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Per risolvere i problemi dell’Italia bisogna smetterla di studiare la natura! - (7 maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 07 Maggio 2012 11:03

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 7 maggio 2012]

 

Poco tempo fa, in un articolo sui millepiedi, ho denunciato la grettezza di un telegiornale e di un giornale che additavano al pubblico ludibrio le ricerche naturalistiche nel nostro paese. Poi ho notato come tutti i candidati al posto di sindaco di Lecce, in un dibattito pubblico sulla cultura, non avessero preso in considerazione la scienza e la natura come parte della cultura. E ora eccomi di nuovo qui, a mostrare come le mie denunce fossero ben motivate. Il 29 aprile, in un programma pomeridiano condotto da Massimo Giletti, si è impiegato quasi un quarto d’ora di televisione sulla rete ammiraglia per mostrare al pubblico come si sperperano i soldi, in un momento in cui ci sono i disoccupati, i suicidi, i bambini malati e che muoiono di fame. Come si risolve il problema? Ma è chiaro! Smettendo di finanziare ricerche sulla natura. Che spreco! In quel dibattito erano rappresentate tutte le parti politiche. C’era Livia Turco, che si trovava finalmente d’accordo con lo squittente Mario Giordano, rinforzato dal pontificante  Mario Sechi, con contorno di leghisti sdegnati per questi sprechi. Gianni Ippoliti, quello che ha pensato di lanciare Porto Cesareo col monumento a Manuela Arcuri, intervista la gente per strada, raccogliendo sdegno e sorpresa. Il colpevole di tutto questo è la Zelkova. Mai sentita nominare? E’ una pianta che vive solo in Sicilia, in un areale molto limitato.

L’Unione Europea ha finanziato un progetto Life per la sua salvaguardia. La Convenzione di Rio de Janeiro sulla biodiversità sancisce che la diversità dei viventi sia un valore irrinunciabile, e le piante minacciate di estinzione, proprio come la Zelkova, devono essere protette a fronte di adeguati studi. Pensate, è stato fatto un bando per assumere un manager che gestisca il progetto, con un compenso di 150.000 euro. Uno  scandalo. Poi scopriamo che il progetto è di quattro anni, il che significa che il costo annuale è di 37.500 euro che, riportato al mese fa 3.125 euro, ovviamente lordi. Tolte le tasse si arriva ad uno stipendio medio-basso per la professionalità richiesta per gestire un progetto europeo. Ippoliti è andato in giro a chiedere ai passanti se sono interessati a 150.000 euro per studiare la Zelkova, una pianta in via di estinzione. E uno gli ha detto che lui non è mica un esperto di botanica, a che titolo potrebbe aspirare a questo compenso? E’ talmente ovvio! Quanto avrà intascato Ippoliti per fare domande cretine con aria furbetta? In questo caso, comunque, erano tutti d’accordo. Nel momento che stiamo attraversando non è morale che si spendano soldi pubblici per studiare la natura. A nessuno è venuto il dubbio che si spendono soldi pubblici per finanziare il giornale diretto da Sechi e quello in cui lavora Giordano, che tutti quelli che erano in quella trasmissione erano pagati con soldi pubblici. Che servizio stavano facendo all’informazione? In questi progetti Life, progetti europei che sopperiscono alla totale mancanza di finanziamenti italiani dedicati allo studio della natura, lavorano laureati in scienze ambientali, biologiche, forestali, naturali. E quindi questi progetti danno lavoro. Perché accanirsi così contro questi studi? Il motivo è semplicissimo: manca la cultura. E’ un retaggio del monopolio umanistico alle pratiche culturali, evidente anche nel dibattito dei candidati a sindaco di Lecce. L’uomo è fuori dalla natura  e la vede come altro da sé. Eppure Giovanni Paolo II ci ha messo in guardia dal violentare la natura, ammonendo: la Natura si ribellerà! E Benedetto XVI ha detto: Se vuoi salvaguardare la pace devi salvaguardare l’ambiente! Sto riportando il pensiero dei Papi, non di Greenpeace! La natura è proprio la Zelkova, e i millepiedi, le rane verdi, i lupi, i pipistrelli. Tutti organismi citati nella trasmissione a dimostrazione di come si spendano inutilmente i soldi dei contribuenti. Forse quegli strapagati conversatori non avrebbero osato ironizzare sui delfini, o sui cani. E già, noi abbiamo una concezione disneyana della natura. Ci commuoviamo per i cagnolini e non diamo importanza al resto del  creato, come lo chiama il Papa. La strada per guarire da questa visione distorta è lunghissima e spero che, prima o poi, qualcuno segua il consiglio di Benedetto XVI che esorta a introdurre l’ecologia nei percorsi scolastici. Le persone che ho citato in questo articolo, esclusi i Papi, oramai hanno idee radicate e dubito che possano cambiare, bisogna iniziare dai bambini. E bisogna denunciare l’imbecillità ogni volta che si manifesta. Temo che non sarà l’ultima volta che dovrò scrivere di queste faccende...

 


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