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Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Cavallino
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Tre interventi fra buone e cattive notizie (9 agosto - 2 settembre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 02 Settembre 2012 18:02

Buone notizie

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 9 agosto 2012]

 

Riguardando i miei articoli per il Quotidiano vedo che quasi invariabilmente denuncio le cose che non vanno. Incompetenza, disonestà, disprezzo per le regole, mancanza di riguardo per la natura, corruzione, comitati di affari e tante altre cose che rendono brutto il nostro vivere. Mai che ci sia qualcosa che va! Piuttosto deprimente, no? 
L’altro giorno è capitata una cosa che “va”. Come forse qualcuno sa, due anni fa l’Università del Salento ha attivato un corso di laurea magistrale completamente in inglese (si chiama Coastal and Marine Biology and Ecology). E’ il primo corso completamente in inglese della nostra Università, unico in Italia sulla biologia ed ecologia marina e costiera. Potrebbe essere una buona notizia. La cattiva è che ci sono stati pochissimi iscritti. Talmente pochi che corriamo il rischio che debba chiudere. Gli studenti non si iscrivono per paura della difficoltà della lingua! Peccato. La buona notizia viene subito cancellata da una cattiva notizia. Però l’altro giorno, dopo due anni dall’inizio dei corsi in inglese, si sono laureati i primi studenti; erano quattro e si sono laureati perfettamente in tempo. Non sono andato alle lauree, ero a Roma, ma un collega (che non è impegnato nel corso di laurea ma che era presente) ha detto che quegli studenti sono stati bravissimi, che si vedevano entusiasmo e competenza. Non gli avevo mai sentito esprimere giudizi così, anche lui, come me, è un criticone. Gli ho offerto un caffè.

Ieri sono venuti a trovarmi, da Napoli, due laureati di primo livello. Volevano informazioni sul corso magistrale in inglese. Hanno visto la città, le strutture, hanno parlato in giro e hanno espresso sorpresa e ammirazione per quello che hanno trovato qui. Lo stesso ha fatto una studentessa di Roma, e anche da Milano hanno espresso interesse. Penso proprio che ne arriveranno altri, piano piano la voce si sta spargendo, e non solo in Italia. Credo che anche gli studenti leccesi si faranno coraggio. Ma poi fa lo stesso, chi non se la sente... è meglio che non venga. L’importante è lavorare con gente motivata, entusiasta, con voglia di sfidare il mondo per portare a compimento il proprio sogno di vita. Nei momenti difficili, e questo è un momento difficile, bisogna osare, bisogna cercare di fare meglio e di più, senza risparmio. Trovo in questi studenti questa voglia di fare bene, di impegnarsi, di realizzare progetti, senza la pretesa di avere da noi che li formiamo la soluzione di tutti i loro problemi. Sono persone che cercano, che confrontano, girano, e poi decidono in base a valutazioni comparative. Molti, purtroppo, scelgono sulla base della facilità dei corsi, mentre questi guardano altro, non vogliono la vita facile, si vogliono impegnare. I due napoletani avevano grandi sorrisi anche per quanto riguarda Lecce. Arrivati alla stazione sembrava di essere al nord, mi han detto. Come sarebbe a dire? ho chiesto. Poi ho pensato alla stazione centrale di Napoli e l’ho paragonata a quel che si trova a Lecce uscendo dalla stazione. Silenzio, tranquillità, poco traffico, pulizia. Hanno girato per la città e erano entusiasti di quel che hanno visto. Noi ci siamo abituati, ed è bello vedere con gli occhi degli altri le cose che diamo per scontate.

 

Potrei cominciare uno dei soliti finali, ora, e fare l’elenco di tutto quello che non va, nella città e nell’università, ma l’ho fatto così tante volte. Le critiche si fanno in famiglia, ma all’esterno dobbiamo difendere la nostra realtà e la dobbiamo valorizzare quanto più possibile, senza riposare su effimeri allori. Niente è definitivo, e si deve continuamente conquistare la permanenza in certe posizioni. E’ difficile arrivare su (ci sono voluti più di vent’anni di lavoro di tante persone per costruire una solida base di ricerca ambientale presso la nostra Università), ed è facilissimo tornare giù. Succede se si pensa di poter abbassare la guardia.

Il Salento è davvero un paradiso, lasciatelo dire da uno che non è nato qui, ma non ci possiamo fermare, dobbiamo cercare di fare sempre meglio. Nel nostro piccolissimo stiamo cercando di invertire il flusso di studenti salentini che migrano in altre università. O meglio, che vadano, ma vogliamo che vengano qui quelli di altre università, vogliamo che il flusso non sia solo in uscita. E vogliamo che vengano qui perché si aspettano alta qualità dal nostro territorio. A questo dobbiamo puntare, e l’altro giorno ho capito che ci stiamo riuscendo. Se fosse per me, penso che la nostra Università guadagnerebbe molto a accorpare molti corsi di laurea triennale, facendoli diventare molto generali, puntando poi su lauree specialistiche che valorizzino aree disciplinari in cui, in base alle valutazioni nazionali, siamo al di sopra della media nazionale. Abbiamo tutte le carte in regola per fare molti salti di qualità e le giovani generazioni stanno rispondendo. Non deludiamole.

