi di Michele Bovino ed Edoardo Micati) e la messa in scena di Visita di condoglianze, pièce di Achille Campanile (con un adattamento di Michele Bovino). Anche in questo caso speriamo di poter contare sulla partecipazione di un pubblico numeroso e solidale, benevolmente disposto ad accompagnare e sostenere i nostri aspiranti attori in questa esperienza. Come sempre, si allega la locandina per ulteriori dettagli.

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Questionario di gradimento PDF Stampa E-mail
News Università Popolare
Scritto da Beatrice Stasi   
Giovedì 25 Maggio 2017 12:58

Con l'avvicinarsi della chiusura dell'Anno Accademico, noi del Consiglio Direttivo abbiamo pensato di proporre a tutti i soci e ai partecipanti alle attività della nostra Associazione un questionario di gradimento relativo alla programmazione proposta a partire dalla nostra nomina ufficiale. L'auspicio è così di raccogliere dati e informazioni che ci permettano di presentare, l'anno prossimo, un programma calibrato sull'indice di gradimento e magari sulle proposte innovative avanzate da tutti gli utenti. Per consentire a tutti di manifestare nella maniera più libera possibile le loro opinioni, il questionario sarà anonimo e consentirà di esprimere tanto una valutazione generica dell'interesse dell'iniziativa (quesito contrassegnato in apice da [1] e aperto a tutti), quanto un giudizio più specifico e puntuale sul modo in cui l'iniziativa è stata realizzata (quesito contrassegnato in apice da [2] e riservato alle persone che hanno effettivamente assistito alla singola iniziativa stessa). Per consentire dunque a tutti di prendere visione e compilare questo questionario, lo pubblichiamo qui in calce e lo alleghiamo in formato PDF, in modo da permettere a tutti di scaricarlo: copie cartacee del questionario stesso saranno poi distribuite ai presenti a partire dal nostro prossimo incontro, venerdì 26 maggio alle ore 18,00. Dopo essere stato compilato, il questionario può essere consegnato, chiuso, a qualsiasi membro del Consiglio Direttivo.

Schede di valutazione attività

febbraio-maggio 2017

Compilato da

SOCIO  □

NON SOCIO □

 

PIETRO GIANNINI presenta: Primavera ed Eros in Ibico

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

LIVIO RUGGERO presenta Cosimo De Giorgi: un cittadino modello

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Cineforum  a cura di SIMONA CLEOPAZZO: Mignon

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il genere di film scelto2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per l’introduzione critica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Corso di teatro a cura di M. BOVINO

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del docente2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Corso di pittura a cura di Roberta LISI

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del docente2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Corso d’inglese a cura di Marinella Olivieri

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del docente2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Seminario “ Calendagrario” a cura della prof.ssa R. MELE e del prof. V. MELLO

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del primo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del secondo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

ALESSANDO VALENTI presenta il corto metraggio Babbo Natale

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Rassegna «Altri mondi» a cura di Luca Carbone: (Don) Raffaele Bruno Le Beatitudini. La versione di Matteo e quella di Luca

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del presentatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

La Busacca recita E. De Filippo, Ditegli sempre di sì

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

La Busacca recita E. De Filippo, La fortuna con l’effe maiuscola

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

La Busacca recita E. De Filippo, Non ti pago

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

La Busacca recita R. Cooney, Taxi a due piazze

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Maria Chiara Provenzano, Palchetti Laterali, progetto per la diffusione della cultura teatrale

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Alessandra De Paolis: Dopoteatro: l’amaro sorriso dell’incomunicabilità in «Ditegli sempre di sì» di Eduardo De Filippo

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Giancarlo Vallone presenta il volume di Mario Cazzato La Galleria celeste. Astrologia e arte alla Corte dei Castromediano di Lymburgh nel Castello di Cavallino (Galatina, Congedo, 2016).

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Gerardo D’Ambrogio (specialista in endocrinologia) e Pasquale Pignatelli (Laboratorio di analisi),  Come  rimanere giovani

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del primo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del secondo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Giuseppe A. Camerino, L’arte compositiva nella Commedia dantesca

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Cineforum: Roberta Lisi presenta Monuments men

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il genere di film scelto2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per l’introduzione critica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Paolo Sanso, La  pericolosità sismica in Puglia

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Rassegna «Altri mondi» a cura di Luca Carbone: Francesco Alfieri, Ritorno alle fonti di Martin Heidegger

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del presentatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Incontri della salute: Stress ossidativo a cura di  B. Glionna

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Daniele Contini  (CNR, Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima), Osservatorio Climatico-Ambientale di Lecce: un'opportunità per studiare la qualità dell'aria

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Nei giorni della Quaresima… appuntamento con poesia teatro arte

 

A margine della silloge poetica  “La polvere e l’acqua” di Nico Mauro: Pompea Vergaro conversa con l’autore.

