Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Programma gennaio 2021
Programma Gennaio 2021 Martedì 5 gennaio, ore 18,00 – replica della performance del Laboratorio Teatrale dell’Università Popolare Aspettando Gesù, musica e pièce di Michele Bovino  ... Leggi tutto...
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Il punto sulla “B.S.S.” PDF Stampa E-mail
Reprint
Venerdì 20 Luglio 2012 06:42

[“Apulia” del marzo 2000]

 

Cominciamo col dire che la sigla “B.S.S.” sta per “Biblioteca degli Scrittori Salentini” dell’editore Congedo di Galatina, fondata e diretta da Mario Marti con la collaborazione di alcuni amici e colleghi di redazione. In realtà, la “Biblioteca degli Scrittori Salentini” costituisce la prosecuzione di una “Biblioteca salentina di cultura” pubblicata dall’editore Milella di Lecce, e a suo tempo fondata anch’essa e diretta da Mario Marti, assistito dagli amici della redazione. Ma si tratta, in sostanza, di un’unica iniziativa, ormai più che ventennale, e che sfiora anzi il quarto di secolo. Le cose andarono come ora si racconterà con la maggior precisione possibile, per l’interesse e la curiosità di tutti coloro che, sempre attenti, per dovere o per passione, allo svolgersi della fenomenologia della cultura, e in particolare di quella letteraria, non disdegnano di impattarsi, con serietà ed impegno, col difficile e rischioso problema dei rapporti dialettici tra l’operosità locale e quella, per l’appunto, nazionale, in una visuale integrale e policentrica della storia. Entro e fuori dell’«accademia» universitaria e non.

Ora mi si permetta di passare, senza scandalo alcuno, dalla terza persona alla prima, considerata la mia posizione nella questione specifica; e questo son sicuro che renderà anche il discorso più sciolto, amabile e dunque leggibile, se non godibile. Almeno, lo spero vivamente; anche perché mi atterrò alla nuda realtà dei fatti, senza alcuna spinta di protagonismo, di vano compiacimento, o, peggio, di narcisismo. E comincerò col ricordare quel dolce tardopomeriggio di settembre (era l’anno 1976), quando l’editore Antonio Milella, del quale ero diventato stretto collaboratore e amico fidato lungo i miei precedenti anni di docenza alla Facoltà di Lettere, venne a casa mia, per discutere e decidere, insieme con me, positivamente o negativamente che fosse, circa una iniziativa editoriale che gli avevo illustrata nelle sue linee generali, e forse ancora un po’ vaghe, e che però mi stava molto a cuore, e da molto tempo.

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