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Ecologia o economia? La grande truffa PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 11 Ottobre 2010 15:58

[Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo la Premessa del nuovo libro ancora inedito di F. Boero].

 

Nel 1859 è stata pubblicata l’Origine delle Specie, il libro più importante che sia mai stato scritto. Quello che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vedere il mondo.

La parola ecologia, in quell’epoca, non esisteva ancora. Poco dopo l’avrebbe coniata Ernst Haeckel. Non esisteva la parola, ma esisteva il concetto. E Darwin, quando parlava della disciplina che oggi chiamiamo ecologia, la chiamava economia della natura.

L’economia si riferisce alle nostre attività, a come produciamo e consumiamo, acquisendo crediti e facendo debiti. L’economia della natura si riferisce ad attività simili, perché anche in natura ci sono i produttori e i consumatori, e i sistemi naturali funzionano in maniera simile ai sistemi economici. O sarà il contrario? Chi c’era prima? Noi o il resto della natura? Ma è ovvio: il resto della natura. E quindi queste regole, quelle che regolano produzione e consumo, sono regole naturali, che poi abbiamo adattato al nostro vivere da uomini.

 

Prima abbiamo guardato dentro di noi (e abbiamo concepito l’economia) poi abbiamo guardato fuori (sviluppando l’economia della natura). Poi abbiamo cambiato parola, e l’economia della natura l’abbiamo chiamata ecologia. Forse è stato un male. Se la parola fosse rimasta la stessa (economia) forse sarebbe stato chiaro fin da subito che la nostra economia dipende dall’economia della natura. Ma non si può tornare indietro.

 

Le cose cambiano continuamente, evolvono. Nulla rimane sempre uguale, per sempre. La natura cambia sempre, e così anche l’economia.

Ora dovrebbe essere chiaro perché questo libro di chiama così. L’ecologia studia fenomeni naturali, l’economia studia fenomeni artificiali. Ma l’artificiale può permettersi di coniare leggi e regole differenti da quelle naturali?

Conoscere l’economia della natura (e quindi l’ecologia) potrebbe essere utile per capire l’economia? Fate un po’ voi... io penso di sì. Però non ci sono corsi di ecologia nei corsi di laurea in economia, e quindi gli economisti pensano che l’ecologia sia qualcosa di alieno alle loro necessità formative.

Questo libro argomenta un’unica tesi: l’uomo fa parte della natura e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura.

Tutto qui. Sembra persino ovvio, no? Eppure tutti i guai in cui ci siamo cacciati, e quelli in cui ci stiamo ancora cacciando, derivano dal non aver capito questo semplicissimo concetto.

Non sono uno storico dell’economia, e non sono neppure un economista. Sono uno zoologo e un ecologo, un naturalista. E forse è un vantaggio. Cerco di capire regole naturali, alle quali, volenti o nolenti, dobbiamo sottostare. Se qualche economista leggerà questo libro, sono convinto che lo troverà ingenuo nelle parti di sua competenza (dell’economista, non del libro), e troverà di sicuro degli errori, almeno rispetto a quel che ha imparato. Però, vista la serie infinita di problemi che la categoria ci sta facendo patire, visto che abbiamo seguito alla lettera i consigli degli economisti, forse gli potrebbe far venire qualche dubbio. Perdoni i miei errori, e cerchi di comprendere la parti che non sono di sua competenza (e sulle quali un pochino so), e forse, partendo da nuovi dubbi, potrà trovare nuove strade. In modo da far sì che la nostra economia sia comunque un corollario dell’economia della natura, in modo che l’economia comprenda l’ecologia (nel senso che la capisca) e vi si faccia comprendere: nel senso che l’economia è tale solo se diventa “della natura”.

Se vi ho già convinto, potete anche fare a meno di leggere il resto. Temo che il libro sarà letto da persone già convinte, e quindi ho cercato di scriverlo in modo da non annoiarle troppo. Però l’ho scritto in modo che persino chi ha una cultura simile a quella di un economista possa comprenderlo. Con questo non voglio offendere gli economisti, intendo solo dire che nella loro cultura l’ecologia non c’è. E non c’è non perché, poverini, sono ignoranti. Non c’è perché l’hanno tolta scientemente.