 

 

L’erosione costiera è fonte di grande guadagno

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 18 agosto 2012]

 

Ancora il Quotidiano si occupa di erosione costiera e, per l’ennesima volta, ripeto cose che dico da più di venti anni. La mia impressione è che il problema non si voglia risolvere in modo definitivo ma che sia invece molto conveniente che resti, in modo che soluzioni palliative, ma molto costose, continuino ad essere adottate all’infinito. 
Il fatto incontrovertibile è che non si deve costruire in vicinanza della costa, soprattutto se sabbiosa. Eventuali costruzioni devono essere temporanee e rapidamente smontabili. Invece si sono costruite infrastrutture permanenti, come strade, stabilimenti balneari in cemento, case, alberghi, passeggiate, ferrovie. La costa è stata ingessata e l’aspettativa è che tutto resti come sta. Quando la natura reclama quel che è suo, come nel caso dell’erosione, si pensa di agire ingabbiandola ulteriormente, con difese costiere, massicciate, ripascimenti. Sono i palliativi di cui parlavo prima. Questo atteggiamento è stato tenuto in tutto il nostro paese, e abbiamo costruito sui vulcani, sulle frane, nei greti dei torrenti, nelle paludi, sulle montagne, nelle zone sismiche e, ovviamente, sulle coste. E in più abbiamo anche costruito male. Abbiamo pensato che l’ingegneria potesse vincere la natura, adottando la stessa filosofia che abbiamo adottato con l’economia. Sono filosofie perdenti. E continuare a perseguirle significa solo perseverare nell’errore. La soluzione è ancora ingegneristica, ma radicalmente differente da quelle messe in atto attualmente. La soluzione è: ritirata dalla costa. Nei tratti dove l’erosione è evidente, le costruzioni e le infrastrutture devono essere smantellate e devono essere ricostruite a distanza dalla costa. Ma la comunità non vuole. Quando un candidato alla presidenza regionale della Sardegna ha proposto il divieto di costruire entro una considerevole distanza dalla costa, la bocciatura è stata sonora. Democraticamente abbiamo scelto di macellare il nostro paese. In democrazia la maggioranza vince, ma non è detto che abbia ragione. Neppure la democrazia la può spuntare con la natura.

Gli interessi del partito (molto trasversale) degli alberghi, dei porticcioli, degli stabilimenti balneari (di cemento invece che di legno), dei villaggi turistici, delle strade, dei ripascimenti, delle difese costiere, è fortissimo. E la richiesta di queste infrastrutture da parte del pubblico è grande. Tutti, ma proprio tutti, vogliono la stessa cosa: che la natura ci dia quel che vogliamo. Chi, come me, dice che non è possibile e che dobbiamo noi adattarci alla natura, e non viceversa, viene visto come un guastafeste, nemico del progresso. Ci sono abituato. Le lezioni arrivano, sempre più dure, ma rifiutiamo di capirle. Tutto questo, se visto nella giusta ottica, potrebbe rappresentare una grande opportunità di crescita, proprio per i costruttori. Bisogna ridisegnare i nostri insediamenti, correggendo gli errori del passato, inventando nuove modalità di costruire, in armonia con la natura. Si tratta di una grande, anzi grandissima opera diffusa su tutto il territorio. Però chi costruisce dovrà ascoltare molto attentamente i geologi e gli ecologi. Come pure dovranno fare i legislatori, emettendo leggi molto restrittive su come e dove costruire. Il Salento ha una grandissima possibilità di sviluppo, proprio per la bellezza della sua natura, una bellezza di cui dobbiamo giustamente godere. Ma lo dobbiamo fare in modo responsabile, cambiando il nostro atteggiamento. Non sto parlando in difesa della natura: non sono preoccupato per lei, perché la natura è molto più forte di noi. Sto parlando in difesa nostra, perché dobbiamo e possiamo metterci in condizione di trarre vantaggi dalla natura che, se la si sa prendere, è molto generosa. Abbiamo confuso la sua generosità con una benevolenza che   non esiste. Prima capiremo il nostro ruolo nei confronti della natura, prima saremo in grado di convivere con lei in modo armonioso. Ora non lo stiamo facendo, e le lezioni continueranno ad arrivare. La cura, lo voglio ripetere ancora, dovrà essere drastica, e i palliativi che si stanno proponendo non risolveranno un bel niente. Però faranno guadagnare molti soldi a chi li metterà in atto.

 

La crescita è un’illusione, pensiamo all’armonia

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 2 settembre 2012]

 

Nonostante tutto, si continua a parlare di crescita. L’ho detto, scritto e ripetuto mille volte, e non ho mai avuto serie contraddizioni: la crescita non può andare avanti all’infinito, semplicemente perché il sistema in cui viviamo ha dimensioni finite, e la crescita infinita (prospettata dai fautori della crescita) in un sistema finito è semplicemente impossibile. I guai in cui siamo sono anche dovuti a questa aspettativa.

