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Dal ponte ai maiali, ritratto di un Paese che ha bisogno di reagire PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 13 Ottobre 2012 15:57

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 13 ottobre 2012]

 

E così il Ministro dell’Ambiente ci dice che il Governo non intende fare il Ponte sullo Stretto di Messina.     Abbiamo scherzato. Fin da subito, in molti, soprattutto i geologi, avevano detto che l’opera non è possibile.
La costa calabra e quella sicula sono su placche differenti che vanno in direzioni opposte. Unirle è molto rischioso. Non per nulla il terremoto di Messina ha causato una catastrofe immane, con un maremoto (allora non si usava la parola giapponese tsunami) di proporzioni bibliche. Per anni, però, il Ponte è stato un importantissimo capitolo di spesa. Si sono fatti studi, progetti, revisione di progetti, convegni, conferenze, pubblicazioni. Pare che l’importo medio per la progettazione di un’opera sia pari al dieci per cento del costo effettivo. Già così le cifre sono pazzesche. Milioni e milioni di danaro pubblico se ne sono andati a fronte di qualcosa che... non si farà! Striscia la Notizia e Le Iene ci fanno continuamente vedere opere non finite, costate milioni e milioni di euro. La stessa cosa, in modo più serioso, ce la fa vedere Report. Ma quelle opere non finite sono lì, sono visibili e testimoniano l’incapacità. Poi ci sono quelle come il ponte: non esistono neppure, ma sono costate anche di più. L’Italia è maestra di frodi all’Unione Europea. Le zone industriali delle nostre città sono piene di capannoni abbandonati, frutto di frodi. Gli imprenditori capaci e abili sono danneggiati dai loro colleghi disonesti, perché l’immagine del nostro Paese degenera e il danaro, per noi, costa sempre di più. Questo è lo spread. E’ un indice della nostra reputazione.

Prestare danaro ai tedeschi non comporta rischi, e quindi si chiedono interessi bassi. Prestarlo agli italiani è rischioso, perché falliscono, non fanno le opere, oppure le fanno a costi che lievitano in modo abnorme. Se è rischioso, è logico che gli interessi siano alti. Il rischio si paga. La differenza di interessi per i prestiti a noi rispetto a quelli ai tedeschi è proprio lo spread: non fa altro che quantificare con un numerino il divario tra la nostra affidabilità e la loro. I disonesti non si curano di questo, tanto i soldi li fanno sparire. Magari con qualche falso in bilancio che nel nostro paese è stato depenalizzato. Vi fidereste a mettere i vostri soldi in un sistema paese che non punisce duramente chi falsifica i bilanci? Poi ci sorprendiamo che gli stranieri non investano nel nostro paese. Non sono mica scemi! Dobbiamo ricostruire l’immagine del nostro Paese. E’ la nostra prima emergenza. Abbiamo buoni messaggeri: tutti gli italiani bravi, bravissimi, che lavorano all’estero. Ma sono all’estero perché il sistema italiota li ha espulsi. Non c’è posto per i capaci, da noi. Chi ha gestito il potere ha fatto proliferare la furbizia e ha mortificato la competenza e l’onestà. Chi non ha abilità appetibili all’estero e non ha accesso al gioco dei “furbi” resta qui, e tira a campare, con lavori precari a meno di mille euro al mese. I nostri giovani diventano vecchi e per ora sopravvivono con l’aiuto delle famiglie. Ma poi? Intanto vediamo sprechi incredibili di danaro pubblico che potrebbe essere investito per fini virtuosi e che invece finisce nel nulla. Le feste con maiali e ancelle mi danno fastidio, ma ancor più fastidio mi danno le opere non fatte, che sono costate più di quelle che, in altri casi, sono state fatte. E poi mi danno fastidio i fondi non spesi, che dobbiamo restituire all’Unione Europea per mancata progettualità. E torna, prepotente, il problema dell’incapacità e dell’incompetenza, accanto al problema della mancata responsabilità di scelte errate. I giovani devono entrare in politica, ma devono essere diversi dai loro predecessori. Nicole Minetti è giovane, come è giovane il festaiolo vestito da Ulisse che fa la festa con porci e ancelle. Non basta essere giovani. Fiorito è giovane, e come lui tanti, tantissimi politici. Molti sono donne. Addirittura chiamate a fare il ministro. Qualcuno mi dice che sono un complottista, uno che vede complotti. Io sono convinto che questo sfacelo sia dovuto a lobbies che promuovono scientificamente l’incapacità acquiescente. Ti metto in un buon posto, hai tanti soldi, ma fai quel che ti dico. Queste lobbies si chiamano massoneria (la P2 ve la ricordate?), Opus Dei (l'affare Marcinkus vi dice niente?), Comunione e Liberazione (con il San Raffaele), sindacati (a presiedere la Regione Lazio è stata chiamata una sindacalista), le cooperative, non si salva nessuno. Ci sono le organizzazioni di facciata e poi ci sono le deviazioni. Fa ridere mentre lo si scrive. Ma effettivamente queste persone sono ridicole. Li vedo, col grembiulino mentre passano mezz’ora nella stanza buia, con la bara. E poi giurano. Si sentono importanti, fanno parte di un gruppo che li ha accettati, e sono grati di essere finalmente “qualcuno”. Si proteggono a vicenda, mentre gli “altri” sono disorganizzati. Queste combriccole sono in tutti i partiti, trasversali, pronte a entrare in azione qualunque sia l’esito di un’elezione. A forza di promuovere imbecilli siamo arrivati alla farsa. E’ esilarante vedere il fondatore di un partito che è partito da una loggia massonica (ovviamente deviata, si chiamava P2) che dice di volerlo sciogliere perché ci sono troppi disonesti. Bastava lui. La vecchia saggezza dei proverbi dice: chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Anche i regionales del Lazio volevano i loro festini, con tanto di Olgettine compiacenti. Perché solo il capo?


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