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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
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Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Lecce
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La poesia di animalunga-Cristante PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Mauro Marino   
Sabato 12 Gennaio 2013 17:45

Un corpo a corpo con la poesia - quella che la scrittura conosce e ha sedimentato nel corso del suo "lungo" tempo – e, «con la voce voluta» dal corpo, Stefano Cristante trova "penna"... “stupendo mascalzone” direbbe Antonio L. Verri, lui vaga di traverso al senso e conta storie mischiate al ritmo dei versi.

Racconta di lui?

Non lo so, ma spesso (sempre) la poesia è questo battere che carezza la persona, la muta in suono e, quest'«Anima Lunga», quella che troviamo già in copertina nella pittura di Amedeo Modigliani e poi in cerca per far parola alla pagina, gli somiglia per larghezza di sapere, per il lesto divenire e poi ancora nel prefigurarsi delle «vite precedenti». Una voce d'attore prima che di poeta, apre il teatro al volgere della pagina.

La «rete degli inchiostri» accoglie, cattura il Mondo e lui è «molti» ed è «pochi», «a seconda delle circostanze», «del suo errare tra idoli multicefali».

Me lo figuro mentre scrive, "anima lunga-Cristante" compiaciuto della forma, del divenire certo del rigo, che suona e prende ritmo nell'andare a capo. E lo senti, leggendo, il mormorare dentro del suono, quello che le parole fanno quando son paga di fatica, quando dallo scavo vengono alla luce.

Quante parole conosce "anima lunga-Cristante", che il pianto e il ridere portano nell'assenza del manifestarsi. Lui, è stato (è), molte, moltissime cose: imbalsamatore, torero, lebroso e tant'altro prima di cadere nella culla del «vedi cara», nelle interrogazioni dell'amore, tutte materia di un poetare che è cibo per la sensibilità, per la fragilità che spintona, che ha imparato, lo stare al Mondo!

E quanto, "anima lunga", è fragile, oh, quanto!

Tanto da farsi guerriero nel «duello»: «O me o io», scrive!

E per lancia ha un penna, per farsi "Raccontatore", in cerca del proprio mondo!

Un libro complesso questa terza raccolta di versi del sociolgo veneziano-salentino edita da Besa, fatta di sezioni che sono come scansie, raccoglitori (e raccoglimento) di un sentire sempre esposto che arriva infine all'inno sommo del poeta che sa che la poesia è materia di "solitudine" e ad essa Cristante alza l'Inno: «Ci sono bambini/ che non soffrono dell'esser soli./ Costruiscono giochi imprevisti e complessi/ fanno di un albero la propria casa esclusiva/ ridono guardando muoversi gli animali/ disegnano personaggi misteriosi/ e parlano con essi.// Il senso della mia vita e della vostra vita,/ l'anima lunga,/ è il ritorno a quella grazia perduta».

Quella cerchiamo, oggi più di sempre. Quel ritorno... e sappiamo che è impossibile custodirlo, ancora covarlo in noi. Ci salva la scrittura solo lì rimane, nella libertà provata chiudendo un rigo, nel suono che continua a vibrare


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