Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
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Si ricomincia...
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Distrarre la morte. Una possibile lettura del "Decameron" PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Luigi Scorrano   
Lunedì 09 Luglio 2012 17:29

[In Del nomar parean tutti contenti. Studi offerti a Ruggiero Stefanelli, a cura di Pasquale Guaragnella, Maria Beatrice Pagliara, Pasquale Sabbatino, Leonardo Sebastio, Progedit, Bari 2011, pp. 215-223].

 

Nel film di Ingmar Bergman Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, 1956) la linea fondamentale del racconto è quella di una sfida tra un Cavaliere, reduce dalla crociata e tormentato nella sua coscienza che interroga un Dio lontano o inesistente, e la Morte. Questa vuol cogliere, nella sua indifferenza parificatrice, colpevoli di qualcosa o innocenti, scettici o creduli, esseri che hanno risposto al dovere ed esseri che i doveri hanno dimenticato o calpestato. Tra le potenziali vittime della Morte c’è anche una famigliola di giovani attori saltimbanchi (marito, moglie e figlio): Jof e Mia e il loro bambino Mikael. Il Cavaliere, per salvarli, impegna la Morte in una partita a scacchi. La Morte intuisce il disegno del Cavaliere e pensa di avere in pugno la situazione. Perciò il Cavaliere deve escogitare un modo per vanificarne il disegno. Lo fa ricorrendo ad un gesto banale: tende il braccio sulla scacchiera e con un lembo del mantello fa cadere tutti i pezzi. Occorre risistemare il gioco, ed è la Morte che s’impegna nel difficile compito, anche perché ricorda benissimo a che punto e in quale situazione fosse il gioco. Assorbita nel compito di riordinare, la Morte non si accorge della fuga di Jof e Mia con il piccolo Mikael; la strategia del Cavaliere, consistente nel distrarre la Morte, efficacemente funziona e consente alla giovane coppia e al suo figlioletto di uscire dalla notturna foresta (simbolo di smarrimento e di orrore) alla luce dell’alba, ad una perdurante promessa di vita.

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