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Paesaggio non è natura, cultura non è coltura, ma tutto si unisce nell’olivo - (1° maggio 2015) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 02 Maggio 2015 07:32

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 1° maggio 2015]

 

C’è una bella differenza tra natura e paesaggio, ma in Italia non è percepita. Mi fa sorridere il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Un posto bellissimo, ma tutto coltivato. I terrazzamenti e le viti a strapiombo sul mare formano un paesaggio unico al mondo, ma non sono motivo sufficiente per istituire un parco naturale. Un parco naturale protegge la natura dalle contaminazioni prodotte dall’uomo, anche quelle a fin di bene. Il paesaggio è un bel giardino, la natura è una foresta vergine: c’è una bella differenza! L’articolo 9 della nostra Costituzione, che salvaguarda il paesaggio ma non la natura, è dimostrazione di carenza culturale. Ci vorrebbero i parchi paesaggistici e i parchi naturali. Gli olivi del Salento sono una delle componenti più nobili del paesaggio italiano, sono una forma di cultura, la cultura di chi li ha piantati secoli e secoli fa e che ancora ci parla attraverso i suoi alberi, i suoi muri a secco: tagliarli significa sradicare una cultura, qualcosa di molto diverso da una semplice coltura. Gli olivi coltivati vivono oltre duemila anni e, quando raggiungono le età e le dimensioni degli olivi del Salento, non sono più alberi, sono monumenti viventi. Al taglio di un albero di seicento anni non si rimedia piantandone un altro, come si potrebbe fare con altri alberi da frutto. Si distrugge la storia. Lo abbiamo già fatto, con le foreste di lecci, e quella era la storia naturale, ora passiamo a distruggere la nostra stessa storia, la nostra cultura.

Il Salento ha attirato molte attenzioni, in questi ultimi anni. E quando si è sotto i riflettori si esaltano le qualità (come il museo Faggiano, finito sulla prima pagina del New York Times) ma anche i problemi. E, oggi, il problema dei problemi si chiama Xylella, un batterio che ha attaccato gli olivi del Salento. Non ci sono molti specialisti di Xylella come patogeno dell’olivo: la sua presenza negli olivi è una novità. Le informazioni e le conoscenze sono poche, e discordanti. Nel dubbio, si fermano tutte le importazioni dal Salento e in Salento, per far vedere che si fa qualcosa, si inizia a sradicare un po’ di alberi.

Non abbiamo mai visto morire un olivo, ho sentito dire da un olivicoltore. E’ una frase che mi ha colpito molto. Gli olivi si possono uccidere, certo, basta sradicarli. Ma non muoiono. Hanno centinaia di anni, continuano a crescere, e non li uccide il fuoco, se si tagliano poi ricrescono. Un patogeno che li uccide è una novità assoluta… non abbiamo mai visto morire un olivo! Non so cosa consigliare, ovviamente. Ma mi impensierisco a vedere quante versioni differenti stiano scaturendo dalla fantasia di tutti quelli che si attribuiscono le competenze di prendersi cura di queste faccende. Posso dire che non mi fido? Ci sono già troppe esperienze pregresse di gente che “ha marciato” sulle emergenze. Ricordate l’influenza aviaria? Abbiamo preparato milioni di dosi di vaccino. Sembrava che dovessero morire decine di migliaia di persone se non si arginava la cosa. Il vaccino è stato prodotto (e pagato con fondi pubblici) ma mai distribuito: la bolla si è presto sgonfiata. Quest’anno l’influenza ha ucciso molte più persone di quante ne abbia ucciso l’aviaria (da noi). Se ne sono andati in molti, e nessuno ha detto niente. Forse non c’era una macchina simile a quella dell’aviaria, pronta per trar vantaggio dalla situazione.

Qualcuno dice che Xylella è stata portata in Salento durante un convegno e poi è fuggita… cose del genere si dicono anche dell’AIDS e di molte altre malattie. Gli untori manzoniani ovviamente spargevano la peste. Si vuol sempre dare la colpa a qualcuno, quando arriva qualche calamità. Ma se nessuno ha mai visto morire un olivo significa che i patogeni che li fanno morire non si erano mai visti.

Tendo a diffidare di chi ha bell’e pronta una soluzione miracolosa. Anche nel mondo scientifico, nelle aree di frontiera, quelle dove ancora la conoscenza non è ben stabilita, si possono fare gravi errori. E chi non ha dubbi e propone i miracoli, anche se è uno scienziato, forse non va preso troppo sul serio. Prima di sradicare migliaia di alberi secolari o addirittura millenari bisogna essere ben certi che sia questa la soluzione. Non credo che ci sia questa certezza. L’eutanasia degli olivi, soprattutto quelli pluricenteneari, è un male. E non siamo certi che sia necessario. Gli olivi del Salento, essendo parte del paesaggio italiano, sono difesi dall’Articolo 9 della Costituzione. Abbatterli è anticostituzionale.

 


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