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NOCERANCORA (POSTILLE BIO-BIBLIOGRAFICHE SU MAURIZIO NOCERA) PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Paolo Vincenti   
Lunedì 30 Aprile 2012 12:49

[Tratto da Nocerancora (Postille bio-bibliografiche su Maurizio Nocera), di Paolo Vincenti, e-book, già pubblicato su www.spigolaturesalentine.com ]

 

PREMESSA

“L’assassino torna sempre sul luogo del delitto”.  Il libro A volo d’arsapo. Note-bio-bibliografiche su Maurizio Nocera, pubblicato con “Il Raggio Verde” nel 2008, ha segnato una tappa importante della mia breve carriera letteraria. Il primo scritto di quel libro si intitolava “Io e Maurizio Nocera” e il fatto che io parlassi anche di me, ovvero della mia formazione letteraria e politica, oltre che del poeta e scrittore Nocera, oggetto della trattazione, colpì molto coloro che recensirono il libro, per la particolarità di quello scritto. Con il libro A volo d’arsapo, per la prima volta pubblicavo qualcosa di compiuto, con una vera e propria casa editrice; la mia precedente prova letteraria, L’orologio a  cucù (Good times) (I poeti de “L’uomo e il Mare”, Tuglie 2007) , sorta di informe massa di appunti sparsi,  raccolti negli anni, era stata autoprodotta con tanto entusiasmo quanta improvvisazione, come gli innumerevoli refusi presenti in quel libro confermano, nonostante la buona volontà del bravo tipografo Giuseppe Miggiano da Tuglie.

