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Che bella Porto Cesareo, ma non diventi Rimini; Serpenti di mare? No: salpe! - (4-5 maggio 2013) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 04 Maggio 2013 12:10

Che bella Porto Cesareo, ma che non diventi Rimini

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 4 maggio 2013]


Sono stato residente a Porto Cesareo dal 1987 al 1989, dirigo il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo, e collaboro da sempre con l’Area Marina Protetta. Nelle acque di Porto Cesareo ho effettuato e tuttora effetuo molti studi e sono molto legato a quell’area. Ho amici tra i pescatori e i ristoratori, e sono socio onorario della Pro Loco. Ho quindi un pregiudizio positivo nei confronti di questo paese. Però... però... però da sempre sono stato sorpreso dal modo con cui i cesarini stanno amministrando un patrimonio naturale talmente unico che lo Stato ha deciso di proteggerlo con un Parco Nazionale. Eh già, un’Area Marina Protetta è l’equivalente di un Parco Nazionale a terra. Ora, un paese che ha un Parco Nazionale nel suo territorio ha strumenti migliori per farsi pubblicità? Verrebbe da dire che no. E invece per alcuni amministratori di Porto Cesareo la risposta è stata: ma che significa il Parco? Facciamo un bel monumento a Manuela Arcuri! Così tutti parleranno di noi. Giusto! E ho sentito discorsi tipo: Porto Cesareo deve diventare la Rimini dello Ionio! E già... Rimini. A Rimini il mare non è al top e allora hanno creato attrazioni alternative, con una bella serie di casermoni su una spiaggia blindata dagli stabilimenti balneari e dove la vera attrattiva è la vita notturna. A Rimini non hanno una natura neppure paragonabile a quella di Porto Cesareo. Prendere Rimini come modello di sviluppo significa non aver capito niente delle opportunità che offre il territorio. Distruggere il patrimonio naturale con decine di migliaia di costruzioni abusive non significa promuovere l’economia. E’ una follia economica. Stiamo facendo un esperimento con i pescatori di Porto Cesareo e con l'Area Marina Protetta: stiamo valutando cosa si prende usando reti a maglia piccola (che prendono praticamente tutto) e casa si prende usando reti a maglia più larga (con cui si prendono solo pesci grandi). Il risultato è che la maglia che si usa prevalentemente ora prende tantissimi pesci piccoli, ai limiti della taglia commerciale e di basso valore economico. Mentre se si pesca con la maglia grande si prendono magari gli stessi pesci, ma di taglia molto maggiore e di maggiore valore commerciale.

