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Programma di Novembre
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Fare i conti con la fame... di futuro - (8 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 08 Marzo 2013 16:41

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 8 marzo 2013]

 

Dario Fo, dal palco del comizio di Grillo a Milano, arringò la folla dicendo che quel momento gli ricordava i tempi del sessantotto, quando la sua generazione, alla quale appartengo anche io, cercò di cambiare il mondo. Non ci siamo riusciti! Ammise Dario. Fatelo voi!

Penso, invece, che ci siamo riusciti e se il mondo è come è lo dobbiamo a quella generazione che, davvero, cambiò il modo di vedere la realtà, e di determinarla. Ma quello è il passato. C’erano i margini per ricostruire, e abbiamo ricostruito. Ci sono stati gli ascensori sociali e i figli di portuali, come me, hanno avuto la possibilità di diventare professori universitari, o addirittura parlamentari e ministri. Non fai la rivoluzione se le cose migliorano.

Oggi quella situazione, quelle possibilità, non ci sono più. Quella generazione ha colto troppi frutti e poi ha tagliato i rami dell’albero per scaldarsi, e ora ci si sorprende se non ci sono più frutti. I giovani non hanno prospettive, e anche chi ne ha avute vede chiudersi un cerchio implacabile, con la perdita del lavoro. Nel sessantotto c’era la speranza, oggi c’è la disperazione. Ed è la disperazione che porta a gesti estremi. In un altro articolo ho parlato dei mostri speranzosi che, in quanto mostri, chiudono con il passato e aprono nuove strade che, forse (qui sta la speranza... un forse), potranno risolvere problemi che la normalità non risolve più. Bisogna inventare qualcosa di nuovo, le soluzioni del passato ora sono problemi. E non si risolvono i problemi adottando la logica che li ha prodotti. I partiti, e le loro nomenklature, sono una risposta del passato. Sono come i CD nell’era della musica con i file da scaricare da internet. Gli uomini con una “visione” possono cambiare il mondo, come ha fatto Jobs, che ha cambiato il nostro modo quotidiano di telefonare, di ascoltare la musica, di comunicare in forma scritta, di produrre arte e scienza con i computer. Grillo è il Jobs della nostra politica? Lo diranno i fatti.

Però una cosa è certa: i disperati non credono più ai modelli del passato. L’ISTAT ci dice che il 65% delle famiglie non ha un reddito sufficiente a garantire un tenore di vita prima considerato decente. E la percentuale aumenta. La curva del benessere scende. Nel sessantotto cresceva. I senza futuro non si rassegnano, non hanno nulla da perdere e non credono alle soluzioni di chi ha creato i problemi. Un tempo facevano la rivoluzione e si scontravano con il potere, come avviene ora in Siria. Anche in Italia i dissidenti, fino a pochissimo tempo fa, si scontravano con la polizia per protestare contro la TAV o il G8. Ora ci sono quasi duecento rappresentanti in parlamento, eletti con libere elezioni democratiche, che vanno alla manifestazione NO TAV. La polizia caricherà i parlamentari? Ricordo Fassino che sfidò Grillo. Non gli piace come vanno le cose? Che faccia un partito! Detto fatto. E ora come la mettiamo? La risposta a situazioni estreme, di solito, è la guerra armata. I disperati sparano, uccidono. Lo fanno anche gli idealisti fanatici,  ma nessuno gli va dietro, in tempi di crescita. Ma quando si perde il lavoro, e c’è gente che si suicida... le prospettive cambiano. Dal suicidio al Muoia Sansone con tutti i filistei il passo è breve. Invece che col sangue, la rivoluzione è avvenuta in Parlamento, con elezioni democratiche. Grillo non avrebbe vinto se la maggioranza della popolazione fosse soddisfatta. E tutti, ma proprio tutti, hanno votato per cambiare. Chi ha votato per Berlusconi voleva cambiare perché oppresso dalle tasse, identificate con Bersani, chi ha votato Bersani voleva cambiare perché oppresso dal malaffare, identificato con Berlusconi, chi ha votato per Grillo voleva cambiare perché oppresso da Berlusconi e da Bersani. Grillo ci ha messo del suo, da professionista della comunicazione quale è, ma è la situazione disperata che ha determinato il suo successo. Le cose che dice, le dice da tantissimo tempo. Prima faceva ridere, e sembrava che parlasse d’altro. Ora parla di quelli che lo ascoltano, non di situazioni astratte, future. Il futuro nero che in molti preconizzavamo da molto tempo è arrivato. Prevederlo non basta, per correre ai ripari. Bisogna sbatterci il naso. Le previsioni delle Cassandre si sono avverate e chi derideva le Cassandre è travolto dalla propria stoltezza. Forse il ruolo di Grillo è compiuto: spazzar via i partiti tradizionali, ricostituiti come un’idra dopo che Mani Pulite li aveva fatti a pezzi. Spazzati via, oggi, non dalla Magistratura ma dalla Politica. Come è giusto che sia. Forse ora ci vuole qualcun altro per ricostruire. Sinceramente, comunque, prima di aspettare altri, sarei curioso di vedere cosa riesce a fare Grillo. E’ una situazione nuovissima, nella storia dell’Umanità. Un vecchio sistema viene archiviato senza sangue, senza disordini, senza ghigliottine nelle piazze, senza guerre civili. Certo, i giovani hanno il potenziale per farlo, ma ci vuole un vecchietto di 64 anni per guidarli. Un vecchietto che, comunque, ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina! Il sentimento che ha portato a votare Grillo prima favoriva Di Pietro. Ma è bastato che un’intervista a Report mostrasse fatti poco chiari, e Di Pietro è scomparso! Questi elettori non perdonano, e non sono concessi passi falsi. La cambiale a Grillo non è in bianco, e non ce ne saranno più, a nessuno. Non ce le possiamo più permettere. Beh, visto l’esito elettorale, la Lega e Berlusconi continuano a firmar cambiali e gli elettori continuano a dar loro fiducia, ma sempre in minor numero. Il futuro non è lì. Il futuro è dei mostri. Il resto è fossile.


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