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L'osceno del villaggio 66. Cose da italiani PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Paolo Vincenti   
Sabato 21 Gennaio 2017 11:54

[in "S/Pagine", 14 gennaio 2017]

 

“Mi era sembrato di notare un fatto poco chiaro 
come una specie di governo ma di terza mano
come un programma mai approvato che però seguiamo 
e neanche posso non votare perché non votiamo. “

(Daniele Silvestri  - “Quali alibi”)

 

Cose da italiani 1. Una classe politica porta il Paese al disastro ed è ancora lì a governare. Un governo che fa una politica di annunci e slides, sbandiera riforme a tutto spiano e poi di queste ne realizza soltanto alcune, monche, dovrebbe essere bocciato dagli elettori e mandato a casa. Sì, sempre che gli elettori abbiano la possibilità di esercitare il diritto-dovere del voto. Ma così non è, perché alla guida del Paese dalle elezioni politiche del 2013 si avvicendano vari governi nominati dal Presidente della Repubblica, prima Re Giorgio Napolitano ed ora Sergio low profile Mattarella; e prima ancora delle elezioni del 2013 ve ne era stato un altro, di governo non eletto, spacciato per governo tecnico, cioè quello Monti. Vero che la colpa delle sabbie mobili nelle quali ci troviamo adesso è degli elettori perché alle urne non hanno espresso una volontà piena, non hanno fatto una scelta di campo netta, precisa, fra le varie proposte politiche, ma hanno frazionato il proprio voto distribuendolo fra centro- sinistra, a guida Pd, centro-destra, trainato da Lega e Forza Italia, e Movimento Cinque Stelle. Forse, se si votasse oggi, non sarebbe più il pantano, nel senso che nel bene e nel male, -più nel male, anzi nel peggio-, i sondaggi dicono che la maggioranza dei voti andrebbe al partito grillino. Renzi lo sa e per questo, dopo la magra figura rimediata al referendum costituzionale del 4 dicembre, sta cercando di prender tempo per riorganizzarsi. Anche Berlusconi lo sa e pure lui, povero illuso, cerca di rimandare l’appuntamento con le urne nella speranza che il suo partito possa racimolare qualche zero virgola in più. Di fatto, il sistema politico italiano si è spappolato in tre poli con decisa prevalenza dei quello grillino.  E molti sono ormai del parere che sia meglio la (malaugurata) gestione Cinque Stelle che questa impasse di governicchio Gentiloni, ostaggio delle banche e delle lobbies. Tanto gli impuniti come Renzi, Boschi, Guerini, Serracchiani, continuano ad esercitare il proprio potere nonostante tutto. Renzi e Boschi avevano promesso urbi et orbi che si sarebbero dimessi in caso di sconfitta elettorale e invece il bullo Renzie è li a maramaldeggiare al centro della scena politica e “occhi dolci” Boschi a bamboleggiare dallo scranno governativo più alto dopo quello del Premier. E poi ci sono le opposizioni per finta, come quelli di Ala, i quali non hanno dato l’appoggio al governo Gentiloni perché non hanno ricevuto alcuna poltrona (e il colmo è che lo hanno pure sfacciatamente dichiarato), ma che sono pronti a fornirgli una stampella nel caso ce ne fosse bisogno. Con questa gentaglia, dico io, come Verdini, Barani, Romano, ecc.,  i movimenti populisti come i 5 Stelle guadagneranno sempre terreno e prenderanno sempre più voti. Fino a quando sui banchi del governo siederanno la Ministra Fedeli (quella del curriculum taroccato), il Ministro Poletti (quello delle cene con Buzzi e Panzironi, all’epoca di Alemanno), la Ministra Madia (con la benedizione di Napolitano figlio), la Lorenzin (quella del Fertility day), la gente, stufa di essere imbecherata dai nostri governanti pagliacci, guarderà al grillismo, ultima spes, come alla soluzione finale. Gli elettori, vedendo sedere sui banchi governativi svariati impresentabili, come la deputata Pd Micaela Campana, indagata per Roma Capitale, il sottosegretario Vito De Filippo, indagato in Basilicata per concussione, il sottosegretario Giuseppe Castiglione, indagato in Sicilia per turbativa d’asta, ecc.,  daranno ancora più forza al Movimento Cinque Stelle,  poco o punto considerando la loro palese e dimostrata incapacità di governare. Sempre meglio gli inetti, penseranno, del governo delle lobbies finanziarie e imprenditoriali, della burocrazia corrotta e genuflesso all’Unione Europea.

