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Per una nuova etica pubblica dell'Università del Salento PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Michele Carducci   
Mercoledì 12 Giugno 2013 21:12

In dialogo con Ferdinando Boero

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 12 giugno 2013]

 

Ho letto con interesse l’articolo del collega Boero su Quotidiano di domenica scorsa. Ho letto anche il suo precedente, in tema di possibili condizionamenti di certe forme associative all’interno dell’Università. Il prof. Boero si interroga e interroga pubblicamente i candidati rettori su entrambi gli argomenti e dunque è giusto rispondergli da queste colonne.

Parto dalle questioni che riguardano i nuovi insediamenti edilizi. Di cosa si tratta? Non lo si è capito molto bene, e questo è un primo punto critico. Le occasioni per discutere in forma partecipata un piano da 120 milioni di euro non ci sono state. Una soltanto è stata quella aperta a tutta la comunità accademica: una Conferenza di Ateneo, celebrata di sabato, quando i fuori sede non ci sono, trasmessa in streaming per informare piuttosto che per favorire promozione di idee, contributi, verifiche alternative.

Di quello che ho compreso, si possono intravedere innanzitutto gli aspetti positivi: il gettito per l’edilizia servirà a creare nuove sedi per le facoltà umanistiche. Il bisogno di spazi funzionali è spasmodico in questi settori. Basti pensare alle condizioni del palazzo Parlangeli, giudicate da “colonia penale” anche dall’attuale rettorato. Oppure, altra urgenza prevista nel piano: la costruzione delle residenze per studenti nel complesso di Ecotekne. Su altri aspetti, il parere non può essere così automaticamente semplice: sul caso citato da Boero (la “torre” di 44 metri nella valle della Cupa), la richiesta di una valutazione di impatto estetico-ambientale, di sostenibilità e di utilità sociale sarebbe auspicabile. In generale, penso che se un conteggio scrupoloso di quanto ipotizzato nel mega-piano edilizio dovesse indicarci la necessità di forti investimenti per la manutenzione e per il funzionamento dei nuovi siti, allora sarebbe il caso di riconvocare la comunità universitaria a discutere nel merito, progetto per progetto ed edificio per edificio, perché è possibile che una oculata ristrutturazione dell’esistente sia preferibile alla nuova edificazione. Non si tratta di allungare i tempi, ma di non sprecare risorse e opportunità. Del resto, invece di invocare finanziamenti per manutenzioni complesse e indebitamenti, sarebbe preferibile chiedere alle istituzioni di collaborare con noi su fronti altamente sensibili, che vogliono dire vita o morte per l’università, in particolare per nuovi accessi di giovani docenti e ricercatori.

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