Non se ne prendono tanti, è vero. Ma il motivo è che i pesci che potrebbero diventare grandi (e di grande valore) sono presi quando sono ancora troppo piccoli (e di basso valore). La logica del pescatore è: lo so che distruggo tutto, ma se quei pesci non li prendo io, li prende un altro, e quindi è meglio se li prendo io. L’unico modo per evitare di dilapidare il patrimonio naturale, sia esso fatto di pesci o di dune, è di far rispettare leggi che permettano lo sviluppo economico in modo che possa durare a lungo, senza distruggere l’economia di domani con l’economia di oggi. Lo sviluppo edilizio di Porto Cesareo necessita un ripensamento radicale (proprio come la pesca), con un piano mirato di demolizioni e ristrutturazioni. Ma se un paese di quattromila abitanti arriva ad avere più di quindicimila costruzioni abusive è ovvio che c’è un problema di legalità. La legge può fare condoni, ma la natura non ne fa, e neppure l’economia. Alla fine i turisti non vorranno più andare in un posto che diventa una bolgia infernale per un mese e mezzo all’anno, e non saranno più disposti a pagare cifre rilevanti per “godere” di tali vacanze. Si prenderanno i pesci piccoli (i turisti che stanno pochi giorni, e con un budget limitato, che magari vengono dai paesi vicini e si sono fatti la casa abusiva sulla spiaggia) e si perderanno quelli grossi (i turisti che vorrebbero stare di più, e che possono spendere di più). In questi casi credo che il Sindaco non sia la figura più indicata per prendere decisioni radicali, e forse neppure un politico regionale. La pressione degli interessi locali è troppo forte e, se è accompagnata dalla miopia del monumento all’attrice o del pesce pescato quando la taglia è minuscola, non permette all’amministratore locale di fare quel che è giusto per il bene del paese stesso. In questi casi lo Stato dovrebbe intervenire in modo che non ci possano essere interferenze locali. 
Ancora una volta chiudo dicendo che è un problema di cultura, di visioni. Se la prosperità economica di Porto Cesareo viene individuata nella continua colata di cemento che ha luogo da più di trenta anni, presto si sarà distrutto tutto. Ricordo che, comunque, l’originale è sempre meglio della copia e che se Porto Cesareo diventerà come Rimini, i turisti le preferiranno Rimini. Il bello è che ho diversi amici che abitano in Romagna e vorrebbero che la costa romagnola fosse bella come Porto Cesareo, ma si rammaricano perché, anno dopo anno, Porto Cesareo assomiglia sempre più a Rimini. E quindi non ci verranno più! Tanto vale andare a Rimini. Dove tutto costa meno. La settimana scorsa è venuta una troupe di Superquark, il programma di RAI1 diretto da Piero Angela, e li ho mandati a Porto Cesareo, dove hanno fatto riprese nel Museo di Biologia Marina, e poi hanno girato per il paese. Con opportune angolazioni verranno delle bellissime riprese, mi hanno detto. Opportune angolazioni significa che hanno dovuto fare i salti mortali per non riprendere gli obbrobri e far vedere la bellezza. La bellezza è quella della natura, gli obbrobri li abbiamo fatti noi. Tutta la solidarietà all'assessore Barbanente che cerca di salvare Porto Cesareo dalla sua miopia. E ora vogliamo parlare di Porto Miggiano?

 

Serpenti di mare? No: salpe!

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 5 maggio 2013]

 

