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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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La scoperta dell’acqua calda: l’Italia è un paese corrotto - (18 ottobre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 19 Ottobre 2012 19:05

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 18 ottobre 2012]



E così il Governo ha scoperto, dati alla mano, che l’Italia è un paese corrotto. Chi l’avrebbe mai detto? E scopriamo anche che le opere, in media, costano il 40% in più del loro valore. Incredibile eh? Ancora: chi l’avrebbe mai detto? In tempi non sospetti, parlando degli appalti delle grandi opere, in un articolo per il Quotidiano disegnai un protocollo d’azione molto consolidato. Le gare sono al ribasso. Il che significa che si stima che un’opera debba costare ragionevolmente 100 e si chiede a chi si propone per realizzarla di offrire il proprio lavoro ad un prezzo più basso di quello stimato. Vince chi fa il ribasso maggiore. A volte i ribassi sono tali da rappresentare risparmi veramente sostanziosi. Ma la domanda è: voi andreste sulla luna con un razzo costruito con questa filosofia? Chi vince queste gare, poi, subappalta. Il che significa che si tiene una bella fetta e poi fa fare il lavoro ad altri, ovviamente a cifre ancora inferiori di quella, già bassa, del ribasso. Un proverbio dice che come spendi mangi. Queste “cifre inferiori” rappresentano il vero valore dell’opera, mentre il prezzo pagato è molto superiore. Ora sappiamo che supera del 40% il valore dell’opera (e sappiamo che chi dà l’appalto si prende una bella fetta di quel 40%). In Italia il prezzo delle cose è il 40% in più del loro valore. C’è qualcuno che diventa molto ricco, mentre il resto del paese impoverisce. Non ce n’eravamo ancora accorti, no? Ma il trucchetto del ribasso e del subappalto non è il solo. Ce ne sono molti, una volta ottenuto l’incarico, se si è complici di chi dovrebbe controllare. Si può fare qualche modifica al progetto e chiedere di rivedere gli importi. E’ in questo modo che si vincono le gare a prezzi bassissimi e poi i prezzi lievitano in modo esponenziale.

L’altro segreto è di non rispettare i capitolati e di usare materiali scadenti al posto di materiali idonei. Poi ovviamente le strutture crollano al primo terremoto. Un altro modo è di non finire mai l’opera, spendendo tutti i soldi e chiedendone continuamente altri, senza mai arrivare in fondo. L’autostrada Salerno Reggio Calabria è l’emblema di questo modo di fare le opere, ma l’elenco delle opere non finite, e costate cifre inimmaginabili, è lunghissimo. E poi c’è la strategia “ponte sullo stretto”. Si programmano opere faraoniche e si intascano i fondi per la progettazione. Poi le opere non si fanno. 
La strategia virtuosa, quella di fare un’offerta ragionevole, e poi di fare l’opera a regola d’arte, con i soldi stanziati e nei tempi definiti, è una rarità. Semplicemente perché c’è quasi sempre qualcuno che offre un prezzo incredibilmente vantaggioso! E i controllori non  si accorgono della truffa (o sono complici o sono scemi, fate voi). C’è qualche caso virtuoso, e sarebbe bello farne l’elenco, anche solo per far vedere che le cose possono andar bene. 
Devo dire, per esempio, che l’Università del Salento ha costruito diversi edifici in tempi rapidi e che quelli che hanno più di un decennio necessitano ovviamente di una prima manutenzione, ma non sembra siano in condizioni critiche. Insomma, se guardo a casa mia, non mi pare che le cose vadano così male. Anche se qualche struttura ancora non finita, dopo trent’anni di finanziamenti, c’è. 
Ci sono ancora altre strategie, oltre a queste che ho descritto. Provo ad elencarle. Costruire l’opera, riempirla anche di attrezzature, e poi lasciarla andare in malora senza utilizzarla. Oppure: costruirla, e poi affidarla a perfetti incompetenti che spendono montagne di denaro e non concludono nulla, fino a causare il collasso dell’entità che ha richiesto la costruzione dell’opera, millantando competenze che non aveva. Il bello è che questi tipi, molto ammanicati, sono maestri nell’ottenere enormi finanziamenti e di far poi fallire le iniziative, riuscendo comunque ad ottenere ulteriori finanziamenti. 
E poi c’è l’ultimo, tragico, modo di gestire le cose nel nostro paese. Si spendono montagne di fondi per costruire opere faraoniche e, se si costruiscono, non si prevede alcuna spesa per la manutenzione. Non ci sono mai spese correnti, ci sono solo stanziamenti per far fronte alle emergenze (quando i soffitti iniziano a crollare, per esempio). Le privatizzazioni hanno portato a ulteriori tagli nella manutenzione delle infrastrutture che prima erano dello stato. Penso alle ferrovie. Ma anche quel che è rimasto allo stato (le scuole per esempio) cade a pezzi. Un sistema economico basato su queste premesse non dura a lungo. E infatti eccoci qua. Da una parte siamo un paese di evasori, dall’altra siamo un paese di corrotti e corruttori. Il mondo ci percepisce come un paese di simpatici truffatori. Ben vestiti, ben nutriti, che vivono in belle case, ma pur sempre truffatori. Ora pare che ce ne siamo accorti anche noi. Perché ci siano i furbi, ci devono essere i fessi. Noi siamo un paese in cui tutti si credono furbi. Ma i furbi non possono essere più dei fessi. Altrimenti non resta più nessuno da truffare. Insomma, ci stiamo truffando da soli: pensiamo di essere furbi ma siamo un paese di fessi. E’ venuto il momento di farci furbi, e per farlo, paradossalmente, dobbiamo fare meno i furbi. E i fessi si devono ribellare, anche se è molto difficile, perché non si accorgono di essere truffati, per un semplice motivo: sono fessi!


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