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Home Saggi e Prose Economia Robert Kennedy e il PIL
Robert Kennedy e il PIL PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 18 Aprile 2013 07:45

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 17 aprile 2013]


Il collega Alberto Basset, Presidente della Società Italiana di Ecologia, mi ha segnalato un discorso tenuto da Robert Kennedy all’Università del Kansas il 18 marzo 1968. Sembra scritto oggi, eccolo:

 

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Tre mesi dopo Robert Kennedy fu assassinato. Probabilmente sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. Ancora oggi misuriamo tutto con il PIL e stiamo perseguendo l’insana corsa alla sua crescita infinita, sapendo bene che il pianeta ci può offrire una quantità finita di risorse, facendo finta che questo limite non esista. Il fallimento di questo modo di impostare la nostra vita è evidentissimo: crollano i sistemi naturali, crollano i sistemi economici eppure i rimedi si basano sempre sui principi che hanno portato al fallimento, con la speranza che il male possa anche essere la cura del male stesso.

Non avrei nulla da aggiungere, ovviamente, alle profondissime parole di Kennedy. Se non che se queste visioni continueranno a trionfare il loro trionfo sarà di breve durata, perché il sistema terra si sbarazzerà di una specie così stupida da creare scientemente le premesse del proprio fallimento. Il parere degli scienziati, dei papi, dei politici illuminati non conta niente, vince la visione dei banchieri e degli speculatori, di chi pensa a produrre ma non si cura dei disastri causati dai nostri sistemi di produzione.

Il primo passo verso un cambiamento di rotta consiste nel capire dove stiamo sbagliando. L’errore è molto chiaro. Poi dovremo anche trovare un modo per continuare a vivere in modo più umano e in maggiore armonia con la natura. Purtroppo, invece di correggere l’errore, perseveriamo in modo diabolico. Chi dice queste cose viene preso per un pazzo estremista, contrario al progresso. Bene, allora Kennedy era un pazzo estremista, e lo era anche Giovanni Paolo II, e anche Benedetto XVI e ora anche Francesco, e, con loro, tutti gli scienziati che, da secoli, continuano ad avvertire. Inascoltati. Noi, nella nostra insignificante Italia, ci preoccupiamo ancora di trovare alchimie politiche che ci mettano in condizione di stimolare la crescita, ovviamente secondo i consolidati paradigmi economici, quelli del PIL. Chi si oppone a queste visioni è, come al solito, un pazzo estremista e irresponsabile.


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