 

Cose da italiani 2. Puntuale come le tasse, arriva il nuovo libro di Bruno Vespa “C’eravamo tanto amati. Amore, politica, riti e miti. Una storia del costume italiano” (Mondadori 2016), e puntuale anche la sua presentazione con relatore Silvio Berlusconi. Berlusconi, ormai una maschera di cerone che ricorda sempre più Silvermane, uno dei nemici dell’Uomo Ragno, parla a ruota libera rifilando al pubblico assortito misto il solito polpettone ormai indigesto anche ai suoi più vicini sodali e stretti collaboratori, a tutti insomma, tranne al Bruno nazionale. Vespa gongola, mentre il pubblico applaude e apprezza.  Il celebre anchorman televisivo è un’istituzione per noi italiani, è come il caffè, gli spaghetti, la Ferrari, il parmigiano. Da “Telecamera con vista. Da Valpreda a Di Pietro, 25 anni di storia italiana nei retroscena del Telegiornale” a  “La scossa. Il cambiamento italiano nel mondo che trema, da  “Il cambio. Uomini e retroscena della nuova repubblica” a “Il Cavaliere e il Professore. La scommessa di Berlusconi, il ritorno di Prodi”,  da “Viaggio in un’Italia diversa a “Donne d’Italia. Da Cleopatra a Maria Elena Boschi storia del potere femminile”, Vespa ha pubblicato un numero interminabile di libri. Io, purtroppo, non ne ho letto nessuno, ma conto di colmare quanto prima questa gravissima lacuna.

 

Cose da italiani 3. Posto che tutti i politici sono dei coglioni di natura, perché, come dire, se fanno politica significa che hanno tracce di coglionaggine nel loro dna, si domanda: c ‘è un politico più coglione di quello che si autodefinisce tale? Mi riferisco a Gianfranco Fini, ex leader di Alleanza nazionale, plenipotenziario del fantomatico Popolo delle Libertà, ex Presidente della Camera, e ora pensionato di lusso. L’ultimo atto della telenovela sulla casa di Montecarlo che ha stroncato la carriera di Fini lo hanno scritto i giudici. La casa fu venduta ad una società riconducibile alla moglie di Fini, Elisabetta Tulliani. E a pagare la casa fu Francesco Corallo, re delle slot machines di Roma e arrestato perché a capo di un’organizzazione criminale internazionale che riciclava denaro sporco. Insieme a Corallo, arrestato anche l’ex parlamentare di Forza Italia Laboccetta. Praticamente tutto ebbe inizio nel 2008, quando An, di cui Fini era allora Presidente, vendette una casa a Montecarlo a 300.000 euro ad una società caraibica riconducibile a Giancarlo Tulliani, genero di Fini. La casa era stata un lascito personale fatto nel 1999 ad Alleanza Nazionale dalla contessa con simpatie fasciste Anna Maria Colleoni. La casa da Giancarlo Tulliani venne rivenduta ad un’altra società facente capo alla sorella Elisabetta, e qui interviene l’imprenditore Corallo. Insomma, un giro di soldi e di truffe nel quale sarebbe coinvolto anche il padre di Elisabetta, Sergio Tulliani. Infatti, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Corallo avrebbe versato ai Tulliani svariati milioni di euro in cambio di un decreto del Governo Berlusconi, di cui Fini era colonna portante, che favorì le concessionarie delle slot machines di cui Corallo era il ras. La fonte è “Il fatto quotidiano”, che sostiene che anche Fini avrebbe avuto un ruolo importante in questa sporca faccenda, tanto vero che la Procura di Roma, allora guidata da Giovanni Ferrara, avrebbe aperto un’inchiesta su Fini, poi archiviata, e ciò perché Ferrara sarebbe stato chiamato ad entrare nel Governo Monti, come sottosegretario, governo sostenuto proprio da “Futuro e Libertà”, il nuovo e ultimo partito di Fini prima della debacle. Ma al di là di queste ricostruzioni e dietrologie, resta il fatto che la famiglia Tulliani controllava un business davvero milionario, nonostante Fini all’epoca in cui lo scandalo venne fuori si affrettasse a smentirlo. Fini attaccò duramente gli organi di stampa e in particolare “Il Giornale”, allora diretto da Vittorio Feltri, denunciando come la cosiddetta “macchina del fango”  fosse stata orchestrata da Berlusconi, di cui era diventato nemico, per farlo fuori dalla scena politica. I fatti ora dimostrano che none era così.  Ricordiamo che Gianfranco Fini, dopo lo scioglimento di Alleanza Nazionale, confluita insieme a Forza Italia nel Pdl, divenne il numero due di Berlusconi, ricoprendo importanti incarichi come quello di Ministro degli Esteri. Fini era il candidato naturale alla successione di Berlusconi stesso nella guida del centro- destra, se ad un certo punto non si fosse messo contro il leader, nella malcelata speranza di recuperare consenso a destra e simpatie a sinistra. Berlusconi gliela fece pagare, Fini fu espulso dal Pdl e fondò un piccolo partito, “Futuro e Libertà”, asfaltato alle elezioni politiche del 2013. Come dire che le miserie umane, la meschinità, l’ambizione, il rancore, le invidie personali, possono prendere il sopravvento sulla carriera politica. Ora il “coglione” Fini vaga per i talk show pomeridiani che ogni tanto lo ospitano come opinionista. Quisque faber est suae fortunae. Davvero ciascuno si scrive da sé il proprio destino.


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