Questo libro è stato scritto per loro. E per quelli che si fidano di loro.

Sui giornali di tutto il mondo gli articoli di fondo sono spesso scritti da economisti. Quante volte ne avete letto uno scritto da un ecologo? Non sforzatevi: mai.

Questo libro, con molta presunzione (perché nessuno mi ha mai invitato a scrivere un articolo di fondo), è stato scritto come un lunghissimo articolo di fondo.

Ovviamente l’ho scritto per cambiare il mondo. Ovviamente sono cosciente che non lo cambierà. Però potrebbe far venire qualche dubbio (l’ho già detto, ma lo voglio ripetere). Qualche dubbio che, magari, potrebbe persino far cambiare qualche idea.

Tutto quello che leggerete, a parte le cose che mi sono inventato, per scopi retorici, è risaputo da lungo tempo, almeno da alcuni. Ho solo cercato di mettere assieme cose risapute in modo che, dall’assemblaggio, venisse fuori qualcosa di leggermente differente dal risaputo. E’ tutto molto semplice, almeno così mi pare. Ho cercato di usare parole semplici e un linguaggio diretto. Avrei potuto scrivere questo libro in modo tecnico e forbito, in modo da impressionare i miei colleghi con la mia padronanza della materia. Avrei potuto riempirlo di piccole note in calce, magari riportate tutte assieme alla fine del libro, scritte piccolissime, come le clausole dei contratti. Avrei potuto rimpinguarlo di riferimenti bibliografici dottissimi. In modo da farlo diventare un ponderoso e serissimo trattato, in modo da suscitare ammirazione mista a invidia nei colleghi. Ne scrivo anche io di queste cose, lo so fare. Ma non è questo l’intento. Chiedo scusa a chi si aspetta una supercazzola come se fosse antani.

Ma qualcuno, tra i normali, avrà mai letto quelle noticine? Io ho provato, ma il più delle volte sono più criptiche del libro stesso, e non mi hanno aiutato. Anzi, mi hanno ulteriormente confuso le idee. Così, le ho eliminate. Ho eliminato la bibliografia e tutti i supporti con cui, di solito, noi “studiosi” puntelliamo il nostro scrivere.

Ho corso molti rischi nel far questo, ma non mi importa. Se ci sono cose che non si capiscono, vi prego, scrivetemi e comunicatemele. Se ci sono passi che non riuscite a capire, non sentitevi ignoranti, l’ignorante sono io che non son riuscito a spiegare in modo efficace il mio pensiero, ignorando l’arte del farsi capire. Se troverete ripetizioni, non irritatevi troppo. Preferisco non dare per scontato un concetto solo perché l’ho scritto cinquanta pagine prima. Non pretendo che un eventuale lettore ricordi con precisione tutto quel che ho scritto.

Di mestiere studio le meduse, e non sarò certo giudicato dai miei colleghi medusologi per questo scritto. So già a cosa penseranno alcuni: avresti potuto continuare con le tue meduse... che di economia non ne sai nulla. Ma ogni giorno gente che non sa nulla di ambiente prende decisioni importanti su questioni che riguardano l’ambiente, direttamente o indirettamente. Gli economisti, senza saper alcunché di ecologia, influenzano drasticamente l’ambiente, che altro non è che l’oggetto di studio degli ecologi. E allora lasciate che, almeno una volta, un ecologo faccia altrettanto, in senso inverso. Dopotutto le mie sono solo parole, la forza di fare fatti non l’abbiamo. Ce l’hanno gli economisti e la responsabilità di quel che avviene è la loro. Noi non facciamo che lanciare allarmi e siamo accusati di essere ostili al progresso. Cosa deve succedere ancora per far capire alla maggioranza di noi che il progresso fuori dall’ambiente non è progresso?


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