Fiat lux: la nostra gita culturale per Natale.
15 Dicembre: PROGRAGRAMMA VIAGGIO SALERNO - PAESTUM 15/16 DICEMBRE 2017 -Partenza ore 6:00 del venerdì 15  da Nardò (vicino ospedale), ore 6:15 da Galatina (SuperMac). -Arrivo a Salerno per l'ora... Leggi tutto...
Candidati Collegio dei revisori
Per le elezioni dei due membri del Collegio dei Revisori dei Conti il cui mandato è scaduto sono pervenute, entro il termine fissato del 1° novembre 2017, le seguenti candidature (in ordine... Leggi tutto...
Programma attività novembre 2017
Siamo particolarmente lieti di pubblicare il programma delle nostre attività per il mese di novembre, caratterizzato dall'evento organizzato per celebrare i 25 anni di vita della nostra... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci ed Elezioni dei Revisori dei Conti
Convocazione Assemblea dei Soci ed Elezioni dei Revisori dei Conti. Grazie all’alto numero di iscrizioni già pervenute (l’elenco degli iscritti 2017-18 è consultabile nella sezione... Leggi tutto...
In ricordo dell'avv. Mario Vergine: le parole di un amico
Il giorno 29 settembre 2017 è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari l'avvocato Mario Vergine all'età di 84 anni.Iscritto da molti anni alla nostra associazione, viene ricordato da tutti quelli... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Civiltà Giuridica


L'impero del Mali e le sue leggi PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Scritto da Giuseppe Spedicato   
Venerdì 25 Marzo 2016 08:39

di G. Spedicato, T. Toumany


Il mansa del Mali, attraversando il Cairo diretto alla Mecca in pellegrinaggio, aveva fatto crollare il valore del dinar egiziano per la grande quantità d’oro che lui e il suo seguito avevano gettato sul mercato. Era l’oro del Mali che aveva alimentato il commercio di mezzo mondo civile e che forniva allora il metallo per le prime monete d’oro europee dopo i tempi dei romani. Si diceva che l’imperatore installato sotto un grande ombrello sormontato dall’effige in oro di un uccello, governasse su un regno di “quattro mesi di viaggio in lunghezza e altrettanti in larghezza”.

Davidson, B. “La civiltà africana”, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1972, pag. 161

 

PREMESSA


I popoli della savana, che appartenevano a più reami rivali, dopo la fine dell’impero del Ghana (intorno all’anno 1086), erano spesso in guerra tra di loro. Nella regione regnava fame, disordine e violenza. Soundiata Keita, dopo la vittoria contro il Re del Sosso a Kirina (1236), conquista tutti i regni della regione e forma l’Impero del Mali (1230 – 1545). Viene proclamato Mansa, che significa “Re dei Re”. Il suo regno (1230 – 1255) è ricordato per essere un’epoca di pace, prosperità e libertà. L’Impero (che si estendeva sugli attuali Stati: Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Mauritania e gran parte della Costa d’Avorio), viene dotato di una efficiente organizzazione amministrativa e militare e ben presto diventa un importante luogo di collegamento tra i popoli nomadi del Sahara ed i popoli dell’Africa nera equatoriale.

All’indomani della vittoria contro il Re Sosso, Soundiata Keita si rende conto che per assicurare la pace e la prosperità deve dare regole comuni a tutte le popolazioni dell’Impero. Regole comuni a popolazioni che per lungo tempo erano state in guerra tra di loro anche per ragioni razziali. Soundiata Keita si rende anche conto che tali regole devono essere accolte da tutti i popoli e di conseguenza, devono apparire come regole non estranee a nessuna delle culture dei popoli dell’Impero. “Il Re dei Re” pertanto, riunisce a Kurukan FuKa, nel cuore del Manden (a 90 km da Bamako), le 12 tribù del Manden e quelle dei loro alleati per dire “mai più accada quanto è accaduto!”. Vengono così proposte regole, principi, testi per regolare la vita del grande Manden. Si riportano di seguito alcune sintesi.

