Assemblea dei Soci del 30 maggio 2016
E’ convocata l’Assemblea dei Soci dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina il giorno lunedì 30 maggio 2015, alle ore 18.00 in prima convocazione e alle ore 18.30 in seconda... Leggi tutto...
Programma delle lezioni di giugno 2016
Lunedì 6 giugno, h. 18:30 Lino De Matteis, BENVENUTI NEL GRANDE SALENTO! Presentazione della nuova edizione della guida di turismo e cultura del territorio "IL GRANDE SALENTO". Domenica 12 giugno,... Leggi tutto...
Escursione a Porto Badisco-Santa Cesarea Terme-Porto Miggiano Domenica 12 giugno 2016
H. 08:30 Partenza da Galatina, Viale Don Bosco (nei pressi della Chiesa di San Sebastiano) H. 10:00 Arrivo a Porto Badisco (passando per Maglie);        . H. 11:30 Partenza per Santa Cesarea... Leggi tutto...
Programma delle lezioni di maggio 2016
Le lezioni  si tengono presso  la sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della cultura “Zeffirino Rizzelli” (ingresso da Via Cafaro), con inizio ore 18:30 (salvo diverso avviso). Per info:... Leggi tutto...
Corsi attivati a.a. 2015-2016
  Per iscriversi, rivolgersi ai curatori dei Corsi nell'orario di lezione. CORSO Corso elementare di lingua inglese, a cura di Marinella Olivieri GIORNO Martedì ORARIO 16:00-18:00 LUOGO IN CUI SI... Leggi tutto...
Lecce, presentazione di "Rina Durante: il mestiere del narra...
Presentazione di "Rina Durante: il mestiere del narrare", a c. di A.L.... Leggi tutto...
Mostra "Marginalismo", domenica, 5 giugno ore 19,00 - Palazz...
  Si allega comunicato stampa della mostra "Marginalismo", in programma da... Leggi tutto...
La mostra "Piante da Museo" è aperta fino al 30 giugno Muse...
La mostra "Piante da Museo" è aperta fino a l 30 giugno presso il Museo... Leggi tutto...
Ecco i vincitori del laboratorio "La pagina che non c'è"
LA PAGINA CHE NON C’È L’ISOLA DEL TESORO EPILOGO 34. La nuova mappa:... Leggi tutto...
Dona il 5/1000 all'Università Popolare Aldo Vallone Galatin...
Caro Socio e Amico, nella dichiarazione dei redditi dell’anno corrente ti... Leggi tutto...
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Quaderno di traduzione 70. Toponymie urbaine PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Scritto da Gianluca Virgilio   
Domenica 29 Maggio 2016 09:00

Traduzione di Annie e Walter Gamet


Je passais mon chemin, emportant avec moi la vision de la mystérieuse dame que je n'hésitais pas à associer à mes aventures cinématographiques, la sauvant des dangers les plus incroyables et gagnant ainsi sa gratitude et son amitié.

Je recherchais les noms des rues adjacentes inscrits en haut des murs des maisons d'angles : Via Lucania, Via Emilia, Via Puglia, Via Marche, Via Umbria, des noms qui m'étaient familiers car j'avais étudié les régions italiennes à l'école – et n'étaient-ce pas là les révisions d'été que le professeur nous avait conseillées à la fin de l'année scolaire ? Je décidais de suivre la Via Lombardia jusqu'au bout. Au-delà de la Via Roma, rue très passante dont la traversée exigeait les mêmes précautions que la Via di Gallipoli, je constatais avec étonnement que le prolongement naturel de la Via Lombardia se nommait Via Michele Laporta ; il ne pouvait s'agir d'une région d'Italie, c'était sans conteste un personnage célèbre d'une famille locale dont j'ignorais tout, sauf le patronyme que je reconnaissais facilement d'après les récits de mon père, car des voisins, du temps de sa jeunesse pour être exact, portaient justement ce nom-là. En moins d'un kilomètre, après avoir traversé les Via Teano et Via Redipuglia, des noms qui me ramenaient au livre d'histoire même si j'étais incapable de les situer dans un contexte précis – de toute façon, de retour à la maison, je poserais mille questions à mon père – je me retrouvais déjà dans la campagne du côté de la voie ferrée, à deux pas des rangées de mûriers qui bordaient les rails sur un long tronçon, et il ne me restait plus qu'à rebrousser chemin. Mais arrivé à cet endroit, si je voulais connaître d'autres rues, il me fallait changer d'itinéraire. Plus tard j'allais découvrir à quel point il était facile de s'égarer dans le lacis des ruelles du centre historique, mais là j'avais perçu la régularité du tracé de ces rues fait d'axes parallèles et perpendiculaires ; au lieu de refaire le même parcours, il me suffisait de quelques coups de pédale pour rejoindre la Via Liguria, une des avenues les plus larges et les plus longues de la ville à propos de laquelle je m'étonnais qu'à une bande de terre aussi étroite que la Ligurie, on ait pu attribuer une rue plus importante qu'à la Lombardie, la plus grande région d'Italie ; en prenant le chemin du retour, je roulais toujours bien au bord de la rue, car la Via Liguria, itinéraire obligé de ceux qui, venant de l'extérieur, transitaient en ville pour se rendre dans les localités voisines, accueillait le gros de la circulation. Je reconnaissais alors à ma droite les rues que j'avais croisées précédemment, vues seulement sous un autre angle, auxquelles s'ajoutaient à ma gauche, celles qui portaient le nom d'illustres concitoyens, Via Gaetano Martinez, Via Giulio Cesare Viola, etc.

