Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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La polizia borbonica sulle tracce di Raimondo Vinella dottore in fisica di Galatina PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Lucio Causo   
Domenica 17 Luglio 2016 11:06

Compito di ogni polizia, sotto qualsiasi sistema politico, è di tenere sotto controllo il territorio, verificare e relazionare sullo spirito pubblico, adoperarsi per la sicurezza interna dello Stato, prevenire e reprimere ogni manifestazione tesa a criticare, scalfire o sovvertire l’ordine costituito; tale legittima e ovvia attività si svolge in forme e pressioni diverse a seconda della forma di governo, autoritario o democratico.

Nel periodo pre-risorgimentale, il Regno di Napoli era tenuto sotto l’occhiuta vigilanza della polizia borbonica e nell’Archivio di Stato di Lecce si conserva una voluminosa documentazione relativa all’azione preventiva e repressiva posta in atto dagli organi locali. In altre sedi più autori si sono occupati di evidenziare in quale misura e con quale violenza la Terra d’Otranto sia stata oggetto della vigilanza poliziesca rivolta sia nei confronti dei cosiddetti attendibili, riscaldati, sia nei confronti della stampa e come essa si acuisse a ridosso di eventi particolari quali la concessione della Costituzione del 1820, il colpo di stato francese del 1830, gli eventi del 1848, l’impresa dei Mille. Questo nostro contributo intende invece soffermarsi su un particolare intervento nel quale furono coinvolti le autorità di polizia di Terra d’Otranto, relativi alla ricerca, al sequestro e alla distruzione di un’opera letteraria. Si tratta della pubblicazione del libro Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità, del dottor Raimondo Vinella da Galatina, stampato nel 1820. Già nel 1966 Nicola Vacca aveva dedicato un corposo saggio alla vicenda giudiziaria ma anche umana del dottor Vinella la cui lettura è oggi disponibile anche su internet.

Raimondo Vinella, nativo di Putignano (14 maggio 1779), aveva dapprima seguito studi religiosi che abbandonò sedotto dalle idee giacobine che trovarono terreno fecondo in un animo estremamente sensibile, quale si evince dalla lettura delle sue lettere alla moglie e agli amici e del suo Le amarezze e lagrime del prigioniero Raimondo Vinella, pubblicato a Napoli nel 1846 dalla Tipografia Filiatre-Sebezio, nel quale consegna le proprie vicende. Svolse la sua attività di medico con coscienza, prima nell’ospedale militare di San Giovanni a Carbonara, per poi trasferirsi a Taranto e successivamente a Galatina, non solo aggiornandosi ma partecipando attivamente al dibattito scientifico con pubblicazioni apparse sin dal 1807. Logorroico e grafomane, nella vertigine costituzionale del 1820-1821, ebbe l’infelice idea di dare alle stampe quel Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità che immediatamente attirò l’attenzione della gerarchia ecclesiastica e della polizia, che della prima era il braccio secolare nella reciproca difesa degli interessi del trono e dell’altare.

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Le vicende del libro Italy di Lady Morgan nella Provincia di Terra d’Otranto PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Lucio Causo   
Lunedì 11 Luglio 2016 17:04

["Il Galatino" anno XLIX n. 13 dell'8 luglio 2016]


Negli stessi mesi in cui la polizia borbonica di Terra d’Otranto era impegnata nella ricerca di quello che era stato definito «il compendio del materialismo» e all’arresto dell’immaginoso e umanitario dottor Raimondo Vinella da Galatina, una riservata datata Napoli 17 gennaio 1822 veniva diramata nel Regno che ordinava il blocco di «un libro indegno… fomentatore di carbonica indipendenza».

