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Cosa ci possiamo aspettare dalla scienza - (25 ottobre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 26 Ottobre 2012 06:53

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 25 ottobre 2012]

 

I tecnici che avevano rassicurato la popolazione de L’Aquila, minimizzando il rischio di terremoti devastanti a seguito del persistere di sciami sismici, che avevano indotto altri tecnici a prevedere catastrofi, sono stati condannati a sei anni di reclusione. Si sono difesi dicendo che non è possibile prevedere terremoti, e in questo hanno pienamente ragione. Però, come non è possibile prevedere che avvengano, è altrettanto impossibile prevedere che non avvengano. In Emilia si pensava che i rischi di terremoto fossero minimi. E il terremoto è arrivato.
Questo problema particolare è sintomo di una situazione generale. La scienza ha promesso mirabilie, per avere finanziamenti e considerazione. A volte esagerando nella potenza delle sue possibilità. I medici ci hanno quasi convinto che tutte le cause di morte possano essere rimosse, e ora ogni volta che qualcuno muore si fa causa al medico di turno, perché è impensabile che si muoia! Il risultato è che nessuno osa più prendersi responsabilità e, alla fine, tutti dipingeranno gli scenari più foschi, per poi sentirsi tacciare di allarmismo. L’ho scritto altre volte, sul Quotidiano: non esiste altro mezzo, al di fuori della scienza, che ci permetta di capire come funziona il mondo. Se abbandoniamo la scienza come “modo per conoscere”, non abbiamo altro. Certo, ci possiamo affidare a santi e madonne, o a guaritori e maghi. Ma anche i Papi si fanno operare, se si ammalano di cancro.

Non ci sono alternative alla scienza. Però sappiamo che gli scienziati spesso sono in disaccordo tra loro. Uno dice una cosa, e un altro ne dice un’altra. A chi credere? Se volete credere a me, vi dico che bisogna diffidare di chi ha soluzioni pronte a tutti i problemi, minimizzando la propria ignoranza. La scienza ha come scopo di diminuire l’ignoranza, e siamo ancora molto ignoranti. Più conosciamo, più ci rendiamo conto della nostra ignoranza. Ogni soluzione ci porta a scoprire nuovi problemi. Non arriveremo mai a sapere tutto e, alla fine, dovremo, una volta acquisite tutte le informazioni possibili, basarci anche sul buon senso. Non posso prevedere quando gli ecosistemi che ci permettono di vivere smetteranno di darci i loro beni e i loro servizi. Qualcuno ha previsto che entro il 2048 non ci saranno più pesci da pescare. Non me la bevo. Però vi assicuro che se continueremo ad abusare in questo modo della natura, prima o poi questa si ribellerà a quello che le stiamo facendo. Questa frase l’ho presa, pari pari, da un discorso di Giovanni Paolo II. Quel “prima o poi” è una previsione debole. Dire che questo succederà nel 2048 è una previsione dura. Entrambe le previsioni, però, ci dicono che non possiamo continuare così. Stiamo abusando del pianeta. In Italia, poi, abbiamo anche abusato del buon senso. Non si costruiscono case col cemento depotenziato. Alla minima scossa vengono giù. Una volta che la scienza (e anche il Papa) ci dicono che abbiamo intrapreso una strada sbagliata, dobbiamo prenderne atto e modificare il nostro progetto di vita, in quanto specie. Chi ci promette la crescita infinita ci sta prendendo in giro. Come ci prende in giro chi ci promette che tutte le cause di morte saranno debellate. Facendoci pensare che la durata della nostra vita sarà infinita. Poi si muore, e ci sono le crisi economiche, e ci sentiamo truffati.
La soluzione di questo problema è di investire ancor di più sulla scienza, credendo agli scienziati che abbiano una qualità oramai molto rara: l’umiltà che deriva dalla consapevolezza della propria ignoranza. Ma i politici non vogliono risposte umili, vogliono risposte certe. E tra chi dice che non si può rispondere con certezza e chi dice di esser certo, preferiscono le certezze. Chi propone soluzioni è benvenuto, chi evidenzia problemi è mal visto. Peccato che le soluzioni adottate spesso generino problemi ancora maggiori. Però, guardiamoci indietro. La scienza e la tecnologia ci hanno migliorato la vita in modo inequivocabile. Al prezzo di distruggere il pianeta... Dobbiamo ridirezionare gli investimenti, in modo da continuare a star bene, ma senza distruggere le premesse del nostro star bene. E le premesse sono che l’ambiente deve essere in ottime condizioni. E’ progresso costruire un’acciaieria che dà lavoro a migliaia di persone al prezzo della loro salute? Non lo sapevamo. Ora lo sappiamo. Ma poi non è vero che non lo sapevamo. Qualcuno lo dice da tanto tempo, ed è tacciato come nemico del progresso. Progresso, ora, è vivere in armonia con la natura, e non contro di essa. Dobbiamo costruire meglio, coltivare meglio, distribuire meglio, curare meglio. Posso andare avanti e elencare tutte le nostre attività, facendole poi seguire da un “meglio”. Questo si fa con la scienza e con la tecnologia. Anche se penso che abbiano sbagliato, sono solidale con quei tecnici condannati. Il loro errore è stato di fare quel che si chiede alla scienza e che la scienza non può dare: prevedere con esattezza il futuro. Però, credetemi, le tendenze le vediamo molto bene. E la tendenza che vediamo è che non possiamo andare avanti così. La natura si ribellerà. Anzi: la natura si sta ribellando. Se qualche scienziato vi dice che tutto va bene, non credetegli. Questo è un fatto certo. Ora dobbiamo pensare a come risolvere i problemi in cui ci hanno cacciato tutte le certezze del passato. Con umiltà.


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