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Maremma amara. Presi a schiaffi da Madre Natura - (14 novembre 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 16 Novembre 2012 20:26

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 14 novembre 2012]

 

Ancora disastri per l’acqua che, dai monti, scende a valle. Ancora la Toscana, dopo molte altre regioni. Disastri. La maremma era una palude, e c’era la malaria. Fu bonificata ai tempi del fascismo e quelle paludi diventarono fertili campi. Come avvenne anche in Salento, dove ci sono aziende di bonifica che, appunto, si basano sulla “nuova” terra da coltivare, rubata alla palude.

Rubata, appunto. Siamo ladri della natura e, ancora una volta, mi trovo a dire che con la natura non si scherza. Le si può rubare qualcosa, ma poi se lo riprende con gli interessi. Possiamo pensare di soggiogarla per un po’, ma poi torna prepotente e si riprende in pochi minuti quello che le abbiamo strappato con duro, durissimo lavoro, e sacrifici, e speranze. Ha senso tutto questo? Possiamo pensare di battere la natura con un po’ di cemento? Le lezioni arrivano durissime, una dopo l’altra. E vien da pensare che la natura sia cattiva, matrigna, non madre. E sono di nuovo qui a dire che non va bene, stiamo sbagliando tutto. Un grande, grandissimo piano per l’Italia deve essere la rinaturalizzazione del nostro territorio. E una modalità di abitare, di coltivare, di produrre e di consumare che sia in armonia con le caratteristiche del nostro territorio.

In parte lo abbiamo capito. Le Cesine sono paludi, e le difendiamo. Le difendiamo perché abbiamo capito che le paludi sono preziose. Si prendono quell’acqua che, ogni tanto, arriva. Sono un’assicurazione. L’assicurazione si paga, e si paga anche se non si hanno incidenti. A prima vista è denaro sprecato, ma se ci sono incidenti si capisce subito che l’assicurazione serve. Noi, invece, abbiamo lesinato i soldi per l’assicurazione e li abbiamo spesi per fare miglioramenti all’auto (il territorio). Ma ci stiamo accorgendo che i soldi risparmiati non bastano a coprire i danni degli incidenti, e che quei miglioramenti aumentavano le prestazioni della macchina, ma ne diminuivano la sicurezza. Cattiva, cattivissima economia, se non tien conto della natura. Irresponsabile. E che non ci vengano a dire che sono tragiche fatalità. La maremma ritorna maledetta e ritorna palude. 
Dobbiamo inventare nuovi modi di vivere. Le tecnologie devono cambiare direzione,a partire da una nuova cultura. La scienza, mi spiace ripeterlo, lo dice da sempre che queste cose non si possono e non si devono fare. Ma ci hanno sempre trattato come menagramo, e le tecnologie arrivavano a dire: nessun problema, ci pensiamo noi! E hanno fatto danni che ora sta riparando la natura, spazzando via tutto. Le tecnologie non possono ignorare quel che la scienza insegna. Una piccola digressione, ora. Gli scienziati del terremoto, quelli de L’Aquila, non sono stati condannati perché la scienza ha sbagliato. Dalle intercettazioni è scaturito che, bene o male, concordavano con i politici le loro dichiarazioni, asservendo la scienza alla convenienza politica. Le case sono state fatte male (cattiva tecnologia) e in posti dove non si dovevano fare (cattiva scienza). Poi la gente muore. Non cadiamo nella trappola di dire che, allora, scienza e tecnologia sono cattive. La soluzione è di fare buona scienza da cui scaturisca buona tecnologia. La prima misura di una nuova cultura sarà l’introduzione, prepotente, della Natura nella nostra cultura, magari introducendola anche nella nostra Costituzione, dove qualcuno pensa che sia sufficiente dire Paesaggio, nell’articolo 9, per comprendere anche la Natura. Non è sufficiente, non basta. Bisogna passare dalla concezione estetica del paesaggio a quella strutturale e funzionale di Natura, intesa come insieme di ecosistemi interconnessi che potrebbero anche non costituire, insieme, un paesaggio esteticamente percepibile. Quel che facciamo nella pianura padana influenza l’Adriatico. Sbarrare un fiume non porta più sedimenti al mare, e causa erosione costiera. Non basta il paesaggio, inteso come nell’Articolo 9 della Costituzione. Ci vuole di più. La missione di un’Università è di produrre la cultura alta del paese, con la formazione di nuovi cittadini a grande qualificazione. Capire la Natura, conoscendola, dovrebbe essere un requisito indispensabile per “licenziare” cittadini ad alta qualificazione, qualunque sia la loro specializzazione. Perché l’Uomo, senza la Natura, non può vivere ed è assurdo che ci siano donne e uomini con formazione ad alta qualificazione che possano non tenerne conto, semplicemente perché la ignorano. Ora la ignorano, e poi la maledicono se li prende a schiaffi. Noi che studiamo la natura continuiamo a dire cose ovvie, tipo: non si attraversa un’autostrada! Non veniamo ascoltati, l’autostrada si attraversa, e si viene travolti da un TIR e la colpa è del TIR! Oppure siamo noi i menagramo che, dicendolo, abbiamo favorito l’incidente. Le autostrade non si attraversano! Con la Natura non si scherza. Altrimenti si viene travolti.


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