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Non possiamo dire no a tutto, ma... – (17 settembre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 18 Settembre 2012 20:19

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 17 settembre 2012]

 

Come forse alcuni lettori del Quotidiano si sono accorti, ho una posizione “elastica” nei confronti del gasdotto transadriatico, e sono abbastanza disturbato da comitati che hanno un uomo in fiamme nel loro logo e dicono che quel tubo è un attentato alla nostra vita. Penso che queste posizioni estreme nuocciano alla causa della difesa dell’ambiente, generando diffidenza nella bontà delle ragioni di chi vuole arginare la distruzione sistematica della natura. Essere possibilisti su qualche opera, però, non significa accettare tutto. Le trivellazioni in mare per cercare petrolio sono fortemente impattanti e ad alto rischio, lo abbiamo visto in Florida. La soluzione del problema dell’energia non risiede nel cercare ancora petrolio, ma nel trovare fonti energetiche alternative ad esso. Come potrebbe essere il gas, o l’eolico, o il solare. Ma se ci riempiono l’ambiente di impianti eolici, fotovoltaici, estraendo petrolio e trasportando gas, per non parlare delle centrali a carbone, allora c’è qualcosa che non va. Non si può dire no a tutto, perché poi vogliamo riscaldare le nostre case, vogliamo usare l’automobile, vogliamo poter accendere la luce. Ma questo non significa dire sì a tutto. Sono i sì che, alla fine, qualificano i no.

Chi dice no a tutto, però usa l’energia elettrica, ha l’automobile, il computer, il telefonino, riscalda la propria casa e tutto il resto, non è credibile. Se i suoi no venissero tutti accolti, ci ritroveremmo nelle caverne. Senza test sugli animali non avremmo le medicine, non potremmo sviluppare le tecniche di trapianto. Ma questo non significa che allora possiamo torturare gli animali.  Veniamo ai no che, secondo me, sono sacrosanti. La questione delle trivellazioni non ha giustificazioni con benefici che compensino i rischi che il territorio corre. Non sono convenienti, per noi, né economicamente né ecologicamente. Il no deve essere secco. La strada Maglie Otranto è una follia. Ogni giorno leggiamo delle stragi sulle strade del Salento. I salentini non sanno guidare! Se c’è una strada, andiamo a tutta velocità (io sono uno di quelli, mi sono schiantato con la moto sulla Leverano-Lecce, tanti anni fa). E molti ci lasciano la pelle. Lo so che esagero, lo so che la maggior parte dei salentini sa guidare, ma il numero di morti è troppo elevato. Bisogna fare le rotatorie (e bene), per evitare gli incroci. Quando si prende la Maglie Otranto venendo la Lecce, per esempio, l’innesto è pericolosissimo. Ma la Maglie Otranto è già una bella strada. La vogliamo fare a doppia corsia così i matti possono andare a duecento all’ora? Degli olivi che saranno espiantati non mi importa gran che. Sono piante coltivate, e possono essere trapiantate. Di vegetazione naturale, in Salento, non ce n’è quasi più, e tutto è stato sostituito dalle colture. A me premono le vite stroncate. Bisogna fare strade più sicure e che non permettano la guida ad alta velocità, e bisogna essere implacabili con chi infrange le regole. Rendere la viabilità più sicura potrebbe rappresentare altrettanti danari per chi fa le strade, ma pensiamo prima di tutto alle vite umane.  Io metterei un limite severissimo che impedisca la costruzione di opere in vicinanza del mare (a parte casi eccezionali, tipo le strutture di ricerca marina) e inizierei un’opera di demolizione sistematica di tutto quello che è stato costruito in vicinanza del mare negli ultimi anni. Per proteggere la costa e per proteggere i matti che han fatto la casa sulla spiaggia, o su rocce che franano. Magari dando permessi per costruire nell’entroterra, fuori dalle zone a rischio di erosione o di crollo.  L’edilizia sarebbe rilanciata con il business delle demolizioni e delle ricostruzioni (questa volta fatte bene!). La lista dei miei no potrebbe continuare a lungo. Ma ogni no deve essere motivato da serie analisi di costi e benefici, si devono poter proporre soluzioni alternative, e si deve avere una visione strategica dell’uso del territorio, che non si limiti ai casi singoli ma che li inquadri nel contesto generale.  Un’opera che mi piacerebbe veder realizzata? Una bella ferrovia che congiunga l’aeroporto di Brindisi con Brindisi, e poi, da lì, frequenti collegamenti con Lecce e il basso Salento, senza dimenticare Taranto e il tarantino. Visto da satellite, il Salento è una macchia luminosa paragonabile alle grandi metropoli. Le luci dei vari paesi si fondono e sembrano definire un’unica grande città, estesa in tutte le direzioni. Manca una metropolitana che connetta tutti i paesi in modo efficiente e rapido, facendoli diventare i quartieri di un’unica grande metropoli. Perché i fondi europei non sono stati utilizzati per opere del genere? Ci sono tantissime cose da fare, in Salento. Prima di tutto la riqualificazione del territorio. E quindi non si può dire no a tutto, ma i sì devono essere ben meditati. Purtroppo spesso si propongono opere che non si capisce bene se siano frutto di follia, o di puro calcolo speculativo. Non smetto mai di restare allibito di fronte alla doppia superstrada che connette Lecce a Maglie. O alla galleria in pianura (unica al mondo, credo) che si trova nella tangenziale di Lecce. Ma questo non significa che allora bisogna dire no a tutto. Ah! non ho parlato del filobus di Lecce. Ma è ancora il caso di parlarne?


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