 

Lettura drammatizzata della lauda di Jacopone da Todi “Donna de Paradiso” (voci narranti : Annamaria Colomba e Daniele Panarese)

 

“Voci tra cielo e terra”: Mini personale di pirografie su legno di Silvana Bissoli, a cura di Pompea Vergaro.

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia dei relatori2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse delle opere artistiche presentate2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Livio Ruggiero, Scienza e fede nell'Enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Rosita D'Amora, Il sultano e il quadro: Gentile Bellini alla corte di Maometto II, il Conquistatore (1479 / 1841 )

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Fredy Franzutti presenta  Il Balletto del Sud : “La Giara” di L. Pirandello

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Uscita didattica : Teatro Apollo “La Giara”

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il balletto rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Uscita didattica : Teatro Politeama Greco “La Traviata”

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il melodramma rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Bülent Ayyıldız (Università di Ankara), Le relazioni linguistiche tra il turco e l’italiano: parole in transito fra le due lingue.

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Ettore Catalano – Riscrivere i classici : L'Ettore Fieramosca di Massimo D'Azeglio raccontato da E. Catalano

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

M. Bianco : “Gli ambienti costieri: patrimonio di biodiversità e risorsa da salvaguardare”

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

M. Occhinegro presenta F. De Donno : “Camminare per il Salento : trekking non solo tra mare e terra. Una guida preziosa”

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

M.Rita Bozzetti dialogherà con M. Concetta Cataldo: “ Amelia”

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

C. Armillis- R.Maggio- E.Ruggero: “Annaffia il tuo Talento”

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del primo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del secondo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del terzo relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Rassegna «Altri mondi» a cura di Luca Carbone: Hassei Arbabi, Iran oggi, tra tradizione e innovazione”

 

Interesse per l’argomento1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del relatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia del presentatore2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

Chiusura delle attività con la rappresentazione della commedia  Visita di condoglianze di Achille Campanile, a cura di Michele Bovino e con la partecipazione di alcuni soci.

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per il testo teatrale rappresentato2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficacia della resa scenica proposta2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

Gita di fine anno a Matera

 

Interesse per l’iniziativa1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Interesse per la meta scelta1 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Efficienza dell’organizzazione2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Rapporto qualità/prezzo2 (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti1

 

 

 

VALUTAZIONE DELLE STRUTTURE UTILIZZATE

 

Sala Contaldo

 

Capienza, climatizzazione, localizzazione (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Attrezzattura tecnica (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti

 

 

 

Sala Didattica Museo Cavoti I piano

 

Capienza, climatizzazione, localizzazione (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Attrezzattura tecnica (da 1 a 5) □ □ □ □ □

 

Altri commenti

 

 

 

NUOVE PROPOSTE PER LA PROGRAMMAZIONE DEL PROSSIMO ANNO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] Domanda aperta a tutti.

[2] Domanda riservata solo a chi era presente.

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Gita di fine anno a Matera PDF Stampa E-mail
Scritto da Beatrice Stasi   
Sabato 13 Maggio 2017 11:38

Come già annunciato dal Programma di maggio e giugno qui pubblicato, dopo la chiusura ufficiale delle attività, programmata per mercoledì 31 maggio, alle ore 18,30, in Sala Contaldo, incentrata sulla prova aperta del Laboratorio Teatrale attivato dalla nostra Associazione, il Consiglio Direttivo ha pensato a un ulteriore momento d'incontro, per salutarci prima dell'estate, con una Gita nella Capitale della Cultura per il 2019, Matera. Ecco un programma più dettagliato della giornata, che ha già raccolto molte adesioni (è perciò consigliabile per gli interessati contattare tempestivamente gli organizzatori):

Gita di Fine Anno

Matera: la Murgia e i Sassi

Domenica 4 giugno 2017

 

h. 7,30: partenza in pullman da Galatina dal piazzale antistante la Chiesa di San Sebastiano.

 

h. 10,30: incontro con la guida locale e visita naturalistica della Murgia Materana, del suo Belvedere e di alcuni insediamenti rupestri (San Falcione).

 

h. 13,00: pausa pranzo.

Per gli interessati, sarà possibile pranzare presso il Ristorante "da Peppone" con un menu convenzionato a 15 euro da pagare in loco (primo, secondo con contorno, dessert, acqua e vino compresi).

 

h. 15,00: visita completa della città di Matera (Sasso Barisano, Sasso Caveoso, Rione Civita); per gli interessati, sarà possibile visitare anche la Casa Grotta (prezzo convenzionato euro 1,50 a persona da pagare in loco).

