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La continuità papale su un tema cruciale: l’ambiente – (20 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 20 Marzo 2013 13:38

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 20 marzo 2013]

 

Giovanni Paolo II: La natura si ribellerà a quel che le stiamo facendo! Benedetto XVI: se vuoi salvaguardare la pace devi salvaguardare l’ambiente. E ancora Bededetto che paragona i distruttori dell’ambiente ai peggiori terroristi. E sempre Benedetto che istituisce il 2 settembre la festa del Creato, cioè della Natura. Ed ecco ora Francesco che, già col solo nome, sceglie un manifesto che parla di Natura. Nella sua prima omelia Francesco dice: La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.

I papi possono avere diverse visioni della chiesa, del modo di gestire il “potere papale”, anche nei suoi simboli, ma convergono e danno continuità a un argomento condiviso in pieno: l’ambiente è “sacro”. A volte lo chiamano Creato, a volte Natura, a volte Ambiente, ma il significato è sempre lo stesso: tutto quello che c’è al di fuori di noi, e da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza.

Il messaggio è semplice: ci siamo troppo concentrati su noi stessi e abbiamo dimenticato il resto. Lo dicono in tanti, da così tanto tempo. Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia... ci insegna Shakespeare nell’Amleto. Frase semplice e profonda. I filosofi che ci spiegano come funziona il mondo e poi non sanno come funziona un ecosistema, e non sanno neppure come funziona il loro corpo, sono concentrati su uno specchio, vedono solo se stessi e non si accorgono del mondo vero, fuori di loro: non sanno di che stanno parlando, ma ne parlano.

Benedetto esortò all’insegnamento dell’ecologia nelle scuole. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Le regole della natura, per un credente, sono le regole divine. E la scienza scruta il creato e cerca di comprenderlo, studiandolo. E quando impara le sue regole, impara le regole imposte dal creatore. Non ci sono regole più forti, e stringenti. E invece l’uomo si è messo ad inventare regole che lo pongono fuori della natura e, una volta applicate, ha iniziato a distruggere la natura, la premessa del suo vivere, per obbedire ad esse. Andando contro il Creatore, per chi crede a interventi soprannaturali per spiegare “quel che c’è”.

Non è una “scoperta” degli ultimi tre papi, questa. Gli scienziati danno questi avvertimenti da tanto tanto tempo. Ma anche Francesco, quello di Assisi, disse cose analoghe, con il parlare di quei tempi. Il messaggio è sempre lo stesso, è quello degli indiani d’America che parlano di cose “prese in prestito” dalla natura, che devono essere restituite in uno stato migliore di quando le abbiamo prese. Sono saggezze antiche, che abbiamo dimenticato. E i papi ce le ricordano da tempo, assieme agli scienziati, ma noi non vogliamo ascoltare, ostinatamente. E non distruggiamo solo la bellezza della natura, eccoci ora impegnati anche a distruggere la bellezza “creata” dai nostri predecessori, sostituendola con la bruttezza attuale.

Non ci credete? Bene: trovate un centro storico di una città italiana che sia brutto. Uno. Sforzatevi, pensateci. Sono certo che non riuscite a trovarne uno, a meno che la bruttezza derivi dallo stato di abbandono. Quei centri storici sono stati fatti da muratori analfabeti, guidati da architetti improvvisati che non avevano certo studiato in prestigiosi atenei, parlo soprattutto dei paesi di contadini e pescatori. Ora vi faccio un’altra domanda: ditemi una periferia urbana attuale, una, che sia bella. Pensate. Scavate. Conoscete una bella periferia? No, non la conoscete. Eppure quelle periferie sono state fatte e progettate da laureati.

Con la natura stiamo facendo lo stesso. Stiamo procedendo verso un mondo brutto, e non ascoltiamo gli avvertimenti anche più autorevoli.

Ho appena scritto una proverbiale predica, e le prediche sortiscono sempre lo stesso effetto: entrano da un orecchio ed escono dall’altro. Gli adulti sono oramai culturalmente perduti. Non si accorgono neppure di quel che avviene attorno a loro. I giovani, i bambini, sono nati in questo mondo brutto, e per loro la bruttezza è normale. Ma si respira voglia di cambiare. Vogliono cambiare gli anziani, come i papi, e riescono a convincere i giovani, perché si preoccupano del loro futuro. Chi ha età intermedie si preoccupa del proprio presente, ed è troppo concentrato su se stesso per poter guardare lontano, risolvendo anche il proprio problema. E così si continuano a proporre le soluzioni che hanno generato i problemi che dovrebbero risolvere.

Dobbiamo percorrere altre strade, anzi solo una ci potrà salvare: la strada che ci farà rientrare culturalmente nella Natura. Le guide ci sono, i seguaci anche. Ora resta solo vincere la battaglia culturale contro le filosofie fasulle, per affermare i nostri doveri, e non solo i nostri diritti, nei confronti del resto della natura. Alla quale apparteniamo.


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