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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Università del Salento: che fare? - (10 e 12 gennaio 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 11 Gennaio 2013 17:15

L'Università del Salento ha il diritto di sapere

 

["La Gazzetta del Mezzogiorno" di giovedì 10 gennaio 2013]

 

Leggo con interesse, e un certo sgomento, il resoconto di Tonio Tondo sugli appalti edilizi presso l'Università del Salento (GdM del 9 gennaio). Vedo che l’articolo cita la domanda che feci durante la presentazione del megaprogramma edilizio e, sentendomi tirato in causa, mi preme aggiungere qualcosa. Andai con molta curiosità alla conferenza sul programma di sviluppo edilizio dell'Università. A dir la verità mi aspettavo che si facessero proposte (qualcuna l'avevo anche io) e, invece, in un'aula magna semideserta, trovai tutto già deciso. Non mi risulta che ci siano state riunioni propositive, simili a quella in cui si comunicava l'immodificabile. Il numero di strutture da costruire era impressionante. L'ammontare degli appalti superava i cento milioni di euro. Fui il primo a prendere la parola, alla fine della presentazione. Feci presente che i professori che andavano in pensione non venivano rimpiazzati, che i precari correvano il rischio di essere licenziati (cosa poi avvenuta) e che molte attività erano portate avanti con personale a contratto, pagato con i fondi dei progetti dei singoli docenti. Fatichiamo a tirare avanti con quel che abbiamo, e perdiamo continuamente forza lavoro su cui poter contare in modo stabile. Come faremo a riempire (e a gestire) un patrimonio così smisuratamente aumentato?

Il Rettore mi rispose che non c'era problema. Ma i dubbi, per me, restano. Ora vedo che la gestione degli appalti presenta qualche tratto di opacità. A dir la verità, in quella conferenza, il Rettore disse di essere l’unico project manager dell’Università del Salento e che quindi nessuno, meglio di lui, avrebbe potuto gestire questioni così complesse.

Tonio Tondo parla di email di convocazione di riunioni cui parteciparono professionisti che poi avrebbero ricevuto incarichi relativi al nuovo piano edilizio. Pare che queste riunioni siano state convocate dal Rettore e siano avvenute alla sua presenza, con personale dell’università e con professionisti che avrebbero dovuto concorrere. Sarei curioso di sapere se queste corrispondenze sono in possesso anche della Procura, e se i dipendenti dell'Università coinvolti in queste faccende (se il resoconto è corretto) sono stati sentiti. Ho appreso da fonte sindacale che i due sindacalisti che registrarono le conversazioni dalle quali il Rettore apprese di essere stato tradito (uso le sue parole) dal Direttore Generale sono stati proposti per provvedimenti disciplinari. Le email cui fa riferimento Tonio Tondo sono state ovviamente disvelate da qualcuno che lavora in Università. Si tratta di fonti anonime? In articoli precedenti apprendo che alla Procura sono pervenuti esposti anonimi che spiegano in dettaglio pratiche poco chiare relativa a quelle che il Rettore chiama “le mie società”. Solo chi lavora "dentro" l'Università ha la possibilità di conoscere dettagli di rilievo. Ma occorrono riscontri, perché siamo purtroppo abituati a ben orchestrate macchine del fango che poi, sottoposte a vagli accurati, dimostrano l'inconsistenza delle accuse.

 

Cambiare le regole per scegliere il futuro rettore? Mission impossible!

 

[“Il Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 12 gennaio 2013]

 