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Lezione di Barbara Natalizio, Allergie e intolleranze PDF Stampa E-mail
Lezioni dell'a. a. 2015-2016
Domenica 29 Maggio 2016 08:10

Università Popolare Aldo Vallone Galatina, lunedì 23 maggion 2016

 

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Scritti scolastici e sociali 164 - (25 maggio 2016) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Errico   
Sabato 28 Maggio 2016 05:53

La scienza senza umanesimo genera barbarie

 

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 25 maggio 2016]

 

 

A Renato Minore che in un’intervista per il “Messaggero” gli chiedeva che fine farà il sapere umanistico, che per secoli è stato considerato “il sapere”, se si modificherà, se dovrà essere archiviato, se si volatilizzerà   nel flusso insondabile della rete, Michel Serres, filosofo, epistemologo,  accademico di Francia, ha risposto così: “Il problema è che il sapere scientifico è separato dal sapere umanistico. La separazione va rifiutata. Altrimenti la scienza corre il rischio di barbarie. Che cosa è l’umanesimo se non il deposito di tutti i racconti sull’infelicità umana? Se uno scienziato dimentica quei racconti non può che generare catastrofi”.

Potremmo forse aggiungere che l’umanesimo è il racconto di tutti i sogni e di tutta la bellezza del mondo, e che tra questi sogni e tra questa bellezza ci sono i progressi straordinari della scienza. Probabilmente ogni intuizione, ogni scoperta, ogni prospettiva della scienza proviene da un sogno e si proietta verso la bellezza. Non dovrebbe essere sbagliato e neppure inconsueto pensare che il fisico che svela i misteri del cielo stia interpretando il linguaggio con cui il cielo esprime la sua bellezza. Gli sviluppi della medicina, della biologia, provengono dal sogno di un benessere dell’umano e dal desiderio di consentire il perdurare della sua bellezza.

Allora la distinzione tra sapere scientifico è sapere umanistico, oltre che innaturale, pretestuosa, artificiosa, irragionevole, anacronistica, è anche pericolosa semplicemente per il fatto che negando la sostanza originaria del sapere può provocare effetti di aridità delle conoscenze  che identifichiamo come umanistiche e di degenerazione di quelle che identifichiamo come scientifiche.

Si tratta di una identificazione convenzionale, perché poi la natura, la finalità e la funzione di una e dell’altra sfera del sapere si rispecchiano o si contemperano.

L’uomo aveva paura del lampo e del tuono. Così raccontava la paura che aveva e cercava di spiegarsi la causa di quel fenomeno. In quel modo conduceva la sua ricerca che metteva insieme il racconto e l’indagine come sintesi, l’uno e l’altra, di una modalità di espressione del pensiero.

Poi ad un certo punto ha capito per quale motivo accadono il lampo ed il tuono, ma questa comprensione non basta ad impedire che qualche volta abbia – ancora -  paura, senza riuscire a darsi una razionale spiegazione. Così  continua a raccontare la sua paura e, soprattutto, continua a raccontare la mancanza di una spiegazione.

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Noterellando… Costume e malcostume 35. Se l’Orologio si ferma PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 27 Maggio 2016 21:12

["Il Galatino" anno XLIX n. 10 del 27 maggio 2016, p. 3]

Sarà una riflessione forse anche un po’ retorica, ma le due lancette dell’Orologio della Torre Civica della nostra città (ferme addirittura da qualche anno, mi dicono) danno il senso reale di due terribili lance, infitte nel cuore della comunità galatinese.