 

Commissariato Generale della Capitale e della Provincia di Napoli

OGGETTO: Proibizione del Libro di Ledy Morgen tradotto dall’idioma inglese

Al Sig. Intendente della Provincia di Terra d’Otranto - Lecce

Signore,

ho l’onore di trasferirle un Estratto dal Notiziario di Roma del giorno 8 corrente mese. Esso è del tono seguente: “Serva di avvertenza che si procura dagli amanti del disordine d’introdurre specialmente nei Governi Monarchici un libro tradotto dall’idioma inglese, di cui è autrice Ledy Morgen. Cotesto libro viene diffuso anche nella Provincia di Terra d’Otranto: un libro indegno che è stato già bruciato per mano del boia a Parigi, in Torino ed in Venezia. Nella città di Roma si fanno diligenti ricerche per vedere se alcun esemplare potesse esistere presso qualche libraio, o particolare venditore di libri, onde poi requisirlo e consegnarlo pubblicamente alle fiamme vendicatrici di così nefando libello, senza risparmiarlo a persone sebbene costituite in Regio grado e fomentatore quanto altro scritto di carbonica indipendenza.

In seguito di tali perquisizioni non ha potuto ancora la nostra Polizia rilevarne, che la permanenza soltanto di un esemplare presso il Ministero del Re Wustemberg, e la semplice supposizione, che possa esservene alcun altro nel Corpo Diplomatico.

Potrà, nonostante una tal notizia, servirlo di regolamento alla perspicace Regia Polizia di Napoli nel corso che si tentasse di introdurlo in quel Regno.

Ella vorrà trovare nella sua accorgenza di disporre che il detto libro sia ricercato in cotesta Provincia di sua amministrazione; perché laddove ve ne sieno capitati degli esemplari sieno assicurati alla Polizia, ed a me rimessi sollecitamente.

In questo caso vorrà compiacersi d’indagare da chi sieno stati rimessi, da qual luogo, con quali mezzi, ed a chi sieno venuti diretti, con provvedimenti per ogni altra circostanza all’oggetto, per quindi poter prendersi le corrispondenti disposizioni di polizia.

Il Commissario Generale di Polizia

 

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Il Museo dell’Ambiente: una storia lunga più di trent’anni PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Livio Ruggiero   
Sabato 25 Giugno 2016 15:47

[Il testo è un riadattamento aggiornato di quello pubblicato in Atti del Seminario di Studio Musei e patrimoni culturali. Analisi e prospettive, Lecce, 27-28 ottobre 2011, L’Idomeneo, n. 13, 2011, pp. 9-17.]


La storia dell’idea di realizzare a Lecce un Museo a carattere scientifico non poteva non partire dalla figura e dall’opera di Cosimo De Giorgi, come tante iniziative riguardanti l’ambiente salentino:

Due parole sui Musei e sulle Biblioteche. Torna ad onore di questa provincia il pensare, che questa vi spende una bella sommetta tutti gli anni per mantenere in vita siffatti istituti e per accrescerli. In Lecce vi è: 1° un Museo di archeologia fondato nel 1869 … : 2° un Museo di storia naturale e di paletnologia, nel quale son raccolte e classificate le selci e le terre cotte preistoriche e i fossili delle nostre rocce: 3° un Museo di zoologia fondato molti anni sono da O. G. Costa ed accresciuto dal figlio G. Costa, nell’orto botanico, e importante come collezione locale, specialmente per l’entomologia.

..

Anch’io ho raccolto nel mio gabinetto privato circa cinquemila esemplari di rocce, di fossili, di armi e utensili preistorici, e di piante della provincia di Lecce.


Queste parole di Cosimo De Giorgi fanno parte della Prefazione della sua affascinante opera La Provincia di Lecce. Bozzetti, pubblicata nel 1882.

Quando le lessi, nel corso della mia attività di ricerca sugli aspetti scientifici del patrimonio culturale salentino, iniziata quasi subito dopo il mio arrivo a Lecce nel 1968, mi chiesi ovviamente che fine avessero fatto queste strutture museali, di cui non c’era traccia tra le istituzioni culturali allora attive.

Nel corso degli anni Settanta le informazioni cominciarono ad arrivare, soprattutto da parte di alcuni dei miei studenti che avevano frequentato gli istituti superiori della città.

Venni quindi a sapere che all’Istituto Tecnico “O. G. Costa” c’erano un Gabinetto di Storia Naturale e uno di Fisica con tanti animali imbalsamati e tanti apparecchi antichi, che erano stati visti di sfuggita, perché la loro utilizzazione non faceva parte dei corsi impartiti dagli insegnanti di Storia Naturale e di Fisica.

