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Antonio Guidano PDF Stampa E-mail
Sallentina
Lunedì 06 Maggio 2013 16:10

[ne "Il filo di Aracne" di gennaio-febbraio 2013]

 

La figura di Antonio Guidano  si sta prepotentemente proponendo all'attenzione storiografica come  basilare per la comprensione del Quattrocento salentino e, forse, come una delle personalità da valutare per definire il quadro generale dell'intera età aragonese. Fino a trenta anni fa  se ne sapeva molto poco, e spiccava, se mai, anche contro quanto scrisse, in  difesa,  Arcudi, la indicazione del grande Pontano, letterato e storico che non ha bisogno di presentazioni, per la quale fu Guidano, con l'altro Antonio, il d'Ayello, ad aver ucciso, su istigazione di re Ferrante,  in Altamura, nella notte del 15 novembre 1463, il potente principe di Taranto, e conte di Lecce, Gian Antonio Orsini. Ed anche questa morte, in verità (e forse anche questo presunto omicidio) acquista maggiore intellegibiltà e spessore di campo dopo il rinvenimento del testo quasi integrale della cosiddetta 'pace di Bisceglie' tra Orsini e re Ferrante del  21 settembre 1462. In ogni caso, vanno del tutto dimenticati alcuni tentativi biografici privi di ogni ricerca e avanzati sul piano delle pure e semplici parole; ed  in attesa di nuova informazione, che certamente si produrrà dal lavoro documentale in corso presso il Centro di Studi Orsiniani, facciamo rapidamente il punto critico su quanto è a nostra disposizione, e che, se pur ricavato da ricerche di vari studiosi, non è né poco né trascurabile. La famiglia, anzitutto: i Guidano sono certamente galatinesi; in forza d'uno studio prezioso di André Jacob (del 1991) sappiamo che già nel primissimo Quattrocento sono notai e legati di parentela a famiglie di religiosi di rito bizantino (e  viene istintivo rammentare che il Papadia notava dal Montfaucon un interesse di Antonio per i manoscritti greci); ma al rito latino sono  invece legate le prime attestazioni specifiche della famiglia e  connesse a doppio filo con l'amministrazione dell'Ospedale cateriniano per tutto il corso del secolo (Nuccio, Battista, Evangelista) e a beni di titolo ecclesiastico nella vicina Soleto. È possibile, non più che questo, che Antonio Guidano nascesse, naturalmente in Galatina, nel 1419 (così si può congetturare dalle notizie di Jacob): se fosse vero è anche suggestivo notare che sarebbe stato battezzato da fra Ferrante, cappellano della regina Maria d'Enghien e francescano; un Ordine al quale i Guidano resteranno sempre legati.  Nel 1983 segnalai un dato importante: egli, nel maggio del 1443 è studente a Padova, in Giurisprudenza, ed è facile allora ambientarlo nel giro numeroso degli studenti salentini in diritto, come Padovano Patitari (che avrà ruoli nell'amministrazione aragonese), i fratelli tarantini Rizzardo e Antonio d'Ayello, Gaspare Petrarolo da Ostuni, ed altri: ma non è possibile tralasciare che anche del Petrarolo, come del d'Ayello e del Guidano- amici di antica data- si sospettò collusione nella morte di Orsini.