La creazione di un’economia drogata dalla finanza è la prima responsabile della situazione attuale. Poi c’è la delocalizzazione delle attività produttive in aree del pianeta dove il lavoro quasi non costa nulla, e dove l’ambiente e la salute umana non sono protetti da alcuna legge. Con il risultato che le nostre industrie muoiono in patria (oppure devono operare come se l’ambiente e la salute umana non contassero nulla). La lista dei motivi della crisi è lunga e, prima di adottare terapie, è bene fare accurate diagnosi. Altrimenti le cure non possono funzionare. Ora la malattia è talmente grave che è necessaria una terapia d’urto ma, una volta guariti, dovremo cambiare radicalmente il nostro stile di vita, oppure tutto ricomincerà come prima, e peggio di prima. Il compito della politica è di presentare un progetto a medio e lungo termine (nel breve ci stanno pensando i tecnici) che ci faccia uscire dalla melma in cui siamo sprofondati. Il problema (anche questo lo ripeto da anni) è culturale. I giovani devono trovare sbocchi occupazionali, ma non si possono coltivare sogni impossibili. Tutti hanno il diritto (e io direi anche il dovere) di costruirsi una cultura, ma un conto è diventare un esperto di poeti dialettali liguri (mio padre era un esponente della poesia dialettale genovese) e un altro conto è pensare che centinaia se non migliaia di esperti di poesia dialettale possano trovare da vivere mettendo a frutto questo tipo di competenza. Persino i poeti fanno altri mestieri (mio padre era un portuale). Il mito della cultura umanistica come unica forma alta di cultura, prospettato in tutto il percorso educativo del nostro sistema scolastico, spinge moltissimi giovani a scegliere progetti di istruzione universitaria che non permetteranno sbocchi lavorativi. E il risultato sono milioni di giovani che non hanno lavoro e che neppure più lo cercano, con la prospettiva di vivere a spese della famiglia fin quando possibile. E poi? Non c’è la pensione di reversibilità per i figli, oltre una certa età! Intanto le campagne sono abbandonate o, peggio, l’agricoltura usa manodopera che alcuni non esitano a catalogare come soggetta a schiavitù. Siamo un organismo obeso che non può ulteriormente crescere, deve fare, anzi, una cura dimagrante (deve fermarsi di crescere) e deve poi intraprendere un nuovo stile di vita. Non crescere non significa tornare nelle caverne, come alcuni fautori della crescita cercano di insinuare. Il nostro futuro si deve basare su scienza e tecnologia basate su una nuova visione del mondo (una filosofia). Il concetto è semplicissimo: non possiamo continuare a saccheggiare la natura come abbiamo fatto sino ad ora. Dobbiamo inventare modi nuovi di star bene senza distruggere il capitale naturale (e umano). Certe parti del nostro sistema economico dovranno decrescere, altre dovranno crescere. Ma senza distruggere la natura, restando in armonia con lei. Questa è la sfida: ripensare la nostra vita con un solo grande obiettivo: vivere bene, senza intaccare il capitale naturale. Ovviamente non potremo continuare a crescere di numero, perché il pianeta non può ospitare un numero infinito di umani. La tecnologia, guidata dalla scienza e dalla cultura umanistica, dovrà trovare risposte. Tutte le branche del sapere dovranno collaborare per il raggiungimento di questo obiettivo, e sarà compito della politica armonizzare il tutto.

Questa crisi era ineluttabile, in molti l’hanno predetta, ma fino a quando non si sbatte la testa contro il muro non si hanno stimoli per cambiare. Ora l’abbiamo sbattuta. Se continuiamo così ce la romperemo definitivamente. La soluzione prospettata da chi vuole semplicemente la crescita, nella direzione intrapresa sino ad ora, è puro suicidio.

Ah, dimenticavo. Se mai avremo la saggezza di cambiare, dovremo soddisfare un prerequisito ineluttabile: l’onestà. Accompagnata, ovviamente, dalla competenza. Abbiamo attraversato un periodo storico in cui la competenza si comprava in modo disonesto, magari conseguendo lauree fasulle in improbabili università. Non si va lontano, con queste pratiche. Leggo di un presentatore a me sconosciuto che pare abbia evaso il fisco per milioni di euro. Milioni. Ovviamente disonesto. Ma in che consisteva la sua competenza? Perché ha potuto guadagnare tutti quei soldi senza avere particolari doti? Ho visto penosissimi brani di suoi spettacoli e mi preoccupa molto pensare che gente del genere possa guadagnare milioni. Se hanno un mercato è evidente che una grande fetta della popolazione li trova attraenti. E qui torniamo alla cultura. Come dice una canzone attualmente in voga, non può bastare un bel sedere per ambire a posti di rilievo nella gestione politica del paese. E invece è bastato, eccome! La cultura va rifondata, e il lavoro richiesto per farlo è immane. Ma ora ricomincia il campionato, no? E quindi avremo altro a cui pensare.


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