Con il libro su Maurizio Nocera, mi presentavo ad un pubblico molto più vasto di quello che era stato il mio fino ad allora. Questa grande platea era composta non solo dai benevolenti amici, miei e di Maurizio, ma soprattutto dagli “addetti ai lavori”, ossia quegli studiosi, critici e  vari intellettuali che negli anni erano entrati in contatto con Maurizio e che quindi sarebbero stati certamente curiosi di leggere del materiale che lo riguardasse. Mi chiedevo con quale predisposizione d’animo lo avrebbero letto e, soprattutto, quale sarebbe stato il loro giudizio.  Questa paura si palesò, forte, quasi paralizzante, alla prima presentazione del libro, presso la Biblioteca  Provinciale “N. Bernardini” di Lecce, il 4 aprile 2008, relatori Antonietta Fulvio, editrice de “Il Raggio Verde”, Antonio Errico, scrittore e critico letterario, e Alessandro Laporta, Direttore della Biblioteca e grande erudito. Quella sera mi sentivo di profanare il sacro tempio delle lettere salentine  ( “Paolo alla Provinciale!!!” scrisse a caratteri cubitali l’amico Franco Sperti di Tuglie, nella mail di presentazione della serata che inviò a tutti i suoi contatti) e, oltreché spaurito e tremante, ero, come spesso succede ad un meteoropatico, di pessimo umore, a causa della pioggia incessante che batteva e che io, lungi dal ritenere benaugurante per quel vero e proprio battesimo che mi aspettava, ritenevo invece di pessimo auspicio. Ad aumentare la mia emotività, la presenza in sala, anche questa per la prima volta, dei miei genitori, ai quali avevo sommessamente chiesto di partecipare con un misto di imbarazzo ed orgoglio (mio padre, in particolare, sarà stato mosso dalla forte curiosità di capire che cosa diavolo facesse questo suo figlio in quegli ameni ritrovi culturali, nei quali sapeva che io trascorrevo gran parte delle mie serate,  quando egli avrebbe invece preferito sapermi ancora al lavoro in azienda o, al massimo, a casa, insieme alla mia famiglia; e infatti, avendolo poi così saputo, dopo quella sera non avrebbe più concesso l’onore della sua presenza alle mie serate. Mia madre, invece, che qualche ragguaglio in più sulla mia “doppia vita” lo aveva  sempre avuto, si dimostrava tutto sommato abbastanza compiaciuta o almeno tollerante dell’attività culturale di  questo suo figlio “pecora nera”, ..  come dire, “poteva andare peggio,  meglio scrittore che altro, ..”).  Comunque, quella sera, complice  Maurizio Nocera, il cui intervento fu molto significativo, andò bene, nonostante io, completamente sopraffatto dall’emozione, seppi dire solo brevi frasi di circostanza, soprattutto di ringraziamento per quell’insperata ribalta culturale. La seconda presentazione del libro, anche stavolta complice Maurizio Nocera, si annunciava ancora più impervia. Biblioteca Comunale “F.Gnoni” di Tuglie , il 17 aprile 2008. Stavolta a sorreggermi, come a Lecce, non c’erano neppure la colleganza e la vicinanza umana con i relatori,  Laporta ed Errico; a presentare il libro infatti erano Luigi Scorrano, docente e critico letterario, dantista di fama nazionale, e Mario Geymonat, professore di Latino all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché figlio dell’illustre filosofo Ludovico Geymonat, mentre l’attore Antonio Calò avrebbe letto alcuni passaggi dal mio libro. Io ero teso come una corda di violino ma contento per la notevole affluenza di pubblico. Anche quella sera, oltre ad Antonietta Fulvio e ad Antonio Gabellone, all’epoca non ancora Presidente della Provincia di Lecce, prese la parola Maurizio Nocera ed il suo intervento fu risolutivo, nel senso che servì a togliermi dall’empasse emotiva nella quale ero entrato nel momento in cui mi ero reso conto che Scorrano e Geymonat non stavano, come io temevo, “stroncando” il mio libro, ma anzi ne stavano tessendo le lodi. Il groppo in gola che mi prese mi impedì di dire molto di più che non fosse sbiascicare degli scontati ringraziamenti. Quel nodo in gola poi si sarebbe sciolto, all’uscita della Biblioteca, alla presenza del solo Maurizio, in un pianto liberatorio, quando egli ebbe a dirmi, riprendendo