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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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Spazzatura per difendere le nostre coste (e per cambiare le nostre teste) – (6 luglio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 06 Luglio 2012 09:42

["Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 6 luglio 2012]

 

Leggo sul “Quotidiano” che si comincia a colpire chi occupa gli arenili in modo abusivo, e non posso che rallegrarmene. Non ho più molta voglia di andare sulle spiagge, sono dei carnai allucinanti, con altoparlanti che sparano musica a tutto volume e gruppi di scalmanati che ballano in acqua, giocano con i racchettoni, tirano palloni addosso alla gente, bambini che piangono, stanati di parmigiana, mamme urlanti che cercano di attirare l’attenzione di infanti incuranti. Sabbia piena di cicche. Mare condito da abbronzanti che dilavano da corpi straunti. Sarà che la vedo così perché ho sessantun anni? Ma questi spettacoli non mi piacevano neppure quando ne avevo trenta, o venti. La mia impressione è che stiano aumentando sempre di più, e che ci sia sempre meno costa dove poter stare in santa pace. Sentendo il mare. E non quel bum bum bum. A dir la verità c’è ancora qualche tratto di spiaggia libero dagli obbrobri che piacciono ai più. Basta andare a più di cento metri dal parcheggio più vicino. Se si deve camminare, la selezione immediatamente discrimina i comportamenti. Se ci si allontana dai lidi, per esempio camminando lungo la spiaggia che sta di fronte alle Cesine, si entra in una dimensione differente. Intanto c’è spazio. Non si deve stare ammassati uno sull’altro come una colonia di otarie. E poi quando si incontrano altre persone viene naturale salutarle, e loro rispondono. Sorridono. Che sia in corso un processo di speciazione? Con l’origine di una nuova specie umana, una specie rispettosa dell’ambiente e amante della bellezza? Scherzo, ovviamente. Però la differenza c’è: quando la spiaggia colonizzata dalle unte colonie di umani viene abbandonata, gli umani si lasciano alle spalle lattine e bottiglie di birra, cicche, involucri, stecchi, e coppette di gelati, bottigliette di plastica, bicchieri, posate. Ci sono quelli che mettono tutto dentro una busta di plastica e poi la appendono ai rami dei pini, se ci sono alberi in giro. I pochi bidoni della spazzatura sono subito stracolmi e poi sembrano vulcani che emettono una colata di detriti al posto della lava.

Quelli che camminano sulla spiaggia, invece, hanno uno zainetto, e come portano roba con sé, per consumarla, così si riportano indietro la loro spazzatura, e la gettano nei bidoni una volta tornati in città. Non si lamentano che non ci siano bidoni della spazzatura lungo il loro cammino. Non ce ne devono essere. Semplicemente la spazzatura non deve essere abbandonata lungo il cammino. Te la devi riportare a casa! La spiaggia delle Cesine, però, è spesso molto sporca. Ma non come le altre spiagge, quelle frequentate dalle orde che ho descritto prima. Ci sono cose che sono rimaste a lungo in mare: tronchi, pali, boe, bottiglie di plastica e di vetro, rami, canne, giocattoli di plastica, e molto altro. Tutta roba che galleggia e che arriva da lontano, portata dalle correnti. Il problema della spazzatura marina è oramai di portata mondiale, e gli scienziati iniziano a studiarla. Immagino un bel progetto di studio, che preveda la raccolta della spazzatura che si accumula mensilmente lungo quella costa, e un deposito temporaneo dove accumularla. Il primo risultato sarebbe la pulizia della spiaggia, e non una volta all’anno, all’inizio dell’estate, come avviene oggi. Ma poi quella spazzatura andrebbe catalogata, per capire da dove viene, per ricostruire i flussi stagionali di spazzatura da una costa all’altra, e lungo costa. E poi? E poi mi piacerebbe pensare di riutilizzarla. A Vienna, in un giardino pubblico, ho visto delle bellissime staccionate fatte con materiali di risulta. Vecchie assi, persiane, reti di letto, parafanghi di auto, assi da stiro, e tanta altra roba che, di solito, andrebbe a finire in discarica. E invece, se trattata da chi conosce l’arte del riutilizzo, certa spazzatura può ritornare ad avere una funzione. Mi viene in mente Bruno De Carlo, che raccoglie quei legni spiaggiati e li intaglia, ridando vita e nobiltà al detrito. Prendere tutta quella roba, e cercare di assemblarla, magari come staccionata a difesa delle dune, e darle una nuova vita, facendola diventare bella, ma nello stesso tempo dandole una funzione, sarebbe un’operazione eccitante. Invece che un obbrobrio, quella spazzatura potrebbe diventare un baluardo della spiaggia. Arte-spazzatura. Un’impresa del genere richiederebbe la collaborazione di spazzini delle spiagge, ecologi (che devono catalogare tutto quello che viene raccolto), artisti, architetti paesaggisti. Chissà, forse verrebbero da lontano a vedere questa opera di difesa costiera in continua evoluzione, magari con annesso un museo della spazzatura marina. Potrebbe essere un bel progetto, no? Però, però tremo al pensiero che un aumento dei flussi turistici possa portare alla costruzione di una bella serie di stabilimenti balneari lungo quella costa ora abbandonata a se stessa, con l’espansione del carnaio rumoroso e unto, produttore di spazzatura irriciclabile. Capisco che sia giusto che tutti possano godere del mare, ed è giusto che ognuno lo faccia secondo la propria sensibilità; una possibile nobilitazione della spazzatura potrebbe servire anche a un altro scopo, oltre a pulire e a difendere le nostre spiagge: modificare solo un pochino certe teste...


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