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Il pane, a Matera, lo fanno tutti i giorni – (21 ottobre 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 21 Ottobre 2014 18:50

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 21 ottobre 2014]

 

E così Lecce non ce l’ha fatta. Prima di ogni altra cosa voglio esprimere riconoscenza all’Amministrazione e a Berg per aver avuto l’idea e per averla perseguita. E’ un grande risultato riconoscere in modo così univoco l’importanza della cultura. Però non basta. Non è bastato. Allora ci dobbiamo chiedere il perché del non essere riusciti a vincere, pur avendo così tante frecce al nostro arco. Qualcuno che ha guardato le fasi della competizione mi ha detto che quando ha visto i giurati affondare le mani nell’impasto del pane di Matera ha capito che avrebbe vinto il capoluogo Lucano. 
Lo so, si fa sempre presto a criticare chi non ha vinto. E voglio ancora dire grazie a Paolo Perrone. Ma ora dobbiamo analizzare e capire. Quale cultura abbiamo proposto? C’erano i presupposti per dare un messaggio forte? Per affermare un’identità radicata nella storia della città? In tempi non sospetti ho proposto di costruire un percorso, nel MUST, che facesse vedere che Lecce è una città fatta di scheletri di protozoi, che le forme di corrosione sono causate dalle impronte fossili delle tane di antichi crostacei, che nelle rocce ci sono animali oramai estinti, e che con le rocce comunicano i menhir e i dolmen dei megaliti, e poi con le rocce abbiamo costruito i giardini di pietra che si possono trovare al Capo di Leuca, e le nostre città, compresa Lecce, con la sua pietra. E ci avrei messo la Grotta dei Cervi, ricostruita in tre dimensioni. E poi la natura del Salento e il vino e l’olio e i prodotti della terra e del mare. E la musica, ovviamente. Essendo uno che lavora all’Università, per me l’Università è il centro di gravità della città. Ma mi hanno raccontato che, subito dopo la guerra, Lecce chiese proprio l’Università per risollevarsi. Mentre Brindisi e Taranto chiesero l’industria. L’Università è una fabbrica di Cultura.

Non sono stato alle Officine Knos, mi hanno detto che l’atmosfera era festosa, allegra. Feste, e canti. Forse la cultura che si aspettavano i giurati non era questo. Era mettere le mani nella pasta del pane. Ho lamentato troppe volte del guado in cui si trova la città, tra Piazza Sant’Oronzo occupata da squallide pagodine di plastica (che ancora occupano il piazzale attorno al Castello Carlo V) e i cortili aperti; tra la sagra paesana, che però non vende più i prodotti tradizionali ma imitazioni di grandi firme e cineserie, e solido evento culturale, che valorizza in pieno le potenzialità di una città magnifica. Ma per fare questa scelta ci vuole una cultura che forse ancora non è molto diffusa. Forse, ancora, le scelte su come sviluppare la cultura si fanno in base alle amicizie e alle convenienze. Dopotutto, vincere il titolo di Capitale Europea della Cultura significa gestire centinaia di milioni di euro, e forse questo obiettivo, più che la Cultura, è stato ritenuto di capitale importanza. Qualunque siano state le motivazioni, è ovvio che la strategia perseguita non si è rivelata vincente. Forse il motivo è anche quello che ho cercato di leggere qui, forse no. Forse ci sono queste motivazioni e ce ne sono altre ancora. Una cosa è certa: la strada da imboccare è quella giusta, e l’Amministrazione Perrone ha il merito di averla imboccata. Ora siamo di fronte a un bivio e dobbiamo capire da che parte vogliamo andare. Mi piacerebbe un dibattito pubblico, con idee progettuali volte a valorizzare la cultura a Lecce, per confrontare le proposte e capire cosa “sente” la città e che percorso deve intraprendere. Per me, è incredibile che i leccesi non sappiano che la loro città è fatta di protozoi, che la corrosione delle loro chiese e case sia dovuta alla presenza di calchi di antiche tane di crostacei, che S. Trinchese era uno zoologo e non un santo, che lu rizzu e la rizzara non sono uno il maschio (di cui si mangiano le uova) e l’altra la femmina. Per me, se non si sanno queste cose, del posto dove si vive, e di quello che si mangia, ci sono carenze culturali. Non basta essere allegri e ballare la pizzica. Forse l’Università avrebbe potuto avere più spazio, se non altro come fabbrica di cultura. Sono stato chiamato da Berg, e mi ha ascoltato per una mattina intera. Ho persino registrato una clip per il progetto. Non posso dire che l’occasione si sia perduta perché le mie proposte non sono state prese in considerazione, ma mi pare di aver visto poco coinvolgimento della realtà universitaria, se non alla fine, nella serata alle Knos. Lecce ha chiuso il centro storico alle auto nel giorno di presenza della commissione, per poi subito riaprirlo. Il pane, a Matera, lo fanno tutti i giorni.

 


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