il titolo di un suo libro e il tema della morte dei padri letterari, che io avrei dovuto “uccidere” metaforicamente “il padre”, nel qual caso lui stesso, e affrancarmi da qualsiasi condizionamento culturale che avevo avuto fino ad allora, che insomma era venuto il momento che io spiccassi il volo, un volo libero dalle maglie troppo strette di padri e padroni, un volo, per traiettorie ardite, ma che fosse solo mio e di nessun altro. Non sapevo in quel momento,come non so nemmeno ora, se sarei stato in grado di fare quello che Maurizio si aspettava da me. Fatto sta che Nocera, non so con quanta compiaciuta “teatralità”, mi disse di allontanarmi da lui e che non avrei più dovuto trattare dei suoi libri e della sua carriera (e invece eccomi qui, recidivo e penitente, peccatore e pentito, ma pronto a “ri-cadere in peccato”).  Una pesante battuta d’arresto mi venne da un mio caro amico e maestro, al quale diedi il libro in visione. Una vera e propria stroncatura, sebbene non pubblica ma solo privata, di quelle che possono far maledire il giorno in cui si è presa una iniziativa (non ricordavo quale fosse stato il giorno in cui avevo deciso di scrivere quel libro, se  piovesse o ci fosse il sole, ma certo, pensai, secondo il calendario dei romani che dividevano i giorni in “fasti e nefasti”, quello doveva essere stato un giorno più che “nefasto”, in cui non si sarebbe dovuto dar cominciamento a nessuna nuova opera, meno che mai  scrivere un libro …). In particolare, mi colpì molto il fatto di avere sbagliato una citazione, proprio sulla prima pagina del libro, nella parte introduttiva. Proprio a metà pagina, avevo scritto “come dantesca voce dal sen fuoriuscita…”:  questa citazione non solo non era corretta (la versione corretta è  “dal sen fuggita”) ma –orrore!-, non era presa da Dante, al quale io la avevo attribuita, ma da Pietro Metastasio. Che dire? Quel rimprovero fu per me una doccia fredda. Avrei voluto sparire, morire. “Ma come si fa a confondere Dante con Metastasio?”, mi ripetevo, nei miei deliri compulsivi succedenti a quella reprimenda venuta da uno dei miei maestri. “Come si fa, caprone?” . “Capra!”, mi ripetevo, citando Vittorio Sgarbi, “capra, sei ignorante come una capra, ritorna a scuola!” Davvero, come dice il grande Eduardo De Filippo,  “gli esami non finiscono mai”, ed io, i miei, non li ho finiti e non li finirò mai. Mi chiedevo: “ ho davvero voglia di continuare a sostenere questi esami o non è forse meglio  abbandonare questa incerta e perigliosa strada della scrittura e dei libri? Chi me lo fa fare, da ottimo lettore, quale ritengo di essere, di diventare un pessimo scrittore?” Ma, insieme ad altri pochi amici, soprattutto Maurizio, con i suoi incoraggiamenti, mi ha aiutato a non gettare la spugna ma a continuare a scrivere e a pubblicare. Si fecero altre presentazioni di A volo d’arsapo; in particolare mi piace ricordare quella del maggio 2008, nella splendida cornice di Villa Donna Isabella a Sannicola, con relatori Antonio Errico e Carmen De Stasio, critica d’arte e letteraria di Brindisi, alla presenza di Maurizio Nocera e delle editrici Antonietta Fulvio e  Giuseppina Petracca. Ormai quel libro rappresenta per me solo un titolo nella mia scarna bibliografia, ma quello che ho scritto nell’Introduzione e soprattutto le motivazioni che mi hanno portato a scriverlo sono ancora ben chiare in me e la stima per quel magnifico scrittore e poeta che era il protagonista del libro, rimane immutata, e anzi si arricchisce ogni giorno, così come la nostra affinità elettiva e la nostra amicizia personale. Le stesse motivazioni sono alla base di questo ultimo lavoro. In questo libro, compaiono dei miei scritti, usciti negli ultimi tempi,  aventi ad oggetto i libri e l’attività di Maurizio Nocera,  recanti tutti, in calce al testo, la fonte e la data di pubblicazione, e poi la Bibliografia, aggiornata a dicembre 2010. Occorre dire che anche questa seconda Bibliografia di Nocera non è completa ma vuole costituire solo uno spunto, un invito alla lettura, un approccio alla vita e alle opere dell’  “arsapo” Nocera.