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L'impero del Mali e le sue leggi PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Scritto da Gianluca Virgilio   
Venerdì 25 Marzo 2016 08:38

di G. Spedicato, T. Toumany


Il mansa del Mali, attraversando il Cairo diretto alla Mecca in pellegrinaggio, aveva fatto crollare il valore del dinar egiziano per la grande quantità d’oro che lui e il suo seguito avevano gettato sul mercato. Era l’oro del Mali che aveva alimentato il commercio di mezzo mondo civile e che forniva allora il metallo per le prime monete d’oro europee dopo i tempi dei romani. Si diceva che l’imperatore installato sotto un grande ombrello sormontato dall’effige in oro di un uccello, governasse su un regno di “quattro mesi di viaggio in lunghezza e altrettanti in larghezza”.

Davidson, B. “La civiltà africana”, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1972, pag. 161

 

PREMESSA
I popoli della savana, che appartenevano a più reami rivali, dopo la fine dell’impero del Ghana (intorno all’anno 1086), erano spesso in guerra tra di loro. Nella regione regnava fame, disordine e violenza. Soundiata Keita, dopo la vittoria contro il Re del Sosso a Kirina (1236), conquista tutti i regni della regione e forma l’Impero del Mali (1230 – 1545). Viene proclamato Mansa, che significa “Re dei Re”. Il suo regno (1230 – 1255) è ricordato per essere un’epoca di pace, prosperità e libertà. L’Impero (che si estendeva sugli attuali Stati: Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Mauritania e gran parte della Costa d’Avorio), viene dotato di una efficiente organizzazione amministrativa e militare e ben presto diventa un importante luogo di collegamento tra i popoli nomadi del Sahara ed i popoli dell’Africa nera equatoriale.

All’indomani della vittoria contro il Re Sosso, Soundiata Keita si rende conto che per assicurare la pace e la prosperità deve dare regole comuni a tutte le popolazioni dell’Impero. Regole comuni a popolazioni che per lungo tempo erano state in guerra tra di loro anche per ragioni razziali. Soundiata Keita si rende anche conto che tali regole devono essere accolte da tutti i popoli e di conseguenza, devono apparire come regole non estranee a nessuna delle culture dei popoli dell’Impero. “Il Re dei Re” pertanto, riunisce a Kurukan FuKa, nel cuore del Manden (a 90 km da Bamako), le 12 tribù del Manden e quelle dei loro alleati per dire “mai più accada quanto è accaduto!”. Vengono così proposte regole, principi, testi per regolare la vita del grande Manden. Si riportano di seguito alcune sintesi.

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Civiltà Giuridica
Scritto da Roberto Tanisi   
Domenica 20 Settembre 2015 17:52

23 maggio e 19 Luglio 1992: due date che hanno segnato la storia d’Italia, nell’ultimo scorcio del secolo scorso.

In due attentati dinamitardi perdono la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo – sua moglie – e Paolo Borsellino, insieme ad otto uomini delle scorte.

Sono trascorsi ventitré anni da allora; in cui si sono susseguite, puntuali, ogni anno, manifestazioni di commemorazione e ricordo, a tacitare, forse, la cattiva coscienza del Paese. I nomi di Falcone e Borsellino figurano su innumerevoli targhe di scuole, vie, piazze, giardini; politici di destra e di sinistra affermano, a ogni piè sospinto, di ispirarsi all’insegnamento di questi due grandi magistrati nella politica della Giustizia, talché qualcuno potrebbe ritenere che la loro morte non sia stata vana e che, anzi, abbia mutato il corso delle cose, nella lotta dello Stato al crimine organizzato.

Spiace rilevare, purtroppo, come non sia così; come in molti casi le manifestazioni di commemorazione e ricordo abbiano segnato e segnino il trionfo dell’ipocrisia, se solo si considera che – come ebbe a dire qualche anno fa Roberto Scarpinato (attuale Procuratore Generale di Palermo) – siedono “talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità” per i quali i due magistrati si fecero uccidere; “personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite emanano – per usare parole di Borsellino  – quelpuzzo del compromesso morale che si contrappone al fresco profumo della libertà; personaggi intorno ai quali, come se non bastasse, “si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi”.

