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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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LE TRADUZIONI ‘METRICHE’ DI G. PASCOLI PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Giovedì 21 Ottobre 2010 08:03

Sulle traduzioni di Giovanni Pascoli da poeti classici grava da tempo il peso di alcune condanne. La prima in ordine di tempo è la sentenza di Benedetto Croce che nel 1907, vivo ancora il poeta, definiva le sue versioni epiche "un Omero alquanto rimbambinito". Segue la stroncatura di Salvatore Quasimodo...

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Stare tra le lingue PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Lunedì 18 Ottobre 2010 07:12

[Il giorno 22 maggio 2009, presso l’Auditorium del Ghoete-Institut a Roma, si è svolta una tavola rotonda sul tema “Pluralismo: una fantastica opportunità! – Le prospettive in un’Europa che cresce”. Alla tavola rotonda hanno partecipato Tullio De Mauro, Antonio Prete, Daniele Archibugi, Giuseppe Zucconi, Carlo Rubinacci, con la moderazione di Luigi Illiano, direttore del “Sole24 Ore Scuola”. Riportiamo l’intervento di Antonio Prete.]

 

 

1. Pluralità delle lingue e prima lingua.  Proprio a partire dalla pluralità delle lingue - dalla festa delle lingue, dalla diversità linguistica -  si è  generato il mito della prima unica lingua, di volta in volta  lingua edenica, o prebabelica,  lingua pura o lingua che è principio, culla, fondamento di tutte le possibili lingue. Un mito che Leopardi, in polemica con le ricerche dei romantici sull’indoeuropeo, definiva “un frivolo sogno”. Ma d’altra parte straordinarie interrogazioni sulla lingua sono venute proprio da questa ricerca di un’anteriorità pura, magica, nella quale il nome doveva corrispondere all’essenza della cosa:  pensiamo a come in Benjamin questa ricerca è produttiva di singolari e profonde osservazioni sul tradurre, sul compito del traduttore.

 

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Inferno XIII: un orizzonte di negazione PDF Stampa E-mail
Critica dantesca
Domenica 17 Ottobre 2010 13:39

[in "Deutsches Dante Jahrbuch, 73, 1998, pp. 99-118 (poi in Il Dante fascista / Saggi, letture, note dantesche, Longo Editore, Ravenna, 2001, pp. 9-28)].

 

L’apertura del canto XIII dell’Inferno colpisce per l’orizzonte di negazione che profila con forza inusitata. Un orizzonte di negazione è comune nella realtà dell’inferno, ma qui trova la sua espressione più intensa, perché nell’anima dei peccatori qui presenti la negazione si esercitò sia sulla vita sia sulla libertà, entrambe doni inestimabili di Dio. La vita la si nega recidendola, rifiutando il dono divino. La libertà del volere la si offende irreparabilmente decidendo di cancellarla con la vita stessa, e anche qui negando e respingendo il fondamento del rapporto tra l’uomo e Dio.

A tempo Dante chiarirà:

Lo maggior don che Dio per sua larghezza

fesse creando ed alla sua bontate

più conformato e quel ch’e’ più apprezza,

fu de la volontà la libertate…    (Par. V 19-22).

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Ti sono stato accanto PDF Stampa E-mail
Poesia
Sabato 16 Ottobre 2010 20:28

 

al mio babbo, Mario

NOTA

 

Elaborazione del lutto: ho dovuto impratichirmi vivendo. La morte ha sempre avuto un ruolo di primo piano nello spettro delle mie personali paure. Ricordo, come momento dei più teneri tra me e mio padre, la sera in cui lo chiamai singhiozzante dal mio letto di bambino per essere rassicurato, o soltanto confortato, dall'angoscia che il pensiero della morte mi aveva acceso nel petto. Adesso che il pensiero è fatto dato e compiuto, lo spavento agitante e sconsolato non è che una eco di paradossale nostalgia. L'amarezza della fine da un certo punto in poi diviene compagna inseparabile, che sconfessa ogni ricerca di pura felicità.

