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Ascesa e caduta dell’impero delle salpe (19 maggio 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 19 Maggio 2013 18:12

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 19 maggio 2013]

 

Il mese scorso, come riportato ampiamente dal “Quotidiano”, è iniziato lungo le coste pugliesi un fenomeno di grandissima presenza in mare di tunicati planctonici, detti volgarmente salpe. Si tratta di invertebrati gelatinosi, assolutamente inoffensivi, con la stessa consistenza delle meduse ma molto più simili a noi vertebrati che alle meduse. Le salpe (da non confondere con i pesci che hanno lo stesso nome) hanno la caratteristica di essere di solito assenti ma di poter comparire in grandissima quantità e per periodi molto limitati. E’ passato un mese e l’impero delle salpe, dopo una rapida ascesa, si sta sfaldando. La prima, e unica, volta in cui ho assistito a un fenomeno identico è stato nel 1998. La letteratura scientifica riporta questo tipo di presenza come una caratteristica tipica di questi animali. Arrivano all’improvviso, riempiono il mare, e poi muoiono e scompaiono per decenni. E non si sa bene dove siano quando non le vediamo. Non è facile studiare animali che per decenni semplicemente non ci sono, poi arrivano a miliardi e scompaiono dopo un mese. La ricerca scientifica oramai è burocratizzata, ci sono progetti che impongono di fare determinate cose, e non si può scrivere un progetto su un evento imprevedibile. Semplicemente perché nei progetti ci chiedono di prevedere cosa faremo. E quindi studiamo cose prevedibili e quelle imprevedibili restano ignote. Anche se sono proprio questi imprevisti a regolare il funzionamento dei sistemi ambientali. Gli imprevisti determinano la “storia”. Se tutto fosse prevedibile... non ci sarebbe “storia”. Basterebbe una bella formula da mettere in un bel computer, si schiaccia il magico bottone e si ottiene il futuro (che poi è quello che cercano di fare i modelli economici). Tutto questo funziona se non ci sono “imprevisti”, proprio come le nostre salpe.

Noi bio-ecologi studiamo sistemi “storici”, governati da leggi e da imprevisti. Se valessero solo le leggi basterebbe la fisica a spiegare tutto, e il mondo non avrebbe storia. La storia naturale (già, si chiama proprio “storia”) è una scienza storica, e noi siamo storici naturali, naturalisti. Gli storici veri, quelli che studiano la storia della nostra specie, non prevedono il futuro (quelli si chiamano astrologi, e non sono scienziati), però descrivono il passato e cercano di scoprire le cause che hanno portato al susseguirsi degli eventi. Non pretendono, gli storici, di prevedere il futuro in base alla loro conoscenza del passato. Però sono in grado di dipingere possibili scenari futuri, partendo dalla comprensione del passato. Noi storici naturali possiamo fare la stessa cosa. Molti ci chiedono di prevedere il futuro, ma chiedereste a uno storico di prevedere il futuro? Vi riderebbe in faccia, ma poi vi dipingerebbe possibili scenari futuri, senza la pretesa di fornire predizioni con precisione matematica. Non c’è la formula della storia!

Queste salpe, lo si è visto studiandone il comportamento nelle rare volte in cui è stato possibile, sono efficacissimi filtratori, e rimuovono dall’acqua le alghe microscopiche che stanno alla base del funzionamento del mare. Ricordo che gli oceani coprono il 70% del pianeta e il loro funzionamento determina il funzionamento di tutti gli ecosistemi della globo terracqueo. Alla fine dell’inverno, queste piccole alghe sono miliardi di miliardi, e danno da mangiare a miliardi di piccoli crostacei. Noi non vediamo questi piccoli esseri, ma se il mondo funziona... lo si deve a loro. I piccoli crostacei sono mangiati dalle larve dei pesci e queste poi crescono e i pesci si mangiano tra loro, in una rete di rapporti che arriva sino a noi. La “respirazione” degli oceani, e quindi del mondo intero, è a carico delle alghe microscopiche, che producono ossigeno e sequestrano anidride carbonica. Le salpe, questi tunicati gelatinosi planctonici, competono con i piccoli crostacei perché anch’esse si nutrono delle piccole alghe che i biologi marini chiamano fitoplancton. Tutte quelle salpe, nel mese scorso, hanno ripulito il mare dal fitoplancton, presumibilmente affamando i piccoli crostacei e, di conseguenza, le larve e i giovani pesci che, quindi, potrebbero non poter crescere come al solito, diventando meno abbondanti. Questo evento potrebbe avere ripercussioni sulla resa della pesca, tra qualche mese. Ma chi studia la pesca non si interessa di salpe. Pochi animali mangiano le salpe. La gran parte di quella massa gelatinosa si sfalda e viene aggredita dai batteri, affondando. Se il vento la spinge verso costa, il moto delle onde la sbatte, proprio come si sbatte l’uovo, e si forma una bella schiuma bianca.

Mercoledì 15 maggio il mare di Porto Cesareo era un brodo di salpe in via di sfaldamento. Lo potete vedere nella foto scattata dall’ecologa Simonetta Fraschetti, dell’Università del Salento. Probabilmente molta parte della costa ionica era in simili condizioni. Ecco spiegato il mistero delle schiuma lungo la costa ionica salentina. E’ un fenomeno raro e quindi, se avete occasione, andatelo a vedere, portate i bambini, e spiegateglielo. Perché a scuola queste cose non si insegnano. Dopotutto che importanza ha il funzionamento degli ecosistemi? Bazzecole, quisquilie, pinzillacchere. Noi non viviamo mica su questo pianeta, no?

L’analfabetismo sui fenomeni naturali è tragicamente diffuso, e noi cerchiamo di rimediare, con le nostre povere forze. Anche quest’anno l’Università del Salento promuove la campagna Occhio alla Medusa, un esperimento di scienza dei cittadini che chiede proprio ai cittadini di segnalare la presenza di plancton gelatinoso (meduse, salpe e altro). Coinvolti in un esperimento scientifico, i cittadini imparano, e si sensibilizzano alle problematiche della comprensione degli ecosistemi. Il progetto, quest’anno, sarà particolarmente intenso, un po’ perché la stagione è iniziata con questo boom di gelatina, e un po’ perché siamo riusciti ad attirare numerosi finanziamenti, con un lungo elenco di progetti (Vectors of Change, Perseus, RITMARE, MED-Jellyrisk, CoCoNet e molti altri) e abbiamo coinvolto ricercatori di tutta l’area del Mediterraneo, che hanno adottato la nostra politica di coinvolgimento dei cittadini (ora la burocrazia universitaria non ci permette di muoverci, di andare in missione, e questa è una triste storia che vi risparmio). La rivista Focus ci dà una mano fortissima, con la sua pagina web e tra poco stamperemo la nuova versione del poster, con l’arte di Alberto Gennari e la grafica di Fabio Tresca. Chiediamo aiuto ai cittadini, chiediamo che ci segnalino questi eventi. Se vedete animali gelatinosi fotografateli (col telefonino è facile) e mandateci la vostra segnalazione attraverso la pagina http://meteomeduse.focus.it/. La scienza ha bisogno di tutti (e tutti hanno bisogno della scienza, o forse no?).

 

 


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