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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Non c'è ambiente nelle agende - (17 gennaio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 17 Gennaio 2013 08:51

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 17 gennaio 2013]

 

Qualche giorno fa, a Pechino, l’inquinamento dell’aria ammontavano a 14 volte i limiti di sicurezza per la salute umana. Il sole non si vedeva più e il giorno non si distingueva dalla notte. Se gli economisti guardano alla Cina come virtuoso modello di sviluppo, con crescite economiche annuali a due cifre, ecco quale futuro vorrebbero anche per noi. Ricchi, e malati di inquinamento. La ricchezza di “quei paesi” si basa su manodopera a bassissimo prezzo, e su totale assenza di politiche di salvaguardia ambientale. La concomitanza di questi due fattori spinge gli investimenti in quelle regioni, dove si produce a un prezzo molto concorrenziale. Le fabbriche chiudono da noi e aprono “laggiù”: si chiama delocalizzazione. Poi si spera di continuare a vendere anche qui, ma a chi, se la gente perde il lavoro?

Noi non siamo più competitivi perché la manodopera costa troppo. Per la parte ambientale forse ce la caviamo ancora (secondo quei valori), con una situazione che è quasi ai livelli cinesi. Solo recentemente, per esempio, è stato posto il problema ILVA, ma chi lo pone viene visto come un nemico dell’economia e del lavoro.

Dico queste cose da tanto tempo e non sono certo il primo. Ci sono milioni di articoli scientifici che documentano l’impatto ambientale delle nostre attività: milioni! Le evidenze sono inoppugnabili, gli allarmi vengono lanciati da decenni, oramai quello che premonivano si sta realizzando, eppure, testardamente, restiamo ancorati a una visione del mondo in cui non c‘è alcuna considerazione per la salvaguardia dell’ambiente. Ne trovate traccia nei programmi elettorali? Io non riesco. Vedo solo che tutti si affannano a dichiarare che ci saranno meno tasse. Forse, nelle pieghe dei programmi, qualche noticina ci sarà, ma sono poche, generiche. E quindi, purtroppo, eccoci qui di nuovo a denunciare una carenza capitale nella visione del futuro che viene proposta da chi si candida a gestire le nostre vite nei prossimi cinque anni.

Ci sono accordi internazionali da fare, non sono così ingenuo da pensare che un paese possa diventare impermeabile al resto del mondo. Però la cultura può fare molto, anche nell’indirizzare le scelte economiche, usando le regole del mercato. Scoprire, per esempio, che i prodotti che compriamo sono fabbricati senza tener conto della dignità e salute umana, minando la qualità ambientale, può indurre i compratori a non acquistarli. E’ successo con i palloni da calcio cuciti da lavoratori bambini. Quando compriamo qualcosa, anche senza saperlo, prendiamo posizione. Avalliamo e sosteniamo certe pratiche, oppure le penalizziamo.

I politici che dovremo scegliere sono il frutto di scelte fatte dai partiti. Le liste sono decise, più o meno. Voterò per chi mi dimostrerà di avere a cuore, e di aver capito, la gravità della situazione ambientale, dalla scala di comune a quella planetaria. Ma aver capito non basta, bisogna anche proporre una politica adeguata per cambiare la situazione. Prima che gli scandali travolgessero il San Raffaele, la proposta di risolvere i problemi di salute dei tarantini, a seguito della presenza dell’ILVA, era di fare un bell’ospedale per la cura delle malattie polmonari. In medicina, una scelta del genere significa curare il sintomo senza rimuovere la causa. Chi ha portato avanti, per un po’, quella proposta aveva almeno capito che c’era qualcosa che non va, solo che proponeva una soluzione di basso profilo. Gli altri proprio negavano il problema. 
La visione scellerata della crescita economica ha rovinato l’economia perché abbiamo seguito ciecamente i dettami degli economisti (chi studia la natura è stato ignorato completamente) e... eccoci qua. Oltre ad aver rovinato l’economia, questa visione ha rovinato l’ambiente. Oggi, se dovessimo sanare i danni fatti da questo “modello di sviluppo”, non basterebbe tutto quello che abbiamo guadagnato perseguendolo. 
La politica ambientale deve essere al primo posto nell’agenda di un partito serio. Anche perché dovremo trovare lì le risorse per rilanciare l’economia. L’Europa è molto sensibile ai problemi ambientali. Ci sono grandissimi investimenti che di solito perdiamo per insipienza progettuale e che potrebbero essere utilizzati per mettere in sicurezza il nostro territorio. Innescare questo processo, utilizzando al meglio i fondi europei, darebbe un vigoroso rilancio all’economia. Invece siamo maestri nelle truffe per gli incentivi per le rinnovabili. E anche la questione ambientale viene strumentalizzata per fini spregevoli. Scegliere una strada rispettosa della natura dovrà portare innovazione tecnologica, rinaturalizzazione dei territori, risanamento edilizio, razionalizzazione delle infrastrutture, nuove politiche energetiche e di produzione alimentare, e molte altre politiche che non prevedono ristrettezze e disagi. Prevedono solo serietà e lungimiranza. 
Chiedete queste cose ai partiti che vi chiederanno il voto. Cercate nei loro programmi e guardate se queste cose sono nelle agende, e quale rilievo viene dato loro. Per il momento vedo che questi temi non sono trattati con la serietà che meritano. Ma c’è ancora tempo... vedremo.


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