Quando poi la segnalazione fattami dalla Dottoressa Giovanna Delliponti, allora direttrice del Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”, che nella Cappella del Collegio Argento, ristrutturato per ospitare la nuova sede del Museo, c’erano ammucchiate delle macchine destinate alla discarica, che forse avrebbero potuto interessare l’Istituto di Fisica, mi mise in condizione di recuperare i resti preziosissimi dei Gabinetti di Fisica e di Storia Naturale di quella che era stata una delle più prestigiose scuole della città, mi chiesi se non era forse giunto il momento di ridare a Lecce un Museo delle Scienze.

Ero allora membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università e quindi mi parve quella la sede più indicata per proporre, nel 1979, la costituzione di un Museo a carattere scientifico.

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Per la storia dell'architettura a Galatina: La Chiesa della Purità (1782) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Giovanni Vincenti   
Martedì 31 Maggio 2016 06:30

["Il Galatino" anno XLIX n. 10 del 27 maggio 2016, p. 3]

 

Era il 17 gennaio 1776 quando, «dopo strepitosa lite, che occorse di fare»[1] tra gli eredi del canonico Ottavio Scalfo (1671-1759)[2], con sentenza emessa dalla Real Camera di S. Chiara la quale decretava che 15.310 ducati, parte del suo cospicuo patrimonio valutato ben 24.465 ducati, fossero destinati «[…] a formare un Conservatorio di donne, che stabilissero di voler vivere onestamente»[3]. La disposizione divenne esecutiva «con Regal Carta del 21 xbre 1776» la qual stabiliva «[…] che dalli frutti de’ beni, secondo la convenzione assegnati al Conservatorio farsi doversi le spese della fabrica del medesimo e della Chiesa»[4].

Dovendosi dunque «erigere e rifare in Conservatorio le case del fu canonico D. Ottavio Scalfo e fabricare una piccola Chiesa», i due deputati per l’occasione eletti ed incaricati della nuova fabbrica del Conservatorio di Donne Povere di S. Pietro in Galatina, ossia D. Ottavio Galluccio, D. Giorgio Tondi ed il barone D. Pasquale Calò, fecero «venire in questa Terra il magnifico ingegnere D. Felice Palma di Alessano per formare il disegno della piccola Chiesa erigenda ed il dettaglio ancora della ricreazione del Palazzo ad uso di Conservatorio»[5]. Il «detto ingegnere D. Felice Palma si condusse in questa Terra e quivi si trattenne più giorni a spese di essi Governatori per le necessarie misure, e in seguito poi formare il disegno, con averlo in parte riconosciuto delli suoi incommodi, e fatighe, e con averli pagato la somma di ducati trentacinque»[6], mentre per i lavori «per la costruzione della qual fabbrica fu chiamato il mastro muratore D. Giuseppe Casciaro della Terra di Presicce, accasato e commorante in questa di Galatina»[7]. A questo lavoro partecipa anche «il magnifico Emanuele Orfano mastro scarpellino ed architetto» il quale si impegna «in solidum coll’altri suoi soci nell’arte di fabbrica per la costruzione della fabbrica facienda nella terra di S. Pietro in Galatina, e propriamente quella del Conservatorio delle povere educande eretto dal fu Canonico Scalfo di detta terra»[8].

Il 22 febbraio 1782 il preposito D. Pasquale Morì, delegato dall’arcidiacono D. Giuseppe Tondi, in esecuzione di un ordine della curia arcivescovile di Otranto, si porta processionalmente con tutto il capitolo e clero della insigne Collegiata, per «benedire la prima pietra angolare, e fondamentale della chiesa erigenda secondo la forma del Rituale Romano»[9].

