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La natura presenta il conto - (3 maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 03 Giugno 2012 15:09

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 3 maggio 2012]

 

Ci risiamo. Un terremoto dove non ce lo aspettiamo e ci rendiamo conto che abbiamo usato il territorio in modo pessimo. Lo abbiamo usato per “fare economia” e non abbiamo pensato all’ecologia. Il presidente Napolitano, parlando dell’ultimo disastro di una serie ininterrotta che si perde nel passato a memoria d’uomo, ha detto che abbiamo risparmiato 20 per non affrontare i problemi posti dall’ambiente e ora dobbiamo pagare 100 perché l’ambiente prima o poi presenta il conto.

Lo so che è un discorso che io ripeto da queste colonne da tanto tempo. Ci ho persino scritto un libro. Però sembrano le predizioni di Cassandra, alle quali nessuno credeva ma che poi si avveravano puntualmente. E abbiamo elaborato un modo di pensare che attribuisce l’avverarsi della predizione a chi ha fatto la predizione stessa. I papi ci dicono che non possiamo ignorare le leggi della natura. Giovanni Paolo II lo ha fatto con la sua famosa predizione: La Natura si ribellerà! Ma non basta. Non vogliamo ascoltare.

Leggo che il PIL del Giappone finalmente sta aumentando. L’aumento è dovuto al fervore economico che sta seguendo il disastro dello tsunami. Che poi è quello che si aspettavano i costruttori intercettati mentre si rallegravano del terremoto de L’Aquila come motore delle loro attività. Anche i giapponesi avevano costruito dove non avrebbero dovuto. Chi ha fatto quel che non doveva fare, e ora ci rimette la vita e i beni, ora si aspetta (giustamente) che qualcuno lo aiuti. Quel qualcuno è lo stato. Ma se lo stato dovesse pagare per tutti i disastri causati dalla stupidità dell’uomo, andrebbe fallito! Che poi è quello che sta succedendo. Queste cose avvengono anche da noi. Abbiamo costruito migliaia di case sulle spiagge, o su terreni franosi. E ora chi ha costruito dove non si dovrebbe chiede alla collettività di “mettere in sicurezza” le sue proprietà. Magari costruendo difese costiere. L’intera ferrovia adriatica è stata costruita sulla spiaggia, e ora abbiamo costruito un muro lungo 500 chilometri per proteggere un’opera che solo uno stolto potrebbe concepire ma che, purtroppo, è stata realizzata.

L’ambiente continua ad essere messo in secondo piano. In questi giorni mi è tornato alla memoria il compianto Ingegner Giuri, assessore all’ambiente nella Provincia di Lecce ormai troppo tempo fa. Una persona preziosa che un giorno ricordò come i giovani salentini oramai non abbiano più punti di riferimento e non riescano a distinguere un muretto a secco vero da uno finto, fatto di cemento e poi rivestito di pietre. L’ho potuto constatare visitando una scuola in cui i giovani studenti avevano fotografato proprio uno di questi muri “finti” come prototipo dei muretti a secco. E, ricordando Giuri, mi sono chiesto: ma chi è oggi assessore all’ambiente nella mia Provincia? Dato che mi occupo proprio di ambiente lo dovrei conoscere, ma in effetti non mi veniva in mente. E poi ho fatto una bella scoperta: l’assessorato all’ambiente non c’è. La responsabilità dell’ambiente è stata suddivisa in diversi assessorati che si devono anche occupare “d’altro” e che ovviamente non potranno fare una politica strategica ma potranno solo affrontare singoli problemi, senza una visione generale. Se si deve tagliare qualcosa, è ovvio che il primo a saltare sia l’ambiente. Ci sono cose più serie, è lampante. L’ambiente è un lusso che ci possiamo permettere solo se tutto va bene. E vien fuori solo quando ci sono le emergenze. Emergenza rifiuti, emergenza erosione, emergenza frane, emergenza polveri sottili, emergenza alluvioni, emergenza siccità, emergenza... devo continuare? Se ci sono tutte queste emergenze, è ovvio che abbiamo attuato una politica folle. E non mi riferisco solo alla Provincia che, per quanto ne so, ha molti, moltissimi meriti e segue un percorso di scelte che non ha connotazione partitica. L’ambiente, la natura, sono proprio alieni dalla nostra cultura. E ci rendiamo conto che ci sono solo quando ci presentano il conto, con le emergenze.

Ovviamente affrontare quelle emergenze fa “girare l’economia”. Ma è un’economia fasulla, una truffa. Perché è lo stato a dover pagare. E se lo stato dovesse pagare tutti i danni causati dalla nostra stoltezza ecologica, lo voglio ripetere, allora andrebbe fallito. E infatti... Non abbiamo i soldi per pagare i danni. Come al solito i guadagni del fare economia senza natura vanno ai privati, e poi è il pubblico a dover pagare il conto.

L’economia è proprio strana. Ho letto su un quotidiano che l’ENEL ha recentemente affermato che il suo fatturato è diminuito perché le sue centrali vendono meno energia a causa del successo delle energie alternative, e quindi si vede costretta ad aumentare i prezzi per mantenere le sue entrate. Siamo alla follia.

L’unica scelta che possiamo fare per rimettere in sesto l’economia è di iniziare l’unica grande opera necessaria nel nostro paese: ripristinare la qualità ambientale. E sicuramente non la possiamo affidare a chi ha coperto di cemento e di asfalto l’intero paese. Vanno ripensate le città, le politiche dell’energia, le infrastrutture, l’agricoltura e in generale l’uso del territorio. Perché il modo in cui abbiamo pianificato le nostre attività è semplicemente folle. Intanto a Trento si svolge il festival dell’economia. Nella presentazione del festival del mio quasi omonimo economista Boeri le parole ambiente e natura non ci sono. Economia senza natura: la grande truffa.

Magari potremmo fare a Lecce il Festival della Natura, dopotutto ci candidiamo a Capitale Europea della Cultura. Ma se si proponesse penso proprio che si raccoglierebbero ben pochi consensi. La Natura non interessa a nessuno.


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