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Cemento e paesaggio: come saremo ricordati? - (22 febbraio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 23 Febbraio 2013 07:53

Cemento e paesaggio: come saremo ricordati?

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 22 febbraio 2013]

 

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ISUFI, il 19 febbraio, il prof. Salvatore Settis ha tenuto una lezione magistrale sul patrimonio culturale. E’ stata un’occasione preziosa di apprendere, almeno in parte, la “visione” dei beni culturali di uno degli studiosi più autorevoli del mondo in questo campo. Grande merito, quindi, al Presidente dell’ISUFI, il prof. Loris Sturlese, e al prof. Francesco D’Andria, nostro eminente archeologo, collega di Settis, per averlo invitato. Settis ha parlato della cementificazione del territorio italiano. Ha parlato dell’Articolo 9 della Costituzione, dove il paesaggio e i beni culturali sono tra i caposaldi dei nostri valori condivisi. Ha denunciato come sia in corso una sistematica distruzione di quello che abbiamo ereditato dai nostri antenati, e ci ha ricordato come, in passato, la bellezza degli interventi architettonici fosse un requisito imprescindibile di qualunque opera. Mentre parlava di questi principi, che solo un folle (o un palazzinaro) potrebbe ritenere solo romantiche velleità, pensavo... Eravamo nel centro congressi di Ecotekne e le immagini a supporto della presentazione erano proiettate su due schermi, uno a sinistra e uno a destra del palco. Eh già, chi ha progettato quella sala non ha pensato che fosse necessario uno schermo, e quindi ci dobbiamo accontentare di soluzioni posticce. Per fortuna, nel complesso di Ingegneria, a poche decine di metri di distanza, c’è un’altra sala, altrettanto grande, con un efficacissimo sistema di proiezione. Che senso ha avere due sale? Sono usate entrambe in modo intensissimo? Abbiamo veramente bisogno di due aule magne a pochi metri di distanza una dall’altra? Non ne sarebbe bastata una, pienamente funzionale?

Pensavo al Pastis di Brindisi, oramai defunto, per il quale sono stati costruiti edifici, e poi pensavo al nuovissimo palazzone con il Dipartimento High-Tech, appena costruito accanto a Ecotekne, e al centro di Nanotecnologie del CNR, nelle immediate vicinanze. Grande sovrapposizione di finalità, grande copertura di suolo con cemento. Pensavo ai 120 milioni di euro di appalti che la nostra Università sta mettendo o ha messo in cantiere. Pensavo ai pali del filobus, e alla linea che non arriva a Ecotekne. Mentre ascoltavo Settis che faceva vedere il grattacielo progettato vicino a Venezia, pensavo al grattacielo di 14 piani previsto per ospitare Ingegneria, sempre ad Ecotekne, in aggiunta ad altri due palazzoni. Ricordavo la presentazione di quelle opere, avvenuta poco tempo fa nell’aula magna di Ingegneria, e confrontavo quella presentazione con l’accorato appello di Settis. A quale copertura di suolo porteranno? Quanto cemento sarà versato ancora sul povero Salento? Abbiamo veramente bisogno di tutte queste cubature? Saremo in grado di gestirle in modo valido, di riempirle di contenuti (visto l’esito del Pastis)? Aggiungeranno veramente bellezza al nostro territorio? 
Intendiamoci, le Università hanno spesso salvato dal degrado magnifici edifici storici e li hanno rimessi a nuovo, dando loro una nobile destinazione, e la nostra Università non fa eccezione. Spesso, la bellezza delle strutture non coincide con la loro funzionalità. Vincoli architettonici non permettono di mettere a norma gli impianti e di perseguire le finalità di moderni laboratori scientifici e tecnici. E’ meglio costruire ex novo. Gli Olivetani, per esempio, sono un magnifico prodotto di architettura, ma non hanno una grande sala dove ospitare congressi o iniziative. Un complesso enorme, con un grossissimo limite. Lo stesso dicasi per l’edificio che ospita il Rettorato. Erano conventi, e la grande sala c’è eccome: è la chiesa! Gli architetti del passato sapevano il fatto loro, e ci avevano pensato. Sono felicissimo di avere a disposizione i laboratori di Ecotekne, e non penso che un edificio storico potrebbe offrire le stesse opportunità. Non credo che ogni costruzione nuova sia inutile, sarei un fesso a pensarlo. Ma penso comunque all’analisi costi benefici di ognuna di queste costruzioni. Settis ha parlato di obbrobri scaturiti a fianco a paesaggi dichiarati patrimonio UNESCO, obbrobri che vantano proprio la vicinanza con il patrimonio UNESCO  a garanzia della propria qualità! Penso alla bellezza delle nostre coste, deturpata da decine di migliaia di costruzioni abusive (magari condonate) che sono state costruite proprio perché i posti erano “belli”. Distruggendo la loro bellezza. Settis ha parlato anche di ambiente. Non mi pare abbia mai usato la parola Natura. Nell’Articolo 9 la Natura deve trovare posto accanto a Paesaggio e Patrimonio Culturale. Esiste anche una proposta di modifica costituzionale in tal senso, scaturita proprio dal circolo di Libertà e Giustizia di Lecce. Il paesaggio è solo una parte della natura, ma non la comprende del tutto. E’ la natura a comprendere il paesaggio, e non viceversa, e non si può prendere una parte per il tutto! Lo sviluppo del nostro Paese non può prescindere dal fatto che l’Italia, davvero, è percepita ovunque come il posto più bello del mondo, per la sua natura, per il suo patrimonio culturale e per il suo paesaggio. Abbiamo una grande, grandissima responsabilità e non possiamo, in nome di uno sviluppo economico effimero, dilapidare quello che i nostri predecessori hanno costruito durante millenni di civiltà. Come saremo ricordati? A questo pensavo, tornando nel buio, in bicicletta, da Ecotekne verso Lecce, mentre le auto mi sfrecciavano accanto e cercavo di evitare i buchi nella strada e gli inutili pali del filobus.


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