Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
La meritocrazia nell’Università: forse sì forse no - (2 ottobre 2012) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 02 Ottobre 2012 19:54

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 2 ottobre 2012]

 

E’ in corso di svolgimento la valutazione del sistema della ricerca italiana, di cui fa parte anche l’Università. E stanno entrando in vigore nuove modalità di composizione delle commissioni di concorso per le promozioni nell’ambito della carriera universitaria. La logica è quella meritocratica. Chi ha una produzione al di sopra di una certa soglia, nell’ambito della sua disciplina, può essere estratto e andare in commissione, in modo da decidere chi saranno i prossimi professori. Chi è al di sotto non va in commissione! Una vera rivoluzione. Inoltre, non tutti possono partecipare ai concorsi: può candidarsi solo chi ha una produzione scientifica che superi certe soglie. La macchina sta procedendo, ma ci sono già ricorsi a tribunali amministrativi, con sottili cavilli che tendono ad inficiare tutto. In modo che tutto resti come è. 
Il sistema universitario è stato decentrato, proprio come le Regioni. Prima il Ministero gestiva i fondi e li assegnava a seconda delle necessità delle singole Università, con una logica centralistica. Con l’autonomia, i fondi sono gestiti direttamente dall’Università, che li amministra come meglio crede. Ogni chiamata di nuovi professori, prima dell’autonomia, era coperta per intero dal Ministero. Ora, invece, l’Università deve amministrare un budget più o meno fisso. E tutte le Università, con rarissime eccezioni, lo hanno amministrato male.

Sono proliferati i corsi di laurea, le facoltà, gli insegnamenti, fino a quando quasi tutto il budget è stato utilizzato per gli stipendi. Sono proliferate le iniziative a costo zero, per poi chiedere a gran voce che i costi aggiuntivi venissero coperti con ulteriori assegnazioni. Ora i cordoni delle borse si sono ristretti: bisogna tagliare. Ogni Università verrà valutata in base alla produzione scientifica dei suoi professori, e se tale produzione non sarà di qualità sufficiente, i budget saranno ridotti. I tagli hanno già bloccato il rinnovo: i docenti vanno in pensione e non sono più rimpiazzati. I soldi degli stipendi di chi va in pensione sono necessari per coprire gli aumenti automatici degli stipendi di chi rimane. E anche gli aumenti, comunque, sono stati diradati. La finalità di questo processo di dimagrimento è semplice:  dovremo ridurre i corsi di laurea, e gli insegnamenti, utilizzando i fondi in modo virtuoso, anche se non è ben chiaro quali siano le virtù da mettere in campo. Un’idea su come farlo l’avrei. Oramai i percorsi formativi sono divisi in due tronconi: un triennio generale, e poi un biennio di laurea magistrale, specializzato. Il triennio altro non è che un superliceo, dove l’attività didattica prevale. Tutte le Università sono in grado, più o meno, di offrire questo tipo di formazione. E i corsi proliferati potrebbero essere tranquillamente accorpati. Le lauree magistrali, invece, prevedono l’elaborazione di una tesi di laurea che sia frutto di ricerche originali dello studente. Per come la vedo io, le lauree magistrali dovrebbero essere istituite solo nelle aree culturali in cui l’Università esprime alto livello scientifico (magari consorziandosi con Università sorelle, come in Puglia potrebbero essere Bari e Salento). Un professore universitario si distingue da un professore di liceo per una cosa soltanto: il professore universitario contribuisce direttamente all’aumento delle conoscenze sulla materia che insegna, e lo fa con la ricerca. Un professore universitario che non ha un’ottima produzione nel suo campo di studi non è un professore universitario, è un professore di liceo, o di superliceo, se volete. E quindi, su questi presupposti, è facile capire come dovrebbe essere organizzata la nostra Università: tante lauree triennali, in modo da coprire una vasta gamma di saperi, come richiede la parola Università. E poi un numero ristretto di lauree magistrali che rispecchi quella che potremmo chiamare l’eccellenza (parola molto usurata, lo so), comprovata dalla produzione scientifica e da altri misuratori. In questo modo, gli studenti potrebbero seguire nella loro città il primo tratto di istruzione universitaria, la triennale, per poi andare dove si esprime il meglio nell’area specialistica da loro prescelta. Potranno emigrare, se nella loro città non ci sono magistrali di loro interesse, ma le magistrali di quella Università attirerebbero altri studenti da tutta Italia, e non solo (basta fare i corsi in inglese). Il docenti del triennio farebbero prevalentemente didattica, mentre nella magistrale si svolgerebbero sia la didattica sia la ricerca. Inutile dire che i dottorati di ricerca sarebbero attivati solo nelle aree delle lauree magistrali. Il risparmio sarebbe enorme, con l’eliminazione dei corsi ridondanti e di bassa qualità. Se un’Università vuole attivare una magistrale e non ha i docenti, deve investire, deve attirare buoni docenti da “fuori”, oppure si deve consorziare con altre Università, in modo da unire le forze. La valutazione del sistema della ricerca ci dirà quali siano le aree eccellenti nella nostra Università (anche se credo che si sappia già). Non sarebbe difficile attuare questa riforma, ma c’è un piccolo problema. L’eccellenza è, per definizione, minoritaria: la maggioranza dei professori universitari si ritroverebbe nel triennio, e non sarebbe contenta di vedersi declassata. In democrazia vince la maggioranza e l’Università è gestita in modo democratico. Se un aspirante rettore si presentasse con questo progetto di riordino dell’offerta formativa, pensate che sarebbe eletto? Ma questo è quello che sta avvenendo anche in Parlamento, per la legge anticorruzione. Non per niente il Governo è commissariato (e la democrazia è stata temporaneamente messa da parte)! Tremonti un giorno disse che nulla si può cambiare in Italia, se non con un sistema: affama la bestia, e poi farà quello che deve. Oramai siamo alla fame. O faremo quello che si deve fare, o moriremo di fame, che piaccia o no alla maggioranza. E in un paese in cui si chiedono sacrifici ai pensionati e ai giovani, in cui gli operai salgono sulle ciminiere, forse qualche sacrificio anche ai professori universitari si potrebbe chiedere. Temo che la maggioranza non sia disposta a farne. 


Torna su