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Django e Lincoln, due modi opposti per raccontare la stessa storia – (30 gennaio 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 30 Gennaio 2013 17:27

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 30 gennaio 2013]


Spielberg e Tarantino si inseguono. Spielberg, con Schindler’s list, ha fatto un capolavoro di denuncia delle atrocità del nazismo e, ora, con Lincoln, ci mostra come gli USA abbiano dovuto lottare per mondarsi dell’atrocità del razzismo. Film potenti, di denuncia, che “fanno pensare”. Mi verrebbe da dire: film didascalici. Con ricostruzioni accurate della realtà, tese a impartire una lezione esplicita: ecco il male, vediamo che non si ripeta più. Agli “intellettuali” piacciono molto questi film. Ed eccomi a simpatizzare per Fantozzi che, di fronte alla Corazzata Potemkin (un capolavoro assoluto di un genio come Eisenstein) imposta a forza in un cineforum aziendale, arriva alla catarsi dicendo: è una cagata pazzesca! Quando ero al liceo, nella stessa Genova di Fantozzi, organizzai una intera sessione di cineforum con tutto Eisenstein e tutto Bergman. Con proiezione e tanto di discussione finale. E forse quella indigestione mi ha poi indisposto verso quel tipo di cinema. Mangi tantissimo di un cibo che ti piace tantissimo e alla fine non riesci più: ti piace ma ti disgusta.

Ma passiamo a Tarantino. Tarantino è un bastardo, non ti indica il male spiegandotene le ragioni e facendoti vedere come è brutto. Tarantino di dà un calcio nel basso ventre, ti spinge la faccia nell’orrore e ti fa sporcare. E poi ti mostra quanto sia stupido il male e la catarsi finale è che i “buoni” fanno saltare in aria i “cattivi”. Letteralmente. Tarantino ti fa vedere che il male è stupido. E non esiste davvero il bene, i bravi sono dei bastardi anche loro, anche loro massacrano e torturano. Ma lo fanno per reazione. Altrimenti sarebbero buoni buoni a casa loro.

Bastardi senza gloria (e già... i buoni sono chiamati proprio bastardi) ci fa vedere un gruppo di ebrei che hanno come missione di uccidere i nazisti in modi atroci. E alla fine fanno saltare in aria Hitler con tutti i suoi accoliti. Ovviamente in un cinema, gestito da un’ebrea e da un negro. Lo so, ho scritto negro. Non si deve. Ma Django è la storia di un negro. E la parola è molto usata, nel film. Qualcuno si è anche offeso. Però Django mostra quanto fosse bestiale il trattamento inflitto ai negri, e un negro si riscatta diventando un nero. Lo fa ... ammazzandoli tutti. La scena degli incappucciati che fanno la spedizione punitiva ma non riescono a vedere bene perché i sacchi che coprono le loro teste sono fatti in modo maldestro e i buchi per gli occhi non corrispondono agli occhi, ci ricorda le “ronde” proposte dalla lega. Per dare una lezione ai negher. Ovviamente Django, e il suo amico tedesco, mettono dell’esplosivo in un posto strategico e fanno saltare in aria quel branco di fessi. I razzisti sono stupidi, e fanno una brutta fine. Massacrati dalle loro vittime. Il messaggio è più forte di quello dei film “impegnati”. Il male attira le menti distorte, c’è qualcuno che prova gusto a pensarsi con gli stivaloni e la svastica, ci sono ancora imbecilli che si rifanno a quei valori. Ma a nessuno piace avere uno stupido come eroe. Nessuno è così irrimediabilmente stupido. 
Spielberg ci mostra che il male è malvagio. Ma grazie, meno male che me lo spiega lui! Ci piace perché conferma le nostre aspettative. Ma non distoglie dal male gli stupidi che si crogiolano nell’iconografia della malvagità. Tarantino ci fa vedere che il male è stupido. Certo, ci fa vedere anche la malvagità del male. In Django ci sono due scene tra le più terribili della storia del cinema. Due colossi neri che lottano a morte sotto gli occhi di signorotti bianchi che li incitano ad uccidersi a vicenda, fino a quando uno non uccide l’altro... a martellate, ovviamente dopo avergli spezzato le braccia. E l’altra ci mostra un nero sbranato dai cani. Sotto gli occhi compiaciuti e divertiti dei bianchi. 
Quelle immagini ritornano alla mente del tedesco amico di Django e lo spingono a un gesto estremo (che non vi racconto) che dà inizio alla carneficina finale. 
Django, il negro, viene aiutato da un crucco a sconfiggere i razzisti. E l’attore che fa il crucco (buono) è lo stesso che impersona un terribile ufficiale delle SS in Bastardi senza gloria. I dialoghi di Tarantino, poi, sono così carichi di tensione da far muovere gli spettatori sulle poltrone del cinema. Ci vuole un maestro assoluto a far roba del genere. Senza il ditino alzato, ma con schizzi di sangue che ci colpiscono in faccia, Tarantino ci convince, senza aver la pretesa di convincerci, che il male non fa per noi. Non siamo mica scemi! Il male è per gli imbecilli, e la loro imbecillità farà far loro una bruttissima fine. E saranno le loro vittime a punirli. Vi viene in mente la lega e le sue camicie verdi? Sì, li abbiamo anche a casa nostra. Tarantino ci spiega che queste “ideologie” sono cagate pazzesche, per dirla alla Fantozzi, ma non ci invita a ammazzarli tutti, intendiamoci. Li fa ammazzare tutti dall’eroe di turno per sterminarli culturalmente. Obiettivo centrato in pieno. Questi film vanno proiettati nelle scuole. La lezione è: il male è per gli scemi e gli scemi faranno una brutta fine.  Purtroppo prevedo che, se i film di Tarantino venissero proiettati nelle scuole, i genitori "intellettuali" protesterebbero perché i loro rampolli sono stati turbati.


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