Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
I pescatori di Porto Cesareo amici dello squalo elefante - (5 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 05 Marzo 2013 19:33

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 5 marzo 2013]


Sabato mattina i pescatori di Porto Cesareo hanno catturato uno squalo elefante di otto metri. Si tratta di uno squalo innocuo: mangia piccoli crostacei proprio come le balene. E’ abbastanza comune nei nostri mari, ed è famosissimo il video di due amici pescatori (uno si chiama Gianluca) che, al largo di Frigole, incontrarono questo gigante.
I pescatori di Porto Cesareo collaborano da tempo con l’Area Marina Protetta, anche con progetti di ricerca per ottimizzare le tecniche di pesca, in modo da non catturare i pesci quando sono ancora troppo piccoli, per non depauperare una risorsa preziosa.
I pescatori sanno che lo squalo elefante è protetto, e ieri, quando ne hanno preso uno, hanno subito chiamato l’Università, e i responsabili dell’Area Marina. Lo squalo era ancora vivo e, con pazienza, i pescatori lo hanno liberato.
Ricordo i tempi in cui i pescatori (con pochissime eccezioni) fecero le barricate contro l’istituzione dell’Area Protetta. Oggi le riconoscono un ruolo e la riconoscono come alleata.
Che lezione ci insegna, questo squalo? In mare ci sono ancora animali enormi, come un tempo erano anche a terra. Ma a terra abbiamo ucciso tutto. In mare no, siamo ancora cacciatori (pescatori). La salute del mare si può misurare dalla redditività della pesca, e dalla presenza di giganti. Fino a quando saremo pescatori, il mare sarà in buone condizioni. Quando ci arrenderemo alla distruzione delle popolazioni naturali, e passeremo all’acquacoltura, la naturalità del mare sarà stata distrutta. I primi distruttori sono i pescatori, e loro lo sanno. E’ la tragedia dei beni comuni. I pesci sono lì, e sono di chi li prende: un bene comune. Se non li prendo io, li prende qualcun altro. Allora è meglio che li prenda io. Ma questa gara a chi li prende prima porta a prendere le prime fasi di sviluppo dei pesci, e ad impedire che crescano, e si riproducano efficacemente.

Prendere un pesce di pochi grammi quando potrebbe superare il chilo è un suicidio. Ma se non lo prendo io lo prende lui, sanno i pescatori. Questa corsa porterà alla fine dei pesci, e dei pescatori. Bisogna mettersi d’accordo, fidandosi gli uni degli altri, rispettando regole.
L’Università del Salento, l’Area Protetta, e i pescatori di Porto Cesareo, stanno conducendo uno studio che dimostra come, aumentando la maglia della rete, si risparmiano i pesci piccoli, e si prendono più pesci grossi. Aumenta la redditività e aumenta anche la risorsa che dà redditività, perché pescare tanti pesci grandi è meglio che pescare tanti pesci piccoli. Per attuare questa politica ci vuole onestà. I pescatori devono essere leali con i propri colleghi, e devono smettere di rincorrere i pesci sempre più piccoli, cercando di fregarsi a vicenda.
Catturare uno squalo elefante ferma le attività di pesca: è una rogna. La cosa più semplice  (e disonesta) da fare è tagliarlo in tre o quattro pezzi e farlo affondare. Durante la mia tesi di laurea, a Camogli, in una delle ultime tonnare italiane, assistetti alla cattura di uno squalo elefante e i pescatori fecero proprio questo: lo tagliarono in tre pezzi, mentre era ancora vivo. Ma erano gli anni settanta. Oggi, i pescatori di Porto Cesareo si fermano e liberano lo squalo, salutandolo mentre si allontana.
Mi fa venire in mente il modo di catturare i bisonti da parte degli indiani delle praterie, e quello dei bianchi, stile Buffalo Bill. In pochissimo tempo i bianchi portarono il bisonte all’estinzione, dopo che per millenni gli indiani avevano potuto prosperare grazie a quella risorsa. I pesci sono i nostri bisonti. Abbiamo il potere di distruggerli tutti, abbiamo macchine efficentissime per farlo, più micidiali del fucile di Buffalo Bill. Ma, se lo facciamo, poi non ci saranno più pesci. Gli indiani lo sapevano, e rispettavano il bisonte che pure uccidevano. Sapevano che c’erano limiti nella raccolta dei frutti della natura.
Gli attori di questa storia sono tanti, prima di tutto i pescatori. Non posso non ricordare  Paolo D’Ambrosio, il direttore dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, e Sergio Fai, suo prezioso collaboratore, e Antonio Terlizzi, dell’Università del Salento, che con altri colleghi cura il progetto di ottimizzazione degli attrezzi di pesca. Ma i veri eroi sono i pescatori, e il loro presidente Giuseppe Fanizza, un vero capo indiano, che vede i bisonti scomparire e cerca di fermare la tragedia dei beni comuni. Anche perché non c’è nessun Buffalo Bill a distruggere i beni dei pescatori, sono loro stessi a farlo.
Lavoro con queste persone da decenni, ma non ho alcuna parte in questo lavoro. Stanno facendo meglio di quanto non sia riuscito a fare io quando ho iniziato a prendermi cura del mare di Porto Cesareo, aiutato da un altro vecchio capo indiano: Paolo Martina, custode del Museo di Porto Cesareo, oggi sostituito dal validissimo Giuseppe Iaconisi che affianca Anna Miglietta, curatrice del Museo, nel prendersi cura di questo centro di cultura naturalistica.
La coscienza e la consapevolezza stanno cambiando, anzi: sono cambiate. E’ un bel segnale: cambiare si può, e in meglio. La chiave di volta è la cultura. Porto Cesareo sarà anche la città dell’abusivismo edilizio ma, ora, è anche la città dei pescatori saggi, che mostrano la strada agli altri pescatori. L’onestà paga. E lunga vita allo squalo elefante.


Torna su