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Per Giorgio Lo Bue: Teatri e cinema a Galatina PDF Stampa E-mail
Sallentina
Mercoledì 15 Maggio 2013 15:35

[Presentazione a  GALATINA - TEATRI E CINEMA, Edit Santoro, Galatina, aprile 2012.]

 

La passione di Giorgio Lo Bue per lo spettacolo, prende ancora una volta le sembianze di un volume intitolato “Galatina. Teatri e cinema”. Si tratta di un libro che riprende, con aggiunte, correzioni ed anche tagli, quello edito nel 1994 dal titolo “Lo spettacolo a Galatina”. Autori, concerti, festa patronale, festival, veglioni, carnevale, teatro e cinema (1500-1993). Fin d'allora, e ancora ora, gli intenti sono trasparenti, e dichiarati ampiamente nella Introduzione. Vi si lamenta, ed è condivisibile, lo stato attuale di rarefazione delle iniziative legate allo spettacolo, e la stessa progressiva scomparsa delle sale teatrali e cinematografiche.

Quasi per differenza dall'oggi Lo Bue guarda al passato e offre una specie di storia dello spettacolo a Galatina sul fondamento però di un'idea altissima dello spettacolo, come mostrano già i titoli, che quasi si estende ad ogni manifestazione culturale, per così dire, “parlata”, come ad esempio i convegni storici, della cui grafica, così come di ogni altro prodotto cartaceo, Lo Bue è tenacissimo e paziente collezionista. Naturalmente l'origine di questa storia inizia lì dove le informazioni a stampa consentono di arrivare, cioè al Cinquecento, ed è naturale allora che vengano censiti tutti gli autori o scrittori di teatro galatinese dei quali Lo Bue ha potuto avere notizia dalle sue fonti.

Così è per il dotto teologo e mistico cinquecentesco Pietro Galatino, che, lo ricordo, se non era di famiglia Mongiò (Arcudi lo negava), non era nemmeno della famiglia Colonna, e che, secondo una notizia del De Fabrizio, però da controllare, avrebbe scritto una sacra rappresentazione sulla Natività. Gli altri autori teatrali, e i titoli delle loro opere, sono ricavati dal noto volumetto dell'erudito domenicano galatinese Alessandro Tommaso Arcudi, a riprova di quanto noi tutti dobbiamo a costui, e di quanto poco abbiamo fatto dopo di lui, per non parlare, naturalmente, del nulla fatto per lui.

Noto che viene ascritto al novero dei galatinesi, perché la sua famiglia era di qui, anche quel Francesco Maria Guidano, in realtà leccese, autore nel secondo Cinquecento di opere a stampa riedite anni fa anastaticamente da Michele Paone. È forte, dunque il senso di appartenenza e di identità galatinese di Giorgio Lo Bue, tanto quanto il suo amore per lo spettacolo, e la più utile e larga conferma l’abbiamo per il Novecento, che è evidentemente il periodo più riccamente e direttamente documentato, proprio perché, così vicino a noi, ha offerto ad un raccoglitore appassionato, lo ripeto, come Lo Bue,

una quantità di materiali incredibile, programmi, locandine, biglietti, fotografie, che senza un collezionismo di supporto è destinato, per la sua stessa volatilità, a perdersi senza lasciare traccia alcuna, com'è facile immaginare.

Accanto alle attente notizie storiche e strutturali sulle sale cinematografiche e sui teatri galatinesi (in particolare sui tre gloriosi teatri Lillo, Tartaro e Cavallino Bianco) possiamo sapere qualcosa, e a volte molto, della loro attività periodica e delle varie manifestazioni e in particolare spettacoli che vi si tenevano e che ci ridanno una misura della vita sociale e della gioia di vivere in società dei nostri concittadini di allora. Intendo dire che l'importanza che cinema e teatri avevano allora, nasce anche dal fatto che la socialità per lunghi decenni si è mostrata anzitutto nelle loro sale, e non solo per assistere agli spettacoli programmati, quanto appunto per l’organizzazione di manifestazioni legate alle più svariate occasioni della vita in comune, dalla politica alla festa.

Lo Bue è indubbiamente  attratto dalla versatilità e dalla fungibilità degli usi teatrali, e il teatro, la sede teatrale, è visto come la struttura portante delle varie manifestazioni che, in base alle diversissime fonti reperite, vi hanno luogo, tutte in qualche modo episodi di spettacolo, benché di spettacolo inteso in quell'accezione assai più larga dell'usuale che si diceva.

