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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 38 - (12 maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Sabato 12 Maggio 2012 11:50

Gli ostacoli alla crescita

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 12 maggio 2012]

 

L’Italia, assieme alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, è il Paese OCSE più “feudale”, se con questo termine si intende connotare un assetto istituzionale nel quale è massimo il grado di immobilità sociale. In sostanza, chi nasce da una famiglia di operai è destinato a diventare operaio, così come chi nasce da una famiglia di imprenditori è destinato a diventare imprenditore, salvo eccezioni che – come rileva l’ISFOL – tendono a diventare sempre più rare.

Chi cerca lavoro, e ci si riferisce soprattutto ai giovani nella fascia d’età compresa fra i 25 e i 35 anni, lo fa essenzialmente attraverso il ricorso ad agenzie private, a fronte del fatto che – soprattutto per la carenza di fondi e la riduzione dell’intervento pubblico in economia – la partecipazione a concorsi pubblici costituisce un percorso del tutto marginale per l’accesso al mercato del lavoro: nel 1997, un individuo su tre otteneva un impiego con concorso pubblico, ad oggi la percentuale si é ridotta a meno del 6% degli inoccupati. L’ISFOL registra un considerevole aumento del ricorso alla cosiddetta intermediazione informale (“amici, parenti e conoscenti”), pressoché uniformemente distribuito sul territorio nazionale.

E’ singolare osservare che questo fenomeno si è prodotto, o comunque ha subìto una straordinaria accelerazione, proprio negli anni nei quali si è maggiormente parlato di meritocrazia e proprio negli anni nei quali le politiche del lavoro attuate si sono mosse (almeno nella retorica che le ha accompagnate) precisamente in questa direzione. Il che fa capire che di retorica si è trattato, e che queste politiche con il merito (comunque lo si voglia definire) hanno e hanno avuto ben poco a che fare.

Alcuni autorevoli commentatori hanno rilevato che il fenomeno è interamente imputabile a fattori di natura ‘culturale’: la raccomandazione, a loro avviso, susciterebbe in Italia sentimenti di invidia più che di indignazione. Si tratta di una interpretazione poco convincente, per due ordini di ragioni. In primo luogo, se di fattore ‘culturale’ si tratta – e, dunque, di un fattore che può modificarsi solo in un arco temporale molto lungo - non si capisce per quale ragione la tolleranza nei confronti delle raccomandazioni sia aumentata in questi ultimi anni, e, conseguentemente, non si spiega perché sia aumentato il ricorso ai canali informali per la ricerca del lavoro. In secondo luogo, questa interpretazione non dà conto del fatto che l’immobilità sociale in Italia è pari a quella che l’OCSE registra per gli USA e la Gran Bretagna.

A ben vedere, il fenomeno ha cause diverse, che attengono principalmente al fatto che la disoccupazione giovanile in Italia supera il 30%. In questo scenario, la probabilità di trovare lavoro (con una mansione coerente con le competenze acquisite) si riduce anche per i giovani provenienti da famiglie con redditi elevati. Si riduce, conseguentemente, l’incentivo – da parte loro - a cercare lavoro mediante canali formali, offrendosi sul mercato del lavoro in assenza di ‘protezioni’ familiari o amicali. E poiché la possibilità di ricorrere a intermediazioni informali non è ovviamente equamente distribuita, l’esito pressoché inevitabile è che trovano lavoro – e soprattutto lo trovano con elevate retribuzioni e di più alta qualità – solo coloro che di tali intermediazioni possono usufruire. Ciò anche a ragione del fatto ovvio che i giovani provenienti da famiglie con redditi elevati, di norma, hanno più facile accesso all’Università e alle sedi universitarie considerate più prestigiose. E’ anche rilevante considerare che l’imposta di successione, in Italia, è ad oggi ai suoi minimi storici, essendo stata al 27% fino al 2000 e addirittura azzerata dal secondo Governo Berlusconi (2001-2006).

Si genera, così, un circolo vizioso. Sapendo (o apprendendo) che, in Italia, si trova lavoro prevalentemente in questo modo, coloro che non dispongono di ‘protezioni’ familiari o amicali possono reagire o collocandosi nell’economia sommersa, o ritirandosi dal mercato del lavoro (dando luogo, come è in atto, a una esponenziale crescita del fenomeno del lavoratore scoraggiato) o anche saranno disincentivati nell’acquisizione di istruzione. A fronte di ciò, le imprese si troveranno a poter assumere lavoratori “protetti” e altamente istruiti e lavoratori non protetti e poco istruiti, agendo su un mercato del lavoro duale che è tale solo per le differenti condizioni di reddito e di status fra lavoratori. Preferendo le imprese assumere i primi, l’ulteriore demotivazione di coloro che non dispongono di canali informali per l’accesso al mercato del lavoro non può che essere un esito inevitabile. Così che, in assenza di interventi esterni, si genera una condizione di “profezie che si auto-verificano”: le imprese riterranno, a ragione, di aver assunto i lavoratori più produttivi proprio perché le loro decisioni hanno spontaneamente determinato la minore produttività dei non assunti. I lavoratori poco protetti e poco istruiti tenderanno a diventare sempre meno protetti e sempre meno istruiti, accentuando il dualismo del mercato del lavoro italiano e bloccando ulteriormente la mobilità sociale.

In questo scenario, l’economia sommersa svolge una importante funzione di ammortizzatore sociale, prevalentemente (ma non solo) nel Mezzogiorno. Studi recenti hanno dimostrato che i giovani meridionali sono, in media, disposti a lavorare per un salario superiore a quello richiesto dai loro colleghi del Centro-Nord (il cosiddetto paradosso del salario di riserva). Questo fenomeno appare direttamente correlato con il blocco della mobilità sociale e l’aumento delle attività irregolari, dal momento che, essendo il reddito pro-capite al Sud notevolmente più basso del Centro-Nord, il paradosso in questione non può che trovare spiegazione nel fatto che molti lavoratori meridionali dispongono di redditi (illeciti) che consentono loro di accettare impieghi regolari solo se molto ben retribuiti.

Il “protezionismo familiare”, la trasmissione ereditaria di potere, status e reddito rendono la società italiana sempre più immobile, e le prospettive di crescita della nostra economia sempre più remote.

 

 

 

 


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