 

h. 19,00: partenza per Galatina.

h. 21,30: Arrivo previsto a Galatina.

 

Costo a persona: 20 euro

per informazioni: 324 7429791 (recapito ufficiale dell’Associazione, risponde la consigliera Roberta Lisi);

per saldare, rivolgersi alla tesoriera dell’Associazione, Lucia De Pascalis (333 1275173).

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Domande e risposte - (29 gennaio 2017) PDF Stampa E-mail
Linguistica
Scritto da Rosario Coluccia   
Lunedì 30 Gennaio 2017 17:35

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 29 gennaio 2017, p. 9]

 

Di mestiere faccio il linguista. Da quando questa rubrica appare su «Nuovo Quotidiano» ricevo molte lettere di lettori che segnalano fenomeni singolari o impropri della lingua ascoltati in radio o in televisione, letti sui giornali, in rete e perfino nei libri. O riflettono sull’italiano che essi stessi usano. La cosa mi piace, è bello che gli italiani discutano su «che lingua fa» (come parlano di «che tempo fa»), è segno di appartenenza e di identità: ci interroghiamo sui nostri comportamenti linguistici, se la riflessione diventa un’abitudine la applicheremo a tutte le forme del vivere collettivo, saremo più consapevoli, aumenterà la democrazia. Commentiamo un paio di lettere.

1. Un caro amico, matematico della nostra università, mi scrive. «Mi scuso se torno a scrivere su questioni di lingua. Uso sistematicamente la “i” eufonica: dico e scrivo abitualmente in istrada, in Ispagna, in Isvezia, in ispecie, in Iscozia, in iscuola…. So che a molti, in primo luogo ai miei figli, sembra una maniera antiquata di esprimersi, ma sono stato abituato cosí e a me piace. Tuttavia, vi sono espressioni nelle quali non solo non mi verrebbe in mente di usarla, ma addirittura mi suonerebbe stonata; mi vengono in mente in Statistica (matematica), in spagnolo. Mi domando se ciò accada perché le parole dei primi esempî sono bisillabi, mentre statistica e spagnolo hanno tre sillabe; o è forse questa una regola che mi sono inventato io e che non ha alcun fondamento». Chi scrive è persona discreta, non ama mettersi in mostra, mi chiede di non fare il suo nome, pur se la lettera è firmata. Rispetto la sua volontà.

Il fenomeno descritto si chiama prostesi, indica l’aggiunta di un elemento non etimologico (la i-) all’inizio di una parola che comincia per s- complicata (cioè seguita da un'altra consonante), quando precedono con, in, per o altra parola uscente in consonante. Come negli esempi che abbiamo visto e in altri: per ischerzo, con isdegno, per iscritto, ecc. Serve ad evitare sequenze di suoni non abituali nell’italiano, come [n+str] (in strada), [r+sk] (per scherzo), ecc. La parola italiana prostesi nasce dal latino prosthesi(n), a sua volta dal greco prosthesis ‘aggiunta’: accade spesso, una massa imponente di parole italiane deriva dal latino che a sua volta le ha prese dal greco. Basterebbe questo per giustificare l’insegnamento delle lingue classiche nelle scuole, che non consiste nell’imparare a memoria desinenze e coniugazioni astruse. Ben guidati da professori intelligenti, i ragazzi si abituerebbero a riflettere sulla storia dell’italiano, imparerebbero molte cose su passato e presente, sui rapporti tra civiltà diverse, sulla storia e sulla geografia.

Torniamo a noi. La forma prostesi è connessa con protesi (parola che conosciamo meglio). Il verbo greco è il medesimo, tithénai ‘porre’: cambia il segmento iniziale prós ‘verso’ nel primo caso, pró ‘davanti’ nel secondo. Il fenomeno della prostesi è in declino nell’italiano contemporaneo, sopravvive in alcune locuzioni cristallizzate come per iscritto (frequente nell’italiano burocratico). L’italiano attuale tende a ridurre la gamma delle varianti formali, specie quelle condizionate dal contesto: così tra la forma Ispagna (possibile solo dopo parola che termini per consonante) e Spagna (possibile sempre), la seconda prevale (una specie di selezione naturale delle parole).

Il matematico che ha posto la domanda usa un italiano colto e forbito. Guardate la sua lettera: scrive cosí (con l’accento acuto) e esempî (con l’accento circonflesso). Sono forme corrette, un tempo diffuse, oggi meno usate rispetto a così (con l’accento grave) e a esempi (senza accento). Si possono usare le une e le altre, dipende dai nostri gusti e dalle circostanze. Vale per la lingua come vale, per esempio, per le scelte del vestire. Possiamo vestirci in modi diversi, purché adeguati alle circostanze: nessuno andrebbe a un funerale vestito da pagliaccio. La lingua è variabile, può essere usata in modo diverso a seconda delle situazioni e delle inclinazioni personali. A condizione che non si commettano errori: nessuno può dire o scrivere se io avrebbi saputo, è sempre sbagliato.

