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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Imparare ad amare il mare: uno slogan per la Puglia - (22 luglio 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 22 Luglio 2012 10:33

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 22 luglio 2012]

 

Si parla di trivellazioni nel mare di Puglia, e il Ministro dell’Ambiente rassicura riguardo all’impatto di queste attività: verrà valutato opportunamente. L’assalto alla natura non è nuovo nel nostro paese, e la Puglia non fa eccezione. Lo “sviluppo” vecchia maniera ha portato alla realizzazione di mega impianti sia a Brindisi sia a Taranto, con grandissimi impatti sull’ambiente e sulla salute umana. La provincia di Lecce si è in parte salvata, ma ha subìto altre aggressioni, comuni anche al territorio Tarantino e Brindisino. La pesca dei datteri di mare, ad esempio, ha devastato i fondali rocciosi di tutta la Puglia. E poi c’è l’abusivismo edilizio che ha fatto scempio dei paesaggi e dei sistemi costieri, soprattutto sabbiosi. Ora sta iniziando anche l’aggressione alle coste rocciose. Molte di queste azioni, dai datteri all’abusivismo edilizio, sono state compiute dalle comunità locali. Ora arrivano gli stranieri, con moltissime attività, dai rigassificatori, alle trivellazioni per petrolio o per gas, agli impianti eolici off-shore, alle varie condotte che connettono le due coste adriatiche. Sicuramente non si può fare di ogni erba un fascio e accettare o negare tutto in blocco. Bisogna vedere caso per caso. Non possiamo negare il progresso, ma non possiamo neppure accettare tutto, passivamente. Il potenziale naturalistico del mare pugliese è altissimo e merita di essere valorizzato come sino ad ora non è stato fatto. L’uso del territorio, la cura per la bellezza del paesaggio, sono stati spesso messi da parte in nome di un non ben compreso “sviluppo economico”.

Resta emblematica l’azione di valorizzazione di Porto Cesareo attraverso un monumento lapideo a una attrice di fiction televisive, mentre la realizzazione di un’Area Marina Protetta è stata vista come un freno allo “sviluppo” del paese. Non capire le potenzialità di un’Area Marina Protetta la dice lunga su come stiamo “pensando” il futuro del nostro mare. 
Forse le minacce “straniere” ci faranno apprezzare di più quello che abbiamo e che ancora non abbiamo capito fino in fondo.

 

Ma, prima di parlare di ambiente, sarebbe bene capire la convenienza economica di queste azioni. Se guardiamo lo sviluppo di fonti “pulite” di energia, per esempio, come non accorgerci che le nostre campagne sono stato coperte di impianti fotovoltaici che, da quel che mi pare di aver capito, rendono solo se ci sono gli incentivi? Questo significa che non rendono per l’energia che producono, ma per i soldi pubblici rastrellati da chi li ha impiantati. Sarà così anche per queste attività? Come sta andando il petrolio in Basilicata? In altre parole: ha senso che qualcuno venga nel nostro territorio e ne tragga vantaggi, magari a spese dell’integrità della natura? Noi che vantaggi avremo da queste azioni? Siamo sicuri che i benefici di queste azioni siano maggiori dei costi ambientali che dovremo sopportare? Quanti benefici verranno a noi che qui viviamo? Che azioni di compensazione sono previste? Ricordiamo che i fondi per fare i progetti del Ponte sullo Stretto di Messina sono stati stanziati e spesi, qualcuno ha guadagnato montagne di denaro e il ponte non c’è!  Ripensiamo al costo estetico del filobus a Lecce, e al costo di realizzazione. In quanto tempo verranno ripagati? Ne valeva la pena? O il guadagno era solo per chi realizzava l’opera? La foresta di pali e fili che vantaggi ha fornito alla cittadinanza? Ogni opera deve prima di tutto essere vantaggiosa in termini economici, e deve usufruire di incentivi solo se porta vantaggi alla popolazione, visto che gli incentivi derivano dai soldi presi ai cittadini attraverso le tasse. Se questi vantaggi ci sono, si può pensare di passare alla valutazione di impatto ambientale. Ma penso che raramente si arriverebbe alla valutazione ambientale se si guardasse davvero alla convenienza delle opere. Lo sport della corsa alle opere inutili, proposte solo per prendere incentivi e finanziamenti pubblici, non può continuare all’infinito. E qui sono i nostri politici che ci devono difendere. Ma capiranno di queste cose? Mah! Spesso sono proprio loro a promuovere questi “affari”, oppure comprano derivati e titoli tossici per sanare i bilanci! Quando avvengono queste “sviste” si tratta solo di incompetenza o ci sono collusioni spartitorie? 
Torniamo al mare di Puglia. Lo possiamo salvare solo se ne comprendiamo il valore, e non solo nel mese di agosto. Il mare fa parte della “cosa pubblica” e, purtroppo, noi italiani siamo culturalmente alieni a darle valore e a rispettarla. O cambieremo questo atteggiamento, o verranno altri a prendersi quel che è nostro e la nostra sovranità ne risulterà limitata (forse lo è già, e siamo troppo concentrati su noi stessi per accorgercene).


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