 

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La sindrome di Medea tra innocenza e violenza PDF Stampa E-mail
Sociologia
Sabato 16 Ottobre 2010 11:44

[Sintesi dell'intervento presso l'Università Popolare "Aldo Vallone" dell'8 marzo 2010, in collaborazione con la Fondazione Popoli & Costituzioni Salento. Il seguente saggio è tratto da popoliecostituzioni.blogspot.com]

 

Scrive Galimberti:
"Vorrei rispetto, vorrei che i media, soprattutto le televisioni, la smettessero con la retorica sul gesto violento e assassino"da parte di chi meno ce lo aspetteremmo"ogni volta che una giovane madre uccide il figlio e prova a uccidere se stessa. Mi offende che questo gesto venga ancora considerato"inconcepibile"e uno "scandalo contro natura". Considerarlo così è un grave atto di ignoranza che non ci si aspetterebbe più da professionisti dell'informazione, ovvero da chi per lavoro dovrebbe descrivere le realtà in cui siamo immersi per farcela conoscere meglio.“
L'amore materno non è mai solo amore
Il conflitto è alla base dell'amore materno, ma anche dell'odio materno, il figlio vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti, dei suoi amori.
Il pensiero di uccidere il figlio attraversa la mente della madre, perché non diventi realtà è necessario accoglierlo e superarlo.
Tutte le madri che amano i propri figli conoscono quei momenti in cui incerto è il confine tra un abbraccio che accoglie e un abbraccio che avvinghia e strozza.

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La biodiversità marina e il funzionamento degli ecosistemi - 2010 PDF Stampa E-mail
Ecologia
Venerdì 15 Ottobre 2010 18:42

La conoscenza della storia naturale è essenziale per comprendere il ruolo della biodiversità nel funzionamento degli ecosistemi. Per storia naturale non si intende, qui, il vecchio approccio puramente descrittivo al mondo della natura. Il fondatore della moderna storia naturale è proprio Charles Darwin che, mirabilmente, coniugò la nascente biologia evoluzionistica con la non ancora nata ecologia. L’Origine delle Specie, il libro che più di ogni altro ha cambiato la nostra visione del mondo, non è solo un libro di ecologia ed evoluzione, è soprattutto un libro di filosofia. E ha indicato una linea di ricerca che sta ancora dando ottimi frutti. Ecologia ed evoluzione sono due facce della stessa medaglia e i loro approcci, assieme, sono essenziali per comprendere come è fatto e come funziona il mondo che ci sostiene. Pensare di modificare questo mondo, per farlo meglio rispondere alle nostre necessità, non può portare a buoni risultati se non si conosce la storia naturale. Modificare un sistema di cui non si conoscono né la struttura (ad esempio in termini di semplice numero di specie descritte) né la funzione (chiarendo i ruoli e i rapporti tra le specie) raramente porta a buoni risultati. È ovvio che non possiamo attendere di “sapere tutto” prima di fare qualcosa, ma i disastri causati dagli apprendisti stregoni del controllo della natura ci ammoniscono, ad esempio con il cambiamento climatico globale, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali, dal continuare sulla strada della tecnologia non basata su solida conoscenza scientifica.

Continua a leggere:

http://siba-ese.unisalento.it/index.php/biodiversitamarina/issue/view/995


«PERSONALIZZAZIONE» DEL POTERE E MUTAMENTO COSTITUZIONALE PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Venerdì 15 Ottobre 2010 07:23


[dal Forum del sito della Fondazione P&C http://www.popoliecostituzioni.it]

 


SOMMARIO: Premessa. 1. I CONCETTI: 1a. Doppia fumosità del problema. – 1b. Microfisica del pouvoir personnel. – 1c. «Personalizzazione» del  potere e «fiducia» del Parlamento. – 1d. Le linee attuali del dibattito europeo. – 2. LE FORME: 2a. Il «Pilsudskismo». – 2b. Il rischio della «sudamericanizzazione» parlamentare – 2c. La cooperazione  parlamentare. – 3. SGUARDO CRITICO SULL’UNIONE EUROPEA. – 4. CENNI  CONCLUSIVI.

Premessa

Alessandro Pace ha dedicato uno scritto al tema dei mutamenti della forma di governo, che, a rileggerlo oggi, appare, nella sua sintesi, una opportuna ricognizione critica sui modi di osservare le dinamiche del potere rispetto alle prescrizioni costituzionali, invitando a non appiattirsi sulla mera constatazione della contingenza, né a presupporre che il disegno normativo di una forma di governo risieda nei soli vincoli formali, e non sia invece frutto di una semantica storica, alimentata da fatti, che spetta proprio al costituzionalista ripercorrere tutte le volte che si impongano esigenze di aggiornamento degli schemi di comprensione di quei fatti. Il Suo insegnamento, pertanto, vale anche nei riguardi di una tendenza odierna, definita di “populismo selettivo”, che accomuna l’Italia, come altri Paesi nel mondo, intorno al fenomeno (fattuale) della “personalizzazione” del potere come fonte di mutamento costituzionale.

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Casella e il dramma della volontà imperfetta (Il canto II del Purgatorio) PDF Stampa E-mail
Critica dantesca
Giovedì 14 Ottobre 2010 08:38

 

[in Z. G. Baranski et alii, Versi controversi / Letture dantesche a c. di D. Cofano e S. Valerio, Edizioni del Rosone, Foggia 2008, pp.159-181].