2. Il prof. Luigi Pranzo, di Torre Santa Susanna, osserva che nello scritto e nell’orale coesistono frasi come «Il contributo delle famiglie ha continuato a calare...» e «Il contributo delle famiglie è continuato a calare...» e si chiede se siano entrambe accettabili oppure se si debba preferire l’una all’altra. La domanda non è peregrina: le grammatiche, anche le migliori, non danno regole precise che permettano di stabilire a priori quale ausiliare debba essere usato con ciascun verbo intransitivo (è il caso di continuare). Neanche la consultazione dei vocabolari aiuta a risolvere il dubbio. Alcuni indicano solo l’ausiliare essere («la pioggia è continuata per tutta la notte»); altri affermano che “seguito da v. impers. assume valore impers. («ha/è continuato a nevicare tutto il giorno»)”; altri che l’ausiliare cambia a seconda del significato del verbo: ‘durare, non smettere, non cessare’ richiede essere («la pioggia è continuata per tutta la notte »), ‘perseverare, insistere, persistere’ richiede avere («quell’uomo ha continuato con le sue provocazioni»); altri ancora distinguono: si usa avere quando è riferito a persona («quell’uomo ha continuato con le sue provocazioni»), essere o avere quando è riferito a cosa («la battaglia ha continuato / è continuata per ore»). In sostanza, direi che continuare intransitivo ammette l’uso di entrambi gli ausiliari, la coesistenza negli esempi indicati dal prof. Pranzo è consentita. Del resto l’uso oscillante di essere o avere è normale con i verbi che indicano fenomeni metereologici (piovere, nevicare, lampeggiare, tuonare, grandinare, ecc.). Ecco gli esempi: «aveva nevicato tutta la mattina» (Moravia); «la mattina era piovuto» (Cassola) [da Luca Serianni, Grammatica italiana, p. 333]. Qualcuno suggerisce di adottare essere per indicare un’azione momentanea o comunque breve o non specificata nella sua durata («ieri finalmente è piovuto») e invece di usare avere» quando si indica un’azione prolungata («ieri ha piovuto per quattro ore»). Ma non è una regola, è una pedanteria inutile.

Riflettere sui processi in atto nella lingua serve a metterci in guardia dall’uso maldestro o inefficace dell’italiano. Per opporsi a tale fenomeno non servono le lamentele, frequenti nell’opinione comune e a volte rimbalzanti perfino sui media, per l’ “imbarbarimento” a cui la lingua andrebbe oggi incontro. Non ci sono barbari nei nostri confini, ma per diffondere a tutti i livelli l’uso appropriato e ricco dell’italiano è necessario impegnarsi, a partire da scuola e università, che sono fondamentali. E agire concretamente.

Così fanno associazioni meritorie (Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, Società Dante Alighieri, Associazione per la Storia della lingua Italiana), così fanno studiosi di eccezionale levatura intellettuale e di forte impegno civile. Mi limito a due soli nomi, veri punti di riferimento. Tutti i media nazionali (e anche il nostro giornale, due volte, il 6 e il 7 gennaio) hanno ricordato l’opera esemplare di Tullio De Mauro, una vita dedicata all’educazione linguistica. Si impegna sugli stessi temi Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, che anche il grande pubblico conosce per la trasmissione televisiva domenicale «Mattina in famiglia». Decenni fa Sabatini ha insegnato nella nostra università, è legato al Salento, vi torna spesso. Sarà nel Liceo Scientifico «Leonardo da Vinci» di Maglie il 1 febbraio (invitato da una bravissima dirigente scolastica, la prof. Annarita Corrado), occasione straordinaria per gli insegnanti e per gli studenti.

 

p.s.: per domande o riflessioni sulla lingua italiana (e sui dialetti) scrivete a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . I temi più stimolanti e di interesse generale saranno commentati su questo giornale.

