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Il professore va in missione ma per fortuna il burocrate lo ferma - (21 aprile 2013) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 21 Aprile 2013 18:52

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 21 aprile 2013]

 

Una recente norma ministeriale vieta, in modo più o meno esplicito, che i professori universitari si rechino in missione. Chi ha necessità di recarsi in missione deve presentare in anticipo un’istanza di eccezionalità ad una commissione amministrativa che valuterà se sia il caso di permettere la missione.

Il motivo di questo atteggiamento è in parte giustificato. Molti professori universitari si recano in missione per partecipare a congressi che, a tutti gli effetti, sono vacanze. Spesso le case farmaceutiche pagano la partecipazione a simili congressi in cambio di occhi di riguardo verso i loro prodotti.

E quindi... basta missioni! La soluzione è tipicamente italica, e viene chiamata la burocrazia a vigilare su chi fa ricerca. Il burocrate decide se la missione che dovrò fare per partecipare ad un congresso scientifico è turismo scientifico oppure no. Ovviamente nessuno chiede di andare con i fondi dell’Università (che sono veramente pochi), chi va in missione, oggi, ci va con i fondi che è riuscito ad attirare con la propria progettualità. 
Tra le attività che l’Unione Europea chiede a chi prende i progetti che essa eroga c’è anche l’outreach, cioè la diffusione dei risultati. Un modo per diffondere i risultati è di comunicarli nel corso di congressi scientifici. E’ partecipando a congressi scientifici che ho conosciuto ricercatori di tutto il mondo, ed è grazie a questa rete di conoscenze, effettuata compiendo continue missioni, che ho una rete di relazioni internazionali che mi porta a coordinare progetti che comprendono 22 paesi di tre continenti. Se fossi rimasto sempre in sede, la mia dimensione sarebbe provinciale.

Se io posso andare in missione non lo deve poter decidere un burocrate. Lo deve decidere una commissione scientifica che deve valutare la congruità tra le mie missioni e la mia dimensione internazionale. La dimensione si calcola in termini di produzione scientifica, di inviti a fare relazioni a convegni internazionali, di coordinamento di progetti nazionali e internazionali.

Spingo chi lavora con me a muoversi quanto e più di me, perché dovranno prendere il mio posto quando io non ci sarò più, e questa dimensione non deve essere solo mia, deve essere di tutto il laboratorio. Ora, in base ad una norma, un burocrate ci vuole impedire di andare in missione. Probabilmente per le norme ha tutte le ragioni. Per gli obiettivi di qualità di un’Università ha torto marcio. Gli adempimenti ci impediscono di ottenere gli obiettivi.

Non chiederò il permesso di andare in missione portando l’eccezionalità come argomento. Dichiarerei il falso. Non è eccezionale andare in missione, è la norma. Ho appena vinto un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale, di cui sono coordinatore. Il progetto è sulla distribuzione di un certo tipo di ambiente lungo le coste di tutta Italia. E’ un progetto che si basa sulle missioni. Non voglio dichiarare che si tratta di missioni eccezionali. Chiederò di restituire il progetto al Ministero, con la motivazione: il progetto non può essere portato a termine perché le procedure seguite presso l’Università del Salento per le missioni non lo permettono.

Siamo oramai in un teatro assurdo in cui la burocrazia non è il modo con cui si ottengono dei fini, la burocrazia è il fine e tutto si deve adattare ad essa. Gli adempimenti prevalgono sugli obiettivi e noi non possiamo più lavorare con serenità, passando il nostro tempo a scontrarci contro muri di gomma che ci frenano, mentre avremmo bisogno di spinte.

Coordino uno dei due Progetti di Rilevante Interesse Nazionale che la nostra Università è riuscita ad esprimere. Ci avevano dato la possibilità di averne cinque, ma solo due hanno passato il vaglio. Gli afferenti del Laboratorio di Zoologia, di cui faccio parte, negli ultimi dieci anni hanno avuto cinque coordinamenti di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale. Questo porta punteggio all’Università, e ne aumenta il prestigio. Non ne faremo più. Invece di essere incentivati a farli, siamo trattati come potenziali scialacquatori di denaro pubblico, da persone che probabilmente non comprendono neppure il significato delle nostre ricerche. Quel che conta è che tutti i timbri siano nel posto giusto. Il problema è che, a sentire il Presidente della Corte dei Conti, lo scialacquamento della cosa pubblica continua allegramente, e aumenta anche l’inasprimento burocratico che, quindi, è evidentemente inefficace alla bisogna. Gli sprechi si fermano controllando il raggiungimento degli obiettivi, non appesantendo gli adempimenti. Non per niente la settimana scorsa ero a Roma alla riunione della Commissione che sta valutando la qualità della ricerca scientifica nel nostro paese. In base ai risultati di questa valutazione potremmo tranquillamente decidere chi merita di andare in missione e chi no.

Non ne possiamo più di burocrazia, o meglio: di questa burocrazia! Vogliamo degli alleati, non dei nemici che fanno la parte degli inquisitori. Cosa daremo ai nostri studenti? Scartoffie? Il livello di un’Università si misura col livello dei suoi docenti, non dei suoi burocrati. 


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