 

 

 

MAURIZIO, NOCERA E MAURIZIO  ( E ALTRI ARSAPI VOLANTI )

Maurizio Nocera continua a scrivere e ad “agire” cultura, non solo in Salento, ma in tutta Italia, e le sue pubblicazioni sono sempre preziose per tutti quelli che, come me, hanno a cuore la cultura salentina che, nel caso di Maurizio, diventa cultura universale. La bibliografia da me compilata nel precedente libro (di cui scrivo sopra) si fermava a settembre-ottobre 2007. Altri tre anni di produzione sono stati intensi e prolifici per Nocera. Questo mi ha spinto a ritornare sulla materia, ossia su quel lavoro che, essendo scritto su un personaggio vivente e in attività, non può essere conchiuso, ma anzi è un “work in progress”.  Così ho pensato bene di aggiornare la bibliografia, con tutte le uscite che ci sono state  nel 2008-2009-2010. Un  triennio importante,  per l’autore, oggetto e protagonista di questa trattazione. So benissimo, come lo sapevo per il primo libro, che il rischio dell’agiografia, dell’adulazione, è dietro l’angolo. Io corro questo rischio, pubblicando questa plaquette sul Nostro, come l’ho corso quando ho fatto altrettanto con Aldo de Bernart, in occasione del suo 82° compleanno, e quando ho tracciato le bibliografie degli amici  Ortensio Seclì e Mario Cala, due importanti studiosi parabitani, nel libro Di Parabita e di Parabitani ( Il Laboratorio Editore, Parabita 2008) e più  recentemente, dell’amico Ermanno Inguscio  (in www.Spigolaturesalentine.it ). Dirò, a mia discolpa, che io non ho nessun interesse a captare la benevolenza del Nocera o degli altri e niente mi aspetto da loro in cambio. E,’ il mio, un atto d’amore nei confronti della cultura salentina, e vuole essere anche un servizio, sincero e disinteressato, che spero di poter rendere alla comunità  tutta dei cultori di studi salentini, seguendo in ciò l’esempio del grande Ennio Bonea, il quale si occupava di tutto quello che veniva pubblicato in Salento e sul Salento ed anche di autori minori, se non minimi, ai quali non faceva mai mancare un suo piccolo scritto, una recensione, una semplice segnalazione, un incoraggiamento. Non sono d’accordo con coloro che, dopo l’uscita di A volo d’arsapo, hanno osservato che  un saggio come il mio dovrebbe essere necessariamente pubblicato post mortem, cioè una volta che il personaggio trattato sia passato a miglior vita. Quella di Maurizio Nocera è una figura che io amo molto e che mi riporta alla lezione dell’Umanesimo, quel movimento culturale che, fra il Quattrocento e il Cinquecento, rivoluzionò il nostro Paese, riportando l’uomo al centro dell’Universo; quell’uomo che riprende in mano il proprio destino e si sente libero di autodeterminarsi, quell’uomo che, secondo la definizione di Leonardo Bruni, “è epilogo, sintesi perfetta di corpo e mente”, di “spirito e natura”,  e riflette in sé la perfezione della creazione divina. E le lettere diventano il terreno ideale sul quale confrontarsi e nel quale esplicare la propria libertà. Questa idea dell’uomo come libero creatore di sé stesso, che partecipa alla bellezza divina, è un tema fondamentale della filosofia neoplatonica che si sviluppa grazie ad autori come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, ecc.. La filosofia neoplatonica, come dice il suo stesso nome, voleva riportare in auge il pensiero del grande Platone. E la stessa filosofia platonica ispira l’opera e gli studi di un importante pensatore cileno contemporaneo: Sergio Vuskovic Rojo, grande amico di Nocera. Le humanae litterae,dunque,costituivano, in quell’epoca storica, attraversata da una renovatio culturale, un dialogo perenne fra gli uomini e un mezzo di comunicazione spirituale. Senza questa nuova concezione di humanitas, che si deve proprio all’Umanesimo e al Rinascimento, non ci sarebbero stati il pensiero e le opere dei grandi autori venuti dopo, dal Seicento fino ai giorni nostri. Nel Quattrocento vengono superati tutti gli steccati fra le varie discipline, che fino ad allora erano stati dei compartimenti stagni, e il sapere diventa partecipato, condiviso. Le varie arti e competenze entrano in contatto e dialogano fra di loro, in un reciproco e proficuo scambio. Maurizio Nocera mi ricorda proprio questa figura di homo novus, di intellettuale, libero artefice del proprio destino, che abbatte tutti gli steccati fra le varie materie del