Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Stragi - (24 maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 24 Maggio 2012 20:08

[Pubblicato nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 24 maggio 2012, col titolo La strage di cultura]

 

La mia memoria riguardo alle stragi risale al 1969 quando, ancora al liceo, mi trovai a commentare la strage di Piazza Fontana, a Milano. Se dovessi metterle tutte assieme, forse la serie potrebbe quasi essere ininterrotta, fino a Brindisi. Di mestiere studio la diversità degli animali, e la loro ecologia. E’ un vizio mentale di classificare le cose, e di trovarne i ruoli. Cosa è una strage? Semplice: è l’uccisione di molte persone in un colpo solo. Si può fare in molti modi: fucilandole (come alle Fosse Ardeatine) oppure esponendole ad esplosioni (come le stragi dei bombaroli). Ma poi, ripensandoci, quell’ “in un colpo solo” non mi soddisfa, come definizione. Negli anni sessanta, e settanta, ma anche dopo, la mafia ha ucciso, una ad una, moltissime persone che le si opponevano. Magistrati, sindacalisti, politici, commercianti, industriali, cittadini comuni. La strage di Capaci è stata una strage perché Falcone aveva una nutrita scorta. Non c’è stato bisogno di una strage per uccidere Dalla Chiesa e la sua giovane moglie. Uccidere molte persone, una ad una, in un lungo arco temporale, per la stessa ragione, è pur sempre una strage. E poi la mafia è passata anche alle stragi con bomba, come a Firenze, e in altre occasioni, per costringere lo Stato a “trattare”. Le Brigate Rosse hanno fatto stragi di giornalisti, di industriali, di magistrati, di guardie carcerarie, di poliziotti e di carabinieri, di sindacalisti. In modo differente, ma pur sempre uccidendo molte persone in modo diretto. Spesso senza gli “effetti collaterali” della bomba. Ma sempre stragi sono, sempre vite che se ne vanno. Passano i decenni recenti e ci sono sempre persone che pensano di risolvere i problemi uccidendo qualcuno. Oggi, poi, assistiamo ad una novità: la strage per suicidio. La violenza, invece di scaricarsi su altri, si scarica su se stessi, e a volte anche sulla propria famiglia.

E poi la strage si può fare senza uccidere nessuno, ma facendolo morire. La strage dell’amianto, per esempio. O quella delle polveri sottili. O la strage di persone morte sotto le macerie perché qualcuno ha “risparmiato” nel costruire case e capannoni. C’è la strage del tabacco, e quella dell’alcol. Quella della droga, e quella del sabato sera. Ci sono stragi molto subdole, come quella del gioco d’azzardo.

Nel frattempo la corruzione dilaga, i partiti sono allo sbando, si formano nuove entità politiche di cui non sappiamo ancora nulla, se non enunciati volenterosi. L’Italia ha attraversato venti anni di vuoto culturale, di perdita dei valori e dei punti di riferimento. I risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti: il sistema non ce la fa più a sopravvivere, il nostro modo di vivere è insostenibile. Per anni ci siamo detti di vivere al di sopra delle nostre possibilità, e ora arriva il conto.

Tra le reazioni ci sono anche le solite stragi. Magari per instillare paura, voglia di sicurezza e di restaurazione. Non a caso il 1969 (piazza Fontana) è l’anno che ha seguito il sessantotto. E anche allora, come con Brindisi, fu subito identificato un mostro da sbattere in prima pagina: il ballerino anarchico Valpreda.

Intanto sarebbe bello sapere la verità. Le brigate rosse sono state sconfitte e i responsabili sono morti in conflitti a fuoco o sono in galera. Alcuni sono fuggiti. Ma delle stragi con bomba non sappiamo ancora nulla. Oppure lo sappiamo ma, come diceva Pasolini, non abbiamo le prove.

L’antidoto a queste sciagure non è che uno: cultura. Non ci sono scorciatoie. Mi pare che la risposta dei giovani ai fatti di Brindisi vada in questo senso. Sono molto migliori di chi voleva subito linciare il mostro. I giovani devono voler cambiare il mondo. E cambiare il mondo, oggi, significa cercare di cambiare senza uccidere nessuno. La strage della nostra cultura, del nostro vivere civile, è stata la più terribile, perché i suoi effetti si sentiranno ancora per molti molti anni. E’ terribile perché è subdola, non ci sono carni dilaniate ma sono le intelligenze ad essere offese, violentate e derise. La strage è anche costringere migliaia di nostri laureati ad andarsene, oppure a restare inattivi. Ne ho incontrato uno in aereo, l’altro giorno. E’ un fisico. Se ne andrà o in Svizzera o in USA. Dove lo aspettano a braccia aperte. Qui è solo considerato uno spocchioso ragazzino. Parafrasando la non-vittoria di Bersani, a Parma, mi vengono in mente le non-stragi. Come quella dei cervelli che se ne vanno. Perduti per il paese che li ha formati e che li condanna alla morte civile, senza ucciderli ma facendoli morire poco a poco.

Dobbiamo ricominciare a dare il giusto valore alle cose, e a vedere più in là di quanto la nostra emotività ci consente. Rifondare una cultura è oggi il nostro primo imperativo, per riempire un pericolosissimo vuoto, foriero di altre stragi, di tutti i tipi.


Torna su