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Il taccuino di Gigi 9. Omissioni ed altro PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Luigi Scorrano   
Domenica 29 Gennaio 2017 08:38

[“Il Galatino” anno L n. 2 del 27 gennaio 2017, p. 4]

 

Chi vive in un determinato tempo è sempre più disposto a notarne gli aspetti negativi che a dare il giusto peso a quelli positivi. Sembra una naturale inclinazione umana percepire con maggiore immediatezza il vuoto più che il pieno, la mancanza più che l’abbondanza. I periodi di crisi (morale, economica) tendono ad accentuare una simile tendenza, rendono più acuta la percezione di “quello che non va”. Ed è nei periodi di crisi che con maggiore petulanza i cosiddetti ‘benintenzionati’, oppure i moralisti di giornata o gli strologatori d’ogni genere ci riversano addosso  - non richiesti -  il frutto delle loro analisi, dei loro pensamenti, delle loro private persuasioni e le ragioni (date sempre per infallibili!) per le quali un periodo poco felice si è determinato. Forse per consolarci ci forniscono le loro ricette di soluzione dei problemi, ostentano un ottimismo in cui neanche loro credono fino in fondo e ci esortano a vedere non lontane (o a intravedere, se lontanissime) le magnifiche sorti e progressive che ci attendono.

Dobbiamo confessare una cosa. Accade spesso che diamo retta a simili predicatori, forse perché avendo costoro qualità di imbonitori (di ‘comunicatori’ si dice oggi) riescono, in tutto o in parte, ad aprire una breccia nel muro della nostra istintiva diffidenza e ad insinuare in noi il sospetto che abbiano ragione. Questo ci accade perché in momenti difficili qualunque barlume, qualunque segnale luminoso ci appare come annuncio di piena luce, di radioso giorno; perché la nostra speranza o le nostre illusioni se ne illuminano per un momento, e noi siamo disposti sempre ad accogliere con favore tutto ciò che ci promette una meno complicata soluzione dei problemi.

Per la crisi economica, economisti e politici elaborano spiegazioni che, naturalmente, non ci bastano se le soluzioni da essi prospettate non divengano operative in modo che possiamo constatarne l’efficienza e la tenuta. Per la crisi morale i suggeritori che scendono in campo sono una folla: psicologi, sociologi, studiosi o dilettanti di ogni disciplina, opinionisti televisivi (ahimé, spesso i più tracotanti nella loro verità da piccolo schermo), dj e quanto di più variegato possano offrire le ribalte reali o virtuali che danno spazio a tutti coloro che riescano ad ammannirci il loro piccolo, ed opinabile, punto di vista.

Come difendersene? perché ben di questo si tratta: della necessità di farsi schermo contro la valanga di idee (!!!), proposte (!!!), iniziative (!!!) offerteci – e sarebbe inutile elencare altre voci e sprecarvi accanto un tesoro di punti esclamativi.

L’educazione ‘tradizionale’ delle famiglie di un tempo istillava giorno per giorno nella mente dei suoi precetti di morale pratica, di scienza del vivere generalmente ispirati ad un fondamentale senso dell’onestà, alla considerazione del valore del lavoro, alla lealtà nei rapporti con gli altri o consimili altri lodevoli orientamenti.

Intendiamoci: non che non ci fossero, anche a quei tempi, le diversioni dalle severe linee indicate come ‘da seguire’ e scelte, al contrario, di quelle scapestrate ‘da evitare’. Tutto, però, era contenuto entro confini di un certo rigore o di un’obbedienza, più o meno accettata, che rispondeva all’assunzione e al rispetto di regole comuni. Oggi ogni regola sembra saltata. La famiglia, è vero ancora in moltissimi casi, istilla regole di vita, ma quando ti trovi di fronte a certi esiti clamorosi che ti fanno intravedere un certo tipo di educazione che può averli provocati, hai l’impressione che il catechismo familiare sia di molto cambiato e lasci il segno in ben altro senso che quello di un tempo. Si pensa che sia un catechismo adeguato alla nostra società e ai nostri stili di vita e consista nel difendere l’indifendibile, nel prendere con la forza ciò che altri non sarebbe disposto a dare nemmeno per favore, a sostituire l’autorevolezza con l’arroganza, a ritenere valido solo il proprio punto di vista senza accettare di discutere quello altrui, ecc. Il risultato di simili insegnamenti non può non produrre quei risultati che turbano, scandalizzano, irritano e fanno invocare pene severe per i trasgressori delle più elementari regole della convivenza. Si è ben lontani dall’immaginare che una simile situazione richieda tutto un esame di coscienza senza indulgenze e senza atteggiamenti autoassolutori. C’è la tendenza, purtroppo, a pensare che il male, i comportamenti incivili, la protervia di certe azioni siano tristi prerogative dello straniero, dell’immigrato, del socialmente disadattato, ecc. Questo sa tanto di giustificazionismo esibito per coprire le proprie inadempienze, quelle omissioni che stanno così severamente collocate in una formula di confessione ma che sono diventate il suono di una parola che non ci dice nulla, il fantasma appena visibile di qualcosa che neppure più c’inquieta o ci disturba.