Sono di recente tornato nella mia amata Galatina – sentendone periodicamente la fatale attrazione e il bisogno vitale –, e alcuni vecchi amici, incontrati proprio in Via Vittorio Emanuele II, la via de l’Orulogiu, mi hanno fatto notare questa triste “ferita”. Che ognuno di noi si augura che venga rapidamente rimarginata.

Diceva Victor Hugo: L’architettura è il grande libro dell’umanità. Significando, in tale espressione, il valore solenne, storico e sentimentale, di un ‘luogo fisico’: sia esso una semplice casa, un’antica chiesa o un insigne monumento civile. Sappiamo tutti benissimo che le città – grandi, piccole, e perfino minime – conservano in alcuni luoghi emblematici la sorgente viva della memoria individuale, congiuntamente alla ricchezza della propria storia collettiva.

Sicché i luoghi, quei luoghi specifici, distintivi e sacri, che restano indissolubilmente radicati nel cuore di ognuno dalla sedimentazione di eventi comuni, devono (voce imperativa del verbo “dovere”) essere conservati e tramandati con la massima diligenza, e soprattutto col massimo amore. Che è evidentemente indispensabile tanto per la trasmissione dei propri concreti e tangibili “valori d’identità” quanto, e ancor più, di quelli spirituali, e certamente più intimi.

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Presentazione di Gennaro Morra, I versi della carrozzella PDF Stampa E-mail
Lezioni dell'a. a. 2015-2016
Venerdì 27 Maggio 2016 05:57

Università Popolare Aldo Vallone Galatina, venerdì 20 maggio 2016

 

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Per Claudia Petracca PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Paolo Vincenti   
Giovedì 26 Maggio 2016 05:49

“Non vive ei forse anche sotterra, quando

gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure

nella mente de’ suoi? Celeste è questa

corrispondenza d’amorosi sensi”

(U. Foscolo)

 

L’amore che ci ha unito

è quello che ritroveremo

l’amore che ci siamo dato

è quello che ci riavrà

Io vivrò per voi, in voi

credete, non sono andata via

è solo una stazione, un cambio di passo

un mutamento leggero, un battito di ciglia

un altro modo di guardare…

credete, non si va mai via

io vivrò con voi,  in voi

sempre e per sempre

 

Claudia Petracca è volata via leggera come ha vissuto. Era una presenza discreta nella vita dei suoi amici, costante ma defilata, stava sempre un passo indietro. Però se la cercavi, se chiedevi un consiglio, lei c’era. Era tenace, caparbia, determinata, nonostante la dolcezza dei modi che al primo approccio poteva esser scambiata per timidezza. Aveva fatto studi classici e questo emergeva dalla puntigliosità e dai tempi lunghi con cui licenziava ogni suo scritto. Emergeva inoltre dalla maniacale attenzione alla forma.  Poetessa, scrittrice, operatrice culturale. Amava la letteratura italiana del Novecento ma aveva una predilezione per Wislawa Szymborska sulla quale progettava di scrivere un saggio. Amava la musica d’autore, la gente semplice, la spontaneità degli affetti, amava la sua terra e più di tutto la sua città.

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Le parole giuste per l’immigrazione PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Antonio Errico   
Martedì 24 Maggio 2016 19:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 23 maggio 2016]

 

Se avessimo la parola, se possedessimo il linguaggio, non avremmo bisogno di armi, disse una volta Ingeborg Bachmann.

Probabilmente potremmo aggiungere che non dovremmo pensare a frontiere chiuse, a sbarramenti, a preclusioni, impedimenti, blocchi; non dovremmo pensare ad una Europa che certe volte ha paura, dell’altro, degli altri: dei molti altri che l’attraversano. Le migrazioni di popoli dureranno anni, decenni, e i muri nel mare non si possono alzare, e i valichi si chiamano così perché consentono di passare da un luogo ad un altro.

Probabilmente all’incontro di popoli e di culture non c’è alternativa. Ma l’incontro tra persone e tra culture ha bisogno di pensieri e di lingue che si protendono e si aprono verso l’altro, gli altri. E’ questo il nucleo semantico che ho rintracciato nel poderoso volume intitolato Mediazione linguistica interculturale in materia d’immigrazione e asilo, a cura di Maria Grazia Guido,  edito da ESE Salento University Publishing come numero speciale della rivista “Lingue e Linguaggi”. 655 pagine. Il volume, oltre che in versione cartacea,  è disponibile online in modalità open access al sito http://siba-ese.unisalento.it/index.php/linguelinguaggi/issue/view/1342.

