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E’ giusto pagare bene i politici... a patto che lavorino bene! – (22 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 22 Marzo 2013 16:36

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 22 marzo 2013]

 

Dopo la pubblicazione del libro La Casta, la criminalizzazione di chi si occupa di politica a seguito di un’elezione è diventata uno sport nazionale. In effetti la classe politica ha abusato delle ricompense che la collettività giustamente le offre in cambio della propria opera, e il risentimento nei suoi confronti è aumentato in modo esponenziale. In una società molto complessa come quella attuale, i politici servono per indirizzare il nostro vivere sociale in direzioni virtuose, che aumentino il benessere dei cittadini che li hanno eletti. Per farlo bisogna avere molte competenze e, se non si hanno, bisogna utilizzare le migliori competenze al di fuori della politica. Il politico non deve essere necessariamente competente delle problematiche che viene chiamato ad affrontare, altrimenti sarebbe un tecnico. Il politico deve essere in grado di sentire le istanze di chi chiede beni e servizi e, per farlo, deve utilizzare la competenza dei migliori tecnici, senza che lo stato abbia a risentirne. Insomma, i politici devono “far funzionare il nostro vivere collettivo”.

Bene, per me chi ci riesce merita grandi ricompense, e quindi sono a favore di ottimi stipendi per i nostri politici. Devono avere stipendi paragonabili a quelli di un professionista affermato. Non mi scandalizzo se guadagnano molto. Lo trovo giusto.

Però... ad una condizione: che il loro operato risolva i problemi che hanno promesso di risolvere. Il problema dello stipendio dei politici è fumo negli occhi. Il problema vero è che i politici che abbiamo eletto non sono stati in grado di risolvere i problemi, anzi li hanno aggravati e, a volte, ne hanno creato di nuovi. L’inefficienza dei politici non si risolve diminuendo i loro stipendi. Anzi, tale diminuzione potrebbe giustificare la loro inefficienza.

In economia, il valore delle cose si misura dalla volontà di pagare per esse da parte di chi le vuole. Se noi abbiamo una scarsa volontà di pagare i nostri politici, significa che diamo poco valore alla politica. E’ un errore formidabile. Li dobbiamo pagare benissimo. Se non risolvono i problemi, però, dobbiamo ritenerli responsabili e li dobbiamo rimuovere dall’incarico. All’elezione deve seguire la valutazione del raggiungimento degli obiettivi. E, a fronte della valutazione, i politici devono poter decadere per palese incapacità.

In questo sono ancora più radicale degli integralisti della riduzione degli stipendi. Chi si è dimostrato incapace di risolvere i problemi deve essere ineleggibile. E ovviamente non ha diritto ad alcun vitalizio o liquidazione. E’ già tanto se non viene chiamato a rifondere i danni che ha fatto. Cosa impossibile, comunque, visto che i danni di un politico sono di tale livello che nessun patrimonio personale potrebbe rifonderli.

I politici devono presentare un programma, dire quali problemi intendono affrontare e come pensano di risolverli. Se centrano gli obiettivi, bene! Se non ci riescono devono essere esclusi dalla politica. In democrazia, se gli elettori continuano a votare un politico nonostante una serie infinita di mancato mantenimento delle promesse... allora c’è un problema di uso della democrazia. Se gli obiettivi non sono raggiunti, la legge deve poter impedire al politico di ripresentarsi. Invece questo è possibile, e spesso il politico inetto viene rieletto, e si pensa di risolvere il problema diminuendogli stipendio...

La politica è la missione più importante che una società può affidare ai suoi componenti. Merita di vedersi attribuito un grande valore, e non solo una pacca sulle spalle. Le regole del calcio devono valere anche per i politici. Un calciatore o un allenatore che ottengano ottimi risultati sono pagati benissimo, e lo sono fino a quando  i risultati ci sono. Se i risultati non ci sono, vengono esonerati, o venduti, o semplicemente non hanno più ingaggi. Non esiste che una squadra ingaggi qualcuno per raccomandazione, arrivando poi a perdere tutte le partite. Se fa così, la squadra scende di serie e, dopo poco, scompare. Penso che i politici buoni meritino ricompense simili a quelle di buoni calciatori o allenatori. Il loro ruolo è molto più importante, anche in termini di economia reale. Fa più danni un ministro che sbaglia una riforma (magari creando una miriade di esodati) che un calciatore che sbaglia un rigore. E i benefici economici di una buona riforma sono senz’altro maggiori di quelli rivenienti da una squadra che vince uno scudetto o un mondiale. Vedo con sgomento, invece, che politici come Scilipoti sono eletti perché una squadra ha ingaggiato Balotelli. La squadra di calcio avrà Balotelli, che col voto non c’entra nulla, e la politica avrà Scilipoti. Il nostro problema è che, se è vero che ogni paese ha i politici che si merita, allora noi non siamo in grado di eleggere persone che sappiano risolvere i nostri problemi. E poi pensiamo di risolvere il problema dell’incapacità dei politici diminuendo i loro stipendi. Una squadra di calcio gestita in questo modo, lo voglio ripetere, fa una brutta fine. Che poi è quel che si prospetta per il nostro paese, visto che la bravura di un politico oramai si misura su quanto riesca a tagliarsi lo stipendio.


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