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Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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La polizia borbonica sulle tracce di Raimondo Vinella dottore in fisica di Galatina PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Lucio Causo   
Domenica 17 Luglio 2016 11:06

Compito di ogni polizia, sotto qualsiasi sistema politico, è di tenere sotto controllo il territorio, verificare e relazionare sullo spirito pubblico, adoperarsi per la sicurezza interna dello Stato, prevenire e reprimere ogni manifestazione tesa a criticare, scalfire o sovvertire l’ordine costituito; tale legittima e ovvia attività si svolge in forme e pressioni diverse a seconda della forma di governo, autoritario o democratico.

Nel periodo pre-risorgimentale, il Regno di Napoli era tenuto sotto l’occhiuta vigilanza della polizia borbonica e nell’Archivio di Stato di Lecce si conserva una voluminosa documentazione relativa all’azione preventiva e repressiva posta in atto dagli organi locali. In altre sedi più autori si sono occupati di evidenziare in quale misura e con quale violenza la Terra d’Otranto sia stata oggetto della vigilanza poliziesca rivolta sia nei confronti dei cosiddetti attendibili, riscaldati, sia nei confronti della stampa e come essa si acuisse a ridosso di eventi particolari quali la concessione della Costituzione del 1820, il colpo di stato francese del 1830, gli eventi del 1848, l’impresa dei Mille. Questo nostro contributo intende invece soffermarsi su un particolare intervento nel quale furono coinvolti le autorità di polizia di Terra d’Otranto, relativi alla ricerca, al sequestro e alla distruzione di un’opera letteraria. Si tratta della pubblicazione del libro Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità, del dottor Raimondo Vinella da Galatina, stampato nel 1820. Già nel 1966 Nicola Vacca aveva dedicato un corposo saggio alla vicenda giudiziaria ma anche umana del dottor Vinella la cui lettura è oggi disponibile anche su internet.

Raimondo Vinella, nativo di Putignano (14 maggio 1779), aveva dapprima seguito studi religiosi che abbandonò sedotto dalle idee giacobine che trovarono terreno fecondo in un animo estremamente sensibile, quale si evince dalla lettura delle sue lettere alla moglie e agli amici e del suo Le amarezze e lagrime del prigioniero Raimondo Vinella, pubblicato a Napoli nel 1846 dalla Tipografia Filiatre-Sebezio, nel quale consegna le proprie vicende. Svolse la sua attività di medico con coscienza, prima nell’ospedale militare di San Giovanni a Carbonara, per poi trasferirsi a Taranto e successivamente a Galatina, non solo aggiornandosi ma partecipando attivamente al dibattito scientifico con pubblicazioni apparse sin dal 1807. Logorroico e grafomane, nella vertigine costituzionale del 1820-1821, ebbe l’infelice idea di dare alle stampe quel Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità che immediatamente attirò l’attenzione della gerarchia ecclesiastica e della polizia, che della prima era il braccio secolare nella reciproca difesa degli interessi del trono e dell’altare.

Dal 3° Ripartimento del Ministero degli Affari Interni, da Napoli, in data 31 luglio 1821, a firma del Direttore della Reale Segreteria di Stato degli Affari Interni, partiva l’ordine di sequestrare e bruciare tale opera, nonché di procedere all’arresto dell’autore. Il Re, era stato informato che nella Diocesi di Otranto circolava un’opera intitolata Quadro Politico in cui trattasi la causa dell’umanità, opera che altro non era che il compendio del materialismo. Pertanto, l’Intendente della Provincia di Terra d’Otranto, doveva sospendere tutte le copie di detta opera esistenti nella provincia, consegnandole alle fiamme. Inoltre, doveva far tradurre innanzi alle legittime autorità l’autore medesimo, non essendo giusto che un così grave delitto tendente alla dissoluzione del corpo sociale e della religione dovesse rimanere impunito.

Il giorno 8 agosto 1821 il Giudice Istruttore della Giustizia del Distretto di Lecce, ordina ai Capi Distretto di Polizia di eseguire immediatamente il disposto della Reale Segreteria e comunicare il risultato. Il successivo 12 agosto il Segretario Generale assicura il Ministero degli Interni di aver dato disposizioni per la raccolta dei libri dell’opera del Vinella e per la punizione dell’autore. Il 27 marzo 1822 la Polizia Borbonica comunica di aver perquisito tipografie, librerie, biblioteche della Circoscrizione senza alcun esito e di aver cercato il Vinella senza trovarlo. Poi il 29 marzo il Giudicato Distrettuale di Lecce comunica all’Intendente che dopo aver visitato la libreria di Pietro Paolo Manzi e la tipografia dei Fratelli Agianese non rinviene in detti luoghi l’opuscolo del Vinella. Andato per ben due volte alla casa del Vinella in Galatina, trova che lo stesso essendo oriundo della provincia di Bari si era assentato per raggiungere quelle località. Una copia in stampa dell’opuscolo è stato riconosciuto da Raffaele Bizzarro e Gennaro Maggi che lo hanno poiché lavorano nella tipografia Agianese. I medesimi dichiararono che il Vinella portò loro un manoscritto autografo contenente l’opera suddetta e che ne estrassero 500 copie consegnate al Vinella in stampa. Soggiunsero che la copia autografa la diedero alle fiamme dopo che seppero il ritorno di S.M. nel Regno, giacché l’opera era stata stampata all’epoca della Costituzione del 1820. Il relativo incartamento è stato già inviato al Procuratore Generale. Per far tornare il Vinella nella provincia di Lecce e cioè in Gallipoli, la notizia fu fatta passare a tutte le autorità.