sapere e si occupa di tutto, dalla  prosa alla poesia, dall’esegesi critica dei testi alla produzione di testi propri, dalla promozione culturale all’editoria, dal magistero del suo insegnamento all’impegno politico, dal giornalismo alla fotografia, ecc., ecc.. Egli mi sembra il tipo dell’uomo universale, alla Leonardo Da Vinci. L’intellettuale come Nocera, attraverso questo esercizio quotidiano di libertà, acquisisce più piena consapevolezza della propria dignità e del proprio ruolo sulla terra, della propria funzione nella società odierna, e questa consapevolezza lo rende forte e al tempo stesso impaziente verso tutte le forme di repressione, lo rende intollerante verso la prevaricazione e i pregiudizi e verso tutte le vecchie oppressioni. Nella carriera di Maurizio Nocera, in questi tre anni, si può notare un grande impegno nella promozione del libro, inteso come oggetto, spesso opera d’arte, e nella promozione e valorizzazione dell’antica arte tipografica, che lo ha portato a intrecciare rapporti con alcuni fra i maestri stampatori più importanti d’Europa, come, ad esempio, i Tallone di Alpignano. Ma potrei citare anche la sua fruttuosa collaborazione con l’editore milanese Mario Scognamiglio, che lo ha portato a pubblicare suoi scritti di varia bibliofilia sulla prestigiosa rivista “L’Esopo”.  Un altro polo attrattivo per Maurizio è stata la poesia. E sempre più spesso la poesia per Nocera si lega indissolubilmente ad un nome: quello di Pablo Neruda. L’amore per Neruda lega Maurizio ad un altro grosso personaggio, il già citato filosofo cileno Sergio Vuskovic Rojo, e questo ci porta a quella vocazione multinazionale o “transfrontaliera”, come  ho  già avuto modo di definirla,  dell’intellettuale Nocera.  Da sempre egli pubblica opere proprie e degli altri, organizza presentazioni, promuove incontri, sinergie, progettualità. Come dicevano gli umanisti, “excelsum et divinum quiddam cum colloquimur inter nos”: quando gli studiosi dialogano tra loro, fanno qualcosa di eccelso, quasi divino, perché attraverso questi incontri, possiamo davvero fare cultura e possiamo ritrovare noi stessi e gli altri diversi da noi e a noi uguali. In particolare, in questi ultimi tempi, metà privilegiata dei viaggi di Maurizio e delle sue divagazioni letterarie è il Cile, patria di Neruda e Rojo, soprattutto Valparaiso, “porto mondiale della pace e della poesia”. In Cile, il nome di Maurizio è molto conosciuto e  apprezzato. L’altro centro di interessi, non trascurato in questi anni, è la promozione culturale in Salento, il che lo porta a patrocinare tante e tante pubblicazioni che vedono la luce nei nostri paesi salentini e a partecipare a tantissime manifestazioni culturali che si svolgono da un capo all’altro di questo tacco d’Italia. Come non parlare della politica, primo e mai rinnegato amore di Nocera, e quindi della passione civile che muove e ha mosso tante sue iniziative; c’è tanta solidarietà sociale nel cuore, che batte sempre a sinistra,  di Maurizio Nocera, e tanto amore per gli umili, gli emarginati, tanto rispetto per le minoranze e le diversità, tanto libero e laico cercare corrispondenze nel suo quotidiano apostolato culturale. C’è ancora, in lui, l’amore per l’insegnamento, che lo porta a ricoprire due cattedre: oltre a quella di Filosofia presso l’istituto Magistrale “Siciliani” di Lecce, anche quella di Antropologia Culturale presso l’Università degli Studi del Salento.  Molto fitta e intensa è stata la collaborazione con le pagine culturali del quotidiano leccese “Il Paese Nuovo”, ma anche puntuale è stata la presenza della sua firma sulle ormai storiche riviste salentine “Anxa News”, “Il Bardo”, “Il filo di Aracne” e “Presenza Tuarisanese”. Nocera continua a coltivare le sue relazioni, si pensi ai Tallone, oppure a Oliviero Diliberto, al già citato Mario Scognamiglio, a Gainfranco Dioguardi, a Gianni Cervetti, a Ignazio Delogu, ad Antonio Massari; e in questo è sempre appoggiato dalla consorte Ada Donno, donna intelligente e intellettuale coltissima e raffinata, al pari dell’irrequieto consorte, ma sicuramente più schiva. Ma non voglio annoiare i pazienti lettori e lascio spazio al resto dell’eterogeneo materiale che compone questo libro, nonché, last but not least, alla bibliografia noceriana.


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