Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Guaritori del territorio, venditori di miracoli – (2 giugno 2013) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 02 Giugno 2013 08:58

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 2 giugno 2013]

 

Noto un grandissimo fervore nei confronti della costa. La sabbia e la roccia ci stanno dando molti problemi: se ne vanno da dove vorremmo che restassero, e noi facciamo di tutto per farle restare dove vorremmo che stessero. Ripascimenti, spostamenti, barriere, muri di contenimento, ognuno ha la sua soluzione miracolosa. Se guardiamo altrove, vediamo che da nessuna parte queste soluzioni miracolose hanno funzionato. O meglio, dove hanno funzionato c’è stata una rivoluzione totale del modo di vivere il rapporto con il mare. In Olanda il problema è risolto. Ma lì è una questione di vita o di morte, visto che molto territorio è sotto il livello del mare. Tutta la costa è un muro di contenimento, ma non viene usata per il turismo, non come da noi.

Ogni anno mi trovo a ripeterlo, nessuno mi contesta, mi trovo in accordo con i geologi, ma poi tutto continua come se quel che viene detto non esistesse. E allora lo ridico. Esiste una disciplina chiamata “dinamica dei litorali”. Si chiama dinamica, non statica. I litorali si muovono, a volte avanzano, a volte arretrano. Se si vuole costruire qualcosa su un litorale bisogna conoscere molto bene la sua dinamica, le correnti, la geologia, la copertura vegetale a terra, e la copertura biologica del fondale, in mare. E gli scambi tra i due domini, quello marino e quello terrestre. Se non si conosce questo, e si pensa di risolvere tutto con cemento e massi, finisce che quel che è stato costruito si sbriciola. Che poi è quel che sta avvenendo. La lezione dovrebbe essere sufficiente, e invece si persevera ostinatamente nell’errore, incuranti di tutti i fallimenti.

I litorali rocciosi del Salento sono caratterizzati dalla presenza di innumerevoli grotte marine (siti di importanza comunitaria, ai sensi della Direttiva Habitat dell’Unione Europea). Le grotte si formano per la natura del substrato (la nostra roccia è molto soffice, facile da scolpire, da noi e dalla natura), per l’azione delle onde, e per la presenza di innumerevoli fiumi sotterranei (la falda e i suoi sbocchi al mare). Le spunnulate non sono altro che i tetti di grotte sprofondati. Come la grotta della Poesia a Roca. Non esiste cemento che possa fermare questi processi. Se si costruiscono strade, case, infrastrutture in posti del genere, li si perderà. Lì non si deve costruire. Punto e basta. Oppure si devono costruire strutture effimere, di legno, adattabili alla mutevolezza della morfologia costiera. Nel Tarantino un villaggio turistico è stato costruito in una località chiamata Pantano. Ora si lamentano che quando piove si allaga. Chi ha costruito in diretta vicinanza col mare ora si lamenta di avere il mare in casa. Chi ha costruito sull’Etna o sul Vesuvio poi si lamenta per la lava.

 

 

La soluzione di questi problemi è solo una: dove non si può costruire... non si costruisce. Corollario di questo teorema: se si è costruito dove non si può costruire... ci si ritira. Oppure si costruisce, lo ripeto, con strutture leggere e facilmente spostabili. Inutile cercare di salvare manufatti che saranno comunque destinati a soccombere di fronte ai processi naturali. Se sono opere di grande valore, che le si smantelli e le si ricostruisca in posto sicuro. Altrimenti ci si renda conto dell’errore e ci si arrenda all’evidenza. I soldi che spenderemo per arginare il fenomeno, alla fine, saranno moltissimi e il risultato sarà scadente. Costa meno demolire e ricostruire dove si può, dove la natura ci dà il permesso. 
La rimessa in sicurezza del territorio nazionale, dopo l’ebbrezza dell’onnipotenza del cemento, è una priorità assoluta, un potente volano economico virtuoso. La pervicace ostinazione nel perseguire gli errori del passato, con la stessa logica del passato (il cemento risolve tutto) aiuta solo chi vende queste idee. Ricordate le miracolose soluzioni per l’erosione a San Cataldo? Dimenticate!, e si propongono altre miracolose soluzioni in altri posti (con pochissime eccezioni: l’assessore Guido sta cercando di perseguire soluzioni alternative). Non succede mai che chi ha intascato soldi (pubblici) con queste soluzioni sia poi chiamato a rispondere del fallimento. Nei contratti non si scrive: in caso di malfuzionamento delle strutture, la ditta che le ha realizzate restituirà gli importi ricevuti e ripristinerà le condizioni precedenti, a proprie spese. Ci scommettiamo che con una clausola del genere le proposte cadono? Se chi propone le soluzioni miracolose è così certo del miracolo, che si accolli i rischi. Non si possono promettere miracoli, intascare soldi pubblici, e inventarsi altri miracoli quando i miracoli precedenti non hanno funzionato, continuando ad instascare soldi pubblici. I venditori di miracoli fanno il loro mestiere, ma chi compra i miracoli (i decisori pubblici, gli amministratori) ha delle responsabilità. I miracoli, mi spiace, non ci sono. Dobbiamo adattarci alla natura. Persino Lazzaro, alla fine, è morto. Pensare di poter adattare lei a noi è come andare dal guaritore invece che dal medico, se ci si accorge di essere malati. Il guaritore promette guarigioni miracolose, e sarebbe bello se fosse vero. C’è un piccolo dettaglio: non è vero. Però nel nostro paese i guaritori e i venditori di miracoli continuano ad avere un successo strepitoso, nonostante i fallimenti continui. E questo per me è un vero mistero. Saranno loro ad essere scemi, continuando a credere nei propri miracoli, o saranno quelli che li pagano ad essere scemi, continuando a bersi le loro panzane? Ma quelli che li pagano... li pagano con i nostri soldi, mica con i loro! E quindi gli scemi siamo proprio noi. E pare che sia una condizione che non ci disturba affatto. Chi dice quel che dico io non viene creduto, mentre si crede a chi di dice quel che vorremmo sentirci dire: va bene così, ora arrivo io e metto tutto a posto. Come sarebbe bello se fosse vero. Ma non è vero!


Torna su