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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Democrazia, scienza e tecnologia - (20 gennaio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 21 Gennaio 2013 16:49

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 20 gennaio 2013]

 

Una breve ma intensissima presenza a Lecce di Mario Capanna (presidente della Fondazione per i Diritti Genetici) ha innescato una serie di dibattiti su scienza e democrazia a cui hanno partecipato diversi esponenti della scena culturale salentina, da Mario Signore a Alberto Basset a Nicola Grasso. Uno dei temi centrali è stata la discussione sul valore della scienza nell’interpretare e determinare la nostra realtà. In senso negativo, la pervasività della scienza viene etichettata scientismo. Ci sono diverse definizioni di scientismo, basta cercare in rete. Una postula l’indebita estensione di metodi scientifici ai più diversi aspetti della realtà. Un’altra definisce lo scientismo come una tendenza ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare i nostri bisogni.

In un certo senso, quindi, viene messo in dubbio il valore assoluto della scienza e, per usare parole care ai papi, si propone invece di relativizzarne l’importanza. A volte ci affidiamo alla scienza, ma a volte c’è di meglio...

La prima cosa da chiarire è la distinzione tra scienza e tecnologia. La scienza è il modo con cui cerchiamo di diminuire l’ignoranza. La scienza identifica l’ignoranza e poi usa i suoi metodi per aumentare la conoscenza, in modo da diminuire l’ignoranza stessa. La tecnologia usa la conoscenza acquisita con la scienza al fine di modificare la realtà. I metodi che la scienza usa sono essenzialmente due: quello sperimentale e quello comparativo. Il metodo sperimentale permette di testare un’ipotesi scientifica ricostruendo la realtà in condizioni controllate, verificando se le situazioni create “in condizioni sperimentali” confermano o rigettano le ipotesi. Gli esperimenti di Galileo sui gravi lasciati cadere dalla torre di Pisa sono un paradigma del metodo sperimentale che, spesso, viene anche chiamato galileiano. Ci sono ambiti in cui non si possono fare esperimenti probanti, e, in questi casi, si ricorre al metodo comparativo: si confrontano porzioni di realtà in modo da giungere a conclusioni scientificamente coerenti. L’origine delle specie, per esempio, non è facilmente ottenibile in laboratorio, manipolando organismi complessi (con organismi semplici è più facile, ma poi bisogna trovare accordo su cosa sia una specie). Che domande mi posso fare sull’origine della nostra specie? Posso fare esperimenti in cui riesco, in laboratorio, a fare un uomo a partire da organismi non umani? Non si può, e non si può fare neppure con altre specie animali. Però posso confrontare l’architettura di un umano e confrontarla con quella di tutti gli altri animali. E si può anche confrontare il genoma umano con quello di tutti gli altri animali. Quando vediamo che il 98% della nostra informazione genetica è identico a quello dello scimpanzé, e che anche l’anatomia e la fisiologia sono molto simili, possiamo dedurre che uomo e scimpanzé hanno una storia evolutiva che si è disgiunta in tempi relativamente recenti. Se poi studiamo i fossili, e cerchiamo testimonianze di specie passate, possiamo trovare tracce di organismi che precedono la nostra specie. L’insieme di queste comparazioni (anatomiche, genetiche, paleontologiche) ci permettono di elaborare una teoria scientifica riguardo l’origine dell’uomo. Non potremo mai fare un esperimento che, in laboratorio, ci permetta di ottenere un umano a partire da una specie non umana. Se studiamo i fossili possiamo vedere che, in ere geologiche passate, l’uomo non era presente. Poi ci sono resti fossili simili a noi (ma non uguali) e poi arriviamo noi. Tutto questo ci dice, in modo comparativo, che noi deriviamo da altri organismi, diversi da noi. E tutti i viventi di oggi derivano da antenati diversi da loro, che oggi non ci sono più. Partendo da questi presupposti si costruisce la teoria dell’evoluzione, una teoria scientifica che, per il momento, ha molti più riscontri di tutte le altre teorie che vorrebbero spiegare la nostra esistenza e quella della altre specie che abitano il pianeta. Se ne troveremo una più solida, abbandoneremo l’attuale e abbracceremo quella con maggiori possibilità di rispondere alla domanda: da dove veniamo?
La tecnologia, vale la pena ripeterlo, usa la conoscenza acquisita con la scienza in modo da trasformare la realtà. Una volta che la scienza ci dice che i viventi sono codificati in base a un’informazione molecolare (il DNA) possiamo pensare di modificare il DNA dei viventi in modo che risponda a nostre esigenze. Oppure possiamo scoprire la struttura della materia (attraverso l’indagine scientifica) e poi, con la tecnologia, possiamo costruire bombe atomiche o centrali nucleari. E’ bene o è male conoscere? Mi sento di dire che è bene! Però divento molto più cauto quando mi si chiede se è bene o è male usare la tecnologia per modificare la realtà. Nel momento in cui si pongono queste domande entrano in campo altre discipline, eminentemente filosofiche, come la filosofia morale, inscrivibili poi all’interno di norme giuridiche. Accade, però, che chi pratica queste discipline confonda la scienza con la tecnologia, ed è oltremodo necessario che scienziati, tecnologi, filosofi, giuristi, economisti, storici, e tante altre figure, interagiscano per districarsi in questi problemi di importanza capitale. In modo che la “comunità scientifica” allargata a tutte queste figure metta a disposizione di tutti un bagaglio di conoscenza tale da permettere di prendere decisioni “democratiche” basate sulla consapevolezza. 
Il raggiungimento di questa consapevolezza è ancora molto lontano dall’essere attuato, a causa delle barriere tra le discipline. Ma è solo così che si costruisce il progresso delle conoscenze, ed è questo che dovrebbe essere il fine ultimo dell’Università. Di questo, e di molto altro, si è discusso con Mario Capanna in tre intensissimi giorni. E di questo si dovrà sempre più occupare l’Università.


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