Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Cinema e libri misurano la fame di cultura, o no? - (17 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 17 Marzo 2013 22:30

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 17 marzo 2013]

 

Antonio Errico, sul “Quotidiano” di lunedì 25 febbraio, commenta i dati ISTAT sul tasso di lettura nelle varie parti d’Italia, e commenta quasi incredulo il dato che al sud si legga meno che al nord. Addirittura finisce l’articolo dicendo che, per snobismo, qualche lettore incallito potrebbe dichiarare di non legger libri, pur leggendone tre o più al mese. Di solito sono d’accordo con l’amico Errico, ma questa volta no. Non conosco nessuno che si atteggi in modo da apparire meno di quel che è. Mentre posso sospettare che chi non legge neppure un libro, vergognandosene, possa dire di leggerne molti. Una volta l’ho chiesto ai miei studenti: quanti di voi leggono almeno un libro al mese? Solo una alzò la mano. Diminuii a undici libri all’anno, e poi dieci. Niente. Alla fine chiesi: quanti non ne leggono neppure uno? E si alzò la selva di mani. Una domanda parallela potrebbe essere: andate a casa e contate quanti libri ci sono. Questa è più facile. Non si può barare. Se ce ne sono più di cento pare che ci siano buone probabilità che i frequentatori della casa (soprattutto i giovani) siano invogliati a leggere. Se ce ne sono meno di cento... la lettura non appartiene a quella famiglia. Fate la prova. E’ una statistica abbastanza attendibile. Un libro all’anno significa dodici libri. In dieci anni sono centoventi. Non ci vuole molto ad arrivare a cento libri, nel corso della storia di una famiglia, no? Quando andate a casa di amici guardatevi attorno: c’è una libreria? Che libri ci sono? Lo so, è un argomento classista, e invoglia a dividere le persone in “colte” e “incolte”. Una sorta di razzismo involontario. Ma poi perché? La lettura, soprattutto di romanzi, potrebbe essere un vezzo anacronistico di farsi “raccontare delle storie”. Ora ci sono i film. Confesso di leggere solo saggi, di solito inerenti al mestiere che faccio. Se voglio una storia... vado al cinema.

Non ho tempo per leggere romanzi. Una volta ho provato il Signore degli Anelli, il libro, e dopo venti pagine ho rinunciato. Ma anche il cinema pare che non goda di buona salute. A Lecce i cinema, ora, sono due. E in uno si entra firmando petizioni per salvare il cinema. E quindi neanche il cinema gode di buona salute. Certo, i film si vedono in televisione, gli schermi sono grandi, il suono è buono, perché andare al cinema? Che ci piaccia o no, questo è quel che avviene. A me piacciono i libri, e mi piace anche andare al cinema. Ma ho 62 anni e probabilmente appartengo al passato. Il futuro è che chiudano le librerie e i cinema, giusto? Se nessuno compra libri, e nessuno va al cinema, le leggi del mercato impongono la cessazione delle attività. E al loro posto che arriva? Giriamo per Lecce e lo vediamo. Sale giochi. Supermercati. In effetti, il cinema pare in peggiore salute del libro, a Lecce. Ci sono librerie storiche che resistono senza problemi, e altre, nuove, si espandono, magari differenziando l’offerta, abbinandola alla gastronomia. La selezione naturale impone evoluzione, se si vuol sopravvivere. L’evoluzione del cinema, in effetti, c’è. I cinema in città sono come i piccoli negozi di quartiere. Piano piano chiudono e gli acquisti si fanno negli ipermercati di periferia. E vicino a quegli ipermercati ci sono i megacinema. Lì la gente si affolla. Il bingo non sostituisce il cinema, gli si affianca. E lo stesso fa il supermercato. 
Il risultato di tutto questo è la morte delle città. Basta negozi, basta librerie, basta cinema. Il centro muore e la periferia diventa una brutta copia del centro, fasulla. Queste strutture periferiche le hanno inventate negli Stati Uniti, dove le città non ci sono, dove non si va mai a piedi e ci si muove solo in auto. La gente vive in villette unifamiliari e va a passeggiare in repliche fasulle delle città europee, dove trova negozi, librerie, cinema. Ci sono anche le piazze, con le fontane. Ma è tutto finto. Noi abbiamo l’originale. Lo stiamo smantellando per fare la copia della copia. Una follia assoluta. Sarebbe come avere in casa la Gioconda, quella vera, e darla via per quattro soldi per poi comprare una copia della Gioconda, e appendere quella in casa. Pensando di aver fatto un affare. La tragedia è che non c’è un furbacchione che si gode la Gioconda vera. La Gioconda viene distrutta, pensando che la copia sia meglio.

Forse sono un anziano nostalgico, ma temo che rinunciando alla sua caratteristica più distintiva, la cultura, il nostro paese perderà la sua identità e il suo valore. Diventerà la colonia culturale di altri paesi e avrà davanti a sé un triste destino. 
Non sono le prediche a cambiare le persone, ma l’esempio. I figli di genitori con più di cento libri, statisticamente leggono di più dei figli di chi non ha libri a casa. Le città senza cinema e senza librerie sono destinate al declino culturale, sono come una casa senza libri. I politici non devono incentivare la sopravvivenza di librerie e cinema, però. Devono incentivarne l’evoluzione. Oppure, e non sarebbe una cattiva idea, si dovrebbe pensare che librerie e cinema siano luoghi di culto, come le chiese. E quindi non dovrebbero pagare le tasse, come le chiese. E questo dovrebbe far abbassare di molto i prezzi dei libri e del biglietto del cinema. Perché, intendiamoci, in tempi di crisi, molti potrebbero semplicemente non avere i soldi per comprare un libro o un biglietto del cinema. E sappiamo che molti, tristemente, investono quei soldi in puntate al bingo o al gratta e vinci. Messe vicino, le statistiche che vedono minori investimenti in cultura e incrementi di investimenti in lotterie, da parte dei cittadini, ci lanciano un messaggio inquietante.


Torna su