Si evince da questa relazione che l’opuscolo fu stampato in 500 copie presso la tipografia Agianese e che il dottor Vinella, certamente preavvisato, si era reso irreperibile, forse pronto a salpare per Corfù. La latitanza fu di breve durata: non è accertata la data del suo arresto, ipotizzabile tra gli ultimi giorni di febbraio e i primi di aprile del 1822. La difficoltà di stabilirla è negli stessi documenti: infatti, la prima lettera che il dottor Vinella scrive alla moglie dal carcere reca la data del 1° marzo, mentre gli atti processuali indicano che fu arrestato il 1° di aprile. Sarà la Regia Procura Generale a confermare, in data 27 aprile, che Vinella era stato già assicurato alla giustizia. Furono quindi recuperate quattro copie delle cinquecento stampate, sulla base della relazione della Segreteria Giudiziaria di Lecce. La stessa Segreteria comunicò che il Giudice Istruttore, portatosi in Galatina, per ben due volte aveva trovato che il Vinella si era allontanato. Il Vinella aveva portato alla tipografia Agianese un manoscritto contenente l’opera di cui si dovevano stampare 500 copie; la minuta autografa fu data alle fiamme dopo la stampa. Furono spediti gli ordini al Giudice del Distretto di Lecce per far rientrare i libri già distribuiti dall’autore. Le carte furono passate al Regio Procuratore Generale presso la Gran Corte Criminale, poiché era pervenuta notizia che Vinella era ritornato in provincia di Lecce, nel comune di Gallipoli, il cui Distretto dal 30 marzo aveva istruito le pratiche per l’arresto. Il 27 aprile il Procuratore Generale di Giustizia fece sapere che aveva già eseguito l’arresto del Vinella e che sarebbe stato aperto il giudizio formale per l’istruzione del processo. Nel frattempo erano state ritirate quattro copie dell’opera, mentre i Giudici dei Circondari erano occupati per rintracciare le altre.

Il 16 agosto 1822, davanti al tribunale che lo processava, il dottor Vinella intervenne ovviamente in propria difesa dichiarando vanamente di non aver voluto minimamente offendere né l’umanità, né la religione cattolica; la condanna fu di un anno di reclusione, di cinquanta ducati di multa, oltre alle spese processuali, e alla distruzione delle copie che nel frattempo erano salite a tredici!

Il 28 agosto 1822 il Regio Procuratore di Lecce comunicò all’Intendente della Provincia che il 16 agosto 1822 era stata ammessa innanzi alla Corte la causa a carico di Raimondo Vinella da Galatina per le imputazioni relative alla stampa e divulgazione di un’opera criminosa da lui scritta intitolata Quadro Politico in cui trattasi la causa dell’umanità, e che il medesimo era stato condannato ad un anno di reclusione ed a ducati cinquanta di multa. Intanto rimetteva tredici esemplari stampati del libro per farne l’uso che riterrà opportuno. L’Intendente Guarini, ringraziò per le informazioni ricevute, ma nel frattempo si era già premurato di informare i ministri competenti. Il 5 settembre 1822 comunicò che la Gran Corte Criminale aveva condannato alla pena di un anno di reclusione e alla multa di ducati cinquanta il medico del Comune di Galatina Raimondo Vinella. Faceva presente che questi era l’autore di un perverso compendio di materialismo che era circolato nella provincia di Terra d’Otranto nei rivoltosi templi del novilunio. L’autore fu arrestato in seguito alla ministeriale del 31 luglio 1821 con la quale si sospese la diffusione dell’opuscolo incriminato consegnando alle fiamme tutti gli esemplari esistenti. Avendo la Gran Corte respinto tredici esemplari dell’opuscolo, fu disposto che i medesimi venissero pubblicamente distrutti dalle fiamme, redigendosi il corrispondente processo verbale. Segue la relazione inviata al Ministro Segretario di Stato della Polizia Giudiziale di Napoli:

 

A S.E. il Ministro Segretario di Stato della Polizia Giudiziale di Napoli

Eccellenza,

S.E. il Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni in data 31 luglio 1821 m’incaricò in Real Nome di far sospendere le copie che si potevano rinvenire di un opuscolo intitolato “Quadro Politico in cui trattasi della causa dell’umanità” che in tempi rivoltosi era circolato in questa Provincia e non era altro che un empio trattato di materialismo, che sull’Avviso della Giunta di Scrutinio della Pubblica Istruzione era stato da S.M. proscritto. Al tempo stesso fui premurato a procurare l’arresto dell’autore di questo libercolo pericoloso, il quale era il Medico D. Raimondo Vinella del Comune di Galatina.

