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Beato il popolo che non ha bisogno di intellettuali! PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 14 Maggio 2012 06:36

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 14 maggio 2012]

 

Ho letto con interesse l’articolo di Domenico Mennitti sugli intellettuali e la politica. Intervengo raccontandovi una storia. La premessa è che, anche se questo non è accettato nel nostro paese, gli scienziati sono intellettuali: “L’origine delle specie” di Darwin ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo molto più di qualunque altro libro. E se non basta, aggiungo “L’origine dell’uomo”. Non c’è partita.

Ecco la storia: gli ecologi americani, una ventina d’anni fa, si resero conto del disastro a cui va incontro il pianeta per scelte politiche dissennate, e quindi decisero di intervenire e intrapresero una strategia di comunicazione nei confronti dei politici, per convincerli della gravità della situazione. La strategia ebbe un grandissimo successo e arrivò alla candidatura alla Casa Bianca di un politico perfettamente convinto delle ragioni degli ecologi: Al Gore. Gore, nello stesso anno, vinse il premio Nobel e il premio Oscar. Ma perse le elezioni. Al suo posto vinse G.W. Bush, un signore che dichiarò guerra a uno stato senza essere in grado di trovarlo su una carta geografica.

Morale della storia: non bisogna convincere i politici, bisogna convincere le persone che li scelgono. E non devono essere gli intellettuali a cercare i politici. Gli intellettuali devono fare il loro lavoro, devono fare ricerca, elaborare il proprio pensiero e cercare di proporlo in modo che sia il più chiaro possibile, senza supercazzole. Il prodotto del loro pensiero non ha colore politico, ma può avvenire che parti politiche vi si riconoscano e lo perseguano come parte del proprio programma. 
In democrazia vince la maggioranza e quindi deve essere compito di un partito o di un movimento di fare in modo che una certa visione del mondo si allarghi a quanta più popolazione possibile. Non devono essere gli intellettuali ad essere organici a un partito, deve essere esattamente il contrario. Che poi è quello che è sempre avvenuto. Marx era un intellettuale, e lo era Don Sturzo, o Gramsci, o Don Giussani, lo era Marcuse, come lo era Pound.

Ed eccoci ai giorni nostri. Da una parte abbiamo “filosofi” che propongono il bengodi per tutti (sapendo perfettamente che è impossibile) come l’ex premier Silvio Berlusconi, oppure altri “pensatori” che propongono la superiorità di un popolo che non esiste in quanto popolo, come tale Bossi con tanto di contorno ittiologico. 
Queste persone, dietro, non avevano nulla, non c’erano veri intellettuali ad ispirarli. Tutt’al più, con i loro soldi, sono riusciti a comprare una manciata di pseudointellettuali che dessero una parvenza di serietà ai loro strampalati e nefasti disegni.

Il mantenimento del potere strampalato e nefasto si attua annichilendo l’uso del cervello, e per farlo ci sono armi potentissime che, comunque, si basano sul Panem et circenses dei romani (o sulla religione, vedi il San Raffaele). 
La televisione ci bombarda con interminabili sessioni sportive, quiz, lotterie, festival e altre banalità e se ci sono programmi di valore vengono osteggiati e cancellati, basti pensare a “Vieni via con me” o a “Parla con me”. 
Acquisita anche l’editoria, chi si cura di sopire i cervelli bene o male nasconde i prodotti intellettuali che potrebbero disturbare. Il libro può anche essere stampato, ma poi non viene promosso, non si trova nelle librerie, e i lettori sono anestetizzati dai romanzi. Con le dovute eccezioni, tipo Saviano.

Prima gli intellettuali erano rispettati perché i non intellettuali riconoscevano una loro non comune abilità nell’usare l’intelletto. Ma ora non è più così. Prima di tutto bisogna avere una buona abilità nel comunicare il proprio pensiero a grandi porzioni dell’opinione pubblica. E qui arriva Grillo, che è un intellettuale. Prima di tutto è un intellettuale della comunicazione. Ha saputo e sa usare tecniche di comunicazione sconosciute a gran parte dei politici, affiancandole a quelle tradizionali. Da una parte ha messo su uno dei blog più seguiti del mondo. Del mondo! Dall’altra va sulle piazze a fare i comizi.

Tutti lo chiamano comico, ma quel che denuncia è tragico. E’ stato espulso dalla RAI per aver denunciato i ladrocini di Bettino Craxi. Ed è stato il primo a denunciare le ruberie di Parmalat, quando le banche proponevano azioni casearie nei “pacchetti” che stavano vendendo ai propri clienti. Nessun partito ha capito. E tutti i detentori di potere politico hanno denunciato al populismo. Confesso che non mi attira un partito capitanato da Beppe Grillo. Perché non è quello il suo mestiere. Però mi preoccupa il fatto che i partiti non capiscano quello che molte persone stanno comunicando con il voto a Grillo e/o con il non-voto. I politici, e gli intellettuali, sono il prodotto della società che li esprime. Nel disegno palese di presa del potere della loggia P2 c’era tutto quello che è poi successo, e dobbiamo ora ricostruire quel che è stato scientemente distrutto: l’abilità di usare il proprio intelletto.

Gli intellettuali non devono necessariamente essere pomposi accademici col petto carico di medaglie. L’obiettivo è che tutti sappiano usare l’intelletto in modo da capire quali siano le strade da prendere e siano abbastanza accorti da non farsi turlupinare ancora. Forse si potrebbe parafrasare una frase celebre: beato il popolo che non ha bisogno di intellettuali. Il mancato bisogno di intellettuali significa che ci si è liberati dal bisogno di averne perché ce ne sono in grandissima abbondanza! Le rivoluzioni si facevano per rimuovere le dittature, ma oggi, in democrazia, non c’è bisogno di rivoluzioni, c’è bisogno di evoluzione e questa si ottiene estendendo a quanta più popolazione possibile l’abilità di usare il cervello, diventando tutti intellettuali.

Noi, intanto, stiamo distruggendo il nostro sistema educativo... Il disegno di annichilimento dei cervelli continua, ma qualche comico ha tragicamente preso su se stesso la responsabilità che gli intellettuali doc non sanno prendere.


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