Del resto, giurista ed uomo concreto, il 'misser Antonio Guidano' entra ben presto, com'è facile immaginare, proprio nell'amministrazione provinciale dei feudi di Orsini, che nel 1460 lo definisce 'egregio nostro consigliero' (lo indicai nel 1992), e gli affida un incarico. Naturalmente l'amministrazione orsiniana conta decine di officiali e funzionari, e i loro nomi sono ormai noti in larga misura, e se non è più possibile pensare  che anzitutto i galatinesi (Barlà, Agricoli, Peregrino, Calò, de Arcidiacono, etc.) e quasi soltanto loro, fornissero il personale di queste amministrazioni, la numerosità della loro presenza resta comunque elevata. Questo è però un periodo della vita di Antonio Guidano che conosciamo assai poco, benché, come ho detto, presto nuove notizie fioriranno; anticipo che egli, ed il Petrarolo, compaiono come testi nell'importantissimo documento col quale Orsini, nel luglio 1455, vende Poggiardo ad Agostino Guarini:  la sua firma,  che si legge in originale, dice 'Antonius Guidanus de Sancto Petro legum doctor'. Resta incerta la sua partecipazione al quasi mitico Concistorium orsiniano. Quasi certamente fu presente alla pace di Bisceglie del 1462, che ho già ricordato, benché in quell'occasione è ben difficile che abbia avuto, col d'Ayello, il ruolo importante che certa storiografia, anche risalente, riconosce loro. Per certo, di recente ho notato che un osservatore di allora  sa che il Guidano, con Giacomo Protonobilissimo (altro presunto congiurato), fu ambasciatore di Orsini (lo si dice suo 'secretario') al re Ferrante il 6 ottobre 1463, e  del Guidano si ricorda anche il fratello, Gabriele, ministro provinciale dei Frati Minori in Lombardia, e schierato presto  dalla parte aragonese, tanto da essere, nel 1471, ambasciatore del Re a Ferrara  e vescovo di Policastro: un uomo importante, completamente rimosso dalle patrie memorie, così come  interessante sarà, qualche decennio dopo, un altro Guidano, Girolamo, cubiculario pontificio e amico, a Roma di Pietro Galatino. Orsini, si sa, morirà in qualche modo il 15 novembre 1463 in Altamura; ma  morto lui, inizia per Antonio Guidano una straordinaria fortuna. Ottiene da re Ferrante, nello stesso 1463 i feudi di Arnesano, S. Ligorio e S. Agata; invece la voce che il Toppi appoggia ad un documento perduto, forse del 1464, secondo la quale egli sarebbe stato nominato membro del Sacro Regio Consiglio di Napoli, è certamente infondata. Interessa un altro profilo:  il Guidano affianca subito, indubbiamente per volontà di re Ferrante,  il giovane principe Federico d'Aragona nel suo ruolo luogotenenziale  nelle tre  Puglie e nel compito assai complesso di ripristino della forza aragonese nelle antiche terre orsine. Anzi  è probabile che questa relazione si spieghi con l'appartenenza del Guidano ad un Consilium luogotenenziale  nato probabilmente subito all'indomani della morte di Orsini, e del quale però abbiamo notizia certa solo dal marzo 1468. Per certo i due Antonii, il Guidano e il d'Ayello controfimano un atto di Federico da Taranto, nel marzo 1464. Conosco poi ordini emanati direttamente dal Guidano (che certo aveva un ruolo di comando, probabilmente quello consiliare, per emanarli) nel 1466, 1467 e 1469; sono ordini, il primo e l'ultimo, emanati da Galatina, alla quale indubbiamente, Antonio Guidano resta legato. Si tratta, inoltre, di  riscontri sufficienti a farci individuare in lui, uno degli uomini più influenti, e forse il più incisivo, della restaurazione aragonese nel Salento durante il lungo periodo che va dal 1463 al 1479/1480, cioè almeno fino ai drammatici eventi che sconvolgono la Terra d'Otranto nel 1480 e nel 1484 (le invasioni turca e veneziana). E, certamente,  non è del tutto peregrino ipotizzare che si debba al Guidano ed alla sua forte influenza, anche il lungo periodo demaniale di Galatina, dalla morte del principe Orsini fino al 1479 data (da controllare meglio) di infeudazione al doge genovese Lodovico Campofregoso, e poi, dopo altro periodo demaniale (inclusa la vittoria del 1484 alla Campina contro i Veneziani), fino all'agosto 1485, quando infine Galatina, previa 'matura deliberatione' di re Ferrante, è infeudata ai Castriota. Anzi, va notato che i due più importanti privilegi dell'universitas galatinese, quelli che ne costituiranno per secoli la forza e la (relativa) prosperità, sono ottenuti proprio in questo periodo: quello dei proventi giudiziali (ottenuto il 10 dicembre 1463, col Re presente in Galatina) e quello della mastrodattìa (ottenuto al 12 giugno 1469). Il Papadia fa in qualche modo trapelare il sospetto che il Guidano abbia avuto un qualche ruolo in questi eventi, ed io ritengo il sospetto più che fondato. Forse è possibile ipotizzare che fino al 1469 ed anche in seguito,  il Guidano facesse anche dimora a Galatina; figura invece tra gli  amministratori di Lecce il 10 settembre 1475, e il 24 settembre 1479 (lo scrissi nel 1991). Pare  possibile insomma accettare, con prudenza, l'antica tradizione per la quale fu proprio Antonio il primo dei Guidano a trasferirsi a Lecce, benché in  Galatina un ramo dei Guidano fiorisse fino a metà Cinquecento, e del resto, in questa stessa epoca, compaiono molti  Guidano leccesi, certo tra loro parenti, ma che è impossibile legare in genealogia ad Antonio. Sempre da Lecce, nel 1478,  è firmata da lui, come teste per un contratto di matrimonio, una pergamena privata, che ho potuto leggere. Nel frattempo, Guidano non cessa di essere membro, direi autorevole e potente, del Consilium luogoteneziale (quasi certamente identico al celebre 'Sacro Regio provinciali Consilio').  Vi partecipa il 26 novembre 1485 quando lamenta per lettera all'universitas di Gallipoli la prigionia del principe Federico ad opera dei baroni nuovamente ribelli, e poi ancora nel 1486 o 1487 e ancora il 6 gennaio 1488 (l'ho indicato nel 2011). In precedenza di giorni, al primo gennaio 1488 è anche ricordato tra gli amministratori di Lecce.  Era già morto il 14 maggio 1488, quando gli succede nei feudi sopra indicati il figlio primogenito Filippo. La sua famiglia restò a Lecce e vi si estinse che io sappia, nel 1762, discendendo da un Ottaviano Guidano, che l'Infantino fa figlio di Antonio con qualche forzatura cronologica. Lo direste? di un uomo simile Luigi Galante ha rinvenuto, tra le carte cavotiane, addirittura un ritratto, che il Cavoti nel 1874 disegnava da un quadro, o altro, conservato in casa Vernaleone. Perché fosse in quella casa, nessuno lo sa.


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