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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
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Nel corridoio di una scuola una speranza per il futuro – (10 maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 10 Maggio 2012 07:11

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 10 maggio 2012]


Dopo l’anticultura di una certa televisione e di certi giornali nei confronti delle cose della natura, che non mi stanco di denunciare dalle colonne del “Quotidiano”, finalmente un raggio di sole. Ve lo racconto, perché questa storia mi ha colpito. 
Domenica 6 maggio sono andato a votare, in una delle tante scuole di Lecce. Un vecchio edificio, ma tenuto abbastanza bene, in una bella posizione, vicino alla Villa Comunale. Lo stato delle scuole è una buona misura di civiltà, e devo dire che, mediamente, le scuole di Lecce fanno fare buona figura alla città.

Ho guardato i muri e lo stato dell’intonaco, e i pavimenti, gli infissi delle finestre, i banchi. Qualche scrostatura c’è... ma la mia ansia critica è stata cancellata da quel che ho trovato appeso al muro del corridoio che porta alla mia sezione: vecchie foto di pescatori salentini, testimonianza di una vita semplice e vera. E poi c’è la storia della devastazione delle dune, con foto di manifestazioni degli anni settanta, quando qualche frangia marginale della popolazione “scese in piazza” per manifestare contro i devastatori. Con poco successo, ovviamente. E poi ci sono le foto delle ville sulla spiaggia, della furia del mare che butta giù i muri, vendicando le dune sbancate. C’è la spiegazione di come si forma una duna, con la sua vegetazione.

E poi c’è tutta la storia della posidonia, una pianta superiore, con fiori e frutti, che forma estesissime praterie sottomarine lungo le nostre coste. Le foglie cadono e si accumulano sulla spiaggia. L’andirivieni delle onde della battigia prima le sfibra e poi le appallottola, formando quelle sfere rotolanti così frequenti sulle nostre spiagge. E la parete, dopo aver svelato quel piccolo mistero, spiega che è male rimuovere quelle foglie. Non sono porcherie puzzolenti, sono invece una provvidenziale difesa dall’azione delle onde. E ancora, il muro ci fa vedere la lotta contro il mare di chi ha costruito sulla spiaggia e l’ha anche “pulita” dalle foglie di posidonia. Muretti fatti di sacchetti di sabbia, come ripari ai soldati della prima guerra mondiale. Quei poveri sacchetti combattono una guerra che non possono vincere, non smetterò mai di ripeterlo: la natura vince sempre. Bisogna saperla interpretare, assecondare, persino dirigere, qualche volta. Ma cercare di dominarla è impresa vana.

 

Quella ricerca appesa al muro mi ha detto molte cose. Che c’è una docenza preparata e sensibile, e ci sono degli studenti che colgono l’occasione di avere un bravo docente e la sfruttano fino in fondo. Una ricerca ben fatta, inquadrata storicamente, che fa “vedere” quel che è successo e che continua a succedere, magari ponendo le premesse culturali perché questi scempi abbiano fine.

Mi ha fatto tornare in pace con la scuola del vano nozionismo, quella visita elettorale a una scuola del mio quartiere. Mi ha dimostrato che si può, che c’è qualche possibilità di far capire cose davvero importanti, oltre a poesie e a teoremi. Ora consiglio i candidati al posto di sindaco, e soprattutto il vincitore (al quale faccio le mie congratulazioni), di visitare quella scuola. Magari per incontrare la classe, e  parlare con la docente (o il docente) per far loro i complimenti, magari per far fotografare quella ricerca e farla poi mettere per intero sul sito del Comune. Con un bel proposito: il Comune di Lecce non vuole ripetere gli errori del passato, e l’amministrazione comunale farà di tutto per promuovere una visione del mondo attraverso gli occhi delle ragazze e dei ragazzi che hanno curato questa ricerca e che hanno realizzato questa mostra. La storia degli errori del passato è stata buona maestra, e non li ripeteremo più!

Quella mostra è degna di essere esposta nel MUST, il Museo Storico della Città di Lecce, magari rielaborata da qualche artista (anche se a me piace così, ruspante).

Sogni. Intanto si preparano i progetti per i porticcioli, per i ripascimenti, per inutili (ma costosissime) difese costiere, e per colare altro inutile cemento e altro inutile asfalto sul nostro martoriato territorio. Evidentemente non martoriato abbastanza da sollecitare pietà ai suoi aguzzini che, è bene ribadirlo, non lavorano per dar casa a chi non ce l’ha ma per costruire effimere strutture che verranno usate giusto per qualche settimana d’estate. Strutture costruite solo perché ci sono fondi per costruire “infrastrutture” e il guadagno si fa nel costruire, mica nell’utilizzare quel che si è costruito!
Non resta che attendere che quei ragazzi, quelli che hanno realizzato quella ricerca, diventino grandi e decidano, speriamo, di fare politica. Sperando che quel che hanno costruito su quel muro resti nella loro memoria molto più di quanto dureranno quelle “infrastrutture”, prima che il mare se le porti via, come è giusto che sia. Chissà se riusciranno a restare qui, o se dovranno emigrare, portandosi via quel che potrebbe salvare il nostro territorio: una cultura diversa. Chissà chi è la o il docente che li ha preparati. Forse ha frequentato l’Università del Salento, magari ha seguito i miei corsi. Mi piace pensarlo, e mi fa sentire utile nei confronti del territorio che mi dà lavoro da 25 anni. Prima o poi questi semi attecchiranno e porteranno all’evoluzione di visioni differenti.

Mi sono un po’ lasciato andare, eh?


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