Trenta interventi, di cui non è possibile tradurne in sintesi lo spessore concettuale, scientifico. Per cui il riferimento sostanziale è costituito dall’analitica introduzione  della curatrice che individua le quattro macro-aree interdisciplinari nelle quali convergono le tematiche e le problematiche affrontate nel volume.

La prima area è quella relativa alle dinamiche di mediazione linguistica interculturale in ambiti specialistici quali possono essere i contesti giuridico-legali, assistenziali, socio-economici nei quali le negoziazioni di significati sono mirate a rendere accessibili ai migranti e ai richiedenti asilo concetti specialistici codificati secondo schemi cognitivi e testuali tipicamente occidentali, non presenti nelle diverse culture di provenienza.

L’altra area si riferisce alle dinamiche di mediazione linguistica in casi di asimmetria di potere nelle interazioni istituzionali con migranti e richiedenti asilo. Si tratta di asimmetrie determinate o accentuate da incomprensioni provocate dalla divergenza di strutture cognitive o linguistiche.

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L'osceno del villaggio 53. Stromata II PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Paolo Vincenti   
Domenica 22 Maggio 2016 07:42

[in "S/pagine", 21 maggio 2016]

 

“Orfano di partecipazione e di una legge che assomiglia all'uguaglianza

Di una democrazia che non sia un paravento 
Di onore e dignità, misura e sobrietà 
E di una terra che è soltanto calpestata 
Comprata, sfruttata, usata e poi svilita 
Orfano di una casa, di un'Italia che è sparita 
Mi basterebbe essere padre di una buona idea

(Un buona idea – Niccolò Fabi)

 

Pensiero unico. Il dibattito in corso in questi ultimi anni nel Paese rischia di diventare un monologo. Unidirezionale, infatti, appare, nelle trasmissioni televisive, sui giornali e in genere nell’informazione, il pensiero modernista riformista di centro-sinistra. All’insegna della tolleranza religiosa, dell’apertura verso l’altro, della massima estensione dei diritti, dell’accoglienza dei migranti, dell’irenismo spinto, il pensiero democratico ha pervaso le piazze, fisiche e virtuali, e poco spazio è restato per un contro pensiero, per una posizione meno avanzata e liberale, che nel Paese comunque esiste. Infatti, se a dominare è sempre e comunque il punto di vista comune e riconosciuto dai media, benedetto dagli intellettuali, suffragato dagli opinion leaders, legittimato dagli assertori del nuovo, allora ci si avvia verso un pensiero unico che diluisce, in una melassa buonista, ogni posizione in campo, che tritura, compatta, appallottola e poi liquefa  tutte le divergenze, in una medesima e nauseante brodaglia.  Ed è quello che succede nel nostro Paese, dove le posizioni sostenute dal centro sinistra invadono il campo e dominano nell’opinione pubblica, producendo una sorta di effetto serra mediatico, un addormentamento generale delle coscienze, soprattutto nel ceto medio, che consegna il proprio pensiero critico agli esilaranti  maitre à penser della sinistra 2.0. Sugli schermi delle televisioni pubbliche e private passa il pensiero conforme della nuova Italia. E i telemestieranti, gli imbonitori dei talk show, i Roberto Casalino del pensiero unico, si fanno mediatori di una vendita, come fossero banditori, piazzisti, e le loro provvigioni sono i punti di share guadagnati sugli spettatori consumatori. Con una strategia subliminale di captatio benevolentiae, indirizzano il favore verso il pensiero democratico e osteggiano quello conservatore, che pure sono costretti ad ospitare. Come scrive Ernesto Galli della Loggia su “Il Corriere della sera” del 29 febbraio 2016, “ciò che è peculiare dell’Italia è la spessa uniformità, l’unanime consenso in ogni sede che da noi il pensiero dominante, una volta conquistato tale posizione, raggiunge sempre.” E il pensiero dominante è sempre quello più liberal, più di tendenza. Vi è una smaccata propensione, da parte dell’opinione pubblica, a buttar via il vecchio, a prescindere da quanto di buono potesse esserci, e uniformarsi al nuovo che avanza.  Ciò accade soprattutto oggi, la spinta verso il modernismo ha subito una decisa accelerazione. Nella nostra società, passa per buona la posizione più avanzata, razionale; sembra proprio che quanto hanno sempre sostenuto alcuni storici, ossia che in Italia non abbiamo avuto un vero Illuminismo, come accaduto in Francia, che cioè siamo passati dal Rinascimento direttamente al Romanticismo, oggi venga bilanciato dal processo di laicizzazione in corso, da questo  progressismo esasperato.