Leggo sul “Quotidiano” che sarei uno dei possibili candidati a Rettore. Mi sono candidato diverse volte per ricoprire cariche in Università, e sono sempre stato bocciato. Mi manca la bocciatura a rettore e poi la collezione sarebbe terminata.  
Vedo che i sindacati chiedono le primarie. Ci avevo pensato anche io ma ora, visto che se si esprime un’opinione si viene immediatamente catalogati in uno schieramento, mi sento in imbarazzo. Sono proprio gli schieramenti che non mi piacciono. Le “cordate”. Perché di solito le cose funzionano così: i candidati cercano alleanze nelle varie aree, ovviamente promettendo attenzioni, nomine, sviluppi in caso di vittoria. Chi vince ha una sua “corte” che deve essere gratificata. Gli altri, l’altra cordata, viene messa in un angolo e deve avere il meno possibile. Tra laforgiani e antilaforgiani, dopo le elezioni, ci saranno le rese dei conti. Come è successo ai tempi della caduta di Oronzo Limone, trascinato nella polvere dietro al carro del vincitore, tra due ali di folla urlante. La folla di chi, fino al giorno prima, bussava alla porta di Limone per chiedere “qualcosa” (spesso ottenendolo...). Con “limoniani” cha improvvisamente diventavano “laforgiani”. 
Detto questo, ho le mie idee su cosa sia necessario per risanare l’Università. Un esempio? Accorperei gran parte dei corsi di primo livello, costruendo percorsi formativi basati sulla didattica, in vista di studi più avanzati. Un solo corso per grande area tematica. Magari con il terzo anno di indirizzo. Le lauree magistrali, invece, devono essere l’espressione didattica di quanto di meglio l’Università ha da offrire in termini di ricerca. Le magistrali si devono basare su un nucleo di docenti che abbia ricevuto ottime valutazioni della propria attività scientifica. Nelle materie scientifiche, i corsi vanno fatti in inglese. Le magistrali di Lecce devono attirare studenti da tutt’Italia (in una succede già, ci sono studenti da Benevento, Lecce, Milano, Napoli, Ravenna, Roma, Ucraina). I leccesi che non troveranno rispondenza alle loro aspettative qui, andranno fuori, ma è importante che il flusso sia bidirezionale. Non possiamo pensare di offrire corsi eccellenti in tutte le discipline: poche cose, ma che siano quanto di meglio offre il mercato nazionale. I dottorati di ricerca saranno attivati solo nelle aree delle magistrali. Le aree che non esprimono eccellenza certificata saranno impegnate nella didattica delle lauree triennali, mentre le aree avanzate, assieme alla ricerca, cureranno magistrali e dottorati. Molta offerta formativa verrebbe ridimensionata, in coerenza con i risparmi imposti dalle restrizioni di budget. La destinazione delle risorse, quindi, sarà basata esclusivamente sul merito. A una seria valutazione dei profili scientifici conseguirà la destinazione di risorse umane e materiali. I criteri saranno quelli utilizzati dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca. I delegati del rettore dovrebbero essere i migliori esponenti delle varie aree culturali espresse nell’Università. Il rettore dovrebbe chiamare a fianco a sé quanto di meglio l’Università ha da offrire, in ogni disciplina. Non certo i più “fedeli” e “fidati”, cioè quelli che faranno tutto quello che lui chiederà, perché è solo attraverso i favori che possono pensare di ottenere qualcosa. E’ così che si formano le “corti”, identificate nel nome del “capo”. E’ da queste pratiche che deriva il termine “baroni” per definire i professori universitari.
Per chi non rientra nelle categorie virtuose si dovranno pensare investimenti di incentivazione. Chi “sente” di poter fare di più potrà proporre progetti di sviluppo di medio termine che coinvolgano un nucleo significativo di docenti, magari da impegnare in un progetto didattico di laurea magistrale. Nel caso di successo progettuale si attivano le lauree magistrali. In caso di insuccesso, c’è sempre da lavorare nelle lauree di primo livello. Non possiamo correre il rischio di istituire altri Pastis e, magari, di ripetere l’errore. Ci sono già troppe cattedrali nel deserto (e altre sono pianificate). 
La semplicità di questo “piano” prevede procedure basate su trasparenza e valutazione. Possibile che non si riesca a rispondere a domande tipo: quali sono le tematiche di maggiore rilievo portate avanti nell’Università del Salento? I principi di trasparenza e valutazione dovrebbero essere attuati anche nell’area tecnico-amministrativa. C’è un piccolo problema. Un progetto del genere scontenterebbe la maggioranza, e la maggioranza vince, nei sistemi democratici.

E quindi mi dovrei rassegnare alle “cordate” contrapposte, con laforgiani e antilaforgiani? Sapete che vi dico? Se queste sono le regole, proprio non mi interessa e, per favore, non nominatemi più come candidato rettore.

Ah, ovviamente se continueremo con queste logiche, visto che la valutazione del sistema universitario è in corso, saremo sempre più penalizzati e, prima o poi, diventeremo un satellite secondario di Bari.

E ora, davvero, non scriverò più sull’Università del Salento. Tanto la mia impressione è che quel che ho da dire non interessi proprio a nessuno.


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