Nella settimana tra aprile e maggio tutta la costa pugliese è stata invasa da serpenti gelatinosi dai mille occhi che sfrecciavano nell’acqua, lunghi anche cinque o sei metri. I bagnanti che si sono avventurati in mare per il primo bagno di stagione sono schizzati fuori dall’acqua, terrorizzati. Dato che i “serpenti” sono gelatinosi, hanno detto che si trattava di meduse. Come sarebbe bello se a scuola, oltre a poesie e teoremi, si insegnasse anche qualcosa sulla natura. Ora vi svelo un segreto: non sono serpenti, non sono meduse, sono invece cordati e, per la precisione, tunicati taliacei, detti volgarmente salpe. Tutto chiaro no? Lo so, non è chiaro. Cordati significa che hanno una struttura di sostegno, la corda, che, nei vertebrati (tra cui noi) diventa la colonna vertebrale. Sono nostri cugini! Molto lontani evolutivamente dalle meduse, con cui condividono solo la consistenza gelatinosa. Quei “serpenti” sono colonie di zooidi e, infatti, alla fine del ciclo vitale (che dura poche settimane) si rompono e i singoli zooidi iniziano a decomporsi, finendo sulle spiagge oppure sul fondo del mare. Gli “occhi” non sono altro che le loro interiora che si vedono in trasparenza attraverso il resto del corpo. Pungono? No, non pungono. Potete tranquillamente metterveli al collo come se fossero una collana, ma consiglio di non farlo, tutti gli animali hanno diritto di vivere in pace, anche le salpe. Ma perché ce ne sono così tanti? Di nuovo, la scuola non aiuta. Il mondo è coperto per il 70% di acqua (gli oceani) e la trasformazione della materia non vivente in materia vivente, che sulla terra avviene grazie alle piante, con la fotosintesi, in mare avviene principalmente grazie al fitoplancton. Si tratta di piccoli organismi unicellulari fotosintetici. Alla fine dell’inverno il mare è ricchissimo di nutrienti, e la materia riprende vita. Il fitoplancton rappresenta quel che a terra sono le praterie e le foreste. Però non forma un paesaggio percepibile a noi. Il fitoplancton ha un massimo di produzione alla fine dell’inverno, e poi diminuisce in quantità. Ma quel picco di produzione sostiene lo zoolpancton erbivoro. Si tratta di miriadi di piccoli crostacei (uno o due millimetri o poco più) che aumentano anch’essi di numero in modo esponenziale. Anche loro non sono visibili all’occhio umano. Di questi crostacei si nutrono le larve dei pesci che, poi, crescono e, come ben sappiamo, i pesci piccoli sono mangiati da quelli grandi, in una complessa rete trofica. Ma, all’inizio del ciclo vitale, tutti i pesci mangiano quei piccoli crostacei. Tutto quello che si produce nel nostro Mediterraneo inizia con il fitoplancton e continua con lo zooplancton erbivoro, e poi con i pesci. E le salpe che c’entrano? Le salpe mangiano le stesse cose che mangiano i piccoli crostacei dello zooplancton. Filtrano l’acqua con le loro branchie, proprio come fanno le cozze. Questi sistemi ambientali, basati sul rapido rinnovamento delle risorse, sono detti anche sistemi a lotteria. Il premio è il fitoplancton. Chi riesce ad essere presente al momento giusto, quando la produzione inizia a crescere in modo esponenziale, vince. La vittoria consiste nella possibilità di riprodursi moltissimo, e di formare enormi popolazioni. Le popolazioni dei piccoli crostacei sono enormi, ma gli individui sono piccoli, non le vediamo. Quest’anno la lotteria l’hanno vinta le salpe, e i loro corpi possono essere anche di cinque o sei metri. Le vediamo eccome. Ho assistito a un fenomeno identico nel 1998, attraversando l’Adriatico da Dubrovnik a Bari. Per sei ore il mare era stracolmo di queste catene che, poi, arrivarono sulla costa proprio come avviene in questi giorni. Ogni tanto succede. Tutto bene allora? Sì, non ci sono pericoli per i bagnanti. Però quando “vincono” le salpe, molto probabilmente hanno perso i crostacei. E le salpe non le mangiano in molti. Di sicuro non le larve e gli stadi giovanili dei pesci che, quindi, non avranno gran che da mangiare. Forse questo evento avrà impatti sulla resa della pesca, tra qualche mese. E le meduse? Sono arrivate anche loro. Per il momento si tratta di specie poco urticanti, come la medusa quadrifoglio (Aurelia) o la barchetta di San Pietro (Velella), ma non siamo in grado di dire se quest’estate sarà molto gelatinosa. Certo, la stagione è iniziata con le salpe, le aurelia e le velella, ma se dovesse continuare con Pelagia, allora sarebbero dolori. L’Università del Salento è molto attiva nello studio di questi organismi. Sono anni che conduco un esperimento di scienza dei cittadini, in collaborazione con la rivista Focus. Si chiama Occhio alla medusa. E da quando abbiamo iniziato (nel 2008) eventi come questo non sono stati osservati in nessuna parte d’Italia. Ora abbiamo diversi progetti di ricerca, alcuni sono europei (Jellyrisk, coordinato dal prof. Stefano Piraino, Vectors of Change, Perseus, CoCoNet) altri sono nazionali, come il progetto bandiera RITMARE. Cercheremo di capire meglio questi fenomeni che, in poco tempo, possono cambiare il funzionamento degli ecosistemi marini. Il problema ancora irrisolto è: ma dove sono questi organismi quando non li vediamo? Alcuni potrebbero spingersi nelle profondità dei mari, altri potrebbero avere frome di resistenza che, come i semi delle piante, finiscono sul fondo del mare in attesa di condizioni ottimali per schiudere. Altri superano le stagioni avverse sotto forma di piccole colonie che vivono sul fondo del mare.

In conclusione, il plancton gelatinoso è bellissimo! Se si impara a riconoscere le specie (non è difficile) si può evitare di essere punti quando ci sono organismi urticanti, ma si può godere della bellezza delle salpe anche nuotando in mezzo a loro. Anche questi animali sono “poesia” e meritano di essere imparati a memoria. In effetti, chi è punto da una medusa... non lo scorda più!


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