Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Sulle vie del barocco leccese PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Augusto Benemeglio   
Domenica 05 Luglio 2015 08:52

Mimmo Anteri e la fisarmonica


Eccomi  ancora una volta a  Lecce,  con Mimmo Anteri,  sulle vie del barocco,  dove un tempo fiorivano i limoni e le cattedrali, “case del sole e di Dio”. Un  barocco arioso, elegante, vero godimento per gli occhi, - dice il maestro Anteri – una sorta di gigantesca fisarmonica di luce, che si apre al visitatore con meravigliosa spontaneità. Ma tutta la gente  salentina  è formidabile,  ti accoglie a braccia aperte,  è pronta a mostrarti tutto quello che ha. E’ partecipativa,  generosa. Se è vero che ciascuno di noi emana una propria musica, sulle facce della gente leccese tu puoi ascoltare la sinfonia del barocco, che si spande per tutta la città, da  porta Rudiae alla magnifica  Piazza Sant’Oronzo, dal  Palazzo dei Celestini, a Santa Croce,  con la facciata che è  una teoria di figure ricche di valori simbolici, un vero e proprio trattato applicato alla  pietra;  e qui le note si fanno corteo di decorazioni architettoniche che esplodono come dalle canne di un grande immenso organo di maggio dalle  chiese,  case e balconi , dagli stemmi e portali, un effluvio  di fiori,  frutta , nastri svolazzanti , colonne tortili, cornici fastose, balaustre a trafori, frontoni ricurvi , putti e mascheroni con la pietra leccese, calda e dorata.


Ercole Pignatelli e Boccherini


Lecce è tutta una sinfonia barocca, ma  il barocco leccese è  molto diverso  da quello francese,  o  da quello spagnolo arabizzante. E’ il prodotto di artigiani e artisti pieni di fantasia ,  architetti esuberanti,come lo Zimbalo, che avevano però  il senso vivo della geometria e il gusto classico rinascimentale, conoscevano Piero della Francesca e la Divina Proporzione. S’avverte una pulizia mentale che ingentilisce lo stile.  In queste opere  c’è una vera e propria raffinatezza spirituale che diventa anche finezza di comportamenti umani.

Io credo che Lecce sia unica  nel suo genere, certo è anche greca, bizantina, è  anche normanna, araba, moresca, spagnola, borbonica, ma è barocca la sua anima più autentica, che si riflette nei suoi palazzi e chiese , un’elegia d’angeli, santi e frutti di pietra,  una sinfonia di  fregi , pinnacoli, cariatidi  che fanno coro su un portale o  un balcone , e ti lasciano costantemente meravigliato. E senti, dentro di te, l’odore del miele,  squarci d’infanzia lontana che ti richiamano le splendide rosacee melegrane di Ercole Pignatelli, (ho un suo piatto in ceramica, che si fa memoria viva del mio incontro con il maestro),  o la musica di Boccherini, Tartini,  Corelli, Scarlatti, che scandisce il suo ritmo arioso, largo per le vie di Lecce.

 

Cotroneo e Bodini


Ma tra i tanti illustri visitatori entusiasti della capitale del Salento, - da Federico II a Goethe , da Valery  a Papa Giovanni Paolo II - c’è stato anche qualcuno che ha detto a chiare note che il barocco leccese è  il parto di un’anima morbosa e cervellotica , e che la regione salentina è attraversata da linee di follia, - cose che ben esprimono certi suoi geniacci come Vanini, Comi, Ciardo, Bodini, Pagano, Barbieri, Toma, Verri, Eugenio Barba e, da ultimo, il grande Carmelo Bene. “In fondo il barocco-  ha detto Cotroneo, che ha messo radici a Otranto-   “non è che la continuazione di ciò che hanno lasciato gli arabi, il contrasto fra la sensazione profonda di pace e il posto dove aleggiano le passioni”. Del resto i primi a parlarne in negativo erano stati  artisti salentini come Suppressa e Bodini che scrive: “Lecce è una città falsa,  immota,  ferma al seicento eterno, categoria del barocco,   dove l’ozio e il capriccio ricamarono la sua tenera pietra e dal puro invisibile nacquero i colori e cose avvertite ed espresse solo per un allarme preistorico: la lucertola in fuga contro l’enorme cosa immobile del cielo pitagorico, nervature di dinosauri affioranti  dal velo di terra, terra del nulla , della nudità,  delle nuvole, dove  i tarantolati passeggiano sulle volte delle assurde chiese insieme agli angeli”, - e  come Ugo Ercole d’Andrea , che rafforza quel concetto, chiamando la sua città  “Lecce la morta, che ama solo lo sfavillìo degli ori barocchi e inganna perfino la morte”, o lo stesso Carmelo Bene che dichiara essere il Salento  una specie di “bordello di culture. Qui son passati tutti, per secoli e secoli, ciascuno lasciando il proprio retaggio, greci, romani, bizantini ,normanni, arabi, spagnoli , ecc. mai curandosi di chi c’era.  “Questa è una terra votata alla morte. E’ nel suo destino tragico, anzi grottesco, perché è una morte arcadica, barocca”.


L’ammiraglio Fadda e Marino Moretti


E anche l’ammiraglio Renato  Fadda, un sardo qui trapiantato che ammira molto l’intelligenza dei salentini, dice chiaramente: non ci fossilizziamo con il  barocco. Qui tutto è barocco, c’è il premio, la regione, la geografia, la via , anzi le vie: ragazzi, guardiamo oltre . Noi  veniamo dal mondo greco , nel nostro Dna c’è (ci dovrebbe essere) l’amore per  la cultura, il teatro, la filosofia, l’arte, la bellezza, invece poniamo tutto al secondo posto rispetto al benessere economico, questa è la verità. Detto questo, non posso fare a meno di confermare , come ha detto qualcuno, che Lecce è la più bella città del meridione. Ma forse per recuperare quella bellezza,  l’incanto e il senso del fascino e della magìa  che emana la città salentina , dobbiamo tornare ai poeti forestieri,  a Marino Moretti che venne a Lecce tanti anni per il Giro d’Italia , evento che si è ripetuto qualche anno  fa. A fine corsa , quando i corridori,  stanchi , si ritirarono nei loro alberghi e lui, come giornalista culturale, poté  finalmente visitare un po’ la città, scrisse.“Quando scende la notte Lecce riluce come una rosa d’argento .Noi credevamo di arrivare in una città e  siamo entrati in un fiore, per essere più precisi in una rosa. Così appare Lecce nel cerchio antico delle mura corrose e violente che chiudono morbidi intrighi di strade , tra case chiare disposti a larghi cerchi intorno al suo cuore di marmo. Bianca sotto la luce siderale, silenziosa e raccolta, Lecce è una rosa d’argento. A rivederci, città  bionda e gentile, porta d’Oriente, rosa d’Italia, città linda come un salotto, dai palazzi ricamati, le chiese come giardini e gli alberi come castelli”.

Roma, 15 maggio 2015


Torna su