In poco meno di un anno la fabbrica venne completata, addossata alla domus palatiata sita «nel loco detto Porta Nova», tant’è che il 18 gennaio 1783 su richiesta de «li Governatori del Conservatorio di Donne Povere di S. Pietro in Galatina con supplica espongono a V.S. R.ma, come essendosi con Real Permesso eretta la Chiesa del Conservatorio predetto sotto il titolo della Purità […] e dovendosi al presente benedire la detta Chiesa, e proseguirsi la celebrazione delle Messe, secondo la disposizione del Testatore, supplicano V.S. R.ma accordare tal facoltà a chi meglio stima di d.o S. Pietro la benedizione». Il vicario della Curia idruntina D. Antonio Melorio delega il «Signor Arcidiacono D. Giuseppe Tondi di S. Pietro in Galatina, e gli comunichiamo le facoltà necessarie, ed opportune, che visitasse tal Chiesa, e trovandola decentemente costruita, ornata, provveduta del necessario per la celebrazione della Messa, ed uniforme al detto Sovrano Permesso, la benedica servata la forma del Rituale Romano, per potervisi indi celebrare»[10] ed ottemperare quindi alle disposizioni testamentarie del canonico che prevedeva altresì la celebrazione annuale di duecento messe basse ed una cantata in perpetuum in sua memoria e di tutti i suoi defunti.

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Pietro Cavoti e i ritratti degli illustri salentini PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Luigi Galante   
Venerdì 15 Aprile 2016 06:03

[Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo la Premessa di Luigi Galante al volume Pietro Cavoti. I ritratti degli illustri salentini, a cura di Luigi Galante e Giancarlo Vallone, Lecce 2016, che è stato presentato il 15 aprile 2016, alle h. 18:30, presso l’Università Popolare Aldo Vallone Galatina (Sala “C. Contaldo” del Palazzo della cultura “Z. Rizzelli”).]

 

Nel febbraio del 1890 la città di Galatina perde uno dei suoi figli più illustri, il Professor Pietro Antonio Cavoti (1819-1890), grande studioso, amante dell'arte e appassionato collezionista. Dopo una vita intensamente dedicata all'arte e alla conoscenza, ed essendo senza discendenti diretti, Cavoti pensò bene di chiedere all'amico Cosimo De Giorgi di custodire tutte le sue collezioni insieme a libri, taccuini, acquerelli e ad un numero immenso di disegni di sua produzione.

La morte di questo personaggio, la cui fama era diffusa ben oltre il territorio salentino, inclinò la mente illuminata di Cosimo De Giorgi al desiderio di offrire un giusto riconoscimento, quello di far istituire a Galatina un museo a lui intitolato, per timore di veder dispersa l'immensa raccolta e le collezioni. A soli otto anni dalla morte dell'amico, il De Giorgi rivolgeva un appello ai parenti e agli amministratori di Galatina: "Si ricordi Galatina di questo tipo di gentiluomo, di questo scienziato che per eccessiva modestia non volle pubblicare mai i suoi lavori perché, secondo lui, erano incompleti, di questo educatore del popolo, di questo suo figlio, il cui nome risuona ancora in Firenze nelle officine dell'artigianato, nel gabinetto degli artisti, nelle biblioteche dei dotti. Il ricordo più adeguato pel Cavoti non sia né una lapide, né un monumento, ma bensì l'istituzione di una scuola popolare di arti e mestieri fregiata col suo nome, sia la fondazione di un piccolo Museo civico nel quale sieno custoditi e messi in evidenza al pubblico i lavori di Pietro Cavoti"[1] Fu poi per interessamento di Antonio Vallone, amico più giovane, ma  intimo di Cavoti, che nel 1936 ebbe origine il Museo civico di Galatina, mentre la Scuola era già stata istituita nei primi anni del Novecento (1905 – 1907) sempre da Antonio Vallone. Ricostruire la storia delle collezioni del Fondo Cavoti, così ricca e complessa, è stato un lavoro assai arduo. Tutto ebbe inizio nell'inverno del 2002, quando per la prima volta visitai il Museo civico di Galatina, intitolato appunto a Pietro Cavoti.  Andavo in quel Museo con la speranza di scoprire qualcosa d’interessante, e la speranza nacque leggendo nel libro del De Giorgi, i famosi Bozzetti di viaggio, le pagine dedicate a Soleto. Si accennava a un artista, galatinese, che amava il Mezzogiorno e i suoi monumenti più di se stesso, e lo dimostrava raffigurando e tracciando su carta disegni, fedeli all'originale, di architetture fatiscenti e in via di estinzione. Conobbi così questo "bisbetico" personaggio galatinese, il quale, da più di tredici anni, ancora mi stupisce e mi emoziona ogni volta che decido di effettuare una ricerca nel Museo.

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