In particolare i due maggiori teatri galatinesi, il Tartaro e il Cavallino Bianco (ma le sale ricordate sono di più) diventano lo specchio di un’articolata storia cittadina, assai più complessa della pura e semplice esibizione di film o di sceneggiati, ma sempre, in qualche modo “spettacolo”. Se, ad esempio, facciamo centro sul Teatro Tartaro, inaugurato, come leggiamo, il 29 marzo 1930, apprendiamo naturalmente delle diverse e successive stagioni liriche, e in legame a queste trovo opportuno aver divulgato anche il profilo del musicista e compositore galatinese Adolfo Galluccio (Galladol), che si propose anche come narratore, con un raro librino, Schizzi a matita, edito a Milano nel 1956.

Meno documentata, ma altrettanto certa, l'attività del teatro legata a recite di prosa, numeri di varietà, proiezioni cinematografiche, e poi, via via allargando la misura, veglioni, feste danzanti, presentazioni di libri o conferenze ed anche vita politica: nel 1946, Lo Bue ricorda, ed è interessante, il comizio femminile, perciò tenuto in teatro, organizzato dalla lista dell'Orologio dell'on. Luigi Vallone, con interventi di operaie galatinesi e della professoressa Filomena Marti, sorella del professor Mario. In seguito, sempre più cinema fino alla chiusura del 1984.  Per quel che riguarda il Cavallino Bianco, la sua storia inizia soltanto nel 1947. Si tratta di una storia in parte diversa anche per la diversità delle epoche, ma uguale per la sua vocazione ad essere  luogo pubblico, cioè per il pubblico; anzitutto  proiezioni cinematografiche  e stagioni di prosa.

Tra queste Lo Bue sottolinea con ragione l'importanza innovativa dell'incontro di Living Theatre del febbraio 1980, organizzato dalla compianta e coraggiosa Paola Calabro.  Tuttavia la memoria più propriamente comune di questo teatro è legata ai suoi veglioni di Carnevale (forse soprattutto quelli degli Studenti e della Caccia che prima si tenevano al Tartaro, e quello della Stampa), lì organizzati ad iniziare dal 1950, e presto divenuti punto di attrazione ben al di là del circuito cittadino, attesissimi anche per i famosi artisti invitati, ricordati  da Lo Bue anche con notevoli fotografie. Quindi ancora concerti, serate di balletto, conferenze, manifestazioni politiche.

Una storia che s'intuisce sempre più lenta e meno intensa o vissuta, fino alla chiusura del 2000, che Lo Bue rievoca da testimone di veduta, e di diretta esperienza, essendo all'epoca consigliere comunale della città. Ha ragione l'autore: alla fine degli anni Settanta molto è cambiato per i luoghi teatro; i costi di gestione straripanti, il necessario adeguamento ai vari tipi di norme, forse anche il tramonto, nei privati, di quell'idea di “pubblico”, o del vivere in pubblico la festa e l'occasione, e in un luogo, poi deputato a tale, per dire così, funzione.

La chiusura del Cavallino, nel 2000, e la stessa riapertura del Tartaro, nel 2007, con profilo più largamente commerciale, rientra in questa parabola, ed in parte spiega la progressiva (dagli anni Ottanta) diffusione territoriale, cioè in varie sedi ed anche in  piazze della città,  di tutto ciò che può intendersi per “spettacolo”: recite o concerti in piazza, o in chiesa o nel chiostro, e poi mostre, e soprattutto convegni, numerosi negli anni Novanta, o in Galatina o per Galatina. Tra questi ultimi, Lo Bue sente il dovere civico di ricordare un dibattito a Sternatia, nel 2008, su Cesare Giulio Viola, e riprende una breve biografia del celebre commediografo e sceneggiatore tarantino, figlio a sua volta di un galatinese illustre, ed autore, in memoria del padre, di un romanzo del 1958, Pater, che è in fondo un romanzo anche su Galatina e che ogni buon galatinese farebbe bene a leggere, e, si riesce, a commentare, come credo di avere già scritto da qualche parte.

Vorrei aggiungere ai convegni ricordati da Lo Bue, la memoria di un altro incontro, che secondo me è stato di centrale importanza per riannodare Galatina al suo passato: quello tenuto nel 1991 (31 Ottobre - 2 Novembre) nell'Antico Refettorio del Convento cateriniano, su Galatina e il Basso Salento tra Quattro e Cinquecento, con edizione degli Atti nel Bollettino storico di Terra d'Otranto nr. 3 del 1993.

Non riesco a chiudere questa pagina senza un elogio a quel che può sembrare una qualità minore di Giorgio Lo Bue: la sua passione per lo spettacolo galatinese spinta, come ho già detto più volte, fino al collezionismo. So pure, almeno un poco, che un filosofo inattuale irrideva proprio questo aspetto dell'amor locale; ma si sa anche che la storia è fatta di sopravvivenze, e, indubbiamente, il collezionismo le aiuta.


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