Queste disposizioni vennero da me esattamente eseguite. Il Medico Vinella fu imprigionato e tosto rimesso alla Gran Corte Criminale cui furono anche inviate le copie che riuscì a sospendere dell’opera anzidetta. Questa Gran Corte Criminale con sentenza del 16 dello scorso mese ha ora condannato il Medico Vinella ad un anno di reclusione ed a ducati cinquanta di multa. Il Regio Procuratore Generale nel parteciparmi questa sentenza mi ha respinti tredici esemplari dell’opera in questione.

Ha quindi disposto di far consegnare pubblicamente alle fiamme gli esemplari predetti, a norma delle prescrizioni ricevute dal suddetto Ministro in data 31 luglio 1821, come da allegato processo verbale.

Lecce, 5 settembre 1822

L’Intendente della Provincia di Terra d’Otranto: Guarini

 

Processo Verbale

Noi Domenico De Vicerè, Commissario di Polizia, in virtù di ordini del Sig. Commendatore Guarini Intendente della Provincia di Terra d’Otranto, ed in coerenza delle disposizioni date da S.E. il Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni in data 31 Luglio 1821, abbiamo fatto trasportare questa mattina sulla strada innanzi al Palazzo di questa Intendenza tredici esemplari di un opuscolo pubblicato dal Medico D. Raimondo Vinella nei rivoltosi tempi del novilunio senza data, e col titolo “Quadro Politico in cui trattasi della causa dell’umanità”, il quale opuscolo essendo un trattato di materialismo fu da S.M. il Re nostro Sovrano proscritto il seguito al parere della Giunta di Scrutinio della Pubblica Istruzione. Trasportati dunque i detti tredici esemplari dell’opera anzidetta nell’indicato sito, sono stati pubblicamente distrutti dalle fiamme.

Del quale atto si è formato il corrispondente processo verbale da noi sottoscritto. Fatto nel giorno, mese ed anno come sopra indicato.

Il Commissario di Polizia Domenico De Vicerè

Assistito dal Capo di Ufficio D. Francesco Guarini e dall’Impiegato D. Gaetano Malinconico

 

L’Intendente Vincenzo Guarini, duca di Poggiardo, appuntava così sul suo petto un’ennesima medaglia avendo condotto a buon fine un’azione repressiva a favore della sicurezza dello Stato e del Sovrano. Nel caso si trovassero disperse altre copie dell’opuscolo criminoso del Fisico dottor Raimondo Vinella del Comune di Galatina, fu ordinato lo stesso trattamento che fu eseguito per le altre tredici copie, rimettendone una alla Reale Segreteria di Stato.

Raimondo Vinella scontò il resto della sua pena nel carcere leccese di San Francesco dove ebbe modo di incontrare altri detenuti per motivi politici, come l’arciprete di Surbo Pietro Valzani e il vicario coriglianese Gaspare Vergine, con i quali si intratteneva in conversazioni e sul quale ultimo  ha tracciato un breve ma interessante profilo, tornato utile a chi si è interessato a quella figura.

Per quali ragioni il Vinella fu condannato e il suo opuscolo dato alla fiamme?

Nicola Vacca, che aveva recuperato, e quindi letto, una copia del Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità, afferma che le pagine di cui è contesto non tengono fede né al titolo né alla magniloquente dedicatoria, né nell’Avvertimento, né alla Prefazione. Basta scorrere l’indice del libretto per accorgersi che il «quadro politico» promesso dall’autore non è punto accennato, così come la trattazione della «causa dell’umanità» è soltanto appena introdotta. Quanto annota via via l’autore è invero niente più che una successione di luoghi comuni diventati ormai logori non solo nella grande circolazione del pensiero europeo ma anche, si può dire, per il più attento pensiero napoletano maturato dalla fioritura del riformismo settecentesco. Alla fine egli sembra pago di aver malamente volgarizzato e appesantito di retorici orpelli quanto la cultura napoletana del suo tempo certo non ignorava.

Si trattò di un processo politico sostiene Nicola Vacca, «mascherato dal pretesto di voler punire un oltraggio alla religione, il cui reato era previsto chiaramente dal Codice in vigore», tant’è che il libello se fu dato al rogo dall’autorità civile per le idee materialistiche in esso contenute, non fu dall’Inquisizione neanche incluso nell’Indice.

Non avendo avuto l’opportunità di prendere diretta visione del testo, recepiamo il giudizio del sagace e documentato Nicola Vacca, peraltro confermante ancora una volta lo stretto legame tra trono e altare, rapporto che sarà anche alla base della persecuzione nei confronti di Lady Morgan.


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