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Ragioni a confronto – (23 settembre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 23 Settembre 2012 17:41

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 23 settembre 2012]

 

Alberto Santoro, dalle colonne del Quotidiano, mi invita a leggere le motivazioni del no al gasdotto. Le leggerò (ora sono all’estero e non mi è facile trovarle). Mi chiedo però perché non le abbia esposte nel suo articolo, sollevando invece un polverone che ripete quel che ho scritto nell'articolo in cui esprimevo sorpresa verso le modalità di questa presa di posizione anti TAP. Lo so che c’è la cementificazione, che c’è Cerano, e l’ILVA, l’erosione costiera, le trivellazioni etc. etc. E sono totalmente d’accordo, l’ho scritto tante volte, nel ritenere che lo sviluppo del Salento debba passare attraverso tre assi principali: agroalimentare di alto livello, beni culturali, ambiente di alta qualità. Penso che sole e vento siano risorse da sfruttare, ma non nei modi attuali. So perfettamente, ho scritto un libro e decine di articoli su questi argomenti, che dobbiamo cambiare il nostro modo di concepire la nostra economia. Dobbiamo consumare meno e meglio. Ma non sarei contento di tornare al lume a petrolio. Nel mio intervento, ho elencato tutti questi attacchi e ho chiesto come mai ci sia questo accanimento proprio contro il gasdotto, mentre gli altri casi passano nell’ombra (primo tra tutti l’erosione costiera dovuta all’uso scellerato della fascia costiera da parte di “gente” a cui l’ambiente non sta per niente a cuore, se non per abusarne). Ora mi si portano tutti questi argomenti come supporto al no al gasdotto. Sono sorpreso. Il gas è una fonte energetica accettabile, tra le tante che possiamo usare. Ho riportato in modo puntuale il fatto che in quel progetto sia previsto un microtunnel sotto le praterie di Posidonia, mentre sono stati approvati progetti di condotte poste sopra la prateria, senza che nessuno dicesse nulla. Mi piacerebbe avere risposte su questo.

Perché mi piacerebbe che il modo proposto da TAP per la posa di tubazioni (come le condotte fognarie: non possiamo abolire tutte le tubazioni!) in presenza di posidonia fosse un obbligo nella nostra regione. E il progetto di TAP è lì a dimostrarlo. La questione tartarughe non ha senso, davvero. L’omino in fiamme e lo slogan sul gasdotto che ci uccide non mi piacciono, lo voglio ripetere. Esagerare i pericoli per far presa sulla “gente” fa parte di una retorica oramai logora. Il comandante Cousteau, quarant’anni fa, disse che il Mediterraneo sarebbe morto in vent’anni. Passati i vent’anni, morì Cousteau e il Mediterraneo è ancora vivo. Nel frattempo si è persa fiducia nel catastrofismo di chi grida al lupo senza che ci sia il lupo. Nella storiella, poi, il lupo arriva e nessuno crede più che ci sia davvero. Ecco, a me preoccupa questo. Perché gli attacchi all’ambiente ci sono e sono continui. Se la “gente” viene orientata contro un capro espiatorio, dimenticando tutto il resto, o utilizzando il resto per scagliarsi nuovamente contro quel capro espiatorio, viene meno proprio quella visione alternativa di cui parla Alberto Santoro. Non comprendo l’invito a “scendere tra la gente”. Sono decenni che lo faccio, e a volte ho dovuto confrontarmi con “gente” ostile all’istituzione di Aree Marine Protette, o a “gente” a cui non importa se la pesca dei datteri di mare devasta i nostri fondali per decine e decine di chilometri (sono buoni!). Alla “gente” spesso l’ambiente non interessa gran che, soprattutto se si è fatta la casa sulla battigia, e sono decenni che, scendendo tra la “gente”, a volte in totale isolamento, ho condotto e conduco azioni in difesa della natura, correndo anche rischi per la mia incolumità fisica. Da tre anni, con la “gente”, sto facendo il progetto di scienza dei cittadini sugli avvistamenti di meduse. Non ho mai detto no a nessun invito, andando dovunque venissi invitato, fossero iniziative dell’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti o dell’Azione Cattolica, con tutto quello che c’è in mezzo. L’invito è inutile, ci sono continuamente tra la “gente”. Mi piacerebbe una manifestazione in cui esponenti di TAP raccontassero il progetto e si sottoponessero a tutte le domande che un gruppo qualificato di esperti vorrà porre loro. I processi fatti dalla “gente” spesso finiscono con i linciaggi. Magari si lincia un colpevole, ma è sempre un linciaggio. Che si faccia un processo, con accusa e difesa. Le giurie popolari non possono certo essere composte da chi ha già emesso un verdetto (l’omino in fiamme e certi slogan sono un verdetto).

La competenza in campo ambientale non si acquisisce tra la gente, ma studiando e lavorando sui problemi dell’ambiente. Nessuno si farebbe curare dalla “gente”, penso che sia normale che ci si affidi a chi ha studiato medicina. Nel campo ambientale tutti si sentono esperti, anche se fanno altri mestieri. Quindi, per favore, lasciamo perdere “la gente” e esponiamo i fatti concreti, con un’analisi costi benefici. E che si cambi quel logo e quello slogan in qualcosa di serio, se si vuole essere presi sul serio. Sono stato a una riunione anti trivellazioni petrolifere qualche mese fa. C’era anche un ingegnere petrolifero. E’ stato preso a male parole, e non ha potuto esprimere il suo pensiero pienamente, mentre una demagoga arringava con argomentazioni risibili la folla urlante. Sono contrarissimo alle trivellazioni sul fondo del mare (come sono contrarissimo al nucleare) e penso che ci siano tante buone argomentazioni contro di esse ma, in quel momento, mi venne voglia di essere favorevole.  Avrei dovuto prendere la parola, a quell’incontro, ma me ne andai disgustato. Pur non approvando le trivellazioni, non avevo alcuna voglia di essere accomunato a quel tipo di “contrari” che, in quel momento, erano i beniamini della “gente”. Colgo l’occasione, oggi, per esprimere solidarietà a quel povero ingegnere (aveva torto, per come la vedo io, ma aveva tutto il diritto di esporre le sue ragioni).


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