Un’indagine sulle omissioni quotidiane sarebbe salutare. Ci fosse, forse non avremmo in circolazione tanti facili profeti, tanti devoti di una religione tanto ostentata quanto solo verbalmente vissuta (“Io sono molto cattolico”: mai sentita questa espressione?). Avremmo una discreta dose di consapevolezza che, forse, ci spingerebbe ad un’azione di recupero del meglio della nostra umanità. Se ne avvantaggerebbe il tono generale della società e della vita. Ma dovremmo dar meno retta, o non darne del tutto, agli imbonitori da piccolo schermo o da seggio politico: coloro che, pare, ostentano pubbliche virtù sconosciute ai loro amici. O ai loro clienti. In loro l’abitudine all’omissione è più larga del fiume di parole autogratificanti con le quali erigono a se stessi un monumento.

Bisogna starci attenti. Diffidarne, o non fidarsene ciecamente.

Se la “diffidenza” fosse una virtù?


Regeni e gli squali – (28 gennaio 2017) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 28 Gennaio 2017 18:49

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 28 gennaio 2017]

 

Nel film Grand Canyon, il bianco Kevin Kline si trova nei guai con una gang di delinquenti neri e il nero Danny Glover lo salva. Parlano. Il nero dice al bianco: Non puoi andare a nuotare nell’oceano ed essere sempre al sicuro. Un giorno, solo un giorno, ti imbatti nel grosso squalo. Il grosso squalo non ti odia. Non ha nessun sentimento per te. Sei solo cibo, per lui. Tu non odi un hamburger, no? Quei ragazzi non hanno niente da perdere. Se ti capita di nuotare e di imbatterti in loro… be’…

Comincia un’amicizia. Che c’entra questo con Giulio Regeni? Giulio si è imbattuto negli squali. Centinaia di migliaia di persone hanno fatto quella fine, nel mondo. Migliaia solo in Egitto, a quanto pare. Nel nostro paese è più raro. Capita a Pinelli, che vola da una finestra della questura, o a Cucchi, massacrato di botte. Dato che è raro che avvenga, vale la pena di porvi rimedio, di trovare un colpevole: lo squalo. In modo che non avvenga più. Ha senso se gli squali sono pochi. Ma ci sono dei posti al mondo dove questo è normale. Ci sembra strano se capita a uno di noi, la rabbia è grande. Si chiede giustizia perché noi ci sentiamo diversi da “loro”. Ma quando siamo da “loro” siamo prede: abbiamo quello che “loro” non hanno, e che vorrebbero avere. Quei soldi che l’ambulante chiede a Giulio, per esempio. E chi lo ha ucciso probabilmente ha fatto lo stesso con moltissimi altri, e nessuno si è indignato e ha chiesto giustizia. E se poi trovassimo chi lo ha torturato, chi lo ha ucciso, che soddisfazione ci sarebbe ad uccidere lo squalo? O a punirlo? Che senso ha punire uno squalo?

Mi sono trovato in situazioni analoghe, con squali umani, proprio in California, e in Indonesia, e in Messico, ma anche in Italia. Mi sono trovato di fronte a squali veri in Papuasia e in California. Il primo istinto è stato di reagire, ma poi, per fortuna, ha prevalso la visione di Danny Glover e mi sono ritirato con la massima cautela, cercando di non provocare nessuno. E se fossi scomparso da un vicolo di Jayapura, o dal deserto della Baja California, o dai fondali dell’isola di Wuvulu, che senso avrebbe avuto cercare un colpevole e chiedere verità e giustizia? Giulio Regeni nuotava in acque infestate da squali bianchi, e se lo sono mangiato. I primi responsabili sono quelli che ce lo hanno mandato, ma probabilmente Giulio aveva una passione smisurata per quello che faceva e non si curava del pericolo, pensando di poterlo gestire. Non giustifico la sua morte, intendiamoci. Ma se il Governo egiziano dovesse identificare una serie di colpevoli, dagli esecutori materiali a chi avrebbe potuto fermarli e non lo ha fatto, e se questi fossero puniti come meritano, avremmo davvero la verità che chiediamo per Giulio? Saremmo finalmente soddisfatti? E tutte le altre vittime di questi squali? Vogliamo verità solo per Giulio? Vale di più la sua vita rispetto a quella di tutte le altre vittime di fatti identici al suo?

Vale la vita di chi ci è vicino, di chi conosciamo. E Giulio era uno di noi. Quelli che fuggono dagli squali che lo hanno ucciso muoiono a migliaia, ingoiati dal mare, cercando di approdare in Europa per non essere uccisi, e molti di noi dicono che vanno ricacciati indietro. Nessuno ci ridarà Giulio, ma Giulio è tutti quelli che potrebbero fare la sua fine e che ci chiedono aiuto. Tutto questo non ci può consolare della perdita di Giulio, ma Giulio come commenterebbe questa terribile vicenda? La verità ultima dietro la sua morte è che, nel mondo, ci sono troppi posti dove la vita umana non vale niente, neppure quella di noi europei.


