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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Dall’Università alle sale da poker: un nuovo futuro per i giovani italiani - (27 dicembre 2012) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 28 Dicembre 2012 12:15

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 27 dicembre 2012]

 

Leggo sui giornali e vedo in televisione che il ministro Profumo (il ministro responsabile dell’Università) chiede 400 milioni di euro per l’Università, ma ne ottiene solo 100. Non ci sono soldi. Per altre cose ci sono. Ma per l’Università, già tagliata in ogni sua parte (ad eccezione dei fondi per l’edilizia: lì i soldi ci sono sempre), i soldi non ci sono. Affamare la bestia, diceva Tremonti, e poi farà quel che deve. In altre parole, forse il sistema universitario è sovradimensionato, e occorre ridargli una dimensione sostenibile. Allora lo si affama, lo si porta alla disperazione, in modo che si metta a mangiare la sua stessa carne, per sopravvivere. I tagli non sono mirati. La valutazione del sistema universitario non è terminata, e quindi ogni Rettore si troverà con il bilancio tagliato, e dovrà decidere come fare. Si taglierà a tutti indistintamente? Oppure si identificheranno le aree più produttive e quelle meno produttive, e si taglierà di conseguenza? Pensate a un malato con una gamba in cancrena. Bisogna tagliarla. Ma il chirurgo è cieco, non sa. Sa che bisogna tagliare qualcosa, e allora taglia le mani e i piedi, tutti. Con un bel taglio lineare. Magari lasciando anche un bel pezzo della gamba in cancrena, a cui ha comunque tagliato un piede. Questa è la filosofia dei tagli ciechi, senza valutazione. Certo, se si tagliassero anche solo le parti “malate” verrebbe a mancare l’universalità suggerita dalla parola “università”, ma, con i tempi che corrono, che senso ha mantenere tematiche di ricerca, e conseguente attività didattica, in aree in cui non si esprime un alto, anzi altissimo livello qualitativo? La parola più usata è “eccellenza”. Manteniamo l’eccellenza. Anzi, sviluppiamola. Sembra facile. Ma come definire l’eccellenza?

Ci sono pareri discordanti, e ognuno propone un sistema per finire nella schiera degli eccellenti. Oppure getta all’aria il tavolo, e dice che non si può definire l’eccellenza. Proprio non si può. E quindi tutto deve restare come è. Ma i soldi non ci sono. Pazienza! Allora che si tagli in modo eguale a tutti (tagliamo mani e piedi, anche quelli sani, invece di tagliare la gamba malata). Per chi non fa gran che non è un grosso problema, ma per chi lavora con grande impegno il problema è gravissimo. Oltre una certa soglia, l’eccellenza non è possibile, mentre la non eccellenza si fa anche con i fichi secchi. In un sistema democratico vince la maggioranza. E se la maggioranza non è fatta di eccellenti, ecco che i non eccellenti vincono! Ovviamente questo modo di gestire le cose farà sì che anche gli eccellenti smettano di esserlo, per mancanza di risorse, e assisteremo al suicidio dell’Università. Ma anche se sembra un suicidio, questo è un omicidio. Ripeto: per alcune cose i soldi ci sono sempre. Se la nostra Università è stata tanto brava ed efficiente da aver accesso a 120 milioni di euro per appaltare lavori di edilizia, vuol dire che una cifra ben maggiore era stata destinata a tale fine (visto che forse anche altre Università hanno avuto accesso a quelle fonti di finanziamento). Ma i soldi sono etichettati, non possono essere usati per altri fini. Chi lo ha deciso? Perché per il cemento i soldi ci sono, e per la ricerca e la didattica non ci sono? Non si poteva stornare qualcosa, cambiando le voci dei capitoli di spesa? Ovviamente no, non si può, guai! Che strategia è questa? Di chi la responsabilità? Ho visto il Ministro in televisione appellarsi a non si capisce bene chi, chiedendo risorse. A chi le chiedeva? Al pubblico? Ma lui è il Ministro. Sono convintissimo che ci abbia provato, ma non è riuscito a convincere inflessibili contabili che i soldi per l’Università sono un investimento per il futuro del paese. Forse non importa a nessuno, del futuro del paese.

Il numero degli iscritti all’Università sta calando. Il diritto allo studio viene meno. Non ci possiamo più permettere di mandare i nostri figli all’Università. Penso ai Salentini, con la esse maiuscola, che si tassarono, soprattutto i poveri contadini “dei paesi”, per dar vita all’Università, perché i loro figli potessero avere accesso a un’istruzione superiore. Il loro sogno si sta infrangendo. I figli dei loro figli dovranno tornare a fare gli zappaterra analfabeti, se avranno la fortuna di avere uno spicchio di terra dove tirare avanti con agricoltura di sussistenza. Oppure dovranno di nuovo emigrare. Certo, forse c’è stato qualche errore di programmazione. Se gli zappaterra avessero continuato a fare gli zappaterra, ma con una bella laurea in agraria, forse il sistema produttivo avrebbe potuto decollare molto più di quanto non abbia fatto. Forse dovremo cambiare le facoltà, i corsi di studio. Ma come immaginate il Salento senza la sua Università? E l’Italia? L’abbiamo inventata noi, l’Università. Noi! E ora la stiamo sopprimendo. Ma no, tranquilli, ci saranno le Università private. Quelle sì che funzionano bene. Non dimentichiamo che Monti è stato rettore della Bocconi. Oppure... che problema c’è? Si mandano i figli a studiare all’estero. Già... chi se lo può permettere. Non chi merita. Un po’ di tempo fa ho chiesto che fine avesse fatto l’ISUFI. Era da molto che non ne sentivo parlare. L’ISUFI ancora funziona, e sta “tirando su” settanta studenti eccellenti. Quelli lo sono davvero. Ma questi tagli risparmieranno l’ISUFI? O sarà il primo “lusso” di cui faremo a meno? Iniziò con molte risorse, per incentivare il diritto allo studio degli studenti più meritevoli. Una cosa magnifica. Che continua. Ma per quanto ancora? Anche i rami alti, quelli che fanno frutti migliori, necessitano delle umili radici. Non ci può essere un’Università fatta di sole eccellenze. L’ISUFI non può esistere senza il resto dell’Università. 
Ma al nostro Paese pare che interessi un futuro diverso da quello che si aspettavano i nostri contadini. Il popolo deve tornare ignorante, e deve restare povero, senza avere la cultura per capire quel che sta subendo. Rincorrerà il riscatto sociale nelle mille sale da poker che verranno presto aperte. E poi c’è il lotto, il gratta e vinci, la schedina. Ecco la strada per il benessere! Questo è il disegno. E si sta realizzando in gran fretta.


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