 

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Quel che posso dire… 17. Passeggiata a Rudiae PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Scritto da Gianluca Virgilio   
Sabato 21 Maggio 2016 06:01

["Il Galatino" anno XLIX n. 9 del 13 maggio 2016, p. 4]

 

<< “Curst be he…”. Mi sembrò di udire l’invocazione  di Shakespeare, e per la prima volta mi venne il dubbio che l’archeologia fosse di per sé una scienza maledetta.>>

Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti.

 

A furia di sentire parlare dell’antica città messapica rinvenuta alle porte di Lecce, a me e a Ornella è nata la curiosità di recarci sul posto, approfittando di un bel pomeriggio di aprile, qualche giorno fa. Le giornate si sono allungate e dopo il riposo pomeridiano, obbligatorio per chi ha avuto davanti a sé, a scuola, per cinque ore, molti giovani desiderosi di imparare, l’idea di andare alla scoperta di qualcosa che non avevamo mai visto prima ci ha riempito di entusiasmo.

Ma dove si trova esattamente Rudiae? Abbiamo chiesto il responso ad internet, che è sempre prodigo di notizie, e, se ben richiesto, sa essere laconico come l’antica Pizia, ma anche di lei più chiaro e preciso: coordinate 40° 20’ 1.65” N, 18° 8’ 25”E, subito registrate nel TOM TOM.  Giacché eravamo connessi, abbiamo ascoltato in You Tube le parole di un professore responsabile degli scavi avviati e non terminati per mancanza di soldi. Il sogno dell’archeologo: che un giorno non molto lontano una navetta possa trasportare leccesi e turisti dall’anfiteatro romano di Lecce a quello di Rudiae una volta che quest’ultimo sia stato interamente portato alla luce. Da Lupiae a Rudiae: archeologia, turismo, e nuovi posti di lavoro, economia che gira…

Eccoci in auto, alla volta di Rudiae. Seguendo la voce persuasiva del TOM TOM, in venti minuti siamo arrivati davanti ad una lunga recinzione, sotto un paio di cartelloni pubblicitari: in uno c’è scritto RUDIAE PARCO ARCHEOLOGICO, nell’altro QUI  FU RUDIAE  - FU QUESTA LA PATRIA DI ENNIO. Mi ritorna il mente il verso degli Annales di Quinto Ennio: nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini, (siamo romani noi che un tempo fummo di Rudiae) e i suoi tria corda (osco, greco e latino), cose che si insegnano ai giovani liceali – almeno a quei pochi che studiano ancora il latino - per dire tutto l’orgoglio della grande e della piccola patria e la mescolanza linguistica e culturale (il melting pot) che caratterizzavano uno dei padri della letteratura latina.

Scendiamo dalla macchina parcheggiata sotto una ficaia profumatissima al bordo della strada che porta a San Pietro in Lama e interroghiamo una donna sui quaranta che avanza verso di noi in tenuta da jogging. La donna ci dice che conosce bene il luogo perché abita lì vicino e vede che da un po’ di tempo non scava più nessuno. Solo la domenica c’è qualche gruppo organizzato con guida che si aggira tra le tombe e le fondamenta delle case del Parco. La donna continua a fare dei saltelli vicino a noi e sembra scusarsi d’essere un po’ sudata: ha finito la sua corsa pomeridiana, dice che correndo si scarica dello stress accumulato sul posto di lavoro, perché il suo lavoro è sedentario e molto pervasivo. A sentire questo aggettivo io e Ornella intuiamo di avere a che fare con una collega di scuola, ed è proprio così, la donna ce lo conferma: insegna in una scuola di Lecce; e allora ci sembra di aver già familiarizzato con lei essendo uniti dalla stessa sorte lavorativa. Le diciamo che ci piacerebbe entrare all’interno della recinzione, vedere lo stato dei lavori, il cuore di Rudiae: l’anfiteatro.

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Lezione di Giuseppe Greco, Musiche a colori. Sessant'anni di canzone in TV PDF Stampa E-mail
Lezioni dell'a. a. 2015-2016
Sabato 21 Maggio 2016 05:51

Università Popolare Aldo Vallone Galatina, lunedì 16 maggio 2016

 

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