SCRITTI SCOLASTICI E SOCIALI 185 - (26 gennaio 2017) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Errico   
Venerdì 27 Gennaio 2017 19:02

La memoria serve non solo per ricordare ma per guardare avanti

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 26 gennaio 2017]

 

Probabilmente non c’è un solo accadimento, una sola condizione, una sola situazione di un giorno passato che non abbia una relazione con il giorno che si vive e con quello che si vivrà.

Probabilmente non c’è un solo significato delle storie che sono accadute che non proietti la sua ombra – chiara o scura- sulle storie che accadono.

Probabilmente non c’è pensiero che un uomo possa avere che non sia stato pensato da un altro uomo in un altro tempo, un altro luogo che conosciamo o non conosciamo; non c’è egoismo, altruismo, odio, amore, indifferenza, compassione, che non siano stati provati; non c’è verità o menzogna che non siano state pronunciate.

Quando si dice che la storia si ripete, forse, in fondo, significa questo: che nella profondità dell’istinto, nelle emozioni viscerali, l’uomo non ha mai mutato natura, per cui le sue manifestazioni, le sue espressioni, i suoi sentimenti, possono riproporsi continuamente.

Se poi nel loro riproporsi hanno la facoltà di distinguere il bene dal male, di adorare la civiltà e disprezzare la barbarie, se si rivelano utili o dannosi per un uomo solo o per l’intera umanità, dipende soltanto ed esclusivamente da quanto la ragione riesce a prevalere, e la ragione è determinata dalla comparazione degli effetti prodotti da comportamenti differenti, e la comparazione può avvenire soltanto sulla base della conoscenza di quei comportamenti.

Quindi è necessario conoscere quello che è stato. Conoscere quello che è stato significa avere memoria: personale, collettiva, diretta o mediata culturalmente. La memoria personale, diretta, ha una possibilità relativa. Un uomo, ogni uomo, ricorda per un certo tempo e poi non più; a volte ricorda in modo nitido, a volte in modo confuso. La memoria collettiva, mediata culturalmente, ha la possibilità di codificarsi, di stabilire punti di riferimento, di elaborare contesti di appartenenza.

A pensarci: ci sentiamo più o meno appartenenti a qualcosa, a qualcuno, ad un luogo, alla sua gente, quanto più o meno con i luoghi, con la gente, abbiamo un vincolo di memoria.

Ci sentiamo più o meno appartenenti, quando per dire, per significare, possiamo anche scegliere l’implicito o il silenzio perché abbiamo consapevolezza del fatto che l’altro ha la stessa conoscenza che noi abbiamo, conferisce alle cose i significati che noi conferiamo, attribuisce ad esse lo stesso valore.

Allora non si ha necessità di cominciare a dire sempre tutto dal principio. Si può partire da un senso acquisito, da un punto condiviso, e andare avanti.

Avere memoria vuol dire avere l’opportunità di andare avanti: in un discorso, in un processo di sviluppo, in un percorso di progresso. Si può andare avanti perché si ha memoria, e dunque conoscenza, di quello che c’è dietro, di quello che è già avvenuto, di quello che è già stato raccontato. Così la memoria non è uno sguardo rivolto al passato: è piuttosto uno sguardo rivolto all’orizzonte con la consapevolezza della strada che si è fatta e di chi si è incontrato nel corso del viaggio, del tempo bello e del tempo brutto che è venuto, del pericolo che si nascondeva o si mostrava spavaldamente in qualche punto e del soccorso che si è manifestato. Diceva Paul Ricoeur che è nella misura in cui torniamo alle nostre origini e in cui ravviviamo il nostro passato che possiamo essere, senza scontentezza, gli uomini del progetto. Ma in questa tensione verso il progetto, il passato ci interpella continuamente.

La memoria non è mai indifferente. Non può esserlo, perché coinvolge idee, emozioni, esperienze; perché riapre ferite, o accende nostalgie. La memoria non può essere indifferente perché determina decisioni, orienta le scelte. Forse tutto quello che facciamo, dipende dalla memoria di quello che abbiamo fatto o dalla conoscenza di quello che altri hanno fatto, degli esiti che ogni circostanza ha prodotto. Non può essere indifferente perché richiede, o pretende, una sostanziale rielaborazione ed una interpretazione continua dei fatti, delle cause, degli effetti. In un saggio uscito su “La Repubblica” del 22 gennaio 2017, tredici giorni dopo la sua morte, Zigmunt Bauman sosteneva che la memoria seleziona e interpreta, e ciò che dev’essere selezionato e il modo in cui interpretarlo è una questione controversa e costantemente contestata. “La resurrezione del passato, tenere vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato”.

