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Più armonia e meno cemento – (31 marzo 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 31 Marzo 2013 09:04

Rinaturalizzare le coste è l’unica grande opera possibile

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 31 marzo 2013]

 

Leggo di desolanti descrizioni sullo stato delle nostre coste e accorati appelli a “fare qualcosa”. Spiagge in erosione e falesie che franano sono il cruccio stagionale che affligge sia gli operatori turistici che basano la propria prosperità sulla bellezza della natura, sia i futuri frequentatori dei nostri litorali. Dico “futuri” perché d’inverno sulla costa non va praticamente nessuno (a parte gli edificatori abusivi) e solo a Pasqua si inizia a pensare alla stagione balneare. E ogni anno ci accorgiamo che il mare è una minaccia, perché fa crollare gli scogli e si porta via le spiagge, oltre alle case, le strade, e tutto quello che abbiamo costruito dove non si dovrebbe costruire. La natura è “cattiva”, perché non ci permette di realizzare i nostri propositi. Ho scritto molte volte che queste aspettative sono infantili e irreali, e mi sento di riscriverlo perché nessuno mi ha dimostrato che sbaglio e perché tutti continuano a ripetere sempre le stesse cose, chiedendo interventi di contenimento della “furia del mare”, proprio come faccio io dicendo che queste richieste non possono essere soddisfatte. E quindi eccomi qua a ripetere ancora una volta le solite profezie di Cassandra, ricordando che si avveravano sempre, anche se nessuno le credeva. Provo a spiegarmi ancora una volta, sapendo che non sarà l’ultima.

La pietra leccese è fatta di materiale molto friabile, è per questo che è così facile scolpirla. Basta qualche centinaio di anni e la pioggia la scioglie, come avviene nelle case del centro storico. Le falesie a mare sono fatte dello stesso materiale ed è normalissimo che le onde le erodano. Le grotte così diffuse lungo le nostre coste sono fatte proprio dall’azione erosiva dell’acqua, e le spunnulate sono il risultato del crollo delle grotte stesse. I massi sbriciolati diventano sabbia e formano le spiagge. Si tratta di processi normalissimi: la natura fa il suo mestiere, e non solo qui in Salento. Se guardate le Dolomiti, vedrete che alla base delle montagne ci sono i ghiaioni. Si tratta di pezzi di montagna che sono crollati e, poi, si sono sbriciolati. L’uomo non c’era ancora, quando son successe queste cose.

 

Gli umani sono sempre stati attratti da posti pericolosi, come i vulcani. Il motivo è che la terra attorno ai vulcani è fertilissima e la resa dell’agricoltura è molto alta. Stare attorno ai vulcani, però, è rischioso e sappiamo bene che non ci sono difese. Non si possono fare muri che impediscano alla lava di uscire dal cratere. Chi costruisce lo fa a proprio rischio e pericolo e vive nella speranza che gli eventi estremi non arrivino troppo presto. Bene, stare vicino al mare, soprattutto da noi, è quasi come stare alle falde di un vulcano. Non ci sono muri che possano fermare il mare, per il semplice fatto che si baserebbero sulla sabbia, o su rocce fatte di sabbia. Dopo un po’ cedono. Ed eccomi a ripetere la solita solfa: non si costruisce direttamente sul mare, soprattutto quando il litorale è altamente instabile come da noi. Le difese costiere sono un palliativo che serve solo a far arricchire chi le costruisce. La soluzione è la stessa che si può consigliare a chi ha la casa su un vulcano: bisogna allontanarsi dai siti ad alto rischio. Traduco: le infrastrutture e le strutture costruite sulla costa devono essere smantellate e devono essere costruite a distanza di sicurezza dal litorale, dopo seri, serissimi studi geologici ed ambientali che individuino le zone idonee alla costruzione. La costa deve restare libera di evolvere secondo natura. Si possono fare sentieri leggeri, infrastrutture in legno facilmente smontabili e sostituibili in caso di crollo, ma il cemento e l’asfalto durano poco dove la natura non vuole. Conosco la reazione: eh sì, adesso buttiamo giù tutto, è una follia! Il fatto è che tanto sarà la natura a buttare giù tutto, lo sta già facendo. Le infrastrutture vanno riposizionate nell’interno, e anche le strutture. Si tratta di una grande, grandissima opera, occasione di lavoro e di sviluppo. Non l’ennesima inutile strada, come si continua a proporre con stolida insistenza sul nostro martoriato territorio. Il valore più alto del nostro territorio è che sulla costa ci sia una cosa rarissima: niente. Niente è un valore grandissimo, significa la natura incontaminata. Sappiamo che rappresenta un valore assoluto, e molto molto raro. I villaggi turistici hanno invaso il “niente” e ora sono in crisi. Quel turismo ora si rivolge verso le navi da crociera che portano i turisti in giro, invece di tenerli fermi in un posto. E dove li portano? Dove ci sono cose belle da vedere, dove la natura è in gran forma, dove la storia si vede, si tocca, si mangia. Dove ci siano cultura, artigianato, arte, bellezza. Noi, invece, ci siamo industriati a costruire costruire costruire, erodendo la natura, per poi lamentarci della sua erosione. E’ una lezione che non vogliamo imparare, e ostinatamente perseguiamo un modello di sviluppo che ha dato risultati catastrofici, sia da un punto di vista ambientale, sia da un punto di vista economico. Cede l’ambiente, cede l’economia e noi proponiamo sempre e soltanto le vecchie ricette. Quelle che hanno determinato questa situazione catastrofica. Solo note dolenti? Eccone una positiva: l’assessore all’ambiente del Comune di Lecce sta facendo pulire le spiagge in vista della stagione estiva. In tempi ragionevolmente avanzati si pensa a pulire senza che ci siano le emergenze subito a ridosso della stagione balneare. Il cambiamento deve venire dai politici: vediamo se sarà possibile che riescano a utilizzare le ultime risorse comunitarie per rinaturalizzare le nostre coste ma, per favore, che non chiamino a risolvere i problemi gli stessi che li hanno creati! Con la natura ci vuole armonia, non cemento!


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