 

A cominciare da quella parte del discorso di Virgilio in cui a Catone il poeta latino ricorda l’amore di Marzia e, si direbbe con ingenua astuzia, lo richiama per ottenere dal veglio onesto una possibile attenzione particolare, il racconto assume un motivo che passa dal primo al secondo canto e non si presenta in evidenza se non cercato tra le pieghe della narrazione. È un motivo sotterraneo, ma non troppo: quello dell’incertezza non tanto del cammino (e, anzi, verso questo si è già in moto col pensiero, «come gente che pensa a suo cammino, / che va col cuore e col corpo dimora») quanto di ciò che è necessario fare affinché il cammino possa essere intrapreso con sicurezza.

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L'Occhio infinito di Galileo PDF Stampa E-mail
Astrofisica
Mercoledì 13 Ottobre 2010 16:11

Presentazione del progetto

Questo è un lungo e articolato progetto a puntate che vuole proporre una sintesi (inevitabilmente limitata) delle conquiste astronomiche che dall’antica Grecia arrivano fino al sommo Newton. Particolare attenzione viene data a Galileo Galilei e al suo Sidereus Nuncius, un’opera meravigliosa che qualsiasi amante dell’astronomia deve conoscere.

Dettagli del progetto


Il 2009 è stato l’anno mondiale dell’Astronomia, ricorrendo i 400 anni dalla costruzione del primo telescopio dovuto a Galileo Galilei. L’opera del sommo studioso pisano rappresenta la nascita della ricerca sperimentale e l’inizio della Scienza moderna. Con lui si comincia a prendere coscienza della fisica dell’Universo, non più un sistema essenzialmente statico descritto in termini religiosi e matematici, ma un’entità complessa e variabile. Dopo Galileo non si potrà più tornare indietro come invece era successo dopo le geniali previsioni degli antichi greci.

Il mondo scientifico ha organizzato grandi celebrazioni. Noi volevamo fare qualcosa di diverso. Probabilmente pochi, al di fuori degli esperti, hanno mai letto il suo Sidereus Nuncius, l’opera con la quale annunziò e descrisse le prime osservazioni al telescopio. E’ invece una lettura esaltante e coinvolgente. Un testo ancora oggi modernissimo e rivoluzionario che dovrebbe essere conosciuto da tutti in un momento in cui il mondo ha grande carenza di fantasia, di valori e di stimoli conoscitivi. Crediamo fortemente che una sua lettura attenta e critica, una sua giusta collocazione temporale e un’estrapolazione ai tempi odierni rappresenti un doveroso omaggio al grande astronomo italiano e nel frattempo sarebbe ampiamente apprezzata da tutti coloro che hanno ancora voglia di sapere e di imparare.

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Aldo Vallone giovane PDF Stampa E-mail
Aldo Vallone
Martedì 12 Ottobre 2010 13:30

[in La "bella scola" federiciana di Aldo Vallone, a cura di Pasquale Sabbatino, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2007, pp. 13-56].

 

1) Galatina. 2) A Firenze. 3) Tra d’Ambra e Da Verona. 4) Macrí e Vallone. 5) A Torino: Farinelli. 6) La guerra e Montiglio. 7) A Galatina: gli ‘Amici del libro’. 8) A Roma: Pietrobono. 9) Padre.

 

 

1) Due son le fonti spirituali cui si affida l’animo in formazione di Aldo Vallone: la presenza costante e vigile della madre, amatissima, Giuseppina Caputo Vallone, vedova a ventinove anni, cattolica severa e giusta che gl’ispira il vero rapporto dell’anima con Dio; e la mancanza del padre, Nicola, chimico ed ufficiale, morto nel ’18. È lacuna, questa, che eleva, nello spirito sensibile, la ricerca di sé a sacrificio privo di guida e di virile conforto, ed erige il fatto dell’orfanezza a stato psicologico. Cesare Giulio Viola coglierà “un paio di versi” singolari: “la neve non rispetta il mio lutto/ essa copre di bianco i miei vestiti neri”[1]. È un dolore dell’anima, avvolto nel bene che sa offrirgli più in largo la famiglia: la nonna paterna, Checchina sorella del celebre medico e radicale Vito Fazzi, e i due fratelli del nonno, indiscussi patriarchi, Antonio Vallone, ingegnere laico e deputato repubblicano, e il medico Vito, sindaco di Galatina, nipoti entrambi del filosofo positivo Pietro Siciliani educatore, a Bologna, della prima generazione del socialismo riformista.

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