Si dice sia stata la mafia, a ucciderli.

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La lanterna di Diogene 13. Sulla Sacra Rota PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Scritto da Giovanni Invitto   
Martedì 18 Novembre 2014 07:23

[“Il Galatino” anno XLVII n. 18 del 14 novembre 2014, p. 5]

 

Tempo fa su questa testata io introdussi il tema della Sacra Rota e degli “annullamenti” di matrimoni che la stessa poteva decidere. La cosa che sottolineai come negativa era il consistente compenso economico che gli interessati dovevano comunque erogare a questa istituzione della Chiesa cattolica. Quella mia riflessione sollevò un vivace dibattito su “Il Galatino” in quanto, se ricordo bene, qualcuno lesse il mio scritto come un attacco alla Chiesa. Io spiegai che non era un attacco alla Chiesa cattolica ma a questo suo aspetto amministrativo-economico. Dopo alcuni mesi, papa Francesco, che presumo non legga “Il Galatino”, ha deciso che gli interventi della Sacra Rota devono essere gratuiti. La cosa è importante in sé per l’oggetto al quale si è dato un nuovo, innovativo indirizzo, ma direi che ha un significato che va al di là dell’oggetto di discussione, in quanto affronta il tema secolare di fondo: se gli interventi che la Chiesa fa sul piano giuridico-sociale debbano essere retribuiti o meno. Con la decisione del pontefice ci si avvia a dare della Chiesa cattolica un'immagine non di una istituzione che ha “anche” una dimensione lucrativa, ma che, per quanto possibile, operi “gratis et amore Dei” come si diceva una volta. Non è un caso che anche un altro Francesco, un po’ di secoli fa, abbia predicato una Chiesa povera. Crediamo e speriamo che il suo omonimo stia operando nella stesso senso e ci auguriamo con lo stesso successo del poverello di Assisi.


In ricordo di Piero Luigi Vigna PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Scritto da Piero Luigi Vigna   
Domenica 30 Settembre 2012 07:14

[Il 13 maggio 2005, alle h. 9.30, presso il Palazzetto dello Sport di Galatina, Piero Luigi Vigna incontrava gli studenti del Liceo Scientifico “Antonio Vallone”. Riproponiamo il testo del suo intervento riportato nei “Quaderni della Biblioteca”, n. 2, La Scuola incontra le Istituzioni, a cura di Gianluca Virgilio, Galatina 2005, pp. 46-58, in occasione della sua scomparsa (28 settembre 2012)]


(Dott. Piero Luigi Vigna, Procuratore Nazionale Antimafia) [Si alza in piedi, supera il tavolo e va verso gli studenti] Facciamo una prima riflessione. Il titolo di questo nostro incontro è La scuola incontra le istituzioni. Alzandomi e venendo verso di voi, voglio rappresentare l’istituzione, la Procura Nazionale Antimafia, una delle tante istituzione che esistono in Italia, che incontra la scuola. Ora mi sembra che il titolo dato a questa giornata sia estremamente importante, perché serve innanzitutto a far superare certe barriere di ignoranza che a volte ci dividono. Cosa sapete voi della Procura della Repubblica? Poco e nulla. Della Questura? Ne avete un’immagine vaga. Il Comune è l’istituzione più vicina a voi, la Regione è già più lontana. E allora sarebbe bene, lo dico perché ho fatto questa esperienza, che almeno una volta al mese tutte queste istituzioni aprissero le porte al vostro ingresso. Naturalmente, non a 700 persone, perché succederebbe il finimondo, ma a gruppi. Questo esperimento ho iniziato a farlo a Firenze, quando ero Procuratore della Repubblica. Venivano ogni settimana dei gruppi di giovani a passare una mattinata con noi, affinché si potessero rendere conto del modo in cui si lavora, del perché si commettono sbagli, e di sbagli se ne commettono. E poi questo esempio fu seguito da altre istituzioni come la Prefettura, la Questura e i Carabinieri. E’ proprio questo contatto fisico che rende vivente l’istituzione, e che a noi rende più viva la conoscenza della scuola.

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