Dalla conoscenza e dall’interpretazione della memoria, deriva anche la dimensione dell’identità.

Probabilmente senza una consapevolezza ed una coscienza del passato che ha fondato culturalmente il presente, non si può formare nessuna identità, o se ne può formare una frammentata e indefinita. Il presente che viviamo è fondato culturalmente sul Novecento.

Forse secolo breve, come sosteneva Eric Hobsbawm. Forse secolo interminabile, come dicono altri. Comunque il secolo di due guerre mondiali, terribili. Della bomba atomica, dei Lager, dei Gulag, dell’uomo che arriva sulla luna, delle scoperte scientifiche formidabili e del progresso straordinario, dei conflitti tribali e della violenza cieca, della nascita e della fine delle grandi ideologie, dei contrasti che bruciano ancora. Cronologicamente concluso, culturalmente ancora aperto, discusso, oggetto di dialettiche forti.

Con il Novecento esiste anche una relazione emotiva, una ragione che si incontra e si intreccia con la passione.

Quelli che hanno più di sedici anni, sono tutti figli del Novecento. Quelli che ne hanno di meno sono comunque figli dei figli del Novecento. Ecco,dunque, che con la memoria si ritrovano, ogni istante, a fare i conti per tentare di capire qual è la radice degli accadimenti, delle storie, dei fenomeni. Per tentare di capire da dove proviene tutta quella incantevole bellezza e tutta quella tristissima bruttezza che si vedono in giro per il mondo.


“Il Galatino”, questo splendido cinquantenne! PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Gianluca Virgilio   
Martedì 24 Gennaio 2017 07:57

["Il Galatino" anno L n. 1 del del 13 gennaio 2017, p. 5]

 

“Il Galatino” compie 50 anni: questa sì che è una notizia! Diciamo la verità: che per 50 anni di seguito, senza alcuna interruzione, nella nostra città ci sia stato qualcuno che con assoluta dedizione abbia impiegato il suo tempo per far uscire in edicola puntualmente questo nostro quindicinale, tutto ciò ha dello straordinario e quasi del miracoloso; certamente, ch’io sappia, non ha l’eguale in tutto il Salento. Antonio Antonaci, Zeffirino Rizzelli, Rossano Marra, queste sono soprattutto le persone che hanno assicurato la continuità e l’incisività del giornale – le due cose, perché ogni impresa risulti efficace, non possono andare disgiunte -. Sia che abbia fiancheggiato l’azione del governo cittadino, sia, come è accaduto più spesso, che l’abbia criticata, a volte anche aspramente, ma sempre con spirito costruttivo, “Il Galatino” per mezzo secolo ha accompagnato la vita della nostra città, tanto che oggi chi volesse ricostruire la storia di Galatina, ovvero l’evolvere della politica, del costume, della cultura, dello sport, ecc. deve necessariamente sfogliare le pagine de “Il Galatino” (anche online in www.ilgalatino.it), che costituiscono ormai per lo storico una fonte insostituibile.

Personalmente, rifuggo dai toni encomiastici e celebrativi, ma in questo caso non me ne so astenere. Per una cittadina come Galatina, il quindicinale “Il Galatino” è un bene comune da tutelare e da incentivare, come sanno i molti residenti in ogni parte del mondo, che si abbonano a “Il Galatino” per avere con sé un pezzetto della loro piccola patria. Nel corso degli anni, vi hanno scritto decine e decine di galatinesi e non solo, lasciando traccia del proprio pensiero e delle proprie aspirazioni, in una parola, del proprio mondo. In questo mezzo secolo la nostra cittadina ha cambiato volto: da città in forte ascesa qual era alla fine degli anni sessanta (il primo numero de “Il Galatino” fu pubblicato il 23 dicembre 1968) si è trasformata in città-palude, dove ristagnano la politica e tutte le attività, e il futuro appare quanto mai incerto. “Il Galatino” ha molto da dire e da fare in una città come questa, almeno può essere un sasso lanciato nella palude. Soprattutto, può indicare la strada alla nostra classe dirigente, la strada che conduce ad una concezione della città come bene comune, luogo di tutti, da coltivare e da valorizzare a partire dalle forze vive che ora vi si dibattono senza trovare serie occasioni di realizzazione e qualche volta di riscatto. Infine, “Il Galatino” assolverà al suo compito se, con la sua opera di controllo e di denuncia, saprà sottrarre la città alle grinfie di chi immancabilmente si proponga di approfittare di una posizione pubblica per soddisfare il proprio interesse privato.

Lunga vita a “Il Galatino”!


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